N. 05519/2016 REG.PROV.COLL.

N. 11696/2015 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11696 del 2015, proposto da:
Grazia Maria Amante, Cristina Bernardi, Sara Cardia, Alessandra Cardone, Silvia Ciamarra, Michela Ciolli, Grazia Cutrupi, Ilaria Gianni, Massimo Imbrogno, Valentina Lacchè, Eleonora Ludovici, Francesca Marino, Laura Nicoli, Simone Nieddu, Alessandro Pilone, Alessandro Pizza, Cristina Simei e Giorgia Torchia, rappresentati e difesi dagli avvocati Fernando Gallone e Iole Urso, con domicilio eletto presso Studio Legale Gallone & Urso in Roma, viale Giulio Cesare, 51/A;

contro

Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Carlo Sportelli, domiciliata presso l’Avvocatura Capitolina in Roma, Via del Tempio di Giove, 21;

nei confronti di

Adriano De Sclavis, Tiziana Gallucci, Cristian Iop;

per l'annullamento

- dell’elenco nominativo delle votazioni assegnate all’esito della correzione della prova scritta della procedura selettiva pubblica, per titoli ed esami, per il conferimento di n. 300 posti nel profilo di Istruttore di Polizia Municipale - cat. C - posizione economica C1 - Famiglia Vigilanza, pubblicato all’Albo Pretorio di Roma Capitale in data 15 giugno 2015, laddove non comprende i ricorrenti tra gli ammessi a sostenere la prova orale;

- degli atti e provvedimenti relativi alla procedura selettiva pubblica, tra cui anche i verbali di correzione degli elaborati dei ricorrenti, nella parte in cui ne dispongono l’esclusione dalla procedura concorsuale;

- della determinazione dirigenziale n. 3168 prot. GB/97440 in data 23 dicembre 2013, con la quale l’Amministrazione ha proceduto alla nomina di una nuova Commissione esaminatrice;

- del verbale in data 19.12.2012 di individuazione dei criteri;

- della determinazione dirigenziale n. 827 in data 2 maggio 2014, nella parte in cui ha deciso il reimbustamento delle buste piccole e la ricorrezione degli elaborati;

- del verbale n. 10 in data 9 ottobre 2014 della Commissione esaminatrice nel punto in cui ha deciso di ricorreggere gli elaborati mantenendo visibili sia la numerazione progressiva sia la precedente valutazione della prima Commissione;

- di tutti gli altri atti presupposti, connessi e conseguenti.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Roma Capitale;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 marzo 2016 il dott. Roberto Caponigro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:


FATTO

I ricorrenti espongono di avere partecipato alla procedura selettiva pubblica, per titoli ed esami, indetta dal Comune di Roma in data 23 febbraio 2010, per il conferimento di n. 300 posti nel profilo professionale di Istruttore Polizia Municipale – categoria C (posizione economica C1) e di avere conseguito in esito alla prima valutazione una valutazione almeno pari a 7/10, utile all’ammissione alla prova orale.

Soggiungono che, dopo lunghe vicissitudini, compreso l’avvicendamento di quattro diverse Commissioni esaminatrici, la nuova Commissione, all’esito della rinnovata valutazione, ha giudicato non idonei 2.263 candidati ed ha giudicato idonei 408 candidati (esattamente l’inverso di quanto avvenuto in esito alla prima valutazione).

Di talché, essendo stati esclusi dalla prova orale non avendo conseguito una valutazione sufficiente, hanno proposto il presente ricorso, articolato nei seguenti motivi di impugnativa:

Violazione degli artt. 51 l. n. 142 del 1990 e 107 d.lgs. n. 267 del 2000. Incompetenza dell’organo politico. Violazione dell’art. 3 l. n. 241 del 1990. Violazione dell’art. 21quinquies l. n. 241 del 1990. Violazione dell’art. 8, co. 8, D.G.C. n. 3381/1997. Eccesso di potere per errore sui presupposti, travisamento dei fatti e sproporzione. Eccesso di potere per difetto di motivazione, carenza di istruttoria e sviamento del potere anche in relazione all’art. 97 Cost.

Il Sindaco di Roma avrebbe prima deciso di revocare la Commissione esaminatrice e poi avrebbe deciso di nominarne una nuova, mentre il Dirigente del Dipartimento Risorse Umane, mero esecutore delle decisioni del Sindaco, avrebbe proceduto alla nomina della Commissione esaminatrice. Tuttavia, l’organo politico non potrebbe sostituirsi o interferire nella sfera di competenze riservate all’amministrazione.

Un formale provvedimento di revoca non sarebbe mai stato emanato né dal Sindaco né dal Dirigente del Dipartimento Risorse Umane. Soltanto la dott.ssa Scafati, infatti, avrebbe presentato un formale atto di dimissioni irrevocabili, mentre il dott. Giuliani ed il dott. Sozi non avrebbe presentato dimissioni.

Violazione dell’art. 3 l. n. 241 del 1990. Eccesso di potere per difetto di motivazione e carenza di istruttoria. Violazione dell’art. 35 d.lgs. n. 165 del 2001. Violazione degli artt. 1, co. 2, e 14, co. 6, d.P.R. n. 487 del 1994. Violazione della D.G.C. n. 527 del 2005. Regolamento per l’accesso al profilo di Istruttore di Polizia Municipale. Eccesso di potere per irragionevolezza, illogicità e perplessità.

Si sarebbe proceduto al reimbustamento senza il compimento di una sia pur minima verifica tesa ad appurare se effettivamente anche le buste contenenti i loro dati anagrafici fossero non internografate.

L’amministrazione capitolina, decidendo di ricorreggere senza occultare il numero progressivo e il precedente voto, scritti sugli elaborati della prima Commissione esaminatrice, avrebbe violato la regola dell’anonimato nei pubblici concorsi.

Illegittimità dei criteri di correzione o mancato e errato utilizzo degli stessi. Violazione dell’art. 3 l. n. 241 del 1990. Violazione d.P.R. n. 487 del 1994 e della D.G.C. n. 527 del 2005. Eccesso di potere per difetto di motivazione, superficialità e disparità di trattamento. Mancata fissazione di autolimiti o inosservanza degli stessi. Violazione del principio di adeguatezza e del principio di proporzionalità.

I criteri di correzione, in quanto generici ed ambigui, non avrebbero potuto consentire di effettuare una rigorosa selezione degli elaborati. Ove così non fosse, la Commissione, pur essendosi vincolata a quei criteri, non li avrebbe poi utilizzati o li avrebbe utilizzati in maniera parziale o scorretta.

Violazione dell’art. 3 l. n. 241 del 1990 e degli artt. 97 e 117 Cost. Violazione del principio comunitario della motivazione ex art. 296, co. 2, TFUE e art. 41 della carta fondamentale dei Diritti dell’UE. Eccesso di potere per difetto di motivazione, arbitrarietà, irragionevolezza nonché violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità.

Il solo voto numerico non sarebbe idoneo a costituire adeguata motivazione del giudizio valutativo espresso dalla seconda Commissione esaminatrice; la sufficienza del voto numerico, infatti, verrebbe meno in presenza di situazioni che evidenzino una intrinseca contraddittorietà nel punteggio attribuito. Il caso di specie, non potendo definirsi una situazione rientrante nella norma, avrebbe richiesto uno sforzo motivazionale aggiuntivo da parte della Commissione esaminatrice.

Illegittimità per violazione dell’art. 1337 c.c. Violazione del principio di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 c.c. e 1375 c.c. Violazione dell’art. 3 l. n. 241 del 1990. Violazione degli artt. 12 e 15 d.P.R. n. 487 del 1994. Eccesso di potere per arbitrarietà, irragionevolezza, illogicità, disparità di trattamento, carenza e difetto di motivazione, ingiustizia manifesta, perplessità.

I ricorrenti, pur avendo esercitato il diritto di accesso agli atti della procedura concorsuale, non sarebbero riusciti ad entrare in possesso delle 2671 schede di valutazione predisposte dalla prima Commissione in sede di prima correzione degli elaborati.

A fronte di elaborati che recavano presunti segni di riconoscimento, la Commissione avrebbe tenuto un atteggiamento incoerente.

L’intera fase di rivalutazione degli elaborati svolta dalla Commissione Greco sarebbe illegittima, con salvezza di tutto quanto svolto dalla precedente Commissione, non essendovi prova di altre illegittimità afferenti alle precedenti fasi concorsuali.

Roma Capitale si è costituita in giudizio per resistere al ricorso.

All’udienza pubblica del 23 marzo 2016, la causa è stata trattenuta per la decisione.

DIRITTO

1. Il Collegio rileva in via preliminare che nel presente giudizio non sussistono controinteressati in senso tecnico.

La nozione di controinteressato in senso tecnico, come noto, postula la contestuale presenza di due elementi essenziali: uno di tipo formale, l’espressa menzione del soggetto nel provvedimento impugnato o, comunque, la sua agevole individuabilità; l’altro di tipo sostanziale, consistente nel riconoscimento, in capo a tale soggetto, di un interesse giuridico qualificato al mantenimento degli effetti dell’atto gravato.

Il controinteressato, infatti, è colui il cui interesse è stato soddisfatto dalla disciplina impressa al rapporto dal provvedimento contestato e che, quindi, ha un interesse differenziato e qualificato uguale e contrario a quello del ricorrente, atteso che, mentre quest’ultimo mira ad eliminare dal mondo giuridico la disciplina del rapporto per lui insoddisfacente, il controinteressato mira alla conservazione dello status quo ante perché ha conseguito il “bene della vita” a seguito dell’attività amministrativa posta in discussione.

Nella fattispecie in esame è stato pubblicato all’albo pretorio dall’amministrazione capitolina ed è in questa sede contestato l’elenco degli ammessi alla prova orale a seguito della valutazione effettuata dalla cd. Commissione Greco.

La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che, prima dell’approvazione della graduatoria di un concorso, non sono configurabili controinteressati in senso tecnico in quanto, in tale fase del procedimento concorsuale, non si identificano situazioni soggettive di interesse protetto in posizione antagonista rispetto a chi contesta la propria esclusione dal concorso, che potrebbero essere lese dall’accoglimento del ricorso (cfr. ex multis: Cons. Stato, III, 14 febbraio 2014, n. 729).

L’interesse qualificato, e in quanto tale tutelabile, invece, nasce con l’approvazione della graduatoria definitiva, cui segue la nomina dei vincitori, considerato che, con tale atto, è attribuito al candidato utilmente collocato in graduatoria il “bene della vita” cui egli aspira, vale a dire il superamento della procedura selettiva e la conseguente assunzione, mentre non è qualificato e non è tutelabile l’interesse, che pur di fatto sussiste, a confrontarsi con una platea più ristretta di candidati (cfr. Cons. Stato, IV, 26 giugno 2012, n. 3774).

In tale ultima ipotesi, il “bene della vita” non è stato ancora conseguito, per cui l’interesse a confrontarsi con un minor numero di candidati ammessi all’orale, al fine di accrescere le proprie chances (che comunque sussistono, altrimenti si verserebbe nella diversa e qualificata figura dell’interesse legittimo strumentale) di conseguimento dell’utilità finale, costituisce un interesse di mero fatto che, se da un lato, legittima all’intervento ad opponendum, dall’altro, non onera la parte ricorrente di notificare il ricorso a tutti gli ammessi alla prova orale in base all’esito contestato della valutazione delle prove scritte.

In conclusione, nei confronti del gravame proposto da un candidato ad un concorso cui sia stata negata l’ammissione alla prova orale, ai fini dell’assunzione della veste di controinteressato in senso tecnico non è sufficiente avere superato le prove scritte, ma occorre essere utilmente collocati nella graduatoria finale.

Di qui, l’insussistenza dell’onere di integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti gli altri candidati ammessi alla prova orale per effetto della valutazione operata dalla cd. Commissione Greco, titolari, come detto, di un interesse di fatto ma non giuridicamente qualificato al mantenimento degli atti impugnati, ai quali il ricorso non è stato notificato.

2. I ricorrenti hanno innanzitutto contestato la legittimità della nomina della Commissione Greco sia perché l’organo politico (il Sindaco) non potrebbe sostituirsi o interferire nella sfera di competenze riservate all’amministrazione sia perché un formale provvedimento di revoca della prima Commissione non sarebbe mai stato emanato, né dal Sindaco né dal Dirigente del Dipartimento Risorse Umane, atteso che soltanto la dott.ssa Scafati avrebbe presentato un formale atto di dimissioni irrevocabili.

Le doglianze non sono persuasive.

Il Direttore del Dipartimento delle Risorse Umane di Roma Capitale, con determinazione dirigenziale n. 3168 del 23 dicembre 2013, ha così provveduto:

- ha preso atto delle irrevocabili dimissioni presentate dalla dott.ssa Donatella Scafati con nota del 17 maggio 2013;

- ha accettato la remissione dell’incarico comunicato dal dott. Maurizio Sozi con nota del 26 agosto 2013;

- ha accettato la remissione dell’incarico comunicato dal dott. Angelo Giuliani con nota del 3 settembre 2013;

- ha revocato il provvedimento di nomina dei Segretari della Commissione in oggetto giusta determinazione dirigenziale del Dipartimento Risorse Umane n. 1809 del 26 luglio 2012;

- ha nominato conseguentemente la nuova Commissione esaminatrice della procedura selettiva pubblica, per titoli ed esami, per il conferimento di n. 300 posti nel profilo professionale di Istruttore Polizia Municipale, Cat. C (pos. econ. C1), Famiglia Vigilanza.

Nel provvedimento, l’organo di amministrazione attiva dà conto dell’interlocuzione con il Sindaco di Roma che aveva invitato a verificare e relazionare in ordine a determinate vicende relative ai componenti della Commissione, ma la volontà di chiedere alla Commissione la sospensione dei lavori e, poi, di nominare la nuova Commissione è indubbiamente ascrivibile all’organo amministrativo.

Nella motivazione dell’impugnata determinazione dirigenziale, infatti, è tra l’altro indicato che “l’Amministrazione capitolina a salvaguardia del preminente interesse generale a tutela del buon andamento dell’agire amministrativo e l’efficace prosecuzione di una procedura concorsuale in atto ormai sospesa da oltre sette mesi nonché di contemperare i legittimi interessi dei partecipanti alla selezione in oggetto, ritiene doveroso riavviare i lavori della procedura adottando ogni utile provvedimento amministrativo per la celere definizione della stessa in rigorosa conformità alle vigenti disposizioni normative in materia” e “che, pertanto, alla luce delle circostanze dedotte ed al fine di consentire il proseguimento delle fasi concorsuali, tenuto conto delle indagini ancora in corso, si rende opportuno, procedere alla nomina di una nuova Commissione Esaminatrice”.

Per quanto attiene alla revoca della Commissione, per come riportato nella determinazione dirigenziale in argomento, mentre la dott.ssa Scafati, con nota del 17 maggio 2013, ha rappresentato le proprie irrevocabili dimissioni da componente della Commissione, il dott. Angelo Giuliani, con nota del 3 settembre 2013, ha rimesso nella disponibilità del Sindaco l’incarico di Presidente della Commissione del concorso e il dott. Maurizio Sozi, con nota del 26 agosto 2013, ha manifestato “ampia disponibilità a condividere qualsiasi decisione” dell’amministrazione capitolina in merito alla sua qualità di componente della Commissione.

Di talché, correttamente, l’amministrazione, da un lato, ha preso atto delle dimissioni della dott.ssa Scafati, dall’altro, ha accettato la remissione dell’incarico dei dott.ri Giuliani e Sozi ed ha proceduto alla nomina della nuova Commissione.

La manifestazione di volontà espressa dai dott.ri Giuliani e Sozi con le rispettive note, infatti, sebbene non qualificabile come dimissioni, costituisce un rinvio alle decisioni dell’amministrazione circa la sorte dell’incarico, per cui può effettivamente considerarsi una remissione dell’incarico a suo tempo conferito.

3. I ricorrenti hanno dedotto che il solo voto numerico, nel caso di specie, non sarebbe idoneo a costituire adeguata motivazione del giudizio espresso.

La doglianza è fondata.

La giurisprudenza assolutamente prevalente ha chiarito che il voto numerico attribuito dalle competenti commissioni alle prove o ai titoli nell'ambito di un concorsopubblico o di un esame (in mancanza di una contraria disposizione) esprime e sintetizza il giudizio tecnico discrezionale della commissione stessa, contenendo in sé stesso la motivazione, senza bisogno di ulteriori spiegazioni (cfr. da ultimo, Cons Stato, VI, 11 dicembre 2015, n. 5639).

La stessa giurisprudenza ha peraltro chiarito che se mancano criteri di massima e precisi parametri di riferimento cui raccordare il punteggio assegnato, si può ritenere illegittima la valutazione in forma numerica, così come un obbligo di motivazione integrativa si pone nel caso in cui vi sia un contrasto talmente rilevante fra i punteggi attribuiti dai componenti della Commissione da configurare un'eventuale contraddittorietà intrinseca del giudizio complessivo (cfr. su tale ultimo profilo Cons. Stato, IV, 6 luglio 2010, n. 4331).

La peculiarità del caso di specie è data dal fatto che, a fronte di una prima valutazione degli elaborati a seguito della quale era stato attribuito ai ricorrenti per i quali il ricorso è ammissibile un punteggio utile all’ammissione alla prova orale, la Commissione successivamente costituita, pur applicando gli stessi criteri valutativi, ha giudicato insufficienti gli elaborati degli stessi candidati ai fini dell’ammissione alla prova orale.

Tale contraddittorietà dei giudizi formulati dalle due Commissioni in applicazione dei medesimi criteri valutativi, che attesta la manifesta irragionevolezza di una delle due valutazioni effettuate, avrebbe imposto alla Commissione che ha proceduto alla rivalutazione degli elaborati, essendo a conoscenza dell’esito della prima valutazione, di motivare, sia pure in forma sintetica, il giudizio espresso in quanto peggiorativo, o ampiamente peggiorativo, rispetto al precedente.

In questo senso, si rivela fondata la censura di difetto di motivazione formulata dai ricorrenti.

Di qui, assorbite le ulteriori censure concernenti lo stesso segmento procedimentale della rinnovata correzione degli elaborati, la fondatezza in parte qua del ricorso con conseguente annullamento dell’elenco nominativo delle votazioni assegnate all’esito della correzione della prova scritta della procedura selettiva pubblicato nell’albo pretorio di Roma Capitale in data 15 giugno 2015, laddove non comprende i ricorrenti tra gli ammessi a sostenere la prova orale.

4. Il Collegio, in ordine alle modalità di esecuzione della presente sentenza di accoglimento, ritiene di specificare che – annullata, anche per effetto di altre sentenze di questa Sezione di pari data, la valutazione effettuata dalla Commissione Greco - l’unica valutazione della prova scritta vigente ed efficace nei confronti dei ricorrenti è quella effettuata dalla Commissione originariamente costituita.

Tale valutazione non costituisce un atto inscindibile o indivisibile, ma può qualificarsi come atto plurimo, scindibile e divisibile, scomponibile in tanti atti quanti sono i destinatari della valutazione, per cui - essendo il ricorso giurisdizionale amministrativo proposto a tutela di un interesse individuale (come già sancito in sede di istituzione della Quarta Sezione del Consiglio di Stato dall’art. 3 della c.d. legge Crispi, 31 marzo 1889 n. 5992) ed essendo l’annullamento destinato, di conseguenza, ad operare nei limiti dell’interesse la cui tutela è stata dedotta in giudizio – gli effetti della presente sentenza riguardano i soli ricorrenti e non vanno estesi, salvo che l’amministrazione non decida di agire discrezionalmente in autotutela, agli altri candidati che, giudicati idonei all’ammissione alla prova orale a seguito della prima valutazione e non idonei a seguito della seconda valutazione, non abbiano proposto ricorso giurisdizionale e non abbiano ottenuto l’annullamento della propria valutazione di inidoneità.

In altre parole, gli effetti della sentenza non possono essere automaticamente estesi a coloro che non hanno preso parte al giudizio di cognizione.

Pertanto, l’amministrazione procedente (e per essa la Commissione esaminatrice successivamente costituita), nell’esecuzione della presente sentenza di accoglimento, è tenuta ad ammettere alla prova orale, con il punteggio attribuito dalla prima Commissione, oltre ai candidati che abbiano ottenuto un punteggio di idoneità anche a seguito della seconda valutazione, i soli ricorrenti vittoriosi in giudizio e non anche, salvo l’eventuale esercizio del potere discrezionale di autotutela, i candidati idonei alla prima valutazione che non abbiano proposto con esito positivo ricorso giurisdizionale averso la successiva valutazione di inidoneità.

5. Le spese del giudizio, in ragione dell’esito della controversia e della complessità in fatto ed in diritto della fattispecie, possono essere integralmente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Seconda, accoglie in parte il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, annulla l’elenco nominativo delle votazioni assegnate all’esito della correzione della prova scritta della procedura selettiva pubblica, per titoli ed esami, per il conferimento di n. 300 posti nel profilo di Istruttore di Polizia Municipale - cat. C - posizione economica C1 - Famiglia Vigilanza, pubblicato all’Albo Pretorio di Roma Capitale in data 15 giugno 2015, laddove non comprende i ricorrenti tra gli ammessi a sostenere la prova orale; respinge il ricorso per il resto.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Antonino Savo Amodio, Presidente

Silvia Martino, Consigliere

Roberto Caponigro, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10/05/2016

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)