Pubblicato il 04/05/2018

N. 04977/2018 REG.PROV.COLL.

N. 11876/2017 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11876 del 2017, proposto da:
Multiservizi Italia C.S.F. S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Daniele Sterrantino, Flavio Nicolosi, con domicilio eletto presso lo studio Daniele Sterrantino in Roma, via Crescenzio n. 62;

contro

A.M.A. S.P.A, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Daniele Cutolo, Antonio Esposito, Roberto Libretti, con domicilio eletto presso lo studio Daniele Cutolo in Roma, corso del Rinascimento 49;

per l'annullamento

del provvedimento di diniego dell'AMA S.p.A. prot. n. 22462 del 12.10.2017 nonché di ogni altro atto presupposto, collegato o comunque connesso, quale in particolare il provvedimento dell'AMA S.p.A. prot. n. 19081 del 29.08.2017

per l'accertamento e la declaratoria

del diritto di accesso ex art. 5, comma 2, del D.Lgs. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. 97/2016

e per l'emanazione

dell'ordine di esibizione dei dati richiesti, e del conseguente diritto all'estrazione di copia, ex artt. 5, comma 2, d.lgs. 33/2013 e 116, comma 4, C.P.A.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di A.M.A. S.P.A;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 marzo 2018 la dott.ssa Maria Laura Maddalena e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe, la società ricorrente agisce, ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. 97/2016 (c.d. accesso civico), per ottenere l’accesso all’elenco dei nominativi dei soggetti che nell’arco degli ultimi quattro mesi hanno svolto operazioni e servizi cimiteriali dinanzi ai competenti uffici dell’AMA, con relativa qualifica, di cui alla istanza del 22 settembre 2017, ricevuta il successivo 25 settembre 2017.

Impugna pertanto il diniego opposto da AMA a tale richiesta, fondata sull’assunto che essa non sarebbe accoglibile perché relativa ad un numero manifestamente irragionevole di documenti, tali da imporre un carico di lavoro in grado di compromettere il buon funzionamento dell’azienda.

Espone, in punto di fatto, la ricorrente che con istanza di accesso agli atti del 1 Agosto 2017, prot. AMA 040740/2017E del 2 agosto 2017 (All.1), formulata ai sensi della Legge 241/1990, essa chiedeva l’ostensione dell’elenco dei nominativi, con indicazione delle qualifica rivestita, di coloro che nell’ultimo anno avevano svolto, per conto di terzi, le operazioni ed i servizi cimiteriali avanti agli uffici competenti dell’AMA, al dichiarato fine di voler verificare se tra questi vi fossero soggetti privi delle qualifiche necessarie per svolgere dette attività.

A sostegno della fondatezza di tale dubbio, la ricorrente menziona il Contratto di Servizio in essere tra Roma Capitale ed AMA, il quale legittimerebbe a compiere le relative attività (es. inumazione, tumulazione, ecc.) innanzi agli uffici dell’AMA “solo le imprese di onoranze funebri come la Multiservizi s.r.l. su delega degli aventi diritto, ovvero questi ultimi in proprio”. Di contro, la ricorrente affermava di aver riscontrato come, nella pratica quotidiana, tra i soggetti che si trovavano ad interagire con gli uffici cimiteriali competenti, vi fossero anche soggetti sforniti di tale specifica competenza (es. i “centri servizi”), come tali privi della titolarità giuridica attribuita dalla legge per gestire i servizi funebri e cimiteriali della Capitale.

Il 29 agosto 2017, con nota prot. 19081/2017, AMA riscontrava l’istanza, rappresentando che la richiesta di ostensione non poteva trovare accoglimento.

Con successiva istanza, prot. 051022/2017E, la ricorrente riformulava la richiesta ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. n. 97/2016, limitandola ai soggetti che negli ultimi quattro mesi avevano svolto, per conto di terzi, le operazioni ed i servizi cimiteriali avanti agli uffici competenti dell’AMA.

Con nota 12 ottobre 2017prot. n. 22462/2017, AMA rigettava anche questa seconda istanza, . riferendo l’inesistenza dell’elenco dei nominativi richiesto, circostanza quest’ultima che avrebbe imposto all’amministrazione un’attività di ricerca di una mole di dati tale da ingenerare un pregiudizio ingiustificato al buon funzionamento dell’azienda.

Avverso detto ultimo atto, la ricorrente deduce la violazione dell’art. 5, co 2, del D.Lgs 33/2013; degli artt. 3, 24, 97 e 115 Cost, eccesso di potere per manifesta contraddittorietà, difetto di istruttoria e travisamento dei fatti. Lamenta in sostanza parte ricorrente che l’amministrazione resistente non avrebbe ricercato una soluzione che consentisse l’accoglimento dell’istanza nella misura più idonea a salvaguardare l’operato della PA, senza tener conto della soluzione collaborativa proposta dalla ricorrente, la quale aveva ridimensionato la richiesta di dati ad un arco temporale ridotto.

Lamenta inoltre il travisamento dei fatti in quanto, nella propria istanza del 22 settembre 2017, la ricorrente aveva dichiarato la propria disponibilità a limitare l’arco temporale concernente la richiesta di dati.

AMA si è costituita e ha depositato una memoria nella quale ha rappresentato in primo luogo che gli operatori di cui si richiedevano le generalità non sono “accreditati” da AMA, svolgendo questi ultimi la propria attività in virtù di mandato conferito dai familiari del defunto, oltre che dalla loro iscrizione alla CCIAA. Essi si configurano quindi come estranei per Ama, la quale controlla la loro identità e la loro legittimazione ad operare solo al momento della fatturazione delle operazioni e del loro pagamento. L’eventuale ostensione dei nominativi dei soggetti richiedenti, pertanto, non avrebbe comunque rivelato l’esistenza di alcuna illegittimità nel senso prospettato dalla ricorrente, in quanto tale lista non avrebbe fatto altro che svelare l’identità dei soggetti (nella maggior parte, se non nella totalità dei casi) estranei alle attività cimiteriali di cui trattasi.

Ha inoltre rilevato che il ridimensionamento dell’arco temporale non risolve la questione relativa alla mancanza in concreto di una lista di nominativi richiesti e che ulteriore profilo ostativo alla divulgazione dei dati richiesti è costituito dalla la necessità di tutela della dignità del defunto e dei suoi familiari anche per il tramite di ostensione di dati a loro riferibili da parte di AMA.

AMA ha infine segnalato che sarebbe comunque necessaria l’interlocuzione con i controinteressati, il che graverebbe gli uffici di incombenti insostenibili atteso che il numero di operazioni per l’anno 2016 si aggira intorno ai 50.000 e che tali dati non possono essere reperiti interrogando il sistema, ma presuppongono che i singoli fascicoli siano visionati uno per uno, per la ricerca di quanto richiesto.

La causa, udite le parti presenti, è stata trattenuta in decisione.

Per la migliore comprensione della vicenda occorre preliminarmente evidenziare che, come ha riferito AMA, i Servizi funebri e cimiteriali, tra cui i Servizi svolti in regime di privativa (es. inumazione; tumulazione; cremazione; ecc.) sono avviati da domanda corredata dalla documentazione necessaria, che viene presentata dagli aventi diritto, ovvero su delega di questi dalle Agenzie di O.O.F.F. all'Ufficio Competente dell'area tecnico organizzativa della divisione di AMA Servizi Funebri e Cimiteriali, il quale istruisce la pratica ed emette un ordine (ad es. "ordine di inumazione") tramite un Modello 10, il quale viene a sua volta presentato all'ispettorato cimiteriale competente.

Diversa questione, invece, attiene alle imprese che possono eseguire lavori nei cimiteri, le quali devono essere identificabili attraverso una preventiva comunicazione agli uffici AMA preposti e possono eseguire i lavori solo a seguito dell’ottenimento dell’autorizzazione, in conformità al disposto di cui all’art. 67 del Regolamento di Polizia Mortuaria.

Alla luce di quanto affermato da AMA, appare evidente che essa non contesta quanto affermato da parte ricorrente e cioè la presenza di un numero rilevante di istanza presentate da soggetti diversi dalle Agenzie di O.O.F.F. Sostiene tuttavia AMA che la presentazione di dette istanze non sia in contrasto con quanto previsto dal contratto di servizio, in quanto esso consente che tale adempimento sia svolto non solo dalle Agenzie di O.O.F.F. ma anche dagli aventi diritto in proprio.

Tanto premesso, il Collegio ritiene che sia fondata la doglianza di cui al primo e secondo motivo di ricorso, di mancata ricerca di una soluzione concordata che consentisse l’accoglimento dell’istanza nella misura più idonea a salvaguardare l’operato della PA, stante la disponibilità manifestata in tal senso dalla richiedente.

Ed infatti, il punto 4.2. della delibera ANAC n. 1309 del 28 dicembre 2016 prevede che. “nei casi particolari in cui venga presentata una domanda di accesso per un numero manifestamente irragionevole di documenti, imponendo così un carico di lavoro tale da paralizzare, in modo molto sostanziale, il buon funzionamento dell’amministrazione, la stessa può ponderare, da un lato, l’interesse dell’accesso del pubblico ai documenti e, dall’altro, il carico di lavoro che ne deriverebbe, al fine di salvaguardare, in questi casi particolari e di stretta interpretazione, l’interesse ad un buon andamento dell’amministrazione”.

Tale norma agendi, nel caso in cui sia palese la disponibilità del richiedente in tal senso, deve essere intesa, alla luce dei generali principi di proporzionalità e ragionevolezza, come un invito a cercare una soluzione consensuale, ad esempio mediante la sollecitazione del richiedente a rimodulare la propria istanza in modo da ridurne l’ambito, così da salvaguardare sia l’interesse pubblico al buon andamento della PA sia l’interesse, anch’esso di rilievo pubblicistico, di garantire l’accesso generalizzato ai dati in possesso della amministrazione.

Alla luce di tale assunto, AMA avrebbe dovuto, prima di respingere l’istanza, prendere atto della disponibilità di parte ricorrente a ridurre l’arco temporale di riferimento e proporre quindi al richiedente di consentire l’accesso ad esempio ad una tipologia più ristretta di atti, limitatamente ad un arco temporale ridotto, previo oscuramento dei dati sensibili relativi alle generalità del defunto.

Entro questi termini e ai soli fini di tale rivalutazione dell’istanza di accesso, il ricorso deve essere accolto.

Le spese possono essere compensate, sussistendo giusti motivi, attesa la peculiarità e novità della questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui alla motivazione.

Compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:

Pietro Morabito, Presidente

Giuseppe Rotondo, Consigliere

Maria Laura Maddalena, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Maria Laura MaddalenaPietro Morabito
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO