Pubblicato il 06/08/2018

N. 04833/2018REG.PROV.COLL.

N. 01351/2018 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1351 del 2018, proposto da
Essity Italia S.p.A. (già Sca Hygiene Products S.p.A), in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Leonardo Salvemini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Milena Conti in Roma, via Fossato di Vico, n. 10;

contro

Provincia Autonoma di Trento, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Francesco Di Ciommo, Nicolò Pedrazzoli, Giuliana Fozzer, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Francesco Di Ciommo in Roma, via Tacito, n. 41;
Agenzia Provinciale per gli Appalti e Contratti (Apac), Commissione Tecnica di Gara c/o Apac non costituiti in giudizio;

nei confronti

Serenity S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Ruggero Tumbiolo, Alessandro Patelli, Lucio Filippo Longo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Lucio Filippo Longo in Roma, piazza della Marina, n. 1;

per la riforma

della sentenza del T.R.G.A. della Provincia di Trento n. 12 del 2018, resa tra le parti, concernente l’esclusione dalla procedura di gara per la conclusione di una convenzione per la fornitura di dispositivi monouso e pluriuso per l'incontinenza e l'igiene personale e dei servizi connessi per le aziende pubbliche di servizi alla persona - RSA operanti sul territorio provinciale;


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Provincia Autonoma di Trento e di Serenity S.p.A.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 giugno 2018 il Cons. Stefania Santoleri e uditi per le parti gli avvocati Leonardo Salvemini, Francesco Di Ciommo e Ruggero Tumbiolo;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. - La società SCA Hygiene Products, ora Essity Italia S.p.A., ha partecipato alla gara, indetta con bando del 18 aprile 2016 dalla Provincia autonoma di Trento, mediante procedura aperta sopra soglia comunitaria, per la conclusione di una convenzione destinata alla fornitura di dispositivi, monouso e pluriuso, per l’incontinenza e per l’igiene personale e dei servizi connessi, destinati alle aziende pubbliche dei servizi alla persona (APSP) – RSA operanti nel territorio provinciale, da aggiudicarsi secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi degli artt. 16 e 17 della legge provinciale 9 marzo 2016 n. 2.

Tale gara era suddivisa in due lotti: dispositivi per l’incontinenza (lotto n. 1) e prodotti per l’igiene personale (lotto n. 2).

Alla procedura per l’aggiudicazione del lotto 1, che rileva nel presente giudizio, hanno partecipato quattro società concorrenti, (Fater s.p.a., Santex s.p.a., SCA Hygiene Products s.p.a. e Serenity s.p.a.) e per due di queste (Fater s.p.a. e Santex s.p.a.) le operazioni della commissione sono proseguite fino alla compiuta disamina delle rispettive offerte tecniche, al cui esito è stata disposta l’esclusione di entrambe per non aver raggiunto, relativamente ad alcuni dei prodotti offerti, la soglia di sbarramento richiesta. Per le altre due partecipanti (SCA Hygiene Products s.p.a. e Serenity s.p.a.), la commissione ha, invece, interrotto le proprie operazioni e ne ha disposto l’esclusione per incompletezza della documentazione riferita al rispetto dei criteri minimi ambientali (CAM) e al possesso dei requisiti minimi richiesti dal capitolato relativamente ai prodotti.

Successivamente, a seguito delle sentenze n. 129 e 130 del 2017 con le quali il TRGA di Trento ha riconosciuto l’applicabilità nelle fattispecie dell’istituto del soccorso istruttorio, SCA Hygiene Products s.p.a. e Serenity s.p.a. sono state riammesse alla procedura di gara relativa al lotto n. 1.

La commissione tecnica ha ripreso la disamina delle loro offerte tecniche e ha ripetuto il sorteggio (dei livelli di assorbenza e delle taglie dei prodotti) e la selezione della tipologia dei prodotti sui quali poi eseguire le prove pratiche prescritte dai “parametri e criteri di valutazione delle offerte” al fine della valutazione dell’offerta tecnica. All’esito dei lavori, svoltisi dal 19 al 29 giugno 2017, il seggio di gara ha escluso dalla procedura per l’aggiudicazione del lotto n. 1 la concorrente SCA Hygiene Products s.p.a. non avendo la medesima raggiunto nelle esperite prove pratiche relative agli elementi di valutazione riguardanti uno dei prodotti offerti il punteggio indicato quale soglia di sbarramento per accedere alla fase successiva di valutazione dell’offerta economica. Nello specifico non è stata raggiunta la soglia di sbarramento di 2,8 punti prevista per il prodotto di cui alla categoria A) pannolino sagomato tipo assorbente, quanto, soprattutto, all’elemento di valutazione 2 relativo alla capacità di assorbimento. Per il suddetto prodotto il punteggio complessivo, risultante dalla sommatoria dei punteggi attribuiti a tutti gli elementi di valutazione indicati, conseguito dalla società SCA Hygiene Products, è di 2,62 (e di 0,62 è il punteggio per l’elemento 2 relativo alla capacità di assorbimento).

2. - Con ricorso proposto dinanzi al TRGA di Trento la società SCA Hygiene Products (ora Essity Italia S.p.A.) ha impugnato il proprio provvedimento di esclusione; con successivi motivi aggiunti ha quindi impugnato il provvedimento di aggiudicazione in favore della controinteressata Serenity S.p.A. che ha invece superato la prova pratica raggiungendo il punteggio massimo pari a 100 per l’offerta tecnica ed economica.

Si sono costituite nel giudizio di primo grado la Provincia Autonoma di Trento e la società controinteressata Serenity S.p.A. che hanno dedotto profili di inammissibilità dell’impugnativa e l’infondatezza della pretesa azionata.

3. - Con la sentenza n. 12 del 2018 il ricorso ed i successivi motivi aggiunti sono stati respinti, previo assorbimento delle eccezioni preliminari.

4. - Avverso tale decisione la società Essity Italia S.p.A. (già SCA Hygiene Products S.p.A.) ha proposto appello chiedendone l’integrale riforma.

4.1 - Si sono costituite in giudizio le appellate Provincia Autonoma di Trento e Serenity S.p.A. che con memoria hanno puntualmente controdedotto sulle doglianze proposte dall’appellante reiterando anche le eccezioni non esaminate in primo grado.

5. - All’udienza pubblica del 7 giugno 2018 l’appello è stato trattenuto in decisione.

6. - L’appello è infondato e va, dunque, respinto.

6.1 - Può prescindersi dalla disamina delle eccezioni preliminari sollevate dalle parti appellate in considerazione dell’infondatezza, nel merito, dell’appello.

6.2 - Sempre in via preliminare va respinta la richiesta di stralcio, per tardività del deposito, della memoria difensiva della Provincia autonoma di Trento, in quanto eseguito telematicamente alle ore 16:24:25 del 22 maggio 2018 (e quindi dopo le ore 12.00), ultimo giorno per il deposito della memoria prima dell’udienza di merito.

Tale deposito, come eccepito dall’appellante nella memoria di replica, sarebbe tardivo ai sensi dell’art. 4, comma 4, delle norme di attuazione del c.p.a.

Questo Consiglio di Stato ha, però, già precisato con la decisione della Quarta Sezione in data 1/6/2018 n. 3309 che la possibilità di depositare gli atti in forma telematica è assicurata fino alle ore 24 dell’ultimo giorno consentito dal citato art. 4, comma 4, e tale soluzione non contrasta con quanto indicato dell’ultimo periodo della stessa disposizione, secondo cui il deposito degli atti e dei documenti in scadenza effettuato oltre le ore 12 dell’ultimo giorno si considera eseguito il giorno successivo. Questo effetto, posto a garanzia del diritto di difesa delle controparti, significa unicamente che per contestare gli atti depositati oltre le ore 12 i termini per controdedurre decorrono dal giorno successivo.

Deve dunque ritenersi che, ai sensi dell'art. 4, comma 4, delle norme di attuazione al codice del processo amministrativo (così come modificato dall’art. 7 del d.l. 31 agosto 2016, n. 168), la possibilità di depositare con modalità telematica atti in scadenza è assicurata fino alle ore 24 dell'ultimo giorno consentito secondo i termini perentori (cioè fino allo spirare dell'ultimo giorno).

Il deposito telematico si considera quindi perfezionato e tempestivo con riguardo al giorno senza rilevanza preclusiva con riguardo all'ora.

La memoria della Provincia autonoma di Trento deve ritenersi dunque ammissibile.

7. - Con il primo motivo di appello lamenta la società appellante “la violazione e falsa applicazione dei principi di uguaglianza, trasparenza, par condicio competitorum, il vizio di eccesso di potere per errore della Commissione nell’effettuazione delle prove pratiche, l’irragionevolezza, illogicità ed ingiustizia”.

Con tale doglianza l’appellante censura il capo della sentenza di primo grado, che ha respinto l’analoga censura proposta in primo grado, relativa alla scelta operata dalla Commissione giudicatrice di ripetere il sorteggio per l’individuazione del prodotto da sottoporre alla prova pratica.

In sostanza, mentre nella prima fase di procedura (nella quale la società appellante era stata esclusa unitamente a Serenity) nella fase di valutazione delle offerte di Santex e Fater per le prove dell’asciutto di superficie del pannolino sagomato tipo assorbente era stata estratta “l’incontinenza notturna”, nella nuova fase di gara conseguente alla riammissione delle società SCA Hygiene Products e Serenity, a seguito delle sentenze del TRGA di Trento, era stata invece sorteggiata “l’incontinenza diurna”.

Con tale doglianza l’appellante censura la scelta della Commissione di gara rilevando che:

- sarebbe stata violata la parità di trattamento tra tutti i partecipanti, in quanto il primo sorteggio non avrebbe esaurito i suoi effetti con l’esclusione delle concorrenti Santex e Fater;

- non vi sarebbe stata alcuna necessità di ripetere il sorteggio, in quanto la necessità di rinnovare il procedimento dovrebbe essere contemperata con il principio di conservazione degli atti legittimamente adottati;

- la stazione appaltante si era autovincolata e non poteva riesercitare il potere in assenza di motivate ragioni di interesse pubblico, né poteva utilizzare parametri diversi per la valutazione dei concorrenti;

- la riedizione ingiustificata dal sorteggio, che costituisce una modifica sostanziale della competizione, sarebbe stata effettuata in seduta riservata.

8. - Le doglianze non possono essere condivise.

Correttamente il primo giudice ha respinto l’analoga doglianza proposta in primo grado.

Occorre considerare, infatti, che:

- due delle quattro imprese (escluse per non aver ottenuto l'idoneità nelle prove svolte dalla Commissione) non erano più in gara; l’esclusione, infatti, era ormai inoppugnabile e lo stesso TRGA, incidentalmente, ne aveva dato atto;

- le rimanenti due Imprese (Essity Italia S.p.A. e Serenity S.p.A.), riammesse dal TRGA di Trento, non erano mai state sottoposte alle prove tecniche, perché originariamente escluse per carenza documentale.

Pertanto, la gara ripartiva con le sole concorrenti riammesse, rispetto alle quali la Commissione doveva svolgere in toto le valutazioni connesse alle prove sulla campionatura. Nella sua ampia ed esclusiva discrezionalità, la Commissione ha ritenuto di rinnovare il sorteggio seguendo le stesse modalità già utilizzate in precedenza.

Tale scelta, rientrante nella propria discrezionalità, non si pone in contrasto con alcuna disposizione normativa, e non comporta la violazione del principio di parità di trattamento tenuto conto che la prima prova pratica è stata eseguita nei confronti di concorrenti escluse dalla gara e comunque le modalità di espletamento della procedura sono state le medesime.

Non è quindi configurabile alcuna violazione del principio di parità di trattamento.

La Commissione di gara non ha introdotto, modificato o integrato alcuno dei criteri preesistenti indicati nel bando di gara, né ha violato le proprie precedenti determinazioni (il c.d. autovincolo).

Infatti, ha dato seguito a quanto stabilito nel verbale di seduta n. 1 del 19.06.2017 laddove aveva deciso di “adottare la medesima scaletta di lavoro nell’analisi delle offerte dei concorrenti Serenity S.p.a. e SCA Hygiene Products S.p.a. definita nel verbale n. 1 di data 12 ottobre 2016, mantenendo il medesimo modus operandi relativamente alle modalità di sorteggio, alla preparazione e realizzazione delle prove pratiche, alle riprese video, definito nei precedenti verbali della Commissione tecnica”.

Con tale dichiarazione, infatti, la Commissione aveva stabilito di rispettare il modus operandi relativamente alle modalità di sorteggio, ma non aveva affatto previsto di selezionare la tipologia di prodotti sui quali eseguire le prove pratiche già utilizzati per gli originari concorrenti oltre 6 mesi prima.

Inoltre, nulla vietava alla Commissione di eseguire un nuovo sorteggio tenuto conto che il ricorso a tale strumento (anziché alla sottoposizione di tutti i campioni alle prove tecniche) era stato introdotto per velocizzare la procedura, ma il ricorso al sorteggio non escludeva che tutti i prodotti dovessero rispettare determinate condizioni di qualità, come correttamente rilevato dal primo giudice. Sicchè la sottoposizione di un prodotto, anziché l’altro, alla prova pratica non può costituire motivo di illegittimità della procedura, atteso che tutti i prodotti dovevano essere rispondenti alle specifiche tecniche.

Neppure può essere condivisa la doglianza relativa all’esecuzione della prova pratica in seduta riservata, e non in seduta pubblica, sia perché si tratta di censura non dedotta in primo grado, sia perché non è condivisibile, tenuto conto che non vi era uno specifico obbligo di eseguirla in seduta pubblica e che – comunque – essendo stata la prova pratica filmata, non possono sussistere violazioni del principio di trasparenza.

La doglianza va quindi respinta.

9. - Con il secondo motivo di appello la società appallante ha dedotto i vizi di “violazione e falsa applicazione dell’art. 83, comma 9, D.Lgs. n. 50/2016 - Eccesso di potere – Violazione dei principi di economicità e speditezza del procedimento, uguaglianza, trasparenza e par condicio competitorum – Errore di fatto e di diritto circa elementi fondamentali del c.d. soccorso istruttorio”.

Con tale doglianza la società appellante ha dedotto, in estrema sintesi, reiterando quando già rilevato con il secondo motivo del ricorso introduttivo, che:

- l’apertura di un nuovo e ulteriore procedimento di soccorso istruttorio si porrebbe in contrasto con l’esigenza di speditezza dell’azione amministrativa;

- la verifica di quanto prodotto a seguito di soccorso istruttorio avrebbe dovuto essere svolto in seduta pubblica e non riservata;

- la decisione di procedere nuovamente al soccorso istruttorio avrebbe dovuto esserle comunicato.

10. - La doglianza non può essere condivisa.

Correttamente il TAR ha ritenuto che:

- in riscontro alla richiesta della stazione appaltante, la società Serenity ha prodotto una mera nota di impegno a sottoporre a certificazione anche i prodotti ancora non certificati e che tale eventualità è pacificamente prevista dal decreto ministeriale 24 dicembre 2015;

- le disposizioni di legge provinciale (artt. 22, comma 6, e art. 23 della legge provinciale 9 marzo 2016, n. 2 nel testo antecedente alla modifica di cui alla legge provinciale 19 dicembre 2016, n. 19) applicabile ratione temporis, prevedono un ampio esercizio del potere di soccorso istruttorio senza limitazioni in ordine all’eventuale sua reiterazione;

- la normativa provinciale, così come la disciplina statale, non contempla obblighi di comunicazione e partecipazione degli altri concorrenti in merito all’attivazione del rimedio, né lo svolgimento in seduta pubblica della verifica dell’integrazione documentale.

10.1 - Tali principi sono pienamente condivisi dal Collegio.

La Commissione di gara, in presenza di un dubbio circa la completezza delle informazioni relative ai requisiti CAM richiesti, ha legittimamente richiesto un completamento delle informazioni rese dalla concorrente Serenity in quanto gli articoli 22, comma 6, e 23 della LP 2/2016 applicabili ratione temporis prevedevano un utilizzo molto esteso della facoltà di “soccorso istruttorio”, così come chiarito dallo stesso TRGA di Trento nella propria precedente sentenza n. 129/2017 che aveva comportato la riammissione alla gara di uno degli operatori concorrenti.

Peraltro questa Sezione ha più volte rilevato che il soccorso istruttorio assolve alla funzione di evitare che irregolarità e inadempimenti meramente estrinseci possano pregiudicare gli operatori economici più meritevoli, a discapito anche della stessa stazione appaltante che potrebbe perdere l’opportunità di selezionare il concorrente migliore, per vizi procedimentali facilmente emendabili (cfr. Cons. Stato Sez. III n. 975/2017).

Occorre infatti considerare che il soccorso istruttorio riguarda una semplice nota nella quale la società Serenity ha precisato che tutti i prodotti in elenco rispettano i requisiti CAM: tale nota contiene l’impegno della stessa società a sottoporre a certificazione anche i prodotti non ancora certificati, circostanza che – come ha correttamente rilevato il primo giudice – è prevista dal decreto ministeriale 24 dicembre 2015.

Correttamente, infatti, il TRGA di Trento ha qualificato l’integrazione documentale sui requisiti CAM come meramente dimostrativa e non costituiva dell’offerta.

Né può ritenersi che per effetto di tale soccorso istruttorio sia stata frustrata l’esigenza di speditezza dell’azione amministrativa tenuto conto del minimo intervallo di tempo che è intercorso tra le richiesta di chiarimenti e la risposta dalla concorrente, intervenuta a distanza di soli 4 giorni.

Infine, vanno ribaditi i principi espressi dal primo giudice in ordine all’infondatezza della pretesa alla partecipazione al procedimento relativo al soccorso istruttorio e alla sua esecuzione in seduta pubblica, in quanto non previste da alcuna disposizione normativa.

Il mero richiamo ai principi di pubblicità delle gare pubbliche non comporta, infatti, che tutte le attività debbano svolgersi necessariamente in seduta pubblica a prescindere da specifiche disposizioni che lo prevedano; né può assimilarsi la disciplina all’apertura dei plichi con quella relativa al soccorso istruttorio, il che comporta l’inconferenza della giurisprudenza richiamata dall’appellante a sostegno della propria tesi difensiva.

La doglianza va quindi respinta.

11. - Con il terzo motivo di appello l’appellante ha dedotto la censura di “violazione e falsa applicazione della lex specialis di gara- Errore di fatto - Eccesso di potere – Grave errore di giudizio della Commissione tecnica - Violazione dei principi di uguaglianza, parità di trattamento, imparzialità, correttezza e buon andamento”.

Con tale doglianza l’appellante ha censurato la sentenza di primo grado che ha respinto l’analoga doglianza proposta dinanzi al TRGA di Trento diretta a sostenere che:

- la Commissione avrebbe dovuto eseguire la prova sui campioni dopo aver estratto gli ausili per tempo, consentendo alla polpa di cellulosa di rianimarsi;

- le prove sarebbero state eseguite sulla base di campioni aventi differenti livelli di assorbenza (Tena Confort Super e Serenity Soft Dry Maxi): in pratica sarebbero stati confrontati un prodotto con assorbenza “super” contro uno con assorbenza “maxi”, pur utilizzando le due ditte la stessa classificazione;

- il prodotto SCA sarebbe stato quindi gravemente penalizzato nel confronto con quello Serenity;

- l’esecuzione della prova pratica avrebbe penalizzato il suo prodotto.

12. - Le doglianze non possono essere condivise.

Correttamente il primo giudice ha ritenuto che: “per entrambe le società le prove sui campioni dei prodotti sono state effettuate non appena aperte le confezioni e il peso utilizzato per testare i prodotti è stato per ambedue una tanica d’acqua: non sussiste, perciò, la dedotta erroneità nell’applicazione dei criteri di confronto tra prodotti con capacità di assorbenza diversi. Vale anche considerare che il livello di assorbenza ha riferimento al tipo di incontinenza (diurna, notturna, pesante diurna, pesante notturna, lieve, leggera, moderata e media) e che le concorrenti, in corrispondenza al tipo di incontinenza, hanno offerto in gara i prodotti con diversa capacità assorbente (normal, plus, extra, super e maxi) secondo una propria valutazione di adeguatezza e che risultano testati i campioni corrispondenti a tali prodotti come confermano le riprese video delle prove pratiche. Infine, in particolare, le metodologie di prova e i relativi punteggi, previsti dai “parametri e criteri di valutazione delle offerte” sono stati rapportati e normalizzati ai diversi livelli di assorbenza. In definitiva, non è dato riscontrare i dedotti profili di erroneità nell’effettuazione delle prove pratiche sollevati dalla ricorrente”.

Correttamente, infatti, la controinteressata ha rilevato che la procedura di gara non indicava i tempi di attesa tra l’estrazione del prodotto dalla confezione e l’esecuzione del test, tanto più quando si tratta di prodotti che devono essere “pronti all’uso”.

Ciò comporta che la pretesa dell’appellante a valorizzare un particolare procedimento e l’adozione di particolari cautele per l’esecuzione della prova pratica non può trovare accoglimento.

Quanto alla tipologia di ausilio utilizzato, la Commissione ha tenuto conto del prodotto offerto da ciascuna concorrente in sede di gara per la specifica tipologia e relativa classe di incontinenza, non potendo sostituire all’individuazione operata dalla ditta concorrente una propria diversa valutazione di opportunità: ne consegue che è del tutto irrilevante la denominazione commerciale dei singoli prodotti posti a confronto.

In relazione alle modalità con le quali è stata eseguita la prova pratica è sufficiente rilevare che la scelta operata dalla Commissione (utilizzazione di una tanica d’acqua) non risulta illogica o inadeguata, in assenza di una specifica disposizione di gara che individuava specificatamente il tipo di supporto con peso pari a 5 kg.

Infine, occorre rilevare che il diverso esito della prova eseguita dal laboratorio, su richiesta della stessa appellante, non costituisce elemento di prova dal quale desumere l’inattendibilità del test eseguito dalla Commissione di gara, tenuto conto della particolari modalità con le quali tale test è stato eseguito, che non erano previste nella procedura di gara.

13. - Altrettanto infondato è il quarto motivo di appello, con il quale l’appellante ha sostenuto che l’invito trasmessole della stazione appaltante a partecipare alla seduta pubblica per l’apertura dell’offerta economica e dell’aggiudicazione della gara, avrebbe comportato una sua implicita riammissione alla gara.

Correttamente il primo giudice ha giustificato tale invito a fini partecipativi tenuto conto della pendenza del procedimento giurisdizionale, non potendo certo far derivare da questa semplice comunicazione un provvedimento di riammissione alla gara.

14. - Con il quinto motivo lamenta l’appellante la “violazione della lex specialis di gara - Violazione del regolamento UE 1223/2009 riguardo ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) – Violazione e falsa applicazione del DM 24 dicembre 2015 - Eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria e del travisamento dei fatti”.

Con tale doglianza l’appellante ha rilevato che Serenity ha dichiarato che nei suoi prodotti “non sono presenti lozioni, creme e/o sostanze deodoranti durante il processo produttivo” nonostante i suoi ausili siano stati trattati con Aloe.

Secondo l’appellante l’Aloe sarebbe riconducibile ad una lozione.

15. - Correttamente il TRGA di Trento ha ritenuto che “la sostanza naturale aloe (vera) non compare tra le sostanze vietate dal decreto ministeriale 24 dicembre 2015 relativo ai requisiti ambientali minimi (CAM) né tra quelle di cui all’allegato III del regolamento UE 1223/2009, in ogni caso vale evidenziare che la ricorrente non dimostra che il trattamento con tale sostanza dei prodotti offerti contrasti con la dichiarazione resa dalla controinteressata Serenity s.p.a. relativamente al possesso dei requisiti ambientali minimi (CAM) che, tra l’altro, si riferisce alla non applicazione di lozioni, creme e/o sostanze deodoranti durante il processo produttivo, laddove il tessuto utilizzato e offerto giunge già pertrattato allo stabilimento produttivo dell’aggiudicataria”.

Le deduzioni svolte in appello non sono idonee a superare quanto statuito dal primo giudice anche alla luce delle difese delle appellate.

Ne consegue l’infondatezza della doglianza non sussistendo ulteriori gli oneri di dichiarazione in relazione a tale specifico aspetto.

16. - Con il sesto motivo l’appellante ha dedotto la “violazione della lex specialis di gara (allegato C, punto 1.2) e del Capitolo tecnico (punto 5.1.1) – Mancata specificazione dei criteri di valutazione – difetto di istruttoria – difetto di motivazione – violazione della par condicio competitorum – Violazione della libera concorrenza” con riferimento alla valutazione del c.d. “servizio post-vendita”.

Correttamente il primo giudice ha respinto la doglianza rilevando l’insussistenza di “vizi logici rispetto al giudizio discrezionale della commissione tecnica sul servizio post-vendita, che risulta espresso con un voto numerico accompagnato da una motivazione che dà conto della preminenza dell’offerta dell’aggiudicataria, sulla base dei punteggi numerici e dei relativi criteri di riparto, adeguatamente dettagliati nei parametri di valutazione e nel capitolato tecnico. Inoltre, quanto all’estraneità alle regole della gara del servizio post-vendita offerto dalla controinteressata, che secondo la ricorrente avrebbe alterato il “normale gioco della concorrenza”, la genericità della censura ne impedisce in ogni caso l’apprezzamento”.

16.1 - Deve aggiungersi che dalla lettura delle motivazioni della Commissione emerge chiaramente l’iter logico-giuridico seguito per la formulazione del punteggio contestato e che, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, le valutazioni delle offerte tecniche da parte delle commissioni di gara sono espressione di discrezionalità tecnica e come tali sono sottratte al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvo che non siano manifestamente illogiche, irrazionali, irragionevoli, arbitrarie ovvero fondate su di un altrettanto palese e manifesto travisamento dei fatti – circostanza non ricorrente nel caso di specie - (Cons. Stato Sez. V, 28 ottobre 2015, n. 4942; Cons. St., sez. V, 30 aprile 2015, n. 2198; 23 febbraio 2015, n. 882; 26 marzo 2014, n. 1468; sez. III, 13 marzo 2012, n. 1409) ovvero, ancora, salvo che non vengano in rilievo specifiche censure circa la plausibilità dei criteri valutativi o la loro applicazione (Cons. St., sez. III, 24 settembre 2013, n. 4711), non essendo sufficiente che la determinazione assunta sia, sul piano del metodo e del procedimento seguito, meramente opinabile, in quanto il giudice amministrativo non può sostituire - in attuazione del principio costituzionale di separazione dei poteri - proprie valutazioni a quelle effettuate dall'autorità pubblica, quando si tratti di regole (tecniche) attinenti alle modalità di valutazione delle offerte (Cons. Stato, sez. V, 26 maggio 2015, n. 2615).

17. - In conclusione, per i suesposti motivi, l’appello va respinto e per l’effetto, va confermata la sentenza di primo grado che ha respinto il ricorso di primo grado ed i successivi motivi aggiunti.

18. – Quanto alle spese del grado di appello, la complessità delle questioni trattate giustifica la loro compensazione tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza di primo grado che ha respinto il ricorso di primo grado ed i successivi motivi aggiunti.

Compensa tra le parti le spese del grado di appello.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 giugno 2018 con l'intervento dei magistrati:

Marco Lipari, Presidente

Umberto Realfonzo, Consigliere

Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere

Stefania Santoleri, Consigliere, Estensore

Giorgio Calderoni, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Stefania SantoleriMarco Lipari
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO