Pubblicato il 17/04/2018

N. 00325/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00978/2015 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 978 del 2015, proposto da:
Albertino Landi, rappresentato e difeso dall'avv. Tullio Matarese, con domicilio eletto presso lo studio Davide Bicocchi in Bologna, via Cesare Battisti 17;

contro

U.T.G. - Prefettura di Bologna, in persona del Prefetto p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale di Bologna, anche domiciliataria in Bologna, via Guido Reni 4;

per l'annullamento

del decreto n. 5/2015 del Questore di Bologna con il quale veniva disposta la revoca della licenza di porto d'arma lunga per uso venatorio;

del rigetto da parte della Prefettura di Bologna del ricorso gerarchico proposto in data 01/04/2015;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’U.T.G. - Prefettura di Bologna;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 aprile 2018 il dott. Ugo De Carlo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Il ricorrente impugnava la revoca della licenza di porto d'arma lunga operata dal Questore di Bologna ed il provvedimento di rigetto del ricorso gerarchico avverso tale provvedimento emanato dal Prefetto di Bologna.

Il provvedimento del Questore si fonda su un episodio accaduto il 11.9.2014 presso il fondo agricolo di proprietà del ricorrente quando quest’ultimo aveva sparato un colpo di arma da fuoco all’indirizzo di un cane che si era introdotto nel fondo medesimo.

Il padrone del cane, presente presso il fondo del ricorrente in qualità di tecnico di un'azienda con la quale il Landi aveva concluso un contratto di moltiplicazione di mais da seme, aveva sporto denuncia-querela in relazione al ferimento dell’animale.

Il procedimento penale conseguente per i reati ex artt. 638 e 703 c.p. si era concluso con la remissione di querela a seguito del risarcimento del danno.

Il Questore emanava in ogni caso il provvedimento impugnato ed a seguito del ricorso gerarchico il ricorrente veniva ascoltato da un funzionario della Prefettura che, però, rigettava il ricorso.

Il primo motivo di ricorso denuncia un difetto di motivazione poiché il ricorrente ha agito in circostanze di fatto tali da escludere un uso improprio o comunque pericoloso dell'arma.

Nella circostanza ha agito con la sola intenzione di allontanare l'animale che aveva poco prima aggredito il proprio cane e che rappresentava una minaccia per la sua ed altrui incolumità.

L’animale è stato solamente ferito e non ucciso come è stato riportato sul decreto prefettizio.

Il ricorrente ha infatti esploso un unico colpo di fucile all'interno della sua proprietà, puntando l'arma verso il terreno e ben conscio che, nei dintorni non vi fosse alcuna altra persona.

Il secondo motivo lamenta l’eccesso di potere in relazione al travisamento della circostanza di fatto che ha portato a descrivere la morte dell’cane anziché il suo ferimento.

La Prefettura di Bologna si costituiva con mera comparsa di stile.

Il ricorso è fondato.

La valutazione dell’episodio, che di per sé poteva giustificare l’intervento repressivo della Questura, doveva tener conto anche del contesto in cui il fatto si è verificato oltre alla personalità del ricorrente.

Si tratta, infatti, di un cacciatore che è munito di licenza da oltre cinquant'anni durante i quali non ha commesso alcuna violazione.

Si deve supporre che si tratti di persona che è abituato a fare uso dell’arma e che non ha agito per imperizia.

Il tecnico della società che si occupava del miglioramento del raccolto dei campi del ricorrente non aveva avvertito della sua presenza né tanto meno di quella del cane.

Il cane del tecnico ha aggredito il cane della figlia del ricorrente che si trovava legato in giardino e nel cortile si trovava anche la nipotina di tre anni intenta a giocare.

Il ricorrente ha esploso un colpo all’indirizzo dell’animale ferendolo di striscio per indurlo ad allontanarsi.

Pertanto un episodio che in astratto potrebbe legittimare il provvedimento di revoca, anche in considerazione della tutela che gli animali d’affezione ricevono nel nostro ordinamento, presenta una sua giustificazione in presenza di concrete circostanze di fatto che rendevano la presenza del cane minacciosa.

Sparare a distanza un colpo di arma da fuoco, era il modo più rapido per impedire al cane di continuare ad assalire il labrador che si trovava in giardino e per tutelare la nipotina da possibili aggressioni.

La valutazione di queste circostanze di fatto è assente nel provvedimento di reiezione del ricorso gerarchico che aveva la possibilità di esaminare anche le censure di merito.

Pertanto la motivazione non solo è insufficiente, poiché quanto appena riportato è essenziale per valutare se sia venuta meno l’affidabilità richiesta dalla norma per poter continuare a fruire dell’autorizzazione al porto di arma lunga, ma è addirittura erronea laddove segnala che il cane anziché ferito dal colpo di arma da fuoco sarebbe stato addirittura ucciso.

Il provvedimento va annullato affinchè il Prefetto valuti nuovamente la vicenda alla luce delle indicazioni esposte nella presente sentenza.

In virtù della rilevanza dell’episodio che poteva giustificare l’intervento repressivo dell’autorità di P.S. appare equo compensare le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate ad eccezione del contributo unificato che va restituito ove versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Umberto Giovannini, Consigliere

Ugo De Carlo, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Ugo De CarloGiuseppe Di Nunzio
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO