Pubblicato il 22/11/2018

N. 00347/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00201/2018 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo

sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 201 del 2018, proposto da
Mauro De Flaviis, rappresentato e difeso dall'avvocato Andrea Granata, con domicilio eletto in forma digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Comune di Montesilvano, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Marina De Martiis, con domicilio eletto in forma digitale come da PEC da Registri di Giustizia nonché presso il suo studio in Pescara, via Catania n.14;

nei confronti

T.R. Costruzioni s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., non costituita;
Emme Quadrato, s.r.l. in persona del legale rappresentante p.t. non costituita;

e con l'intervento di

ad opponendum:
Park S.r.l., rappresentato e difeso dagli avv. Carlo Masci e Fabio Masci, con domicilio eletto in forma digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

per l'accesso diffuso ex d.lgs.n.33/2016 ai seguenti atti:

-permesso di costruire n.A17/55 del 6 giugno 2017 rilasciato alla ditta Costruzioni F.P. Frosinone, unitamente alla relazione tecnica, le planimetrie, sezioni e tabelle di dimensionamento dell’immobile in via Basento;

-permesso di costruire n.A17-28 del 28 aprile 2017 rilasciato alla ditta Park s.rl. unitamente alla relazione tecnica, le planimetrie, sezioni e tabelle di dimensionamento dell’immobile in viale Europa angolo via Danimarca;

- permesso di costruire unitamente alla relazione tecnica, planimetrie e tabelle di dimensionamento dell’immobile in via Leopardi n.30;


Visti il ricorso ed i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Montesilvano e dell’interventore ad opponendum;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 novembre 2018 la dott.ssa Renata Emma Ianigro e uditi per le parti l’avv. Tiziano Ferrante per delega dell'avv. Andrea Granata, l’avv. Marina De Martiis per l'amministrazione comunale, e l’avv. Fabio Masci per la società controinteressata;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1.Con ricorso iscritto al n. 201/2018, De Flaviis Mauro, premesso di aver inoltrato in data 8 febbraio 2018 richiesta di accesso civico generalizzato ai sensi dell’art. 5 comma 2 del d.lgs. n.33/2013 ai permessi di costruire n.A17/55 del 6 giugno 2017 rilasciato alla Costruzioni F.P. Frosinone dell’immobile insistente in via Basento, n.A-17-28 del 28 aprile 2017 rilasciato alla Park s.r.l. per l’immobile ad angolo tra via Danimarca e viale Europa ed al permesso di costruire dell’immobile di via Leopardi n. 30, unitamente alle rispettive relazioni tecniche, planimetrie, sezioni e tabelle di dimensionamento, esponeva che l’amministrazione comunale aveva consentito la sola presa visione degli atti, che aveva insistito sul rilascio di copia con richiesta di riesame dell’8 aprile 2018 inoltrata al Responsabile della Prevenzione, e pertanto impugnava il “diniego tacito” e parziale del Comune per violazione dei principi di imparzialità, trasparenza, artt. 5 e 5 bis del d.lgs. n. 33/2016, 20 comma 6 e 27 comma 3 del d.p.r. n. 380 del 2001, sostenendo che la natura dei documenti oggetto di richiesta ostensiva esclude a priori, ai sensi dell’art. 2 comma 5 cit, l’esistenza di limiti o la necessità di protezione dei dati personali.

Concludeva quindi per l’accoglimento del ricorso con ogni conseguenza di legge.

Si costituiva il Comune di Montesilvano opponendosi al ricorso sul presupposto che gli atti di cui alla richiesta ostensiva in argomento erano stati già visionati.

Con atto del 12.07.2018 interveniva, ad opponendum, la società Park s.r.l. esponendo di rivestire la qualità di soggetto controinteressato quale proprietario dell’immobile edificato in Montesilvano ad angolo tra viale Europa e via Danimarca, realizzato con il permesso di costruire n. A17/28 del 28.04.2017, e di aver presentato opposizione all’istanza di accesso presentata da parte ricorrente. Sosteneva la legittimità del diniego tacito opposto dal Comune di Montesilvano sul presupposto dell’intervenuta abrogazione, ad opera del decreto legislativo n.97/2016, dell’art. 23 comma 1 lett.a) del d.lgs. n. 33/2013, tenuto conto che con il parere Anac n. 360 del 10 agosto 2017 si era chiarito, quanto al testo abrogato, che l’obbligo di pubblicazione non riguardava il provvedimento integrale ma solo una scheda sintetica, e che l’art. 20 comma 6 del d.p.r. n. 380/2001 prevede la pubblicazione sull’albo pretorio del solo provvedimento di avvenuto rilascio del titolo, per cui nella specie la mancata pubblicazione è stata supplita dalla presa visione del titolo. Opponeva inoltre che l’estrazione delle copia del permesso di costruire integrale, della relazione tecnica, delle planimetria, delle sezioni e delle tabella di dimensionamento comporterebbe la pubblicizzazione di dati personali, attinenti altresì allo stato patrimoniale ed alla solvibilità, come anche ad interessi economici e commerciali, quali l’organizzazione aziendale , il modo di effettuare la commercializzazione di un bene o di un servizio, gli investimenti effettuati, le tipologie costruttive, le strategie immobiliari, il know how aziendale, come confermato dalle Linee Guida e dal parere del Garante per la protezione dei dati personali su istanza di accesso civico. Concludeva quindi per il rigetto del ricorso.

Con ordinanza collegiale n. 271/2018 veniva disposta la integrazione del contraddittorio nei confronti dei destinatari dei permessi di costruire oggetto di richiesta ostensiva la cui partecipazione al procedimento non era stata assicurata dall’amministrazione.

Alla camera di consiglio del 9.11.2018 il ricorso veniva introitato per la decisione.

2. Nella specie si controverte in ordine ad una richiesta di accesso civico generalizzato avente ad oggetto le copie degli atti relativi al rilascio di tre permessi di costruire di immobili insistenti nel Comune di Montesilvano ove parte ricorrente è residente, ivi inclusi relazione tecnica, planimetrie, sezioni e tabelle di dimensionamento.

Parte ricorrente deduce di aver inoltrato una prima istanza in data 8 Febbraio 2018 riscontrata solo parzialmente dal Comune ammettendo la sola visione degli atti richiesti, e di aver inoltrato al Responsabile della Prevenzione e Trasparenza una richiesta di riesame in data 4.04.2018, restata inevasa.

Sul piano del procedimento la disciplina dell’accesso civico generalizzato contiene delle sostanziali differenze rispetto a quella dell’accesso documentale di cui alla legge n. 241/1990.

Ed infatti la legge n. 241 cit. per l’ipotesi di inutile decorso del termine di trenta giorni dalla richiesta, contempla un’ipotesi di silenzio significativo avente valore di diniego dal momento che l’art. 25 comma 4 stabilisce che, decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si “intende respinta”.

Diversamente l’art. 5 comma 6 del d.lgs. n. 33/2016 non prevede un’ipotesi di silenzio significativo stabilendo che il procedimento di accesso civico deve concludersi con provvedimento espresso e motivato nel termine di trenta giorni dalla presentazione dell’istanza. A sua volta il comma 7 dello stesso art. 5 prevede che nel caso di diniego o di mancata risposta entro il termine di cui al precedente comma 6, il richiedente può presentare richiesta di riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di cui all’art. 43 che decide con provvedimento motivato, entro il termine di venti giorni.

Al medesimo comma 7 è previsto che avverso la decisione dell’amministrazione competente, o, in caso di richiesta di riesame, avverso quella del responsabile della prevenzione, il richiedente può proporre ricorso al T.a.r. ai sensi dell’art. 116 del c.p.a.

Da quanto esposto emerge che l’assenza di un provvedimento espresso e motivato sulla richiesta di accesso civico generalizzato, o sulla richiesta di riesame rivolta al responsabile della prevenzione, non configura un’ipotesi di silenzio significativo con valore di rigetto al pari di quanto previsto dall’art. 25 della legge n. 241 del 1990.

Pertanto, stante la specialità della disciplina in tema di accesso civico generalizzato, la differente decorrenza dei termini di definizione del procedimento, e l’assenza di una norma che attribuisca esplicitamente un valore legale tipico al silenzio serbato dall’amministrazione o dal responsabile della prevenzione, diversamente da quanto prospettato in ricorso l’inerzia non configura un diniego tacito bensì un silenzio inadempimento dell’obbligo di provvedere in materia di trasparenza.

Pur in assenza di un provvedimento espresso e motivato impugnabile ai sensi dell’art. 5 comma 7 cit, il ricorso è assoggettabile al rito di cui all’art. 116 c.p.a., stante l’ampia formulazione della norma, il cui ambito oggettivo include le determinazioni ed il silenzio sulle istanze di accesso ai documenti amministrativi, nonché la tutela del diritto di accesso civico connessa all’inadempimento degli obblighi di trasparenza. Di qui la riconducibilità allo speciale rito in tema di accesso anche alle ipotesi di silenzio inadempimento di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 33 cit.

3. Quanto alla posizione dei terzi che potrebbero subire un pregiudizio agli interessi di cui sono portatori a seguito dell’accoglimento della richiesta, l’art.5, comma 5 del d. lgs. n. 33 del 2016 s.m.i., analogamente a quanto previsto dall’art. 3 del d.P.R. 12 aprile 2006, n. 184, dispone che “fatti salvi i casi di pubblicazione obbligatoria, l'amministrazione cui è indirizzata la richiesta di accesso, se individua soggetti controinteressati, ai sensi dell'articolo 5-bis, comma 2, d.lgs. cit. è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione” ai fini della eventuale opposizione. Il provvedimento espresso e motivato con cui viene definita l’istanza di accesso deve essere difatti notificato oltre che al richiedente anche agli eventuali controinteressati. Ai medesimi controinteressati l’art. 5 cit. al comma 9 riconosce la facoltà, nel caso di accoglimento della richiesta di accesso, di presentare richiesta di riesame ai sensi del comma 7 e presentare ricorso al difensore civico ai sensi del comma 8.

Pertanto, anche nel caso dell’accesso civico generalizzato, come per quello documentale, la partecipazione del controinteressato al procedimento attivato con l’istanza di accesso deve essere in ogni caso assicurata dall’amministrazione interpellata, attraverso apposita “comunicazione” da parte della stessa. In tal modo il legislatore ha attribuito contenuto sostanziale alla posizione di controinteresse, prevedendo che la titolarità di un diritto di riservatezza sui dati racchiusi nel documento del quale si richiede l’accesso facoltizzi detta parte ad opporsi in sede procedimentale, a gravare l’eventuale provvedimento ostensivo.

È ben nota la condivisibile giurisprudenza secondo cui dalla previsione di cui all’art. 3, comma 1, del d. P.R. 12 aprile 2006, n. 184 emerge che, in sede giurisdizionale, non può essere dichiarato inammissibile il ricorso per l’accesso agli atti della p.a., per omessa notifica al controinteressato, quando la stessa amministrazione non abbia ritenuto di far consentire la partecipazione di altri soggetti in sede procedimentale che potrebbero subire un pregiudizio all’accoglimento della istanza di accesso e che acquisirebbero la qualifica di controinteressati nel caso di impugnazione del conseguente diniego (ex aliis Cons. Stato Sez. VI, 08.02.2012, Cons. Stato Sez. IV, 16.05.2011, n. 2968, Cons. Stato Sez. VI, 30.07.2010 n. 5062).

Come infatti precisato dalla più recente giurisprudenza, “ove l’estensione del contraddittorio in confronto di soggetti controinteressati sia mancata in sede procedimentale, in base a detto orientamento, fondato sulla necessità di un parallelismo tra contraddittorio procedimentale e processuale, non potrebbe essere dichiarato inammissibile il ricorso non notificato al controinteressato medesimo. A tacer d’altro si opporrebbe ad una tale conclusione la buona fede dell’impugnante, che “conformandosi” alla valutazione resa dall’ Amministrazione secondo cui non esistevano posizioni di controinteresse (tanto da non avere comunicato ad alcuno dell’avvenuta presentazione della domanda di accesso) non aveva provveduto, a propria volta, a notificare il mezzo di primo grado” (Cons. Stato, Sez. IV, 26.08.2014, n. 4308, T.a.r. Parma, 141/2015).

In presenza di un’evidente omissione addebitabile all’amministrazione intimata, a nulla rileva pertanto la circostanza che dei controinteressati fossero immediatamente rilevabili dal contenuto degli atti, posto che dell’esistenza di esigenze di tutela della riservatezza o della privacy parte ricorrente è venuta a conoscenza solo tramite la limitazione alla presa visione degli atti.

Pertanto nel giudizio è stato assicurato, attraverso la disposta integrazione del contraddittorio, il coinvolgimento dei soggetti controinteressati non evocati nel procedimento ed individuati nei destinatari dei permessi di costruire oggetto di richiesta.

4. L’art. 5 del d.lgs. n. 33 del 2013, in tema di “Accesso civico a dati e documenti”, dispone testualmente che “2. Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis. … 3. L'esercizio del diritto di cui ai commi 1 e 2 non è sottoposto ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente. L'istanza di accesso civico identifica i dati, le informazioni o i documenti richiesti e non richiede motivazione. … 6. … Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell'accesso devono essere motivati con riferimento ai casi e ai limiti stabiliti dall'articolo 5-bis. … 9. Nei casi di accoglimento della richiesta di accesso, il controinteressato può presentare richiesta di riesame ai sensi del comma 7 e presentare ricorso al difensore civico ai sensi del comma 8. … ”.

L’accesso civico cd. “generalizzato” è azionabile da chiunque, non richiede la previa dimostrazione circa la sussistenza di un interesse concreto e attuale in connessione con la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti e nemmeno un onere di motivazione della richiesta, proprio in quanto funzionalizzato al precipuo scopo di consentire una pubblicità diffusa e integrale in rapporto alle finalità esplicitate dall' art. 5, comma 2, del d.lgs. n. 33 del 2013.

Ed, infatti, le finalità per le quali tale strumento è stato previsto dal legislatore, come esplicitate nell’art. 5 comma 2 del medesimo testo normativo, risiedono nel riferimento all’obiettivo di favorire forme diffuse di controllo sul “perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”.

A ben vedere, l’interesse tutelato nella fattispecie di cui all’art. 5 del d.lgs. n. 33/2013 presuppone come implicita la rispondenza della richiesta stessa al soddisfacimento di un interesse che presenti una valenza pubblica e che non resti confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico o peggio emulativo che, lungi dal favorire la consapevole partecipazione del cittadino al dibattito pubblico, rischierebbe di compromettere le stesse istanze alla base dell’introduzione dell’istituto.

E’ significativa pertanto la differenza tra accesso ai documenti, accesso civico c.d. semplice e accesso civico generalizzato, laddove il primo consente un’ostensione più approfondita e penetrante, il secondo è strettamente correlato all’adempimento di obblighi di pubblicazione previsti dalla legge, ed il terzo, in quanto motivato da esigenze di controllo diffuso del cittadino, consente una conoscenza senza dubbio più estesa ma meno approfondita, a un’ampia categoria di dati, documenti e informazioni, fermi i limiti posti a salvaguardia di interessi pubblici e privati suscettibili di vulnerazione.

5. Quanto alla posizione dei soggetti controinteressati, in caso di opposizione, l’amministrazione non può, assumere come unico fondamento del rifiuto di accesso il mancato consenso del controinteressato, atteso che l’art. 5, co. 6, del d.lgs. n. 33/2013 espressamente prevede l’ipotesi di “accoglimento della richiesta di accesso civico nonostante l’opposizione del controinteressato”; dunque, la normativa rimette sempre all’amministrazione destinataria della richiesta il potere di decidere sull’accesso e questa deve valutare, da un lato, la probabilità e serietà del danno agli interessi dei soggetti terzi che abbiano fatto opposizione e, dall’altro, la rilevanza dell’interesse conoscitivo della collettività ( se esplicitato, del richiedente) che la richiesta mira a soddisfare.

Il diritto a conoscere dei cittadini deve essere assicurato dall’Amministrazione e non può essere lasciato alla decisione del controinteressato il quale, nell’ambito della partecipazione procedimentale allo stesso riservata, può far emergere esigenze di tutela che ben possono orientare e rendere edotta l’autorità decidente sulle ragioni della invocata riservatezza nell’assumere la determinazione, che spetta comunque sempre e solo alla p.a..

6. Circa i limiti opposti nella specie all’accesso civico generalizzato derivanti dalla tutela di interessi privati, l’art. 5 bis dispone che “2. L'accesso di cui all'articolo 5, comma 2, è altresì rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati:

a) la protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia;

b) la libertà e la segretezza della corrispondenza;

c) gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali.”

7. Tale essendo il quadro normativo di riferimento, ed applicando le suesposte coordinate ermeneutiche alla fattispecie in esame, ritiene il Collegio che le eccezioni sollevate dall’amministrazione intimata e dalla società intervenuta ad opponendum non possano legittimare l’opposto rifiuto al rilascio di copia degli atti oggetto di richiesta ostensiva.

7.1 Innanzitutto, non osta all’accoglimento dell’istanza, l’opposizione mossa dal controinteressato che, come si è innanzi chiarito, non può essere interpretata dall’amministrazione in senso paralizzante e non la avrebbe esonerata dal valutare compiutamente la ricorrenza in atto dei presupposti per il riconoscimento della pretesa azionata, nell’ottica del contemperamento e bilanciamento tra l’interesse collettivo azionato ed il rischio di pregiudizio ai beni o interessi (pubblici e privati) che siano tutelati dall’ordinamento.

7.2 Sotto altro profilo, il preteso scorporo della facoltà di esame del documento da quella di estrazione di copia non sarebbe idoneo a tutelare nessuno degli interessi in gioco: non quello alla tutela degli interessi dei terzi, giacché il richiedente avrebbe, comunque, conoscenza del documento; non quello conoscitivo del richiedente, che in mancanza della copia del documento non potrebbe finalizzarne l'accesso ad una forma di controllo diffuso sull’operato istituzionale dell’ente.

7.3 In ogni caso in presenza di una richiesta di accesso civico c.d. generalizzato e non semplice, alcun rilievo può attribuirsi alla normativa in materia di pubblicazione, proprio in quanto la norma nel delineare l’ambito oggettivo di applicazione dell’istituto si riferisce ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni “ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione”, sicchè del tutto irrilevanti sono le modalità ed i limiti con cui è assicurata la conoscibilità da parte del pubblico dei titoli edilizi rilasciati dal Comune. Come evincibile dalle stesse Linee Guida di cui alla delibera Anac n. 1309/2016, applicabile ai sensi del comma 6 dell’art. 5 bis cit. : “L’accesso generalizzato si delinea come affatto autonomo ed indipendente da presupposti obblighi di pubblicazione e come espressione, invece, di una libertà che incontra, quali unici limiti, da una parte, il rispetto della tutela degli interessi pubblici e/o privati indicati all’art. 5 bis, commi 1 e 2, e dall’altra, il rispetto delle norme che prevedono specifiche esclusioni (art. 5 bis, comma 3)”. Si è difatti chiarito, come innanzi precisato, che il diritto di accesso civico generalizzato e quello civico semplice, pur se accomunati dalla medesima tutela processuale, ed entrambi indipendenti dalla titolarità di una situazione giuridica soggettiva connessa, sono destinati a muoversi su binari differenti, stante l’inciso inserito all’inizio del comma 5 dell’art. 5, “fatti salvi i casi di pubblicazione obbligatoria” per i casi di attivazione del contraddittorio in presenza di controinteressati nell’accesso generalizzato.

7.3 Quanto ai limiti derivanti dalla tutela degli interessi privati menzionati dalla norma, l’interventore ad opponendum ha opposto che il rilascio di copia degli atti oggetto di richiesta ostensiva comporterebbe la pubblicizzazione di dati personali, oltreché di documenti attinenti altresì allo stato patrimoniale ed alla solvibilità, come anche ad interessi economici e commerciali, quali l’organizzazione aziendale , il modo di effettuare la commercializzazione di un bene o di un servizio, gli investimenti effettuati, le tipologie costruttive, le strategie immobiliari, il know-how aziendale.

7.4 Quanto ai dati personali, anche sulla base delle definizioni di cui al nuovo Codice europeo per la Privacy, essi sono qualsiasi informazione riguardante una “persona fisica” identificata o identificabile, quali nome, cognome, data di nascita, numero di telefono, codice fiscale, il numero di conto corrente; e quelle informazioni che permettono di sapere quando, con chi e per quanto tempo ci si è collegati in rete: indirizzo mail, i c.d. file di log, mentre i dati sensibili, sono, invece, quelli che rivelano origine raziale o etnica, opinioni politiche, convinzioni religiose/filosofiche, appartenenza sindacale, dati relativi alla salute, dati relativi alla vita sessuale e all’orientamento sessuale. Già il d.l. n. 201/2011, in un’ottica di semplificazione, intervenendo sull’articolo 5 del Codice della Privacy, aveva escluso l’applicazione delle disposizioni relative al trattamento dei dati personali qualora riferiti a soggetti nell’esercizio dell’attività di impresa, limitandone la portata alle sole persone fisiche, prevedendo testualmente che “In corretta applicazione della normativa europea le comunicazioni relative alla riservatezza dei dati personali sono limitate alla tutela dei cittadini, conseguentemente non trovano applicazione nei rapporti tra imprese”. Anche con il “Provvedimento in ordine all´applicabilità alle persone giuridiche del Codice in materia di protezione dei dati personali a seguito delle modifiche apportate dal d.l. n. 201/2011 - 20 settembre 2012” (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16 novembre 2012) - è stato dato atto che “la portata applicativa di tutte le disposizioni del Codice che riguardano gli interessati ovvero il trattamento di dati personali è stata limitata in via esclusiva alle persone fisiche ed ai trattamenti di informazioni personali che vi si riferiscono.” Anche il G.D.P.R. - “General Data Protection Regulation” n.679/2016 che è entrato in vigore il 24 maggio 2016 ed è diventato direttamente applicabile e vincolante in tutti gli Stati membri a partire dal 25 maggio 2018, seppure impropriamente richiamato dall’interventore poiché entrato in vigore successivamente alla richiesta di accesso in argomento, non disciplina in alcun modo il trattamento dei dati che riguardano la persona giuridica (salvo con poche eccezioni che, tuttavia, non interessano in questa sede), atteso che dalla definizione di “dato personale” e di “interessato” di cui agli artt. 1 e 4 rimane escluso qualsiasi riferimento a persone giuridiche, enti o associazioni.

In ogni caso, nell’ottica del giusto contemperamento con il principio di trasparenza, l’art. 86 del regolamento stabilisce, in materia di Trattamento e accesso del pubblico ai documenti ufficiali, che i dati personali contenuti in documenti ufficiali in possesso di un'autorità pubblica o di un organismo pubblico o privato per l'esecuzione di un compito svolto nell'interesse pubblico possono essere comunicati da tale autorità o organismo conformemente al diritto dell'Unione o degli Stati membri cui l'autorità pubblica o l'organismo pubblico sono soggetti, al fine di conciliare l'accesso del pubblico ai documenti ufficiali e il diritto alla protezione dei dati personali ai sensi del presente regolamento.

Da ciò consegue che la limitazione di cui all’invocata lett. a) e attinente nello specifico ai dati personali non può essere legittimamente invocata nella fattispecie laddove si tratta appunto della richiesta di informazioni riguardanti non una persona fisica ma una persona giuridica, quale deve essere qualificato l’interventore, come anche le altre persone giuridiche, cui il presente ricorso è stato notificato, destinatarie dei titoli edilizi e degli atti oggetto della richiesta in esame.

7.5 Si tratta, a questo punto, di verificare se ed entro quali limiti eventualmente la richiesta di accesso generalizzato avanzata da parte della ricorrente incontri il limite di cui alla successiva lett. c) degli “interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, che, sulla base delle Linee Guida Anac n. 1309/2016 includono la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali.

Si premette, al riguardo, che il legislatore ha individuato tre specifici ambiti tutelati dall’ordinamento e tutti collegati con l’interesse generale di garantire il buon funzionamento delle regole del mercato e della libera concorrenza, ma, tuttavia, deve correttamente ritenersi che i predetti ambiti non esauriscono l’ambito di operatività della disposizione alla luce dell’espressione “ivi compresi”, utilizzata proprio al fine di fugare eventuali dubbi al riguardo, e che, pertanto, l’espressione “interessi economici e commerciali” debba essere intesa nel senso più ampio; e, al riguardo, atteso il chiaro tenore testuale della norma è evidente che il riferimento è in tal caso anche alla tutela delle persone giuridiche.

Rispetto agli atti oggetto di richiesta ostensiva e precisamente “relazioni tecniche, planimetrie, sezioni e tabelle di dimensionamento” di ciascuno dei titoli edilizi rilasciati, non può configurarsi alcuna lesione di interessi economici e commerciali dei destinatari, né quanto alla tutela del diritto di autore o a segreti commerciali trattandosi di mere rappresentazioni grafiche ed elaborati utili a trasporre sul piano reale e delineare l’oggetto, la localizzazione, e gli sviluppi planimetrici dell’attività edilizia autorizzata.

Pertanto l’opposizione dell’interventore non coglie nel segno atteso che, ove la si dovesse veramente interpretare nell’indicata direzione, verrebbe sostanzialmente posta nel nulla una delle principali finalità dell’accesso generalizzato, ossia proprio l’assicurare a chiunque la possibilità di esperire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali della pubblica amministrazione.

Si può porre un problema di tutela della “riservatezza commerciale” o “industriale” solo laddove emerga l’esigenza di tenere riservato il c.d. know-how d’impresa, ossia più nel dettaglio le conoscenze, il patrimonio di esperienze, la metodologia tecnica o commerciale che l’imprenditore utilizza, in modo esclusivo o segreto, nella propria attività produttiva che nel suo complesso è riconducibile alla libertà di iniziativa economica privata tutelata e riconosciuta dall’art. 41 della Costituzione. La tutela può essere invocata solo in relazione ai processi organizzativi e metodologici che riguardano il cosiddetto “know-how” aziendale, ossia le conoscenze tecniche, le esperienze operative e gli studi applicativi suscettibili di essere utilizzati anche da terzi. In tale contesto, la tutela della riservatezza non ha carattere assoluto ed è necessario che la conoscenza del know-how vada valutata con riferimento non già alle singole informazioni (che considerate singolarmente potrebbero essere pur note), quanto piuttosto al loro insieme ed alla loro combinazione. Occorre inoltre che dette informazioni abbiano un immediato risvolto pratico e siano qualificate da un minimum di rilevanza economica, nel senso della capacità delle stesse di assumere i caratteri propri di un bene aziendale suscettibile, in quanto tale, di essere trasferito, valutato e apprezzato secondo criteri economico-patrimoniali.

8. Premesso che ai sensi dell’art. 116 comma 4 c.p.a. il giudice ordina l’esibizione “sussistendone i presupposti”, merita accoglimento la richiesta di accesso civico generalizzato in argomento, trattandosi innanzitutto di un’istanza evidentemente rivolta all’esperimento di un controllo sul perseguimento dei fini istituzionali dell’ente e pertanto non riveste carattere emulativo stante la rilevanza e l’inerenza a pubblico interesse dell’attività edilizia esercitata nel territorio di residenza.

L’istanza inoltre, come prescritto, identifica con precisione i dati ed i documenti ossia i tre titoli edilizi menzionati con la relativa documentazione grafica allegata di cui è richiesto il rilascio di copia per cui non comporta un aggravio per l’amministrazione nella ricerca della medesima documentazione. E da ultimo la richiesta non incorre nell’ambito delle esclusioni sulla cui base, ai sensi dell’art. 5 bis cit, può legittimamente opporsi un diniego.

Le spese processuali vanno compensate in ragione della peculiarità e novità delle questioni trattate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto ordina al Comune di Montesilvano l’esibizione tramite rilascio di copia dei documenti oggetto di richiesta ostensiva entro e non oltre il termine di giorni venti dalla comunicazione della presente.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 9 novembre 2018 con l'intervento dei magistrati:

Alberto Tramaglini, Presidente

Renata Emma Ianigro, Consigliere, Estensore

Massimiliano Balloriani, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Renata Emma IanigroAlberto Tramaglini
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO