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(2017-08-21 15:28:00)
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I pareri resi dal Consiglio di Stato sulla riforma Madia della P.A.

(2017-08-21 12:04:00)
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I pareri resi dal Consiglio di Stato sulla riforma Madia della P.A. approvata con  l. 7 agosto 2015, n. 124

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

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Tar Basilicata, ord., 25 luglio 2017, n. 525 – Pres. ed Est. Caruso

(2017-08-21 11:04:00)
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Tar Basilicata, ord., 25 luglio 2017, n. 525 – Pres. ed Est. Caruso

Appalti pubblici –  Oneri di sicurezza aziendale – Omessa indicazione in assenza di espressa prescrizione nella lex specialis – Esclusione dalla gara – Compatibilità con il diritto europeo – Rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia U.E.

Deve essere rimessa alla Corte di giustizia dell’UE la seguente questione pregiudiziale ex art. 267 del TFUE: 

a) Se i principi comunitari di tutela del legittimo affidamento e di certezza del diritto, unitamente ai principi di libera circolazione delle merci, di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi, di cui al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), nonché i principi che ne derivano, come la parità di trattamento, la non discriminazione, il mutuo riconoscimento, la proporzionalità e la trasparenza, di cui alla direttiva n. 2014/24/UE, ostino all’applicazione di una normativa nazionale, quale quella italiana derivante dal combinato disposto degli artt. 95, comma 10, e 83, comma 9, del D. Lg.vo n. 50/2016, secondo la quale l’omessa separata indicazione dei costi di sicurezza aziendale, nelle offerte economiche di una procedura di affidamento di appalti pubblici, determina, in ogni caso, l’esclusione della ditta offerente senza possibilità di soccorso istruttorio, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicazione separata non sia stato specificato nell’allegato modello di compilazione per la presentazione delle offerte, ed anche a prescindere dalla circostanza che, dal punto di vista sostanziale, l’offerta rispetti effettivamente i costi minimi di sicurezza aziendale (1)

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(1) I. - Il rinvio pregiudiziale è stato occasionato da una controversia in materia di affidamento di servizi sanitari sottosoglia, indetto nella vigenza del nuovo codice dei contratti pubblici, in cui la commissione di gara, rilevando l’omessa specifica indicazione nell’offerta economica degli oneri di sicurezza, ha consentito la “regolarizzazione” dell’offerta medesima mediante “soccorso istruttorio”.
Il provvedimento di ammissione è stato poi impugnato da una delle imprese concorrenti lamentando la violazione del d. lgs. n. 50 del 2016 nella parte in cui prevede l’obbligo di indicazione separata, all’atto della predisposizione delle offerte per partecipare ad una procedura ad evidenza pubblica di affidamento di appalto di servizi, dei costi interni di sicurezza aziendale (ai sensi dell’artt. 95, comma 10, a mente del quale “nell’offerta economica l’operatore deve indicare i propri costi aziendali concernenti l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”), con divieto di successiva sanatoria (a mente dell’art. 83, comma 9, che esclude la sanabilità delle carenze essenziali della domanda di partecipazione “afferenti all’offerta tecnica e all’offerta economica”), anche qualora siffatta indicazione separata non sia prevista nel modulo predisposto dall’amministrazione per la presentazione delle offerte, secondo l’orientamento giurisprudenziale nazionale allo stato prevalente (v. T.a.r. per la Calabria, Reggio Calabria, 25 febbraio 2017, n. 166; Cons. Stato, sez. V, ord. 15 dicembre 2016, n. 5582; T.a.r. per il Molise, 9 dicembre 2016, n. 513; T.a.r. per la Campania, Salerno, 6 luglio 2016, n. 1604 citate in motivazione cui adde T.a.r. per la Campania , Napoli, sez. III, 3 maggio 2017, n. 2358; contra (e con ampia ricostruzione della problematica) si veda di recente Ta.r. per il Lazio, sez. I bis, 17 maggio 2017, n. 7042).
La natura inderogabile di siffatto obbligo legale, da assolvere sin dalla fase di predisposizione dell’offerta economica e senza possibilità di successiva integrazione, viene giustificata dalla giurisprudenza amministrativa nazionale al fine di garantire la massima trasparenza dell'offerta economica nelle sue varie componenti, evitando che la stessa possa essere modificata ex post nelle sue componenti di costo, in sede di verifica dell'anomalia, con possibile alterazione dei costi della sicurezza al fine di rendere sostenibili e quindi giustificabili le voci di costo riferite alla fornitura del servizio o del bene.
Il T.a.r., richiamati gli orientamenti del giudice nazionale e comunitario formatisi nella vigenza del d. lgs. 163/2006, dubita della compatibilità comunitaria delle sopravvenute disposizioni del d. lgs. 50/2016, che, con portata innovativa rispetto al passato, prevedono oggi espressamente l’obbligo di dichiarazione separata, in sede di predisposizione dell’offerta economica, dei costi aziendali per la sicurezza, vietando in tal caso (stando almeno all’orientamento prevalente anche se non univoco cfr. sul punto T.a.r. per il Lazio n. 7042 del 2017 cit.) il ricorso al soccorso istruttorio.
L’ordinanza di rimessione ritiene, in particolare, che l’inderogabilità di siffatto obbligo legale si ponga in contrasto con il diritto comunitario e, segnatamente, con i principi di tutela dell’affidamento, del favor partecipationis e della proporzionalità, valevoli anche per gli appalti sotto soglia, nei casi in cui l’indicazione separata degli oneri di sicurezza non sia espressamente prevista nel modulo predisposto dall’amministrazione per la presentazione delle offerte.
Ciò in quanto:
a)      L’impresa ha fatto affidamento, per l’appunto, sulle indicazioni fornite dalla stessa stazione appaltante ai fini della partecipazione ad una gara attenendosi alla modulistica a tal fine predisposta sicché è dubbio che possa configurarsi una colpa “sanzionabile” con l’esclusione nel comportamento di chi abbia omesso l’indicazione degli oneri di sicurezza interni sebbene prescritta dalla legge. Tale conseguenza viene ritenuta in contrasto anche con i principi di proporzionalità e di certezza del diritto;
b)     in assenza di espressa e motivata contestazione circa la congruità dell’offerta rispetto ai costi di sicurezza aziendale, la sanzione dell’esclusione verrebbe a configurarsi quale conseguenza di una violazione meramente formale in violazione dei principi comunitari del favor partecipationis e della parità di trattamento sostanziale tra le imprese concorrenti, con l’effetto anche di restringere indebitamente la platea dei possibili concorrenti e, quindi, con sostanziale violazione dei connessi principi di libera concorrenza e di libera prestazione dei servizi nell’ambito del territorio dell’Unione europea.

II. – In relazione alla precedente normativa (europea e nazionale) si sono pronunciate:
c)      
Corte giust. UE sez. VI, 10 novembre 2016, C-162/16, Spinosa (in Appalti & Contratti, 2016, fasc. 12, 22 (m); nonché oggetto della News US in data 25 novembre 2016 secondo cui «il principio della parità di trattamento e l’obbligo di trasparenza, come attuati dalla direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, devono essere interpretati nel senso che ostano all’esclusione di un offerente dalla procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico a seguito dell’inosservanza, da parte di detto offerente, dell’obbligo di indicare separatamente nell’offerta i costi aziendali per la sicurezza sul lavoro, obbligo il cui mancato rispetto è sanzionato con l’esclusione dalla procedura e che non risulta espressamente dai documenti di gara o dalla normativa nazionale, bensì emerge da un’interpretazione di tale normativa e dal meccanismo diretto a colmare, con l’intervento del giudice nazionale di ultima istanza, le lacune presenti in tali documenti. I principi della parità di trattamento e di proporzionalità devono inoltre essere interpretati nel senso che non ostano al fatto di concedere a un tale offerente la possibilità di rimediare alla situazione e di adempiere detto obbligo entro un termine fissato dall’amministrazione aggiudicatrice») che, a sua volta, richiama Corte giust. UE, 2 giugno 2016, C-27/15, Pippo Pizzo (oggetto della News US in data 5 luglio 2016 nonché in Foro it., 2017, IV, 206 con nota di CONDORELLI), secondo cui «Il principio di parità di trattamento e l’obbligo di trasparenza devono essere interpretati nel senso che ostano all’esclusione di un operatore economico da una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico in seguito al mancato rispetto, da parte di tale operatore, di un obbligo che non risulta espressamente dai documenti relativi a tale procedura o dal diritto nazionale vigente, bensì da un’interpretazione di tale diritto e di tali documenti nonché dal meccanismo diretto a colmare, con un intervento delle autorità o dei giudici amministrativi nazionali, le lacune presenti in tali documenti. In tali circostanze, i principi di parità di trattamento e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che non ostano al fatto di consentire all’operatore economico di regolarizzare la propria posizione e di adempiere tale obbligo entro un termine fissato dall’amministrazione aggiudicatrice»);
d)     
Ad. plen., 27 luglio 2016, n. 19 (oggetto della News US in data 1 agosto 2016, nonché in Foro it., 2017, III, 309, con nota di GAMBINO, cui si rinvia per ogni approfondimento di dottrina e giurisprudenza), secondo cui <<Per le gare bandite anteriormente all’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, qualora l’obbligo di indicazione separata dei costi di sicurezza aziendale non sia stato specificato dalla legge di gara e dalla modulistica allegata ma sia assodato che sostanzialmente l’offerta abbia tenuto conto dei costi minimi di sicurezza aziendale, l’esclusione del concorrente non può essere disposta se non dopo che lo stesso sia stato invitato a regolarizzare l’offerta dalla stazione appaltante nel doveroso esercizio dei poteri di soccorso istruttorio>>, che, a sua volta ha chiarito i principi espressi dalla medesima Adunanza plenaria nelle sentenze 2 novembre 2015, n. 9 e 20 marzo 2015, n. 3 (rispettivamente in Foro it., 2016, III, 65 e 114 con note di CONDORELLI e TRAVI cui si rinvia per ogni ulteriore approfondimento), secondo cui rispettivamente: I) << Non sono legittimamente esercitabili i poteri attinenti al soccorso istruttorio, nel caso di omessa indicazione degli oneri di sicurezza aziendali, anche per le procedure nelle quali la fase della presentazione delle offerte si è conclusa prima della pubblicazione della decisione dell’adunanza plenaria 20 marzo 2015, n. 3>>; II) << Nelle procedure di affidamento di lavori, i partecipanti alla gara devono indicare nell’offerta economica i costi interni per la sicurezza del lavoro, pena l’esclusione dell’offerta dalla procedura anche se non prevista nel bando di gara>>;

e)      Cons. St., sez. III, 9 gennaio 2017, n. 30 secondo cui «E’ illegittima l’esclusione dell’impresa che non abbia indicato nella propria offerta economica gli oneri della sicurezza aziendale, ove la stessa non sia stata invitata dalla stazione appaltante a regolarizzare l’offerta, nel doveroso esercizio dei poteri del soccorso istruttorio al cospetto dalla loro mancata predeterminazione negli atti di gara».

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All’Adunanza plenaria l’individuazione dell’organo giurisdizionale competente a interpretare il principio di diritto da essa stessa enunciato

(2017-08-17 07:31:00)
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All’Adunanza plenaria l’individuazione dell’organo giurisdizionale competente a interpretare il principio di diritto da essa stessa enunciato

Cons. St., sez. IV, ord., 31 luglio 2017, n. 3805 – Pres. f.f. ed Est. Forlenza

Giustizia amministrativa – Principio di diritto formulato dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato - Interpretazione – Giudice competente – Individuazione - Deferimento all’Adunanza plenaria.

Va rimessa all’Adunanza plenaria la questione se l’interpretazione del principio di diritto da essa enunciato, ove ne sia in discussione la “portata” competa alla medesima Adunanza Plenaria, cui il giudice rimettente, ove abbia perplessità (ex officio o a ciò sollecitato dalle parti), è tenuto a rimettere la questione, ovvero se tale interpretazione possa essere svolta dalla stessa Sezione cui è assegnato il ricorso, esulando tale fattispecie dall’obbligo di cui all’art. 99, co. 3, Cpa. (1).

 

(1) Con l’ordinanza richiamata in epigrafe, la quarta sezione rimette all’Adunanza plenaria la questione concernente l’individuazione del giudice competente ad interpretare il principio di diritto in precedenza reso dalla stessa plenaria.

La questione è sorta in sede di giudizio di revocazione, così come proposto dalla parte soccombente avverso una sentenza adottata all’esito di giudizi successivi a precedenti rimessioni alla plenaria.

In specie, la sentenza oggetto di revocazione faceva riferimento alle statuizioni rese dalla plenaria con le note decisioni 20 marzo 2015 n. 3 (in Foro it., 2016, 2, III, 114 con nota di TRAVI) e 2 novembre 2015 n. 9 (in Foro it., 2016, 2, III, 65 con nota di CONDORELLI).

In sede di revocazione parte ricorrente ha contestato la corretta applicazione dei principi resi dalla plenaria, anche rispetto agli effetti delle relative statuizioni.

Sulla scorta di tale ricostruzione l’ordinanza di rimessione in oggetto ha prospettato il contrasto fra due possibili soluzioni.

Da un lato, a favore della necessaria rimessione alla plenaria, militerebbe la considerazione che, diversamente opinando, la interpretazione resa “a valle” dalla sezione semplice potrebbe incidere sul contenuto precettivo e nomofilattico del principio enunciato dall’Adunanza plenaria.

Dall’altro lato, a favore della competenza della singola sezione, militerebbero considerazioni volte ad evitare un eccessivo “ingessamento” del rapporto tra Adunanza plenaria e sezione semplice, che comporterebbe sia una incisione sensibile dei normali poteri di interpretazione del giudice di rinvio, sia la possibilità di appesantimenti processuali, dovuta a reiterate “navette” tra sezione ed Adunanza plenaria.

II.- Sull’art. 99 del codice del processo amministrativo, si segnala:

a)    Cons. Stato, Ad. plen., 27 luglio 2016, n. 19, in Foro it. 2017, III, 309 con nota di GAMBINO, nonché oggetto della News US in data 1 agosto 2016 (cui si rinvia per ogni approfondimento di dottrina e giurisprudenza sulla funzione nomofilattica esercitata ex art. 99 cit.), secondo cui: <<I) La sezione del Consiglio di Stato cui è assegnato un ricorso, qualora non condivida un principio di diritto enunciato dall’Adunanza plenaria su una questione vertente sull’interpretazione o sulla validità del diritto dell’Unione Europea, può alternativamente: a) rimettere previamente la questione all’Adunanza plenaria affinché questa riveda il proprio orientamento; b) adire la Corte di giustizia ex art. 267 TFUE ai fini di una pronuncia in via pregiudiziale; c) disattendere direttamente il principio di diritto enunciato dall’Adunanza plenaria ove esso risulti manifestamente in contrasto con una interpretazione del diritto dell’Unione già fornita, in maniera chiara ed univoca, dalla giurisprudenza comunitaria; II) L’Adunanza plenaria, qualora sia chiamata a decidere una questione analoga ad altra pendente innanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea, può alternativamente: a) disporre la sospensione c.d. impropria del giudizio in attesa che si pronunci il giudice europeo; b) sollevare a sua volta una questione pregiudiziale; c) decidere comunque la questione anche alla luce dei dubbi di compatibilità comunitaria manifestati in occasione della precedente rimessione>>; sulla portata applicativa dell’art. 99 c.p.a. in relazione alla interpretazione del diritto europeo da parte della Adunanza plenaria e delle singole sezioni del Consiglio di Stato, cfr. Corte giust. UE, grande sezione, 5 aprile 2016, C-689/13, Puligienica, in Foro it., 2016, IV, 324, con nota di SIGISMONDI, nonché oggetto della News US in data 7 aprile 2016 (cui si rinvia per ogni approfondimento di dottrina e giurisprudenza);

b)  Cons. Stato, Ad. plen., 2 novembre 2015, n. 9, in Foro it., 2016, III, 65, con nota di CONDORELLI, che si è pronunciata sulla interpretazione di principi formulati da precedenti sentenze della medesima Plenaria in relazione alla configurabilità di una ipotesi di overruling;

c)   Cons. Stato, Ad. plen., 13 aprile 2015, n. 4, in Foro it., 2015, III, 265, con nota di TRAVI; Foro Amministrativo (Il) 2015, 9, 2206 con nota di SILVESTRI, che si è soffermata sui presupposti, ex art. 99, 4° comma, c.p.a., in presenza dei quali l’Adunanza plenaria, investita della questione, in omaggio al principio di economia processuale e per esigenze di celerità, di regola decide la controversia anche nel merito, salva la presenza di ulteriori esigenze istruttorie (richiamando quanto già sancito da Cons. Stato, Ad. plen., 13 giugno 2012, n. 22, in Urbanistica e appalti, 2012, 1030, con nota di USAI; Corriere merito, 2012, 969 (m), con nota di CICCHESE );

d)   Cons. Stato, Ad. plen., 10 dicembre 2014, n. 34, in Urbanistica e appalti, 2015, 171, con nota di MANFREDI; Foro amm., 2015, 1363 (m), con nota di AMATO, che si è soffermata sulla natura obbligatoria o facoltativa del rinvio ex art. 99 c.p.a.;

e)   Cons. stato, Ad. plen., 9 ottobre 2013, n. 22, in Foro it., 2013, III, 561; Diritto processuale amministrativo, 2014, 3, 908 con nota di PRIMERANO, in cui si individuano le eccezionali ipotesi in relazione alle quali la speditezza del rito impedisce l’applicazione dell’art. 99 c.p.a.;

f)    Cons. Stato, Ad. plen., 28 luglio 2011, n. 14, in Giust. civ., 2011, I, 2980, secondo cui <<Ai sensi dell’art. 99, 5º comma, cod. proc. amm., l’adunanza plenaria può esprimere il principio di diritto nell’interesse della legge anche nei casi in cui l’esito della controversia prescinda, in concreto, dalla soluzione delle questioni di diritto deferitele; detta facoltà sussiste, quindi, sia nelle ipotesi in cui la pronuncia assume contenuto meramente processuale, sia nelle eventualità in cui la decisione incide sul merito della controversia, ma si incentra su un tema logicamente pregiudiziale rispetto a quello oggetto del deferimento>>;

g)   Cons. Stato, sez. V, 31 ottobre 2013, n. 5246, secondo cui <<Nel processo amministrativo, sulla scorta del tenore testuale delle norme divisate dall’art. 99, 1º e 3º comma, c.p.a., dello scopo delle medesime (garantire la certezza del diritto attraverso il rafforzamento della funzione nomofilattica dell’adunanza plenaria del consiglio di stato) e del necessario rispetto del principio costituzionale del giudice naturale (art. 25, 1º comma, cost.), devono ritenersi di stretta interpretazione entrambe le ipotesi di deferimento della causa all’adunanza plenaria: quella facoltativa (art. 99, 1º comma, c.p.a.), allorquando la sezione riscontri un contrasto di giurisprudenza reale o potenziale (perché non intende seguire l’indirizzo consolidato); quella obbligatoria (art. 99, 3º comma, c.p.a.), ove la sezione intenda rimettere in discussione un principio di diritto già enunciato dall’adunanza plenaria>>;

h)    Cons. Stato, sez. III, 6 agosto 2014, n. 4185, in Foro it., 2014, III, 557 con nota di TRAVI (cui si rinvia per ogni riferimento di dottrina e giurisprudenza sull’art. 99 c.p.a.), secondo cui <<La violazione dell’art. 99, 3º comma, cod. proc. amm., che impone a una sezione del consiglio di stato di rimettere la questione all’adunanza plenaria se ritenga di non condividere un principio di diritto già affermato dalla stessa adunanza plenaria, non costituisce motivo per proporre il ricorso per revocazione per errore di fatto>>;

I)   Cons. Stato, sez. IV, 30 novembre 2010, n. 8636, in Foro it., 2011, III, 82, con note di TRAVI e PIGNATELLI, che ha ritenuto applicabile l’obbligo della sezione di seguire il principio formulato dalla Plenaria, come sancito dall’art. 99, co.3, c.p.a., in relazione a decisioni dell’organo nomofilattico antecedenti all’entrata in vigore del codice del processo amministrativo

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Primo Piano
(2017-08-07 07:38:00)
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Venice, 26-27 September 2017 

   ASSOCIATION INTERNATIONALE DES HAUTES JURIDICTIONS ADMINISTRATIVES 

   INTERNATIONAL ASSOCIATION OF SUPREME ADMINISTRATIVE JURISDICTIONS

  

       Venice, 26-27 September 2017                    

  


 

  

Il 1° gennaio 2017 e' partito il Processo Amministrativo Telematico (PAT).
Il PAT si applica ai ricorsi depositati, in primo o in secondo grado, dal 1° gennaio 2017.
Ai ricorsi depositati anteriormente a tale data, continuano ad applicarsi, fino all’esaurimento del grado di giudizio nel quale sono pendenti alla data stessa, le precedenti norme.

 


 

IL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI
d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50

 
     giurisprudenza, pareri del Consiglio di Stato, dottrina, linee guida ed altre determine Anac, decreti ministeriali
 

 

RIFORMA MADIA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

  
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L’Adunanza plenaria ribadisce il principio per cui la parte che ha adito correttamente il giudice amministrativo in primo grado  non può proporre appello negandone la giurisdizione

(2017-08-03 15:04:00)
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L’Adunanza plenaria ribadisce il principio per cui la parte che ha adito correttamente il giudice amministrativo in primo grado non può proporre appello negandone la giurisdizione

Giustizia amministrativa – Appello – Contestazione della giurisdizione amministrativa da parte dell’originario ricorrente - Esclusione. 

Cons. St., A.P., ord., 28 luglio 2017, n. 4 - Pres. Frattini, Est. Atzeni

 

La parte risultata vittoriosa di fronte al tribunale amministrativo sul capo di domanda relativo alla giurisdizione non è legittimata a contestare in appello la giurisdizione del giudice amministrativo (1)

 (1) I.- La questione sulla quale ha pronunciato l’Adunanza plenaria era stata rimessa dal C.g.a. con ordinanza 22 ottobre 2015, n. 634.

L’oggetto del giudizio concerne l’aggiudicazione del lotto n. 19 per l’assegnazione in regime di sub concessione di spazi da destinare all’esercizio di attività commerciale presso l’aeroporto Fontanarossa.

La sentenza del T.a.r. di Catania n. 396 del 2015 ha respinto il ricorso principale proposto dalla 3° classificata per estromettere l’aggiudicataria e la 2° classificata, e conseguentemente ha ritenuto assorbito l’esame del ricorso incidentale proposto dalla 1° classificata nonché le cesnure proposte avverso la 2° classificata.

La 3° classificata, originaria ricorrente principale soccombente, ha interposto appello innanzi al C.g.a. cui ha fatto seguito il gravame incidentale della 1° classificata che, oltre a riproporre i motivi posti a sostegno del ricorso incidentale di primo grado, ha eccepito preliminarmente il difetto di giurisdizione del G.A.

Nel frattempo, il C.g.a., con sentenza n. 205 del 2 maggio 2017, in riforma della sentenza del T.a.r. Catania n. 736 del 2016 relativa al medesimo lotto 19, ha accolto autonomo ricorso proposto dalla 2° classificata ed ha annullato l’aggiudicazione della stessa gara; il C.g.a., prima di pronunciare nel merito, ha affermato la giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere della controversia.

Il C.g.a., avendo assunto la causa in decisione alla udienza pubblica del 14 dicembre 2016, non ha potuto dare conto della ordinanza della Corte di cassazione, sez. civ., n. 4884 del 27 febbraio 2017 (oggetto della News US in data 6 marzo 2017), secondo cui <<sussiste la giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie relative all’affidamento di spazi aeroportuali per lo svolgimento di attività commerciali>>; successivamente, Cass. civ., sez. un., ordinanza n. 13723 del 31 maggio 2017 ha confermato tale indirizzo, ribadendo che appartengono alla giurisdizione del G.O. le controversie relative alla sub concessione di spazi aeroportuali per lo svolgimento di attività lucrative diverse da quelle relative ai servizi di assistenza a terra non a caso disciplinati con tariffe approvate dal  Ministro dei trasporti alla stregua dei parametri individuati dalle direttive europee e dal C.i.p.e.).

Nel presupposto della impossibilità, allo stato, della 1° classificata, di proporre censure avverso la sentenza di primo grado, non avendo una posizione sostanziale da difendere, ma dovendo attendersi l’esito del giudizio in Cassazione preannunciato da quest’ultima, l’Adunanza plenaria ha restituito gli atti al C.g.a. ex art. 99, comma 1, c.p.a.

II.- La approfondita ordinanza di rimessione del C.g.a., per poter sottoporre all’attenzione della Plenaria il punto controverso incentrato sui limiti alle modalità di rilievo della giurisdizione - risolto da Cass. civ., sez. un., n. 21260 del 20 ottobre 2016 (oggetto della News US in data 26 ottobre 2016, nonché in Foro it., 2017, I, 966, con note di G. POLI, A. TRAVI, e F. AULETTA, cui si rinvia per ogni approfondimento di dottrina e giurisprudenza), nel senso che <<L’attore che abbia incardinato la causa dinanzi ad un giudice e sia rimasto soccombente nel merito non è legittimato a interporre appello contro la sentenza per denunciare il difetto di giurisdizione del giudice da lui prescelto>> (principio successivamente ribadito da Cass. civ., sez. un.,19 gennaio 2017, n. 1309, in Foro it., 2017, I, 1227, relativamente al giudizio contabile pensionistico e da Cons. Stato, sez. V, 20 febbraio 2017, n. 745) - ha espressamente invertito l’ordine di esame delle questioni in dichiarato e argomentato contrasto con l’indirizzo costituente diritto vivente ormai da circa 8 anni:

a)     nella giurisprudenza della Cassazione, a far data da sez. un., 6 marzo 2009, n. 5456, in Foro it., 2009, I, 3047, con nota di GAMBINERI; successivamente, sez. un., 3 marzo 2010, n. 5023, id., sez. I, 6 marzo 2015, n. 4619, secondo cui <<coniugando pregiudiziale sulla giurisdizione e ragionevole durata del processo, l’appello incidentale sulla giurisdizione proposto dalla parte interamente vittoriosa nel merito deve sempre ritenersi condizionato, anche in mancanza di espressa indicazione in tal senso; l’appello incidentale andrebbe esaminato con priorità solo se la questione di giurisdizione non ha formato oggetto di pronuncia né espressa né implicita da parte della sentenza gravata e dunque fosse ancora rilevabile d’ufficio>> (tale ultima ipotesi non ricorre nel caso di specie perché la decisione di merito, in questo caso del T.a.r. di Catania, supera ogni questione di giurisdizione (per costante giurisprudenza civile e amministrativa);

b)     nella giurisprudenza del Consiglio di Stato, a partire da sez. VI, 26 marzo 2015, n. 1596, in Dir. proc. ammin., 2016, 295, con nota di SQUAZZONI; successivamente, sez. VI, 15 settembre 2015, n. 4283 in Giornale dir. amm., 2016, 555, con nota di SABATO; sez. IV, 28 gennaio 2016, n. 323, in Foro it., 2016, III, 200, con nota di TRAVI, cui si rinvia per ogni approfondimento in dottrina e giurisprudenza, secondo cui <<L’esame dell’appello incidentale, proposto dalla parte vittoriosa nel merito su questioni pregiudiziali decise in senso ad essa sfavorevole, va effettuato solo se l’appello principale è ritenuto fondato>>; tale indirizzo trova un riconoscimento espresso anche da parte della Adunanza plenaria 27 aprile 2015, n. 5 (specie § 5.3. lett. c), in Foro it., 2015, III, 265, con nota di TRAVI, la quale ha espressamente stabilito che l’ordine di esame delle questioni in primo grado e in appello risponde a logiche e criteri diversi, ritenendo meritevole di adesione il principio affermato dalla menzionata sentenza della VI sezione n. 1596 del 2015.

L’ordinanza in commento – pur ribadendo le peculiarità del processo amministrativo e la necessità di rispettare l’ordine logico delle questioni, come affermato dalla nota sentenza dell’Adunanza plenaria 7 aprile 2011, n. 4 in Foro it., 2011, III, 306 con nota di SIGISMONDI - non ha preso posizione esplicita sul punto in attesa che, come preannunciato dalla difesa della 1° classificata, si pronuncino le sezioni unite della Corte di cassazione.

Orario apertura al pubblico degli Uffici del Consiglio di Stato e dell'URP nel mese di agosto 2017

(2017-08-03 10:10:00)
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AVVISO

 

  Nel periodo dal 1° agosto al 31 agosto 2017 l’Ufficio relazioni con il pubblico del Consiglio di Stato/Servizio rilascio copie è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 13.

Il servizio di posta elettronica urp.cds@giuam.it. o pec : urp@ga-cert.it è sospeso nel periodo dal 1° al 31 agosto.

Le informazioni possono essere richieste anche per fax al numero 06 68272282. Per la risposta va indicato un numero di telefono, fisso o mobile.

 

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