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Adunanza plenaria 24 maggio 2017
Questioni che saranno trattate dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato all’udienza del 24 maggio 2017

(2017-04-28 10:59:00)
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Adunanza plenaria 24 maggio 2017

Questioni che saranno trattate dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato all’udienza del 24 maggio 2017

Il prossimo 24 maggio l’Adunanza plenaria tratterà le questioni:
 
a)

1. se, ai sensi dell’art. 76, comma 11, d.P.R. n. 207 del 2010 debba affermarsi il principio per il quale, in mancanza dell’attivazione del procedimento ivi contemplato (in sostanza, nuova richiesta di attestazione SOA), la cessione del ramo d’azienda comporti sempre, in virtù dell’effetto traslativo, il venir meno della qualificazione, o piuttosto, se debba prevalere la tesi che alla luce di una valutazione in concreto limita le fattispecie di cessione, contemplate dalla disposizione, solo a quelle che in quanto suscettibili di da dar vita ad un nuovo soggetto e di sostanziarne la sua qualificazione, presuppongono che il cessionario se ne sia definitivamente spogliato, ed invece esclude le diverse fattispecie di cessione di parti del compendio aziendale, le quali, ancorché qualificate dalle parti come trasferimento di “rami aziendali”, si riferiscano, in concreto, a porzioni prive di autonomia funzionale e risultano pertanto inidonee a consentire al soggetto cedente di ottenere la qualificazione;
2. se l’accertamento effettuato dalla SOA, su richiesta o in sede di verifica periodica, valga sempre e solo per il futuro, oppure se, nei casi in cui l’organismo SOA accerti ex post il mantenimento dei requisiti speciali in capo al cedente, nonostante l’avvenuta cessione di una parte del compendio aziendale, l’attestazione possa anche valere ai fini della conservazione della qualificazione senza soluzione di continuità.

La questione è stata rimessa dalla sez. III, con ord. 13 marzo 2017, n. 1152,   che ha dato atto del contrasto giurisprudenziale sorto sul punto.
Una parte della giurisprudenza (Cons. St., sez. IV, 29 febbraio 2016, nn. 811, 812 e 813) ha affermato che, in mancanza dell’attivazione del procedimento previsto dall’art. 76, comma 11, d.P.R. n. 207 del 2010, la cessione del ramo d’azienda comporta, in virtù dell’effetto traslativo, il venir meno della qualificazione.
Altra parte della giurisprudenza (Cons. St., sez. V, 18 ottobre 2016, nn. 4347 e 4348) ha invece sostenuto che non merita condivisione la tesi secondo la quale ogni trasferimento di ramo aziendale comporta comunque, anche se il cedente non perde la consistenza che gli ha consentito di ottenere le attestazioni SOA, l’automatica decadenza dalla loro titolarità.

 
b)

1. se nel calcolo del 10% delle offerte aventi maggiore e/o minore ribasso, ai sensi dell’art. 86, comma 1, d.lgs. n. 163 del 2006, occorra computare tutte le offerte aventi medesimo valore (e, dunque, medesimo ribasso) singolarmente una ad una o, invece, quale unica offerta (c.d. blocco unitario), facendo detta disposizione riferimento, letteralmente, all’esclusione del 10% delle offerte aventi maggiore e minore ribasso e non dei singoli ribassi;

2. se la disposizione regolamentare dell’art. 121, comma 1, secondo periodo, d.P.R. n. 207 del 2010, nel prevedere che «qualora nell’effettuare il calcolo del dieci per cento di cui all’art. 86, comma 1, del Codice siano presenti una o più offerte di eguale valore rispetto alle offerte da accantonare, dette offerte sono altresì da accantonare ai fini del successivo calcolo della soglia di anomalia», intenda o, comunque, presupponga che le offerte aventi eguale valore rispetto a quelle da accantonare siano considerate, “accantonate” e accorpate come un’unica offerta o, invece, si limiti a prevedere solo che debbano essere escluse (“accantonate”) dal calcolo della soglia di anomalia le offerte che, pur non rientrando nella quota algebrica del 10%, abbiano tuttavia eguale valore rispetto a quelle da accantonare e cioè, per logica necessità, a quelle situate al margine estremo delle ali (c.d. offerte a cavallo).

La questione è stata rimessa dalla sez. III, con ord. 13 marzo 2017, n. 1151.   
Ha chiarito la Sezione che mentre la prima parte dell’art. 121, comma 1, d.P.R. n. 207 del 2010 è chiara e non pare suscitare particolari dubbi interpretativi, nel senso che le offerte residue devono essere considerate singolarmente, «distintamente», una ad una, per calcolare sia la media aritmetica che lo scarto medio aritmetico, anche se alcune di esse presentino ribassi di eguale valore, meno chiara, invece, appare la formulazione della seconda parte dell’art. 121, comma 1, laddove prevede che, nell’effettuare il c.d. taglio delle ali e nell’escludere dal calcolo il 10% delle offerte aventi il maggiore e minore ribasso, qualora vi siano una o più offerte di eguale valore rispetto a quelle comprese nel 10%, anche dette offerte devono essere accantonate nel meccanismo di calcolo della soglia di anomalia. 

c)

se nel sistema anteriore all’entrata in vigore dell’art. 14, d.P.C.M. 16 febbraio 2016, n. 40 (“Regolamento recante le regole tecnico-operative per l'attuazione del processo amministrativo telematico”) era ammissibile nel processo amministrativo la notifica del ricorso introduttivo a mezzo Pec anche in difetto di apposita autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, c.p.a. 

La questione è stata rimessa dalla sez. III, con ord. 23 marzo 2017, n. 1322.
Ha chiarito la Sezione che sul punto si sono registrati due diversi orientamenti.
In base all’orientamento minoritario nel processo amministrativo, in assenza di apposita autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, c.p.a. è inammissibile la notifica del ricorso giurisdizionale mediante posta elettronica certificata ai sensi della l. 21 gennaio 1994, n. 53 (Cons. St., sez. IV, 17 gennaio 2017, n. 130; id. 17 gennaio 2017, n. 156; id. 13 dicembre 2016, n. 5226; id., sez. III, 20 gennaio 2016, n. 189).
Un secondo, prevalente orientamento – al quale aderisce la sezione con l’ordinanza di rimessione all’Adunanza plenaria – riconosce, al contrario, l’immediata applicazione nel processo amministrativo delle norme sancite dagli artt. 1 e 3-bis,  l. n. 53 del 1994, secondo cui “la notificazione degli atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale può essere eseguita a mezzo di posta elettronica certificata” (cfr. ex plurimis e da ultimo, Cons. St., sez. IV, 22 novembre 2016, n. 4895; id., sez. V, 4 novembre 2016, n. 4631; id., sez. III, 26 ottobre 2016, n. 4490; id., sez. III, 10 agosto 2016, n. 3565; id., 6 luglio 2016, n. 3007; id., 14 gennaio 2016, nr. 91; id., sez. VI, 22 ottobre 2015, n. 4862; id., sez. VI, 28 maggio 2015, n. 2682).

Primo Piano
(2017-04-28 08:41:00)
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PROCESSO AMMINISTRATIVO TELEMATICO  
  

Il 1° gennaio 2017 e' partito il Processo Amministrativo Telematico (PAT).
Il PAT si applica ai ricorsi depositati, in primo o in secondo grado, dal 1° gennaio 2017.
Ai ricorsi depositati anteriormente a tale data, continuano ad applicarsi, fino all’esaurimento del grado di giudizio nel quale sono pendenti alla data stessa, le precedenti norme.

► Dal 26 febbraio disponibili nuovi moduli di deposito con le relative istruzioni. A partire dalla stessa data non sono più accettati depositi effettuati con moduli diversi.

► 30 marzo 2017 – Aggiornate e riordinate le FAQ.

► Giurisprudenza sul PAT.


 

IL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI
d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50

 
     giurisprudenza, pareri del Consiglio di Stato, dottrina, linee guida ed altre determine Anac, decreti ministeriali
 

 

RIFORMA MADIA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

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Alla Corte di giustizia UE la questione interpretativa concernente l'accreditamento e il rilascio dei certificati di sostenibilità ambientale per la cessione di biocarburante anche da parte dell’intermediario senza deposito

(2017-04-27 14:17:00)
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Alla Corte di giustizia UE la questione interpretativa concernente l'accreditamento e il rilascio dei certificati di sostenibilità ambientale per la cessione di biocarburante anche da parte dell’intermediario senza deposito. 

 

Cons. St., sez. IV, ord.,  21 aprile 2017, n. 1874 – Pres. Poli, Est. Spagnoletti

 

Energia – Fonti rinnovabili – Incentivi – Biocarburanti e bioliquidi – Obbligo per l’intermediario senza deposito di rilasciare i certificati di sostenibilità ambientale previsti dal d.m. 23 gennaio 2012 – Rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE.

 

 

     Deve essere rimessa alla Corte di giustizia dell’UE la seguente questione pregiudiziale ex art. 267 del TFUE: 
a) se il diritto dell’Unione Europea e nello specifico l’articolo 18, paragrafo 7 della Direttiva 2009/28/CE in combinato disposto con la Decisione della Commissione Europea n. 2011/438/UE del 19.07.2011 ostino ad una normativa nazionale, rappresentata dal d.m. 23 gennaio 2012, e in particolare dagli artt. 8 e 12 del medesimo, che imponga oneri specifici diversi e più ampi rispetto a quelli assolti mediante l’adesione ad un sistema volontario oggetto di decisione della Commissione Europea adottata ai sensi del paragrafo 4 della predetto articolo 18;
b) nel caso in cui la risposta al quesito precedente fosse negativa, se gli operatori economici che intervengono nella catena di consegna del prodotto, anche quando si tratti di operatori che svolgano funzioni di mero trader ossia di mera intermediazione senza alcuna disponibilità fisica del prodotto, debbano ritenersi assoggettati alla disciplina europea citata alla precedente lettera a)”. (1)

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(1) Il rinvio pregiudiziale è stato occasionato da una controversia avente ad oggetto la declaratoria di decadenza dal regime di incentivazione, con conseguente restituzione dell’intera somma corrispondente ai certificati verdi erogati dal 2012 al 2014, nei confronti di una società proprietaria di uno stabilimento che aveva conseguito il riconoscimento di impianto alimentato a fonti rinnovabili stante la realizzazione di un impianto termoelettrico della potenza media nominale annua di 0,840 megawatt, alimentato con bioliquido (olio vegetale grezzo di palma). 
Il GSE aveva deciso il recupero dell’incentivo erogato in quanto la società che aveva realizzato l’impianto, pur operando come intermediario e non avendo la disponibilità del bioliquido utilizzato per alimentarlo, acquistato da fornitori, e quindi fatturato in rivendita alla proprietaria dello stabilimento, doveva considerarsi “operatore economico” ai sensi del d.m. 23 gennaio 2012, e quindi era tenuta a rilasciare, a sua volta, il certificato di sostenibilità relativo a ogni partita di bioliquido fornita (nella specie omesso), non essendo ritenuti sufficienti quelli emessi dai due fornitori.
Il Consiglio di Stato, adito per la riforma della sentenza di prime cure che aveva respinto il gravame, ritenuta la sussistenza di una possibile discordanza tra la normativa interna e quella comunitaria, ha ritenuto di investire della questione interpretativa la Corte di giustizia UE. 
La Direttiva 2009/28/CE non precisa quali siano gli operatori economici sui quali incombono gli obblighi relativi alla asseverazione della conformità dei biocarburanti e bioliquidi ai criteri di sostenibilità ivi enunciati, mentre la normativa nazionale di recepimento (art. 1 del d.lgs. n. 55/2011, che modifica l’art. 2 del d.lgs. n. 66/2005) riferisce tale qualifica a ogni persona fisica o giuridica che “…offre o mette a disposizione di terzi contro pagamento o gratuitamente biocarburanti destinati al mercato comunitario ovvero che offre o mette a disposizione di terzi contro pagamento o gratuitamente materie prime, prodotti intermedi, miscele o rifiuti per la produzione di biocarburanti destinati al mercato comunitario”, così ricomprendendo nella predetta nozione di operatori economici anche i semplici intermediari. Il Consiglio di Stato dubita che l’intermediario senza deposito sia tenuto ad accreditarsi e a rilasciare i certificati di sostenibilità ambientale (che devono “accompagnare”, ai sensi dell’art. 7 comma 8 del d.m. 23 gennaio 2012, ogni partita di prodotto), trattandosi di obbligo che incombe alle sole imprese fornitrici, tanto più che, nel caso di specie, queste ultime aderiscono ad un sistema volontario di certificazione - ISCC "International Sustainability and Carbon Certification" - alternativo a quello nazionale, riconosciuto con decisione della Commissione europea, che non prevede obblighi certificativi a carico del semplice intermediario, il quale non abbia la materiale disponibilità del prodotto.
Sulla materia degli incentivi per energie rinnovabili cfr. 
News US del 17 marzo 2017 avente ad oggetto Corte cost. n. 51 del 2017 e News US del 30 gennaio 2017 avente ad oggetto Corte cost. n. 16 del 2017.

 

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In Gazzetta ufficiale la legge di conversione del decreto in tema di immigrazione

(2017-04-27 13:41:00)
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L. 13 aprile 2017, n. 46 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 2017, n. 13, recante “Disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale”.
 
È stata pubblicata la legge di conversione del decreto legge n. 13\2017 in tema di immigrazione.
In sede di conversione le maggiori modifiche hanno interessato il processo dinanzi al giudice ordinario, in specie al Tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea
Rispetto alle già segnalate norme di rilievo di interesse per il processo amministrativo, emerge la seguente ulteriore novità.
Sub articolo 3, che nell’individuare la competenza delle neo istituite sezioni specializzate, introduceva una novità rilevante dal punto di vista processuale, cioè una clausola di spostamento della giurisdizione per ragioni di connessione sempre in favore del giudice ordinario (comma 3: “Le sezioni specializzate sono altresì competenti per le cause e i procedimenti che presentano ragioni di connessione  con  quelli  di cui ai commi 1 e 2”), ora al comma 2 estende la competenza delle sezioni specializzate per le controversie in materia di accertamento dello stato di cittadinanza italiana.
Restano immutate le ulteriori due norme già segnalate.
L’articolo 15 che, fra l’altro, novella l’art. 135 cod. proc. amm.: “dopo la lettera q-quater), è inserita la seguente: «q-quinquies) le controversie relative alle decisioni adottate ai sensi dell'articolo 24, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006 sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema d'informazione Schengen di seconda generazione (SIS II)»”.
In particolare, la nuova specifica competenza del Tar capitolino in relazione all’ipotesi della lett. b) dell’art. predetto si ricollega alla competenza ad adottare la decisione di segnalazione Schengen di cui all’art. 24 stesso affidata ad un’autorità statale centrale, il direttore della Direzione centrale della Polizia di prevenzione del Ministero dell'interno, su parere del comitato di analisi strategica antiterrorismo di cui all'art. 12, c. 3, l. n. 124 del 2007.
L’articolo 16 che novella l’art. 119 cod. proc. amm.: “dopo la lettera m-quinquies) è inserita la seguente: «m-sexies) i provvedimenti di espulsione dello straniero adottati dal Ministro dell'interno ai sensi dell'articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e quelli adottati ai sensi dell'articolo 3 del  decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155»”.

In particolare la norma prevede un nuovo caso di applicazione del rito abbreviato ex art. 119 c.p.a., in relazione ai provvedimenti di espulsione dello straniero adottati dal Ministro dell'interno ai sensi dell'art. 13, commi 1 e 11, del c.d. Testo unico n. 286/1998 e quelli adottati ai sensi dell'art. 3, d.l. n. 144 del 2005. Nel primo caso si tratta delle espulsioni per ragioni di ordine pubblico disposta dal Ministro dell’interno. Nel secondo caso dell’ipotesi di espulsione ministeriale, o prefettizia su delega del Ministro, che viene disposta per ragioni di ordine pubblico in relazione a sospetti di terrorismo, anche internazionale.

 

Alla luce delle nuove regole è ipotizzabile uno schema di riparto di giurisdizione in materia nei termini seguenti:

 

1. Visto: G.A;
2. Permesso soggiorno (carta soggiorno, lungo periodo e titoli analoghi): G.O., per tutti i permessi che attengono ai minori, unità familiare, asilo, protezione internazionale e umanitaria: G.A. per tutto il resto;
3. Allontanamento: G.O. tranne che per l’allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato e ordine pubblico che va al G.A.;
4. Espulsione: al G.O. tranne che per l’allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato e ordine pubblico che va al G.A.;
5. Rifiuto di ingresso nell’area Shengen per contrasto terrorismo: G.A.;
6. Cittadini UE: G.O. tranne i provvedimenti di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato e ordine pubblico che rimangono al G.A.;
7. Cittadini extra UE: il contenzioso è ripartito in base alla causale del provvedimento (nn. 2, 4 e 5);
8. Apolidi: al G.O. per lo status, per il resto valgono le regole di riparto dei cittadini extra comunitari (nn. 2, 4 e 5).

 

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