Pubblicato il 08/03/2018

N. 02628/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02714/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2714 del 2017, proposto da:
Giovan Battista Macrì Pellizzeri, rappresentato e difeso dall'avvocato Ferdinando Croce, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via del Governo Vecchio, 118;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso cui domicilia in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

Federica Baldassarre, non costituita in giudizio;

avverso

il diniego implicitamente formatosi sull'istanza di accesso agli atti ex artt. 22 e ss. della L. 241/90 avanzata dall’interessato, odierno ricorrente, con istanza del 13 gennaio 2017.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia e con la relativa documentazione e la correlata memoria difensiva;

Visto l’art. 116 c.p.a.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del 28 febbraio 2018 il dott. Ivo Correale e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Rilevato in fatto e considerato in diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso ai sensi dell’art. 116 c.p.a., il dr. G.B. Macrì Pellizzeri lamentava il silenzio formatosi sull’istanza-diffida da lui presentata al Ministero della Giustizia, con la quale, partendo dal presupposto della sua esclusione dal concorso per esami a 500 posti di Notaio indetto con d.d. del 21.4.2016, in quanto dichiarato “non idoneo” in tre precedenti concorsi analoghi, e dalla sussistenza di notizie “informalmente” assunte secondo le quali avrebbero sostenuto le già celebrate prove scritte candidati pure non dichiarati idonei in tre precedenti concorsi, chiedeva al suddetto Ministero e al responsabile del procedimento l’accesso agli atti e alle informazioni contenenti i nominativi dei candidati non più in possesso dei requisiti utili per presentare domanda di ammissione, e quindi meritevoli di essere esclusi, nonché di conoscere quali erano le “eventuali differenti e/o ulteriori modalità operative individuate dai competenti uffici ministeriali al fine di garantire la corretta applicazione della disposizione di legge che sancisce l’impossibilità di partecipazione al Concorso per Notaio in caso di conseguimento di tre pregresse non idoneità”.

In particolare, sulla base dell’assenza di riscontro da parte dell’Amministrazione, il ricorrente evidenziava il suo interesse ad ottenere tali elementi documentali in virtù di contenzioso sulla sua esclusione pendente avanti a questo Tribunale, con ricorso n.r.g. 11687/2016 in attesa della discussione di merito, nonché “…alla luce dell’ordinamento interno dell’istituto dell’accesso civico, prima, e di quello dell’accesso generalizzato di cui al c.d. ‘Freedom of Information Act’, successivamente”.

Si costituiva in giudizio il Ministero intimato, affidando a memoria per la camera di consiglio le proprie tesi difensive, ove rappresentava che non vi era stata mai alcuna ammissione di candidati già esclusi per inidoneità a tre precedenti concorsi banditi successivamente all’entrata in vigore della l. n. 69/2009, che aveva introdotto la disposizione limitativa in questione, e che, comunque, l’istanza del ricorrente era volta a un generalizzato controllo dell’attività amministrativa, senza alcun interesse differenziato.

Alla camera di consiglio del 28.2.2018 la causa era trattenuta in decisione.

DIRITTO

Considerato che il Collegio, preliminarmente, evidenzia che, ai sensi dell’art. 116, comma 4, c.p.a., il giudice decide con sentenza in forma semplificata;

Considerato che, in primo luogo, deve premettersi come l'accesso agli atti di cui alla l. n. 241/1990 e l'accesso “civico” (generalizzato e non), operino sulla base di norme e presupposti diversi, dato che, nel primo caso, la tutela può consentire un accesso più in profondità a dati pertinenti, mentre, nel secondo caso, le esigenze di controllo diffuso del cittadino devono consentire un accesso meno in profondità ma più esteso, avendo presente che l'accesso in questo caso comporta, di fatto, una larga conoscibilità e diffusione di dati, documenti e informazioni (T.A.R. Lazio, Sez. III Bis, 21.3.17, n. 3742);

Considerato che, nel caso di specie, il ricorrente ha chiaramente agito non “uti cives” ma per ottenere l’accesso agli atti ai sensi della l.n. 241/90, sostenendo che il suo interesse era legato a specifica fattispecie concernente la sua esclusione da un determinato concorso a cui intendeva partecipare;

Considerato, pertanto, deve essere escluso che l’istanza “de qua” possa essere qualificata anche come accesso civico di cui all’art. 5 d.lgs. n. 33/2013;

Considerato che il ricorrente non ha fornito neanche un elemento indiziario per sostenere quanto da lui affermato – peraltro facendo riferimento a “notizie fin qui soltanto informalmente assunte” – in ordine all’ammissione di candidati già esclusi in tre occasioni precedenti, fermo restando che la preclusione in questione opera, come condivisibilmente evidenziato dall’Amministrazione costituita, solo per concorsi successivi all’entrata in vigore della l. n. 69/2009;

Considerato che la pendenza per la fase di merito del ricorso avverso la sua esclusione non è sufficiente a sostenere l’interesse specifico, attuale e concreto necessario ai sensi degli artt. 22 e ss. l. n. 241/90, in quanto un’eventuale ammissione di candidati potenzialmente da escludere ex l. n. 69/09 cit. non consentirebbe la riammissione del ricorrente, comunque escluso secondo norma di legge, salve valutazioni di compatibilità costituzionale della norma che riguarderebbe la fattispecie dedotta nel suddetto giudizio pendente;

Considerato che, ad ogni modo, il Ministero della Giustizia ha già dedotto in giudizio che non esistono candidati ammessi in violazione della suddetta norma come applicabile;

Considerato, inoltre, che, per come genericamente formulata, l’ulteriore richiesta di conoscere le “eventuali differenti e/o ulteriori modalità operative individuate dai competenti uffici ministeriali al fine di garantire la corretta applicazione della disposizione di legge che sancisce l’impossibilità di partecipazione al Concorso per Notaio in caso di conseguimento di tre pregresse non idoneità” esula dai limiti di cui all'art. 24 l. n. 241/90, dato che tale norma, pur prevedendo il diritto di accesso agli atti della Pubblica amministrazione a chiunque vi abbia interesse, certamente non ha inteso introdurre un'azione popolare volta a consentire un controllo generalizzato sull'attività amministrativa, come invece deducibile dalla richiesta in questione (da ultimo: Cons. Stato, Sez. IV, 19.10.17, n. 4838);

Considerato, infatti che, pur riconoscendo che in una più vasta accezione del diritto di cui è causa non si impone che l'accesso al documento sia unicamente e necessariamente strumentale all'esercizio del diritto di difesa in giudizio, ammettendo che la richiamata "strumentalità" possa essere intesa in senso ampio in termini di utilità per la difesa di un interesse giuridicamente rilevante (cfr., da ultimo: Cons. Stato, Sez. VI, 31.1.18, n. 651 e 15.5.17 n. 2269; Sez. III, 16.5.16 n. 1978 e Sez. IV, 6.8.14 n. 4209), nel caso di specie la conformazione della domanda non rende palese l’interesse giuridicamente rilevante per la posizione soggettiva del ricorrente a conoscere le modalità con cui il Ministero ha proceduto, vista la sua specifica posizione di “escluso”;

Considerato, quindi, che per quanto precede, il ricorso non può trovare accoglimento e che le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso ex art. 116 c.p.a., come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la parte ricorrente a corrispondere al Ministero della Giustizia le spese del giudizio, che liquida in € 2.000,00 (duemila) oltre accessori di legge, se dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 28 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Carmine Volpe, Presidente

Ivo Correale, Consigliere, Estensore

Roberta Cicchese, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Ivo CorrealeCarmine Volpe
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO