angle-left Controllo giudiziario dell'azienda ex art. 34 bis del codice antimafia e procedure di appalto

Controllo giudiziario dell'azienda ex art. 34 bis del codice antimafia e procedure di appalto

  • Tar Reggio Calabria 30 ottobre 2018, n. 643 - Pres. Criscenti, Est. Caudullo
  • Informativa antimafia - Controllo giudiziario dell'azienda – Effetti.

    Il controllo giudiziario non costituisce un superamento dell’interdittiva antimafia, ma in un certo modo ne conferma la sussistenza, con l’adozione di un regime in cui l’iniziativa imprenditoriale può essere ripresa per ragioni di libertà di iniziativa e di garanzia dei posti di lavoro, sempre naturalmente in un regime limitativo di assoggettamento ad un controllo straordinario (1).

    (1) Ha chiarito il Tar, richiamando un precedente in termini del Consiglio di Stato (sez. V, 31 maggio 2018, n. 3268) che data la natura del controllo giudiziario e atteso che da esso discende la mera sospensione degli effetti dell’interdittiva (destinato, in quanto tale, ad operare per i rapporti futuri e non anche per il pregresso), non è neppure possibile riconoscere a tale misura una efficacia retroattiva, dalla quale discenda l’automatico travolgimento degli atti medio tempore adottati dall’amministrazione (Tar Basilicata 18 luglio 2018, n. 482).

    Tale esegesi delle disposizioni che disciplinano il controllo giudiziario (e, in particolare, del comma 7 dell’art. 34 bis) risulta peraltro, contrariamente a quanto sostenuto dalla società ricorrente, perfettamente coerente con la sua ratio.

    Il controllo giudiziario è stato definito, invero, “strumento di autodepurazione dalle infiltrazioni criminali” che consente all’impresa ammessa “di continuare ad operare nei rapporti con la pubblica amministrazione” (Circolare del Ministero dell’Interno n. 11001/119/20(8)-A del 22 marzo 2018). L’esigenza sottesa alla continuità aziendale, tuttavia, deve essere conciliata con l’interesse alla realizzazione dell’opera di pubblica rilevanza. Ciò impone, pertanto, la necessità di operare un giusto contemperamento degli interessi coinvolti. Necessità che è tanto più forte ed immanente in una fattispecie, come quella in esame, in cui la procedura si era già conclusa con l’individuazione del nuovo aggiudicatario.

    In tale situazione, continua il Tar, non vi è spazio per ipotizzare che gli effetti della sospensione di cui all’art. 34 bis, comma 7, d.lgs. n. 159 del 2011, debbano (o possano) retroagire fino a travolgere gli atti legittimamente adottati dall’amministrazione quale automatica e doverosa conseguenza dell’informativa interdittiva intervenuta a carico dell’originaria aggiudicataria.

    Un simile effetto, oltre a non risultare coerente con la ratio del nuovo istituto, risulta altresì in contrasto con lo stesso tenore letterale dalla norma che, come già sottolineato, individua un limite temporale (compreso tra uno e tre anni) di durata e collega alla misura la mera sospensione degli effetti dell’interdittiva.

    2018