Pubblicato il 24/05/2018

N. 00752/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00132/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 132 del 2018, proposto da
-OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avvocato Francesco Paolo Bello, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio, in Bari, via Arcivescovo Vaccaro, 45;

contro

I.N.P.S. - Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Raffaele Tedone, Chiara Contursi e Cosimo Nicola Punzi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Azienda Sanitaria Locale Bari, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Edvige Trotta, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio, in Bari, Lungomare Starita, 6;

per l'annullamento

del provvedimento tacito di diniego formatosi in relazione all’istanza di accesso ai documenti amministrativi, formulata in nome e per conto della ricorrente in data 14.11.2017;

nonché

per l'accertamento

del diritto della ricorrente a prendere visione ed estrarre copia dei documenti amministrativi di cui alla predetta istanza rivolta all’ASL Bari;

nonché

per la condanna

dell’Amministrazione a rendere ostensibili i documenti oggetto della domanda di accesso.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’I.N.P.S. - Istituto Nazionale della Previdenza Sociale e dell’Azienda Sanitaria Locale Bari;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 12 aprile 2018 il dott. Alfredo Giuseppe Allegretta e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale d’udienza;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con ricorso notificato il 15.1.2018 e depositato il 30.1.2018, -OMISSIS- adiva il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sede di Bari, al fine di ottenere le pronunce meglio indicate in oggetto.

La ricorrente esponeva in fatto che, stante la propria condizione riconosciuta di invalida civile, in data 23.6.2010, presentava all’I.N.P.S. domanda tesa al riconoscimento dell’aggravamento del citato status, allegando la comprovante documentazione medica (prot. I.N.P.S. n. 0900.24/06/2010.0151900).

Nella ricevuta della presentazione della richiesta, l’I.N.P.S. comunicava che “non è stato possibile assegnare un appuntamento per la visita. La data fissata per la visita verrà comunicata successivamente e potrà essere visualizzata anche sul sito www.inps.it”.

Non avendo ricevuto notizie circa la data di convocazione per la visita medica, in data 14.11.2017, con istanza protocollata dal Dipartimento di Prevenzione - Commissione Invalidi civili DSS7 - ASL Bari, il figlio della ricorrente, -OMISSIS-, delegato dalla stessa, presentava istanza per l’accesso agli atti amministrativi, ai sensi dell’art. 5, co.2, del D.Lgs. n. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. n. 97/2016, relativamente al procedimento de quo.

Decorsi inutilmente trenta giorni dalla presentazione della suddetta istanza, con il presente ricorso, la ricorrente adiva il Tribunale in epigrafe, al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento tacito di diniego medio tempore formatosi ed il riconoscimento del proprio diritto ad accedere ai documenti amministrativi oggetto di istanza, sulla base della seguente censura:

1.Violazione di legge. Violazione dell’art. 97 Cost. Violazione e falsa applicazione degli artt. 22 e 24 L. n.241/1990. Violazione dei principi di imparzialità, correttezza e trasparenza dell’azione amministrativa. Eccesso di potere per carenza di istruttoria.

In tesi di parte ricorrente, il diniego tacito formatosi sull’istanza in questione sarebbe illegittimo, in quanto sussisterebbe in capo all’interessata una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti dei quali si chiedeva l’ostensione all’Amministrazione.

In data 4.4.2018 si costituiva in giudizio l’I.N.P.S., argomentando in favore dell’estraneità dell’Istituto all’odierno giudizio, e, in ogni caso, concludendo per il rigetto del ricorso, in quanto inammissibile e infondato.

In data 11.4.2018 si costituiva in giudizio l’ASL Bari, la quale, motivando a favore della volontà dell’Amministrazione di dare riscontro all’istanza di accesso agli atti della ricorrente, chiedeva il rigetto del gravame in quanto infondato.

All’udienza camerale del 12.4.2018 il ricorso veniva definitivamente trattenuto in decisione.

Preliminarmente, riguardo alle contestazioni di inammissibilità per tardività dell’istanza di accesso agli atti posta in essere dalla ricorrente, sollevate da entrambe le Amministrazioni resistenti, si osserva quanto segue.

La controversia de qua ha ad oggetto il diritto di accesso agli atti in possesso della Pubblica Amministrazione, il quale viene disciplinato sia dall’art. 22 della L. 241/1990, sia, nella forma del c.d. accesso civico generalizzato, dall’art. 5 co. 2 del D.Lgs. n. 33/2013, come modificato dal D.Lgs. n. 97/2016 (decreto F.O.I.A.).

La nuova normativa non elimina, né rende privo di portata pratica l’accesso documentale o procedimentale, di cui all’art. 22 L. 241/1990, che è azionabile soltanto da chi abbia un “interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”.

Al contrario, il D.lgs. n. 97/2016 ha operato una considerevole estensione dei confini della trasparenza, intesa oggi come “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”, come recita l’art. 1, co. 1, del D.Lgs. n. 33/2013.

Nel caso di specie, la ricorrente ha presentato all’Amministrazione resistente istanza di accesso ex art. art. 5, co. 2, del D.Lgs. n. 33/2013, per la quale non è necessario pertanto motivare la sussistenza del citato “interesse diretto, concreto e attuale” richiesto invece dalla L. n. 241/1990.

Tuttavia, nonostante l’aspetto formale, l’istanza in questione appare, sotto un profilo sostanziale, più rispondente alle finalità e all’ambito applicativo di cui alla L. n. 241/1990 e ss.mm.ii.

Infatti, non v’è dubbio alcuno che la ricorrente sia titolare, nella specie, di un interesse diretto, concreto e attuale corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti dei quali ha chiesto l’accesso (art. 22, comma 2, lettera b), l. n. 241/1990).

Peraltro, vale la regola per cui l'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza (art. 22, co. 2, L. 241/1990), con la conseguente introduzione del principio della massima ostensione dei documenti amministrativi, salve le limitazioni giustificate dalla necessità di contemperare il suddetto interesse con altri interessi meritevoli di tutela (cfr. il successivo co. 3) che, tuttavia, nel caso in esame non risultano ricorrere, non sussistendo dunque ostacoli all’ostensione documentale richiesta.

Con riferimento, pertanto, agli invocati profili di inammissibilità per tardività dell’istanza, si osserva che, ai sensi dell’art. 22 della L. 241/1990, come sostituito dall’art.15 della L. 15/2005: “il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere”.

Orbene, a riguardo delle pratiche di assistenza ed invalidità civile (Ap70, riesami/ripristini anche a seguito di omologazione di sentenza, carta acquisti) il Massimario integrato di conservazione e scarto dell’I.N.P.S. (delib. n. 905 del 4 giugno 1996, aggiornato al luglio 2016) prevede che il tempo di conservazione dei relativi documenti amministrativi sia limitato ad anni cinque.

Ne consegue che il prolungato lasso di tempo intercorso tra la domanda di aggravamento e l’istanza di accesso agli atti rende inammissibile quest’ultima, in quanto l’Amministrazione ha l’obbligo organizzativo di detenere i documenti oggetto dell’odierna controversia per un tempo significativo, ma limitato, per come sopra evidenziato.

Diversa è poi la circostanza, anch’essa sottolineata dall’I.N.P.S., del ritardo nell’attivazione da parte della ricorrente relativamente all’iter amministrativo della pratica di aggravamento di invalidità - il quale certamente le ha impedito di esperire i relativi rimedi processuali - ma che non rileva ai fini del presente giudizio, il quale ha ad oggetto esclusivamente l’istanza di accesso agli atti di tale procedimento.

In conclusione sul punto, le censure di inammissibilità risultano meritevoli di accoglimento.

Ad abundantiam, passando alla trattazione nel merito della questione, per le considerazioni che seguono, deve constatarsi altresì la cessata materia del contendere.

In effetti, come risulta agli atti, all’istanza di accesso presentata dalla ricorrente in data 14.11.2017, l’ASL Bari aveva dato riscontro in data 23.11.2017 tramite raccomandata A/R, la quale però non era pervenuta a destinazione per mero errore materiale nell’indicazione dell’indirizzo (via G. Petroni inteso dall’incaricato postale come Giulio, anziché Giandomenico) e, pertanto, veniva restituita al mittente.

Successivamente, in data 31.01.2018, l’Amministrazione competente provvedeva a notificare detto riscontro all’interessata, presso l’indirizzo postale corretto a mezzo raccomandata: di tale circostanza è stata depositata prova documentale da parte dell’ASL.

Pertanto, già in data 14.11.2017, l’ASL Bari dava atto alla ricorrente che, “dalla ricerca effettuata presso l’archivio elettronico” non risultava “alcuna documentazione” riferita alla pratica oggetto del presente giudizio, del resto in coerenza con le norme in materia di scarto d’archivio sopra ricordate.

Tale riscontro non perveniva a conoscenza della ricorrente a causa del citato disguido (probabilmente costituente la vera causa del problema determinatosi nel caso di specie), ma era oggetto di successiva notifica, al contrario andata a buon fine.

In conclusione, gli atti oggetto dell’istanza di accesso de qua sono risultati non disponibili in base a quanto sopra evidenziato, con conseguente inammissibilità della domanda, oltre che cessazione della materia del contendere in relazione all’accesso richiesto con riguardo agli stessi.

Da ultimo, tenuto conto della peculiare configurazione del caso di specie, del suo esito in rito e della natura assistenziale e previdenziale, latu sensu intesa, della domanda, possono ritenersi sussistenti i presupposti di legge per disporre la integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Sede di Bari, Sezione I, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la ricorrente.

Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 12 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:

Angelo Scafuri, Presidente

Maria Grazia D'Alterio, Referendario

Alfredo Giuseppe Allegretta, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Alfredo Giuseppe AllegrettaAngelo Scafuri
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO



In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.