Pubblicato il 06/04/2018

N. 00796/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02648/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2648 del 2017, proposto da:
L'Albero per la Vita, Società Cooperativa Sociale O.N.L.U.S., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Pieranna Filippi; domicilio digitale: pierannafilippi@avvocatitrapani.legalmail.it; domicilio fisico presso lo studio dell’avv. Daniela Ciancimino sito in Palermo, via Uditore, 11/H;

contro

Comune di Alcamo, in persona del Sindaco pro tempore, presente in giudizio a mezzo di un proprio funzionario;

nei confronti

Giovanni Cassarà;

Per l'annullamento

- del provvedimento n. prot. n. 55326 datato 23/10/2017, comunicato a mezzo pec in pari data, con cui il Responsabile dell'Area Funzionale 1 della Direzione Area 1- Pianificazione Urbanistica e Territoriale del Comune di Alcamo - ha ritenuto di poter accogliere, ai sensi e per gli effetti dell'art. 5 comma 2 del D.Lgs. n. 33/2013, limitatamente al parere urbanistico prot. n. 29615 del 5/06/2017, la richiesta di accesso civico generalizzato presentata da tale Cassarà Giovanni, prot. n. 41573 dell'11/08/2017;

- nonché, ove possa occorrere di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale;

- nonché per l'accertamento dell'assenza di ogni legittimazione ed interesse giuridicamente rilevante in capo all'odierno controinteressato, Sig. Giovanni Cassarà.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 27 marzo 2018 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso notificato in data 9 novembre 2017, e depositato il successivo 13 novembre, la società ricorrente ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe articolando le censure di: Violazione e falsa applicazione degli articoli 1, 5, 5-bis, 7 bis, 23 del decreto legislativo n. 33/2013; Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 della legge n. 241/1990; Violazione e falsa applicazione degli articoli 24, 97, della costituzione; Violazione e falsa applicazione dell’ d.lgs. n. 195/2005; Eccesso di potere per travisamento dei presupposti di fatto, carenza istruttoria, irrazionalità e ingiustizia manifesta.

Sostiene parte ricorrente che l’impugnato provvedimento, di parziale accoglimento dell’istanza di accesso presentata dal sig. Giovanni Cassarà, sarebbe illegittimo, ponendosi al di fuori delle ipotesi di accesso consentite dall’art. 1 del D.Lgs. n. 33 del 2013, in quanto l’atto per il quale viene consentito l’accesso è un atto endoprocedimentale, che involge profili urbanistici inerenti al procedimento nel quale è inserito; da cui ne deriverebbe la carenza in capo al sig. Cassarà del diritto di accesso civico, che nel caso in esame sarebbe stato utilizzato strumentalmente per superare i limiti entro i quali è consentito l’accesso provvedimentale.

Inoltre il comune resistente avrebbe omesso di considerare il pregiudizio che da tale accesso deriva a parte ricorrente e sarebbe errato il riferimento all’accesso relativo alla materia ambientale.

Si è costituito in giudizio il comune intimato, a mezzo di un proprio funzionario.

In occasione della camera di consiglio fissata per la trattazione del ricorso l’avvocato della ricorrente ha insistito sulle proprie tesi, e il funzionario del comune di Alcamo ha difeso la legittimità del provvedimento impugnato e concluso per il rigetto dell’impugnazione proposta; il ricorso è quindi stato posto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato.

In primo luogo appare irrilevante il fatto che l’atto per il quale è stato concesso l’accesso in contestazione sia un parere di carattere endoprocedimentale, che ove non espressamente adottato sarebbe stato surrogato dal meccanismo del silenzio - parere favorevole.

Lo spirito dell’accesso civico è quello di consentire la verifica dell’attività di una P.A., e non solo di quella che si concretizza con l’adozione di provvedimenti finali; non vi sarebbe pertanto ragione di ritenere escluso da tale accesso la conoscenza di atti endoprocedimentali; né assume alcun rilievo il fatto che la mancanza del parere espresso non avrebbe arrestato l’iter procedimentale nel quale è inserito, ovvero che attiene a profili di carattere urbanistico.

In concreto tale parere è stato reso, nell’ambito dello svolgimento dell’attività amministrativa del comune, e non vi è alcun motivo di ritenerlo, in linea di principio, escluso dall’accesso civico.

Anche gli ulteriori motivi di censura articolati in ricorso risultano evanescenti, ancor più se si considera che l’attività, seppur di carattere consultivo, espletata dal comune con l’adozione del parere in questione, attiene a un bene demaniale, ordinariamente destinato - fatte salve le eccezioni consentite - a un uso pubblico.

La possibilità per un cittadino di verificare le modalità di svolgimento dell’attività, seppur consultiva, di un’amministrazione, rispetto all’uso di un bene generale, risulta congruente con la ratio posta a fondamento della previsione dell’accesso civico, mentre non si vede come tale accesso possa comportare la lesione degli interessi della ricorrente: un parere urbanistico non può certo svelare alcun Know-how, utilizzato per la realizzazione dell’intervento previsto e le esigenze di riservatezza vengono solo genericamente sollevate senza specificare in cosa consisterebbero.

In conclusione il ricorso è privo di fondamento e deve essere respinto.

In assenza di difesa, attraverso un legale all’uopo incaricato, dell’amministrazione intimata, nulla per le spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Nulla per le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 27 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:

Maria Cristina Quiligotti, Presidente

Nicola Maisano, Consigliere, Estensore

Maria Cappellano, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Nicola MaisanoMaria Cristina Quiligotti
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO