Pubblicato il 05/03/2018

N. 00197/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00809/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 809 del 2010, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Giorgio Fregni, con domicilio eletto presso lo studio Stefano Vanni in Bologna, via Farini 30;

contro

Ministero della Difesa, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, anche domiciliataria in Bologna, via Guido Reni 4;

per l'annullamento

del decreto del 11/11/2009, notificato al ricorrente il 31/5/2010, con cui il Ministero della Difesa ha respinto le domande di dipendenza da causa di servizio del 29.2.2000, 23.5.2001 e 15.9.2001 e di aggravamento del 27/11/2003, presentate dal ricorrente anche ai fini del riconoscimento dell'equo indennizzo;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 febbraio 2018 il dott. Ugo De Carlo e uditi per le parti i difensori Giorgio Fregni e Uliana Casali;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Il ricorrente, Maresciallo dell'Arma dei Carabinieri in congedo, impugnava il mancato riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle seguenti patologie:

1. "-OMISSIS-";

2. "-OMISSIS-";

3. "-OMISSIS-";

4. "-OMISSIS-";

5. "-OMISSIS-";

6. "-OMISSIS-".

Nell’unico motivo di ricorso denuncia la violazione dell'art. 3 L. 241/1990 e l’eccesso di potere per ingiustizia ed illogicità manifeste, carenza di attività istruttoria, travisamento dei fatti e dei presupposti.

Il Ministero della Difesa, nel negare l'equo indennizzo al ricorrente, si è pedissequamente uniformato al parere negativo del Comitato di Verifica, senza alcuna specifica e doverosa motivazione, nonostante l’esistenza di pareri favorevoli delle Commissioni mediche ospedaliere, espressi con verbali 346 del 23.3.1995 e 2090 del 7.7.2003 della CMO di Bologna quanto all'infermità "-OMISSIS-".

Il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle numerose patologie dalle quali è affetto il ricorrente trova il suo specifico fondamento in precise e documentate notizie inerenti le caratteristiche dell'attività lavorativa da lui prestata nel corso della carriera di cui il Comitato di Verifica non ha tenuto conto.

Il ricorrente ha prestato la sua attività per lunghi anni, sia di giorno che di notte, con turni spesso di lunga durata con la conseguente necessità di consumare pasti affrettati ed irregolari, con uso di acqua non sempre potabile e, talvolta, con il ricorso di viveri a secco.

Dal 1978 al 1988 il ricorrente ha svolto servizio operativo nei nuclei Radiomobili delle Compagnie di Ravenna, di Bologna e di San Giovanni Persiceto.

Dal 1994 al 1999 è stato dapprima Vice Comandante e poi Comandante della Stazione di Carabinieri di Calderara di Reno.

Le patologie all’apparato digerente dipenderebbero dalle modalità di svolgimento del servizio che non gli hanno mai consentito un'alimentazione sana, ordinata e regolare.

Nel parere in merito del Comitato di Verifica vi sarebbe una contraddizione poiché, dopo aver rilevato per la "-OMISSIS-" e per "-OMISSIS-" che il servizio reso dal ricorrente sarebbe stato "non caratterizzato da condizioni di particolare e protratta gravosità e da traumatismi locali", si afferma, invece, per l’"-OMISSIS-" che anche il "servizio gravoso non può aver svolto alcun ruolo nel determinismo della patologia".

Relativamente alle patologia articolari, le locali CMO riconobbero la dipendenza di alcune delle patologie articolari del ricorrente; da allora il ricorrente iniziò ad accusare disturbi sempre più frequenti e progressivamente sempre più acuti a carico del -OMISSIS-.

La valutazione espressa dal Comitato di Verifica non appare condivisibile, laddove in relazione alla "-OMISSIS-" afferma che il servizio del ricorrente non è stato caratterizzato da traumi o continuativi microtraumi che possono aver svolto un efficiente ruolo concausale e che tale patologia è da ritenersi di carattere costituzionale e perfettamente compatibile con l'età del soggetto e non, quindi, rapportabile al servizio svolto neppure sotto il profilo concausale efficiente e determinante.

Tali argomentazioni non sono condivisibili perché il ricorrente, durante tutto l’arco del suo servizio, è stato sottoposto a vizi posturali, a microtraumi e vibrazioni soprattutto negli oltre 10 anni prestati nei nuclei operativi Radiomobili.

Inoltre, se il Comitato di Verifica riteneva che il servizio reso dal ricorrente non fosse stato tale da rivestire un ruolo di concausa efficiente e determinante nell'insorgenza della patologia -OMISSIS-, avrebbe dovuto svolgere una più adeguata attività istruttoria in merito, in virtù del fatto che la C.M.O. di Bologna si era espressa diversamente, ed avrebbe dovuto motivare adeguatamente la sua decisione e non semplicemente negare la circostanza di fatto, tra l'altro provata, dell'esistenza di traumi.

Il rapporto di causa-effetto tra lavoro e infermità può essere negato solo se si dimostra dettagliatamente che lo sviluppo della malattia è effettivamente indipendente dall'attività lavorativa, non potendosi, in linea di principio, escludere l'incidenza di fattori esterni, ovvero concause capaci di concorrere all'insorgenza della patologia ed il nesso di causalità deve essere caratterizzato non con certezza ma con apprezzabile grado di probabilità.

Il Ministero della Difesa si costituiva in giudizio chiedendo che il ricorso venisse respinto.

Il ricorso non è fondato.

Partendo dal contestato difetto di motivazione è bene richiamare il contenuto della disciplina vigente che si ricava dall’esame del DPR 461/2001; la Commissione Medico Ospedaliera è chiamata a pronunciarsi esclusivamente sulla sussistenza o meno di una patologia e sulla ascrivibilità a categoria ai fini della liquidazione di provvidenza economiche a carico dell'Amministrazione, il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio ha il compito di accertare la dipendenza da causa di servizio della patologia medesima. L’accertamento si esprime in un parere al quale l'Amministrazione deve attenersi, potendosene discostare solo per motivate ragioni, richiedendo ulteriore parere al Comitato al quale poi deve attenersi. Il provvedimento finale viene strutturato alla stregua di decisione amministrativa "per relationem", conformemente al modello legale tipico contemplato dall'art. 3 comma 3 L. 241/1990.

L’infermità -OMISSIS- è stata riconosciuta dalla C.M.O. di Bologna quando le Commissioni si esprimevano anche in merito alla dipendenza della patologia da causa di servizio, ma attualmente laddove esse nella scorta di un’antica abitudine esprimano giudizi in tal senso, non rivestono alcuna rilevanza e non possono essere assunti a termine di paragone per suffragare una carenza di motivazione (Tar Campania 2249/2015).

La patologia riconosciuta nel 1995 non è stata revocata dal Comitato si è semplicemente negato che vi fosse un aggravamento.

Circa la sindacabilità del giudizio tecnico, come costantemente ribadito dalla giurisprudenza amministrativa, il giudizio medico legale circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-giuridico che, in quanto tali sono sottratti al suo sindacato di legittimità, non potendo in alcun caso il giudice amministrativo sovrapporre il proprio convincimento a quello espresso dall'organo tecnico salvi i poteri di valutarne irragionevolezza o incongruità ictu oculi, ovvero eventuale carenza di esaustività.

Non vi è nessuna contraddizione, in particolare, tra quanto affermato da un lato per la "-OMISSIS-" e per "-OMISSIS-" e dall’altro per l’"-OMISSIS-". Nel primo caso il Comitato voleva sottolineare che le caratteristiche del servizio svolto non avevano alcuna efficacia concausale sulle patologie, mentre nel secondo era stato osservato incidentalmente che, anche se il servizio fosse da ritenersi gravoso, non avrebbe comunque avuto influenza sull’insorgere della malattia, senza per questo ammettere che il servizio del ricorrente avesse avuto queste caratteristiche.

E' stato anche specificato che non vi è alcuna irragionevolezza nei giudizi del Comitato laddove si affermi che la "gravosità" delle mansioni tale da configurare un evento causale specifico della patologia accertata, secondo il principio di inferenza causale del "più probabile che non" , non può consistere nella ordinaria condizione di lavoro, sia pure connotata da inevitabili elementi di fatica, stress e disagi ambientali, ma solo in "fatti ed eventi eccedenti" tali condizioni ordinarie connesse alle mansioni assegnate (cfr. sul punto, Tar Lombardia 2057/2013, e Tar Campania, sez. Salerno, 2034/2013).

A questo proposito va sottolineato come possa definirsi un’affermazione ormai di stile quella che intravede sempre disagi iatrogeni nelle caratteristiche di svolgimento del servizio da parte degli appartenenti alle forze di polizia, quasi che tutte le volte che un lavoro è più disagevole di quello di un impiegato che fa orario di ufficio, esso non possa non avere conseguenze negative per l’organismo.

Questa concezione caratterizzava le valutazioni circa la riconducibilità delle malattie riscontrate a causa di servizio nel sistema precedente alla riforma del 2001. Le C.M.O. riconoscevano con molta facilità la dipendenza delle patologie accertate da causa di servizio e la modifica normativa è stata attuata anche per dare maggiore rigore alle valutazioni.

Orbene nel caso di specie fare servizio ad un Nucleo Radiomobile di una Compagnia prevede un’attività con turni prestabiliti che ad esempio consentono di programmare un regime alimentare senza necessità di mangiare in modo irregolare addirittura usando acqua non potabile; il servizio presso una Stazione Carabinieri è caratterizzato spesso da orari prefissati; è evidente che un servizio di polizia può comportare anche prolungamenti di orari, servizi straordinari, ma per dimostrare che queste circostanze hanno un’efficacia anche solo concausale nell’insorgere delle patologia denunciate devono essere dimostrate nella loro non ordinarietà.

Tutto ciò non si ricava dalla documentazione depositata in giudizio cosicchè il ricorso non può che essere respinto.

Tenuto conto della natura di questi giudizi e del numero di patologie riscontrate al ricorrente, il Collegio ritiene di poter compensare le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art.22, comma 8 D.lg.s. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Umberto Giovannini, Consigliere

Ugo De Carlo, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Ugo De CarloGiuseppe Di Nunzio
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO



In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.