Pubblicato il 21/05/2018

N. 00839/2018 REG.PROV.COLL.

N. 01165/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

Lecce - Sezione Seconda

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1165 del 2017, proposto da
Teresa Gallucci, rappresentata e difesa dall'avvocato Massimo Vernola, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Piergiorgio Provenzano in Lecce, p.zza L. Ariosto n.30;

contro

Comune di Copertino, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

ex art. 116 c.p.a. del provvedimento di diniego formatosi a seguito del silenzio serbato sull'istanza di accesso agli atti ex art. 22 e seg. L. n. 241/1990 formulata dalla ricorrente e sulla contestuale istanza per l'accesso "civico" proposta ai sensi dell'art. 5, co. 2, del D. Lgs. 33/2013, come modificato dal D. Lgs. 97/2016 (F.O.I.A.), notificata via pec in data 28.6.2017 al Comune di Copertino (Le) volta a richiedere l'ostensione dei documenti precisati nella stessa istanza.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 marzo 2018 la dott.ssa Claudia Lattanzi e udito l’avv. Palmisano, in sostituzione dell'avv. M. Vernola, per la ricorrente;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

La ricorrente, esercente l’attività di commercio con automarket su posteggio nelle zone di Parco della Grottella e del Castello del Comune di Copertino, ha inviato al comune di Copertino numerose segnalazioni, denunce ed esposti, relative a violazioni della normativa applicabile in materia di commercio su aree pubbliche da parte di soggetti abitualmente sostanti in modo permanente, con paninoteche ambulanti, nelle vicinanze dei posteggi a lei assegnati.

Con istanza del 28 giugno 2017, la ricorrente ha chiesto al Comune di “conoscere lo stato della pratica, e il rilascio di copia di ogni singolo atto istruttorio e di verifica, la nomina del responsabile del procedimento, eventuali risposte e/o archiviazioni delle segnalazioni, ed eventuali provvedimenti sanzionatori e/o di contestazione applicati nei confronti di terzi, oppure i motivi della mancata attivazione dei procedimenti di verifica di quanto segnalato” con riferimento ad ogni singola segnalazione indicata nella domanda di accesso.

La ricorrente ha poi contestualmente formulato istanza per l’accesso agli atti ai sensi dell'art. 5, comma 2, d.lgs. 33/2013, come modificato dal d.lgs. 97/2016 (F.O.I.A.), relativamente a “- tutte le autorizzazioni e/o permessi e/o licenze rilasciati dal Comune di Copertino dal 2010 ad oggi per esercizio su posteggio e/o di commercio ambulante sul territorio Comunale e in particolare nella zona di Parco della Grottella e nella zona Castello. - Eventuali comunicazioni o richieste di intervento ovvero richieste di informativa effettuate dal Comune di Copertino al Comando di Polizia Municipale dalla data del 1° maggio 2016 sino alla data di protocollazione della presente; - Ordini di servizi disposti dall'Amministrazione, siano essi stati emessi dal Comune stesso ovvero dal Comando di Polizia Municipale aventi ad oggetto controlli sul territorio in materia di commercio ambulante, dal 1° maggio 2016 sino alla data di protocollazione della presente; - Esito di eventuali controlli effettuati per l'accertamento e la sanzione delle violazioni sempre nel periodo sopra richiamato ed in particolare in data 28.06.2016 presso il Parco della Grottella nei confronti dei mezzi ambulanti targanti AB389HB e AX702CD”.

Stante il silenzio serbato dall’amministrazione comunale, la ricorrente, con il presente ricorso, ha chiesto l’annullamento del provvedimento di diniego e l’accertamento della fondatezza della richiesta di accesso.

La ricorrente ha formulato i seguenti motivi: 1. Illegittimità del silenzio serbato sull’istanza di accesso agli atti ex artt. 22 e ss., l. 241/1990; specificità della richiesta di accesso; legittimazione attiva e sussistenza di un interesse qualificato in capo all’istante. 2. Violazione art. 3 della l. n. 241/1990; eccesso di potere, nonché violazione dei principi di trasparenza di cui al d.lgs. n. 33/2013 e di buon andamento ex art. 97 Cost..

Deduce la ricorrente: che l’istanza è dettagliata e specifica; che l’Amministrazione non poteva sottrarsi dal dare riscontro all’accesso agli atti, trattandosi di procedimenti avviati ad istanza di parte; che colui che esercita attività di commercio in una stessa zona ove opera un altro esercizio della stessa specie, trovandosi in un rapporto diretto con la struttura di vendita concorrente e ricevendo dalla stessa un pregiudizio, consistente nella distrazione di clientela, ha diritto a chiedere ed a ottenere dal Comune di verificare la regolarità delle autorizzazioni commerciali possedute dal concorrente; che l’obbligo di trasparenza di cui al d.lgs. n. 33 del 14.03.2013 va inteso come accessibilità totale ed immediata alle informazioni sull’organizzazione e sull’attività delle pubbliche amministrazioni allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.

Con ordinanza n. 399/2018 il Collegio ha chiesto al Comune una documentata relazione sui fatti di causa.

Il Comune non ha dato alcun riscontro alla suddetta richiesta.

Alla camera di consiglio del 28 marzo 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Nella fattispecie la ricorrente è titolare di un “interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso” che, ai sensi dell'art. 22, l. n. 241/90, la legittima alla presentazione dell’istanza di accesso e all’accoglimento della stessa.

È stato precisato dalla giurisprudenza, condivisa, che “la nozione di  situazione giuridicamente rilevante  ex art. 22, l. n. 241 del 1990 comporta che la legittimazione all'accesso spetta a chiunque possa dimostrare che gli atti oggetto della domanda di ostensione abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, e ciò per l'autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita distinto rispetto alla situazione legittimante all'impugnativa dell'atto, onde è a tali fini sufficiente un interesse personale e concreto, serio e non emulativo, riconducibile al soggetto in quanto titolare di una posizione soggettiva giuridicamente rilevante e qualificata dall'ordinamento come meritevole di tutela” (Tar Trieste, Friuli-Venezia Giulia, sez. I, 2 novembre 2012, n. 390)

In coerenza con tale impostazione di fondo, è stata riconosciuta “la legittimazione all’accesso agli atti riguardanti l’attività svolta da altra impresa nel medesimo bacino d’utenza, giacché tanto consente di verificare l’eventuale sussistenza di irregolarità idonee a tradursi in un pregiudizio per la concorrenza” (Tar Trieste, Friuli-Venezia Giulia, 390/2012, cit.).

Nel caso in esame, è indubbio che i documenti di cui si è chiesto l’accesso riguardano la posizione giuridica della ricorrente, proprio in quanto diretti alla tutela della propria autorizzazione al commercio anche con riferimento alla verifica della presenza o meno di una concorrenza sleale.

Per quanto riguarda la richiesta di accesso civico ex art.5 d.lgs. 33/2013, così come modificato dal d.lgs. 97/2016, è stato rilevato che <<il d.lgs. n. 97/2016 ha operato un’importante estensione dei confini della trasparenza, intesa oggi come “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”, come recita l’art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 33/2013. Inoltre, in forza del comma 3 dello stesso articolo, le disposizioni sulla trasparenza di cui al d.lgs. n. 33/2013 sono state espressamente qualificate come “livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche”, garantito, quindi, sull’intero territorio nazionale, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lett. m), Cost., con conseguente vincolo di inderogabilità in pejus. Il rifiuto, il differimento e la limitazione dell’accesso devono essere motivati con riferimento ai casi ed ai limiti stabiliti dall’articolo 5-bis. Tale norma identifica, innanzitutto, i divieti ‘assoluti’ di accesso: l'accesso civico di cui all'articolo 5, comma 2, è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici inerenti ai seguenti ambiti: a) la sicurezza pubblica e l'ordine pubblico; b) la sicurezza nazionale; c) la difesa e le questioni militari; d) le relazioni internazionali; e) la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato; f) la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento; g) il regolare svolgimento di attività ispettive. Inoltre, l'accesso di cui all'articolo 5, comma 2, è altresì rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati: a) la protezione dei dati personali, in conformità con la disciplina legislativa in materia; b) la libertà e la segretezza della corrispondenza; c) gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali. 3. Il diritto di cui all'articolo 5, comma 2, è escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'articolo 24, comma 1, della legge n. 241/1990. In modo particolare, in questi ultimi casi relativi alla tutela di “interessi privati”, l’amministrazione non potrà respingere la domanda senza fornire un’adeguata motivazione al diniego (come invece nei casi di cui al comma 3: segreto di Stato e altri casi previsti dalla legge) ma dovrà compiere un ulteriore passaggio motivazionale, al fine di verificare se la richiesta ostensione potrebbe cagionare un pregiudizio concreto a quegli stessi interessi, che sono rilevanti ma pur sempre di natura privata. L’amministrazione, in tal caso, dovrà dimostrare che dall’accesso generalizzato deriva un pregiudizio concreto ossia che vi è un nesso di casualità tra l’accesso consentito e il pregiudizio>> (Tar Lazio, sez. III bis, 20 febbraio 2018, n. 3453).

Posti questi principi, è da rilevare che il ricorrente ha diritto ad accedere ai dati e alle informazioni richiesti nei limiti della tutela di eventuali controinteressati.

L’amministrazione comunale dovrà dare comunicazione della richiesta di accesso agli eventuali controinteressati, e dovrà poi provvedere alla valutazione delle eventuali controdeduzioni di segno negativo dei medesimi controinteressati, da soppesare, in termini di sussistenza del pregiudizio, nel provvedimento finale quanto ad ampiezza dei dati e dei documenti da ostendere.

In conclusione, il ricorso deve essere accolto sia per quanto riguarda l’accesso ex art. 22, l. 241/1990 sia per quanto riguarda l’accesso civico, quest’ultimo nelle modalità di cui in motivazione.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, l’accoglie nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, ordina, nei suindicati limiti, al comune di Copertino di esibire e consegnare alla ricorrente, copia conforme dei documenti richiesti con le istanza di accesso del 28 giugno 2017, nel termine perentorio di 30 (trenta) giorni dalla comunicazione/notificazione della presente sentenza.

Condanna il comune di Copertino al pagamento delle spese processuali che si liquidano in euro 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge, e rifusione del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 28 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:

Eleonora Di Santo, Presidente

Ettore Manca, Consigliere

Claudia Lattanzi, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Claudia LattanziEleonora Di Santo
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO