Pubblicato il 12/06/2018

N. 06542/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00157/2018 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Ai sensi dell’art. 74 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 157 del 2018, proposto da Learsat.It S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Francesco Antonio Caputo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Ugo Ojetti, n. 114;

contro

L’Asi – Agenzia S.p.Aziale Italiana non costituito in giudizio;
l’Asi - Agenzia S.p.Aziale Italiana, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti

Telespazio S.P.A, Leonardo S.p.A., già Finmeccanica, E–Geos S.p.A. non costituiti in giudizio;
il Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Telespazio S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Stefano D'Ercole, Nicola Palombi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Stefano D'Ercole in Roma, via in Arcione n. 71;

per la declaratoria di illegittimità e l’annullamento della comunicazione ostativa del 24.11.17 con la quale l'Agenzia Spaziale Italiana ha formulato diniego espresso alla richiesta di ostensione documentale inoltrata dalla Ricorrente in data 31.10.17 - prot. ASI n. 10221 del 6.11.17 - ed avente ad oggetto la richiesta di estrazione in copia di quanto segue: Accordo quadro stipulato tra l'Agenzia Spaziale Italiana e la Società Telespazio di cui in premessa, e che è dato conoscere con data 9 giugno 2009, nonché tutti i documenti nessuno escluso, strettamente preordinati e consequenziali all'Accordo quadro medesimo, anche afferenti alla costituzione di eventuali partnership attuative dell'Accordo stesso, tutti atti comunque detenuti dall'intestata Agenzia, e per la conseguente declaratoria del diritto della ricorrente ad accedere all'estrazione documentale per cui è causa.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa e dell’Asi - Agenzia S.p.Aziale Italiana e di Telespazio S.p.A.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatrice nella camera di consiglio del giorno 24 aprile 2018 la dott.ssa Emanuela Loria e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con ricorso ex artt. 25 L. 241 del 1990 e 116 c.p.a., notificata il 22 dicembre 2017 e depositato il 12 gennaio 2018, la società Learsat.it S.r.l. ha chiesto a questo T.A.R., previo annullamento del diniego di cui alla nota (impugnata) del 24.11.2017, con la quale l’ASI ha negato l’accesso alla richiesta di accesso agli atti inoltrata dalla ricorrente in data 31.10.2017, l’accertamento dell’obbligo dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) di esibire la documentazione specificata in oggetto, che la suddetta Agenzia ha ritenuto di non dover esibire sulla base delle ragioni esplicate nella nota impugnata come di seguito indicato.

La società ricorrente ha già ricevuto un diniego di accesso agli atti con la nota ASI prot. 7935 del 15 settembre 2015, sulla stessa materia oggetto di contenzioso definito con sentenze di I e di II grado (T.A.R. Lazio n. 6081/15 e Cons. Stato n. 4383/17), per cui l’amministrazione non può che ribadire, anche sulla richiesta di accesso del 31.10.2017, le conclusioni a cui è già pervenuta, valevoli anche con riferimento all’accesso generalizzato ex art. 5 del d.lgs. 33/2013 in virtù delle esclusioni sancite dal successivo art. 5 bis.

Secondo la tesi dell’amministrazione, all’emissione di un provvedimento che non sia meramente confermativo di quello del 2015 osta, infatti, l’assenza di fatti nuovi, sopravvenuti o meno, non rappresentati nell’originaria istanza o la diversa prospettazione dell’interesse giuridicamente rilevante, cioè della posizione legittimante all’accesso (Cons. Stato, AP, n. 6/2006). Osta, altresì, la res judicata tra le parti, avente lo stesso petitum dell’attuale istanza (all.ti 2 e 3, sentt. T.A.R. Lazio n. 6081/15 e Cons. Stato n. 4383/17).

Il precedente provvedimento così recitava:

In conclusione, con riferimento alla richiesta avanzata difetta innanzitutto la dimostrazione dell’interesse diretto, concreto ed attuale corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso; difetta, altresì, la dimostrazione che la Convenzione del 9 giugno 2009 - che coinvolge soggetti terzi ed è stata prodotta all’esito di un procedimento che l’ha vista estranea - sia assolutamente necessaria per tutelare i propri interessi, e non solo “utile” (Cons. Stato, IV, 20 settembre 2012, n. 5047). Peraltro, la richiesta di accesso sarebbe comunque inammissibile stante la natura “duale” (civile e militare) del Programma Cosmo-SkyMed, e la necessità di tutelare i preminenti profili di riservatezza, di sicurezza nazionale e di interesse pubblico correlati alla natura del programma.Alla luce di quanto sopra, e valutata anche l’opposizione presentata da Telespazio a tutela della propria privativa commerciale e industriale, si comunica che l’istanza di cui alla nota prot. ASI 5899 del 26 giugno 2015 non può essere accolta.”

Occorre rammentare i termini della vicenda.

Il 15 ottobre 2002, interveniva un accordo tra la ricorrente e Telespazio, nell’ambito del settore dell’Osservazione della Terra, denominato “Patti inderogabili di accordo Operativo – P.I.A.O., riferibili al Progetto “Mirageo”. Nel 2005 la ricorrente citava in giudizio Telespazio adducendone l’inadempienza rispetto al pagamento dell’importo pattuito e rispetto alla violazione della clausola di riservatezza: violazione, quest’ultima, che avrebbe comportato il decadimento tecnologico del progetto “Mirageo” a tutto beneficio, a suo dire, del sistema di osservazione della terra “COSMO-SkyMed”.

Learsat.it avanzava una prima richiesta di accesso dapprima al Ministero della Difesa e successivamente all’ASI, chiedendo, tra le altre cose, “tutti i contratti industriali (e/o accordi, e/o intese) stipulati dall’Agenzia Spaziale Italiana con la Società Telespazio, relativamente al programma di cui alla Convenzione cosiddetta “Cosmo-SkyMed” atti ai quali fa cenno la Convenzione medesima…”.

La richiesta era motivata dalla circostanza che Learsat.it, già dal lontano 5 settembre 2001, aveva sottoscritto un accordo con Telespazio avente ad oggetto prestazioni afferenti all’Osservazione della Terra, “attraverso progettualità assolutamente riservate” e “che l’istante aveva reso disponibili a Telespazio solo in funzione di vincolanti reciproci accordi…”.

Una volta maturato, da parte di ASI, il silenzio-rifiuto, Learsat.it si rivolgeva al TAR Lazio per obbligare l’Agenzia all’ostensione dei documenti richiesti: il Tar giudicava illegittimo il silenzio serbato da ASI, ritenendo che l’istanza della ricorrente fosse ben motivata; per i documenti “classificati”, invece, il TAR ne disponeva l’accesso mediante schermatura delle parti di non interesse o comunque contenenti elementi o riferimenti ad atti coperti da segreto di Stato (Tar Lazio, sez. III ter, n. 4042 del 23.05.2005). Nell’estate del 2005 Learsat.it esercitava l’accesso, ricevendo copia di alcuni estratti dell’offerta tecnica di Telespazio e riservandosi di proseguire successivamente nell’estrazione delle copie.

Successivamente, nel 2006, la ricorrente adiva il Giudice ordinario per ottenere un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c., avente ad oggetto l’inibitoria alla partecipazione di Telespazio al programma COSMO-SkyMed, per la presunta violazione della clausola di riservatezza pattuita tra Learsat.it e Telespazio all’art. 6 dell’accordo del 5 settembre 2001, richiamato nei PIAO. Il ricorso è stato rigettato sul presupposto che Learsat.it non avesse fornito alcuna prova adeguata in ordine alla presunta iniziativa anticoncorrenziale di Telespazio. Anzi, il Giudice osservava, nel merito, che erano del tutto evidenti le differenze tra i due progetti, uno (COSMO- SkyMed), “un vero e proprio progetto in corso di esecuzione le cui fasi di studio, progetto e realizzazione sono state affidate a varie aziende italiane, tra cui Telespazio per la parte relativa al sistema ed alle infrastrutture per il telerilevamento dei dati” e l’altro (Mirageo), “solamente una delle tante possibili idee di utilizzo applicativo a fini commerciali di dati telerilevati” (Tribunale Civile di Roma, Sez. spec. in materia di proprietà industriale ed intellettuale, ord. 8 marzo 2007).

Nel 2007, un reclamo avverso l’ordinanza da ultimo citata, è stato respinto sulla base della carenza dei requisiti del pregiudizio imminente e irreparabile (Trib. Ord. Roma, sez. IX civ., ord. 23 ottobre 2007).

Il giudizio civile incardinato dalla ricorrente nel 2004 per la risoluzione dei PIAO si è concluso in senso sfavorevole per Learsat.it (Trib. di Roma, sez. XI, sent. n. 23521 del 22 novembre 2013). In particolare, la sentenza n. 23521/2013 ha dichiarato la nullità dei PIAO stipulati il 15 ottobre 2002 per “indeterminatezza ed indeterminabilità dell’oggetto”, perché, sostanzialmente, non era possibile evincere quali fossero le prestazioni della Learsat.it nell’ambito dell’asserita collaborazione con Telespazio e nell’ambito del progetto “Mirageo”).

Con la sentenza n. 6081 del 24 maggio 2016, il T.A.R. per il Lazio ha respinto il ricorso ex art. 25 legge 241/1990 e 116 c.p.a., ponendo in evidenza “quanto è stato accertato dalla sentenza del Tribunale di Roma n. 23521 del 22.11.2013 (doc. 13 Telespazio) che ha rigettato tutte le domande formulate dalla Learsat.it”, per affermare che “non è assolutamente individuabile la prestazione individuale a cui la Learsat.it si sarebbe obbligata…” e ritenendo che “non è possibile individuare nella presente sede tra i diversi documenti allegati dalla ricorrente alcun documento idoneo a giustificare la pretesa della Learsat.it, ovvero a riempire di reale contenuto l’astratto ed impalpabile Progetto Mirageo…. idea di business….che…non ha avuto alcun seguito ed alcuna concreta implementazione […] Non a caso non sussiste alcun documento chedelinei tale progettoil quale viene solo citato nel contratto PIAO ma soltanto come elemento di determinazione di una prestazione futura a carico della Learsat.it rimasta in realtà completamente indefinita e indeterminata”.

In sostanza il TAR ha ritenuto che l’indeterminatezza” del progetto Mirageo, che viene menzionato solo nel contestato PIAO del 15.10.2002 tra Learsat.it e Telespazio, non legittimasse la ricorrente ad accedere agli atti a fronte del sacrificio dei rilevanti e documentati interessi contrari opposti sia dall’ASI (esigenze di segretezza derivanti dalla natura “duale” del programma COSMOSkyMed, avviato fin dal 1997 e del quale Telespazio ha curato la progettazione di dettaglio del segmento di Terra (CREDO) dalla fine dell’anno 2000) sia da Telespazio (diritto di riservatezza).

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello, confermando la sentenza di primo grado con le seguenti motivazioni: “il presupposto da cui muove l’istanza d’accesso è stato disatteso dal giudice civile che ha dichiarato nullo il P.I.A.O. e, al contempo, ha acclarato la non affinità tra i due progetti. Il Tribunale di Roma n. 23521 del 22.11.2013 ha infatti rigettato le domande formulate dalla Learsat.

Stessa sorte giudiziaria hanno avuto il ricorso ante causam ex 700 c.p.c., notificato il 14.12.2006, e il successivo reclamo ex art. 669 tredecies c.p.c. proposti da Learsat per inibire l’uso del programma Cosmo-Skymed sul presupposto della violazione delle clausole del

PIAO, poi dichiarato nullo. 5.3 In definitiva la domanda d’accesso non si fonda su alcun interesse diretto, concreto e attuale corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata, intrinsecamente collegata ai documenti di cui si chiede l’ostensione. 6. Aggiungasi che, nel bilanciamento degli opposti interessi sottesi all’ostensione di atti riservati – implicanti oltretutto esigenze di segretezza della p.a. derivanti dalla natura civile e militare del programma COSMO/Skymed – quali quelli per cui è causa, la dimostrazione di accedere ai documenti necessari per la tutela di una situazione giuridica qualificata è presupposto impreteribile.

In caso contrario, come quello in esame, non si giustifica affatto il sacrifico dei rilevanti interessi contrari opposti dalla resistente e dalla controinteressata (cfr., Cons. Stato, sez. III, 9. dicembre 2015, n. 5602).

6.1 Emblematica a riguardo è la clausola, contenuta nell’art. 24, comma 7, della legge 241/90: demanda agli enti e all’autorità giurisdizionale il compito non solo di verificare nel singolo caso concreto la legittimazione dell’istante ad accedere agli atti in virtù di un interesse giuridicamente protetto connesso al documento richiesto, ma anche di valutare se e in quali limiti l’accesso sia strettamente indispensabile alla tutela di tale interesse.

La disposizione in parola onera il soggetto istante a provare l’indispensabilità dell’accesso del quale è fatta richiesta in relazione alla posizione giuridica da tutelare, con allegazione di fatti, circostanze e ragioni di diritto idonee a supportarne l’istanza.

6.2 Onere nel caso in esame non assolto.

7. Né, in contrario, rileva la sentenza del T.A.R. Lazio n. 4042/2005 avente ad oggetto l’accesso ad atti non omologabili a quelli in oggetto.” (Cons. Stato n. 4383/17).”

Con il presente ricorso, la ricorrente ha sostanzialmente rieditato la precedente richiesta, anche ai sensi della nuova disciplina in materia di accesso civico generalizzato, in virtù di tre fatti asseritamente nuovi, non rappresentati nelle precedenti istanze. Si tratta, in particolare, di tre documenti risalenti ai primi anni 2000, che dovrebbero dimostrare l’asserita lesività della Convenzione ASI/e-Geos:

1) accordo di collaborazione del 5 settembre 2001 tra Telespazio e Learsat;

2) verbale di riunione del 20 dicembre 2001;

3) accordo di collaborazione del 9 luglio 2002 tra Telespazio e Learsat.

La ricorrente ritiene, da un lato, che la richiesta ai sensi dell’art. 5 bis del d.lgs. 33/2013 (introdotto dal d.gls. 97/16) modifichi la prospettazione circa la propria legittimazione a ricorrere; dall’altro che via una “esplicita congiunzione operativa” fra la società e-Geos e Telespazio, tale da certificare la qualificazione dell’interesse all’accesso per cui è causa, per come evocato dai pregressi accordi tra Learsat.it e Telespazio.

Alla camera di consiglio del 24 aprile 2018 la causa è stata spedita in decisione.

Il ricorso è in parte inammissibile e in parte infondato.

In primo luogo, il Collegio ritiene inammissibile la parte del ricorso ex art. 25 legge 241/1990 e 116 c.p.a. poiché parte ricorrente ha reiterato le medesime pretese già fatte valere con i giudizi conclusisi con la sentenza definitiva del Consiglio di Stato n.4383/17.

Gli elementi di novità addotti, infatti, non sono tali poiché si tratta di documentazione che la società ricorrente aveva già nella sua disponibilità al momento della presentazione del primo ricorso per l’accesso agli atti e comunque non è né nuova né sopravvenuta tanto da essere già stata prodotta nei precedenti giudizi.

Inoltre, la stessa documentazione non modifica la prospettazione dell’interesse della società ricorrente ad accedere alla Convenzione per cui è causa. Infatti, l’accordo di collaborazione del 5 settembre 2001 ed il verbale del dicembre 2001 sono espressamente richiamati nelle premesse e “…sono parte integrante ed essenziale dei seguenti Patti, che li raccolgono ed integrano” (art. 1 P.I.A.O.), per cui anch’essi sono indeterminati come l’oggetto del PIAO e perciò non sono stati ritenuti rilevanti in sede civile per corroborare la tesi dell’inadempimento di Telespazio e quindi non sono sufficienti a sostenere l’interesse ad accedere a un documento detenuto dalla P.A. allo scopo di esercitare il proprio asserito diritto di difesa. Come è stato ritenuto nullo il PIAO che li richiama, così gli stessi non sono idonei a supportare l’interesse all’accesso agli atti.

Anche l’accordo di collaborazione del 9 luglio 2002 viene allegato come “fatto nuovo sopravvenuto” senza che la ricorrente ne illustri il collegamento con il progetto COSMO-Sky Med e la sua rilevanza nella configurazione dell’interesse all’accesso.

Queste “sopravvenienze” documentali, quindi, sono irrilevanti ai fini anche dell’accesso generalizzato invocato ai sensi dell’art. 5 bis del d.lgs. 33/2013 (introdotto dal d.lgs. 97/16); la disposizione, infatti, prevede la possibilità di respingere l’istanza qualora il diniego sia necessario per evitare un pregiudizio concreto ad uno degli interessi pubblici che sono indicati nello stesso articolo, tra cui vi sono la sicurezza nazionale, la sicurezza e l’ordine pubblico, la difesa e le questioni militari.

Inoltre, l’accesso civico generalizzato è altresì escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, tra i quali vi sono anche i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all’art. 24, comma 1, della legge 241/1990.

Poiché nel caso di specie, il programma Cosmo/Skymed ha anche implicazioni di natura civile e di difesa militare l’interesse difensivo della ricorrente ha natura recessiva rispetto agli interessi pubblici sottesi agli atti a cui intende accedere.

Alla luce di tali motivazioni il ricorso deve essere dichiarato in parte inammissibile, per avere la ricorrente riproposto la medesima istanza sulla quale l’amministrazione si era già espressa e il giudice amministrativo pronunciato escludendone la fondatezza, e in parte infondato per quanto concerne la richiesta ai sensi dell’art. 5 bis d.lgs. 33/2013 (introdotto dal d.lgs. 97/16).

Le spese del giudizio possono essere compensate in ragione della particolarità della materia all’esame.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte inammissibile e in parte lo respinge.

Compensa le spese tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso, in Roma, nella camera di consiglio del giorno 24 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:

Riccardo Savoia, Presidente

Ines Simona Immacolata Pisano, Consigliere

Emanuela Loria, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Emanuela LoriaRiccardo Savoia
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO