Pubblicato il 29/03/2018

N. 03539/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00514/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 514 del 2018, proposto da:
Franco Picchi, rappresentato e difeso dall'avvocato Giovanni Mandoli, domiciliato, ex art. 25 c.p.a., in Roma, presso la Segreteria del TAR;

contro

L’Autorità nazionale anticorruzione, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale domicilia in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

della nota n.133758 del 06.12.2017 del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza ANAC, con cui lo stesso ha rigettato la domanda di riesame presentata dal Dott. Franco Picchi in data 22.11.2017 a seguito della mancata risposta alla sua istanza di accesso civico generalizzato trasmessa ad ANAC in data 15.10.2017;

e per la declaratoria del diritto del ricorrente all'accesso alle delibere e/o gli atti, i documenti, le relazioni, e le eventuali note interne elaborate da AVCP o da essa usate, relative e/o conseguenti alla segnalazione inviata in data 29.06.2014.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Autorità nazionale anticorruzione;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 marzo 2018 la dott.ssa Roberta Cicchese e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Espone il ricorrente, medico odontoiatra iscritto alla Fondazione Enpam, di aver inviato, in data 29 giugno 2014, una segnalazione all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con la quale prospettava profili di irregolarità e di contrasto con i principi dell’evidenza pubblica dell’atto di conferimento di sei immobili detenuti da Enpam al fondo Antirion Core.

Rappresenta poi come, essendo egli promotore sul web della “petizione per una trasparenza illimitata”, rivolta al Presidente Enpam e alla Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, in data 15 ottobre 2017 inviava un’istanza di accesso civico generalizzato relativa alla sua segnalazione del 29 giugno 2014.

Con successiva istanza del 22 novembre 2017, non avendo ricevuto risposta alla prima istanza di accesso, il ricorrente inviava al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) dell’ANAC un’istanza di riesame.

Con nota n. 133758 del 6 dicembre 2017 il RPCT rispondeva affermando “che, allo stato, non risulta avviato alcun procedimento, né risultano elaborati o adottati dall’ANAC atti istruttori, note interne, delibere, documenti o relazioni, relativamente alla segnalazione presentata”, rappresentando, inoltre, come, ai sensi dell’art. 6, commi 2 e 3, del regolamento di vigilanza, un esposto si intende comunque archiviato in assenza di comunicazione di avvio del procedimento.

Alla mail del 7 dicembre 2017, con la quale il ricorrente evidenziava che una pur minima documentazione doveva esistere, anche se la segnalazione era stata archiviata, l’Anac rispondeva con una nota, n. 137181 del 19 dicembre 2017, con la quale il RPCT rappresentava che il fascicolo riguardante la segnalazione presentata dal ricorrente, passato dall’ex ufficio SF2 AVCP all’ufficio vigilanza servizi e forniture ANAC in ottemperanza al decreto legge n. 90/2014, era stato archiviato a seguito di una ricognizione complessiva (straordinaria) e in base all’applicazione in via generale dell’art. 6, commi 2 e 3, del regolamento di vigilanza.

Al dichiarato fine di operare un’analisi della “inconsueta metodica di archiviazione complessiva delle segnalazioni”, della quale egli ritiene andrebbe verificata l’aderenza alle specifiche finalità istituzionali di ANAC, nonché al fine di stimolare un dibattito pubblico sui suoi effetti e sull’attendibilità delle attività di controllo della medesima Autorità, il ricorrente ha impugnato il diniego di accesso del 6 dicembre 2017, articolando i seguenti motivi di ricorso:

1. Violazione ed errata applicazione degli artt.1, comma 1, 2, comma 1, 5, commi 2 e 6, del d.lgs. n. 33/2013 e s.m.i., e della circolare 2/2017 Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, eccesso di potere, difetto di istruttoria, traviamento dei fatti, violazione di circolari.

2. Violazione di legge – art. 21 della Costituzione; art. 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo; art. 11 della carta dei diritti fondamentali dell’unione europea: mancata applicazione.

L’Autorità nazionale anticorruzione si è costituita in giudizio.

La controversia è stata trattenuta in decisione alla camera di consiglio del 14 marzo 2018.

Il ricorso è infondato.

Il diniego di accesso del 6 dicembre 2017 è stato motivato dall’amministrazione con riferimento all’inesistenza dei documenti richiesti, attesa l’applicabilità alla fattispecie dell’art. 6, commi 2 e 3, del regolamento in materia di vigilanza e accertamenti ispettivi adottato dall’Anac il 9 dicembre 2014, secondo cui l’esposto si intende archiviato in assenza di comunicazione di avvio del procedimento nei termini regolamentari previsti e l’archiviazione è comunicata solo nel caso di espressa richiesta scritta dell’esponente.

Quanto al cuore motivazionale del diniego di accesso, individuato nell’inesistenza dei documenti, deve rilevarsi come l’affermazione proviene dall’amministrazione ed è contenuta in un atto che impegna la medesima, ciò che, per granitica giurisprudenza in materia, integra motivazione idonea a sorreggere il diniego di accesso (cfr., da ultimo, T.A.R. Campania, Napoli, sez. VI, 5 luglio 2017, n. 3620, T.A.R. Trentino-Alto Adige, Trento, sez. I, 27 marzo 2017, n. 100, T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 7 marzo 2017, n. 3206).

Del resto, la riferita inesistenza dei documenti non è contestata dal ricorrente nella sua oggettiva veridicità, essendosi lo stesso limitato ad evidenziare l’astratta doverosità e opportunità di un procedimento e/o di un documento di archiviazione.

Ma la valutazione della legittimità del modus procedendi dell’amministrazione, che ha rilevato l’avvenuta definizione della domanda di accesso in maniera tacita, sulla base di una precisa norma regolamentare, è del tutto estranea al rito per l’accesso, finalizzato solo a verificare la ricorrenza o meno del diritto all’ostensione di un documento già esistente.

Quanto alla disposizione richiamata nell’atto di diniego impugnato, art. 6 del regolamento, deve osservarsi come la norma, dopo aver descritto, al comma 1, le ipotesi in cui il dirigente provvede alla archiviazione degli esposti, ai commi 2 e 3 stabilisce che “L’archiviazione è comunicata, anche a mezzo di posta elettronica non certificata, solo nel caso di espressa richiesta scritta dell’esponente ed è disposta di regola mediante l’utilizzo di modelli approvati dal Consiglio dell’Autorità, tenuto conto delle tipologie di segnalazione ricevute. L’esposto si intende archiviato comunque se l’Autorità non procede alla comunicazione di avvio del procedimento nei termini di cui all’art. 9, comma 1 del presente regolamento”.

La previsione definisce, in un’ottica acceleratoria e di efficienza dell’agire amministrativo, una fattispecie a definizione tacita, nella quale lo stesso iter procedimentale è assolutamente deformalizzato, così che il mancato invio della comunicazione di avvio del procedimento tiene luogo di un provvedimento espresso di archiviazione.

Il ricorso, inoltre, non può essere accolto con riferimento a tutta una serie di documenti non specificati nell’originaria istanza e menzionati per la prima volta nel gravame, atteso che sugli stessi (indicati alle pagine 14 ss del ricorso, ma non nella domanda rivolta a suo tempo all’amministrazione) non si è formato alcun provvedimento, espresso o tacito, di diniego di ostensione.

In conclusione il ricorso va respinto.

Le spese di lite possono essere compensate in considerazione della novità della questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:

Carmine Volpe, Presidente

Ivo Correale, Consigliere

Roberta Cicchese, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Roberta CiccheseCarmine Volpe
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO