Pubblicato il 18/01/2019

N. 00099/2019 REG.PROV.COLL.

N. 02274/2018 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ai sensi dell’art. 116 cod.proc.amm.
sul ricorso numero di registro generale 2274 del 2018, proposto da
Angelo Viganò, difeso in proprio ai sensi dell’art. 23 cod.proc.amm., con domicilio presso la Segreteria del Tribunale in Milano, via Corridoni n. 39, e domicilio digitale all’indirizzo severalservices.va@pec.it;

contro

Comune di Asso, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Alessia Generoso, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, corso Indipendenza n. 18;

per l'accesso

al documento richiesto con l’istanza prot. n. 5836 del 4 agosto 2018, ovvero all’intero testo del “parere legale” citato nel provvedimento prot. n. 6143 del 18 agosto 2017.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Asso;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del 18 dicembre 2018 il dott. Italo Caso e uditi, per le parti, il ricorrente stesso e il difensore dell’Amministrazione, come specificato nel verbale;


Considerato che con istanza prot. n. 5836 del 4 agosto 2018 il ricorrente presentava al Comune di Asso una richiesta di accesso all’intero testo del “parere legale” citato nel provvedimento prot. n. 6143 del 18 agosto 2017;

che, a fondamento dell’istanza, adduceva: a) di avere visto a suo tempo respinta dal Comune di Asso una richiesta di accesso civico, diniego (nota prot. n. 6143 del 18 agosto 2017) dichiaratamente fondato su di un “parere legale” non accluso alla nota comunale di rigetto della domanda; b) di avere allora invocato l’autonomo accesso a detto “parere”, tuttavia ammesso solo per un parte del documento (nota prot. n. 7238 del 27 settembre 2017); c) di avere successivamente adito il giudice amministrativo censurando ambedue i dinieghi, con giudizio però conclusosi a mezzo di decisione recante la declaratoria di inammissibilità del ricorso per omessa notificazione dello stesso ad almeno uno dei controinteressati (sent. n. 1065 del 23 aprile 2018); d) di ritenere in realtà quell’istanza non correlata ad esigenze di tutela di alcun controinteressato, sicché l’omessa pronuncia in parte qua del tribunale avrebbe giustificato un’ulteriore richiesta di accesso, a fronte del permanente interesse e del pieno diritto a conoscere nella sua interezza il “parere legale” in questione;

che, stante l’inerzia dell’Amministrazione e la conseguente formazione del silenzio-diniego, il ricorrente ha adito il giudice amministrativo per vedere riconosciuto il suo titolo ad accedere a quel documento, ai sensi dell’art. 22 e segg. della legge n. 241 del 1990;

che si è costituito in giudizio il Comune di Asso, opponendosi all’accoglimento del ricorso;

che alla camera di consiglio del 18 dicembre 2018 la causa è passata in decisione;

Ritenuto, innanzi tutto, che non incorre in alcuna preclusione la documentazione difensiva depositata dall’Amministrazione comunale (v. eccezione sollevata dal ricorrente), in quanto il termine di costituzione delle parti intimate, stabilito dall’art. 46 cod.proc.amm., non ha carattere perentorio, e vanno pertanto stralciati dagli atti del giudizio solo le memorie e i documenti depositati tardivamente rispetto ai termini di cui all’art. 73, comma 1, cod.proc.amm. (v., ex multis, TAR Campania, Napoli, Sez. I, 26 ottobre 2018 n. 6302), sì che nulla va imputato al Comune di Asso che, a fronte di giudizio in materia di accesso ai documenti amministrativi, ha rispettato i termini processuali dimezzati di cui all’art. 87, comma 3, cod.proc.amm.;

che, venendo alla domanda giudiziale, come è noto (v., tra le altre, Cons. Stato, Sez. IV, 14 maggio 2014 n. 2476), occorre distinguere – quanto all’istanza di accesso documentale – tra “pura reiterazione” e “reiterazione con elementi di novità”, non generando la prima alcun dovere di provvedere in capo all’Amministrazione e potendo al più essa suscitare l’adozione di un atto confermativo della precedente determinazione negativa (atto confermativo che non è autonomamente impugnabile), e generando, invece, la seconda il dovere di provvedere da parte dell’Autorità competente, pur se nei soli limiti di ciò che è realmente innovativo rispetto all’originaria istanza (con conseguente autonoma impugnabilità del nuovo diniego);

che, in particolare, la novità che consente la riproposizione dell’istanza può derivare sia dalla ricorrenza di fatti nuovi, non rappresentati nell’originaria istanza, sia da una diversa prospettazione dell’interesse fatto valere, che deve però oggettivamente dar conto di un’effettiva differente esigenza difensiva e non anche limitarsi a descrivere diversamente circostanze già rappresentate nell’istanza precedente (v., ex multis, TAR Campania, Napoli, Sez. VI, 13 dicembre 2016 n. 5743);

che nel caso di specie – osserva il Collegio – l’istanza del ricorrente si presenta meramente reiterativa di quella parzialmente rigettata dall’Amministrazione con nota prot. n. 7238 del 27 settembre 2017 (poi impugnata dall’interessato con ricorso giurisdizionale, dichiarato inammissibile dal Tribunale), sì da risultare fondata l’eccezione di inammissibilità sollevata in tal senso dall’Amministrazione comunale;

che, in effetti, con l’istanza del 2 settembre 2017 l’interessato aveva fatto valere il proprio titolo a conoscere nell’interezza il “parere legale” richiamato dall’Amministrazione in altro provvedimento (recante, a sua volta, il rigetto di una precedente istanza di accesso civico generalizzato) e, a fondamento della pretesa, aveva invocato il diritto scaturente dall’art. 22 e segg. della legge n. 241 del 1990;

che, pertanto, la nuova istanza, mirando all’ostensione del medesimo documento e al soddisfacimento dello stesso interesse, non si presenta in alcun modo diversa dalla precedente;

che non si può parlare, infatti, di “… nuova prospettazione di interessi insita proprio nella natura diversa delle domande, è argomento aggiuntivo per dare nuova titolarità alla richiesta …” perché “… lì trattavasi di ricorso generalizzato che è altra cosa dal Presente ricorso …” (così argomenta il ricorrente con la memoria difensiva depositata il 7 dicembre 2018), e ciò – rileva il Collegio – per la semplice ragione che la richiesta del 2 settembre 2017 aveva in realtà ad oggetto “Istanza di accesso amm.vo ex art. 22 e segg.ti L. 241/90” ed assumeva che il “… parere stesso si “amministrativizzi”, divenendo documentazione amministrativa a tutti gli effetti, ex art. 22 della L. 241/90 …” e che la nuova richiesta del 4 agosto 2018 ha ad oggetto “Richiesta di esibizione di atto endoprocedimentale di esclusivo interesse del Richiedente ex art. 22 e seguenti, L. 241/90” e rimarca come il persistente diniego parziale di accesso “… costituirebbe senz’altro provvedimento assolutamente inosservante dei più basilari principi che ispirano la L. 241/90 a tutela della partecipazione dei cittadini all’attività amm.va …”, il tutto indice di un’evidente reiterazione di istanza che conserva le originarie caratteristiche di domanda di accesso documentale ex l. n. 241 del 1990, in assenza di indicazione di fatti nuovi o di diverse sopravvenute esigenze;

che neppure rileva la circostanza se con la sentenza n. 1065/2018, relativa all’impugnativa del precedente diniego, fosse stato – o meno – correttamente dichiarato inammissibile il ricorso per omessa notificazione dello stesso ad un controinteressato, giacché si tratta di questione che attiene a quel giudizio e che, stante l’esito della relativa controversia, non può di per sé determinare una riapertura del termine per la legittima nuova presentazione della domanda a suo tempo respinta;

che, in ragione di ciò, il silenzio dell’Amministrazione comunale sull’istanza di accesso del ricorrente ha valore meramente confermativo della precedente nota di rigetto, sì da rivelarsi inammissibile il ricorso in questa sede proposto;

Considerato che viene poi in esame l’istanza di cancellazione di frasi di contenuto offensivo ex art. 89 cod.proc.civ., formulata dalla difesa comunale relativamente alle frasi “… un funzionario amm.vo di tal guisa dovrebbe perfino essere rimosso dalla sua funzione, vista la gravità del proprio comportamento specifico …” (pag. 3 del ricorso”) e “… svilisce: la pubblica fede, il diritto di partecipazione del cittadino alla P.A. e il suo diritto al buon procedimento; tale inosservanza delle basilari norme che regola l’azione amm.va è talmente “arrogante” e sistematica, dal far pensare che il Comune di Asso possa essere certo, per qualche ignoto motivo, d’essere esente da punibilità o censure da parte degli organi giudiziari competenti. E sì che un tale quadro non può non far statistica sulla assenza di buona fede del Comune di Asso e non occorre aggiungere altre parole ad un organo giudicante che deve trarne le ragionevolmente corrette conclusioni e permettere l’ostensione di quanto si richiede, se vuol fare un buon servizio al proprio garantisco ruolo …” (pag. 5 del ricorso);

che l’istanza appare meritevole di accoglimento, giacché le suindicate frasi nulla aggiungono alle tesi difensive, appaiono sconvenienti e inopportune nel contesto in cui sono inserite ed esulano dai generali limiti di continenza che devono ispirare costantemente la corretta dialettica processuale, e pertanto se ne deve disporre la cancellazione dal ricorso, ai sensi dell’art. 89 cod.proc.civ.;

che va accolta anche l’analoga istanza del ricorrente, relativamente alle frasi “… sistematico “stalking procedurale” …” (pag. 4 della memoria difensiva dell’Amministrazione depositata il 28 novembre 2018), “… “subissamento” che l’A.C. in indirizzo subisce dal ricorrente …” (pag. 5 della memoria difensiva dell’Amministrazione depositata il 28 novembre 2018) e “… senza alcun fine se non adombrare una possibile connivenza del Collegio alla “assenza di buona fede del Comune di Asso” in caso di mancata adesione alle proprie richieste …” (pag. 6 della memoria difensiva dell’Amministrazione depositata il 28 novembre 2018), istanza presentata per il discredito che in tal modo verrebbe gettato sull’immagine del ricorrente medesimo;

che, in effetti, le espressioni adoperate si presentano sconvenienti nel contesto in cui compaiono, sì da avere indebitamente travalicato i limiti del normale confronto tra le parti, neppure essendo necessaria la terza frase a giustificare l’istanza ex art. 89 cod.proc.civ. (da accogliere indipendentemente dal “passaggio” in questione), e se ne deve dunque disporre la cancellazione;

Ritenuto, quanto alle spese di lite, che la peculiarità della controversia ne giustifica la compensazione

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda), pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo dichiara inammissibile.

Spese compensate.

Dispone, a cura della Segreteria, ai sensi del combinato disposto dell’art. 39, comma 1, cod.proc.amm. e dell’art. 89, comma 2, cod.proc.civ., la cancellazione delle espressioni sconvenienti degli atti difensivi, così come indicate (in corsivo e tra virgolette) in parte motiva.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 18 dicembre 2018 con l'intervento dei magistrati:

Italo Caso, Presidente, Estensore

Alberto Di Mario, Consigliere

Antonio De Vita, Consigliere

 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Italo Caso
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO