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La sesta sezione del Consiglio di Stato rimette alla Corte costituzionale la legge provvedimento in tema di procedura riservata per l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici

(2017-06-27 14:00:00)
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La sesta sezione del Consiglio di Stato rimette alla Corte costituzionale la legge provvedimento in tema di procedura riservata per l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici

Cons. St., sez. VI, ordd. 21 giugno 2017, nn. 3008 - 3011 - Pres. Santoro, Est. Gambato Spisani.

Pubblica istruzione – Dirigenti scolastici – Immissione in ruolo – Procedura riservata - Questioni di illegittimità costituzionale – Non manifesta infondatezza.  

E’ rilevante e non manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi da 87 a 90, legge 13 luglio 2015, n. 107, nella parte in cui prevedono una procedura di immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici riservata, ai sensi del comma 88 citato, lett. a) e b), ai soli soggetti i quali risultino essere già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie ovvero i quali abbiano superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale nell’ambito del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici indetto con D.D. 13 luglio 2011, nonché ai soggetti i quali abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della legge in questione, alcuna sentenza definitiva nell’ambito dei concorsi per il reclutamento di dirigenti scolastici indetti con il D.D. 22 novembre 2004 e con il d.m. 3 ottobre 2006; per il caso di ritenuta infondatezza della questione di cui sopra, è rilevante e non manifestamente infondata ai sensi di cui in motivazione la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 88, l. n.107 del 2015, nella parte in cui non consente la partecipazione alla procedura di immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici riservata ai soggetti previsti dalla norma in questione anche a coloro i quali abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della legge in questione, alcuna sentenza definitiva nell’ambito del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici indetto con D.D. 13 luglio 2011.(1)

 

(1) I.- L’oggetto della controversia.

Con una serie di analoghe ordinanze, la sesta sezione di Palazzo Spada ha sollevato questione di legittimità costituzionale della normativa disciplinante la speciale procedura di immissione in ruolo dei dirigenti scolastici.

La questione è sorta nell’ambito di una controversia proposta da soggetti che hanno a suo tempo partecipato ad un concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici ed hanno impugnato i relativi esiti avanti il Giudice amministrativo e sono ancora in attesa di una decisione.

La disciplina contestata, introdotta nelle more dei relativi giudizi, prevede lo svolgimento di un corso intensivo di formazione e della relativa prova scritta finale, volto all'immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici:

-       di coloro i quali siano “già vincitori ovvero utilmente collocati nelle graduatorie” ovvero “abbiano superato positivamente tutte le fasi di procedure concorsuali successivamente annullate in sede giurisdizionale” nell’ambito del concorso indetto con D.D. 13 luglio 2011;

-          di coloro i quali “abbiano avuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio ovvero non abbiano avuto, alla data di entrata in vigore della presente legge, alcuna sentenza definitiva” nell’ambito dei concorsi indetti con il D.D. 22 novembre 2004 e con il D.M. 3 ottobre 2006.

A seguire, mentre il comma 89 mantiene aperte le relative graduatorie regionali sino alla conclusione della procedura straordinaria, il comma 90 istituisce una sessione speciale di esame, con una prova differenziata, per soggetti vincitori e i soggetti collocati in graduatoria nel concorso indetto con il D.D. 13 luglio 2011.

 

II.- La rimessione.

L’ordinanza prende le mosse dalla qualificazione delle norme in questione in termini di leggi provvedimento in quanto i destinatari delle stesse sono solamente quei soggetti che hanno partecipato alle procedure concorsuali indicate (sulla complessa questione delle leggi provvedimento e dei limiti di compatibilità costituzionale, cfr. da ultimo Corte cost., 3 ottobre 2016, n. 214, in Giur. costit., 2016, 5, 1681 con nota di CACCIAVILLANI; sulle diverse modalità con cui si realizza la legificazione di un atto amministrativo, Corte cost., 7 novembre 2014, n. 250, in Foro it., 2015, I, 1144; sulle leggi provvedimento contra personam, le leggi provvedimento regionali e la limitazione del diritto di difesa dell’interessato, Corte cost., 10 ottobre 2014, n. 231, in Foro it., 2015, I, 378, con nota di ROMBOLI; Giur. costit., 2014, 5, 3776 con nota di FONTANA; sui rapporti fra leggi provvedimento e tutela cautelare, Corte cost., 16 luglio 2014, n. 200, id., 2014, 4, 3233 con nota di TRAVI, e in Foro it., 2015, I, 387, cui si rinvia per ogni ulteriore approfondimento di dottrina e giurisprudenza).

In primo luogo, viene rilevato il possibile contrasto con il principio del pubblico concorso.

In proposito l’ordinanza richiama la giurisprudenza costituzionale (ormai consolidata in ordine all'indefettibilità del pubblico concorso per l'accesso al pubblico impiego, in conformità ai principi di uguaglianza, imparzialità e buon andamento, Corte cost., 30 gennaio 2015, n. 7, in Foro it., 2015, I, 2281; Corte cost., 24 giugno 2010, n. 225, in Giur. costit., 2010, 4, 3601 con nota di PERTICI) che interpreta il principio nel senso che lo stesso sia rispettato ove l’accesso al pubblico impiego avvenga per mezzo di una procedura con tre requisiti di massima:

a)      deve essere aperta (nel senso che vi possa partecipare il maggior numero possibile di cittadini);

b)      deve trattarsi di una procedura di tipo comparativo (volta cioè a selezionare i migliori fra gli aspiranti);

c)    deve trattarsi di una procedura congrua (nel senso che essa deve consentire di verificare che i candidati posseggano la professionalità necessaria a svolgere le mansioni caratteristiche, per tipologia e livello, del posto di ruolo che aspirano a ricoprire).

Ne consegue che è sospetta di illegittimità costituzionale la previsione in esame che dà vita ad una procedura di reclutamento ristretta la quale limiti in modo irragionevole la possibilità di accesso dall’esterno; infatti, la stessa è aperta soltanto a soggetti ben determinati, e non alla generalità degli aspiranti in possesso dei requisiti di professionalità richiesti per il ruolo da ricoprire, e non è sorretta dai presupposti necessari per legittimarla.

Né sono individuabili le eccezionali ipotesi derogatorie al principio previste dalla stessa giurisprudenza costituzionale. Secondo la giurisprudenza della Corte sono ammesse deroghe al principio del pubblico concorso, solo sulla base di peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico idonee a giustificarle (cfr. fra le tante Corte cost., n. 135 del 2014, in Giur. costit., 2014, 2256, con nota di ADORNO; n. 52 del 2011, in Regioni, 2011, 1281, con nota di DE GÖTZEN) e solo a condizione che il principio del buon andamento della pubblica amministrazione sia assicurato in via alternativa con adeguati criteri selettivi idonei a garantire la professionalità dei soggetti prescelti (cfr. da ultimo, Corte cost., n. 30 del 2012, in Foro it., 2012, I, 2571; n. 299 del 2011, id.,  2012, I, 2572, cui si rinvia per ogni ulteriore approfondimento di dottrina e giurisprudenza).

In particolare, «l'area delle eccezioni» al concorso deve essere «delimitata in modo rigoroso» e le deroghe sono legittime solo se in presenza di un superiore interesse pubblico, come ad esempio l'esigenza di consolidare specifiche esperienze professionali maturate all'interno dell'amministrazione e non acquisibili all'esterno, le quali facciano ritenere che la deroga al principio del concorso pubblico sia essa stessa funzionale alle esigenze di buon andamento dell'amministrazione (cfr. ad es. Corte Cost. 15 gennaio 2010 n. 9 in Riv. it. dir. lav. 2010, 4, IV, 847 con nota di Pasqualetto).

Dalla giurisprudenza costituzionale si evince, poi, che non sono ammissibili:

d)  eccezioni basate sulla circostanza che determinate categorie di dipendenti abbiano prestato attività a tempo determinato presso l'amministrazione (sent. n. 205/2006) o sulla personale aspettativa degli aspiranti ad una misura di stabilizzazione (sent. n. 81/2006);

e)     riserve integrali dei posti disponibili in concorso in favore di personale interno (cfr. ad es. Corte cost. 5 gennaio 2013 n. 3);

f)     deroghe al pubblico concorso basate sulla trasformazione di rapporti contrattuali a tempo determinato in rapporti di ruolo (cfr. ad es. Corte Cost. 18 febbraio 2011 n. 52);

g)     elusioni al principio del pubblico concorso in presenza di assunzione, da parte della regione, di personale dipendente da enti e società private (Corte cost., 25 novembre 2016, n. 248, in Foro it., 2017, I, 72, con nota di ROMBOLI.

Con riguardo alla natura della procedura concorsuale, la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di procedure selettive riservate, che escludessero o riducessero irragionevolmente la possibilità di accesso dall'esterno, violando il carattere pubblico del concorso (cfr. ad es. Corte cost. 13 giugno 2013, n. 137).

Nel caso di specie, secondo l’ordinanza, non emergono particolari “esigenze di economicità dell'azione amministrativa e di prevenire le ripercussioni sul sistema scolastico dei possibili esiti del contenzioso pendente”, atteso che non si spiega come la procedura risulterebbe più economica rispetto ad un reclutamento secondo le regole ordinarie, e si trascura che l’impatto delle decisioni giudiziarie sull’organizzazione amministrativa è in generale fisiologico nel sistema e come tale non postula la necessità di interventi correttivi del legislatore. Piuttosto, la procedura in esame appare maggiormente ispirata all’intento di tutelare aspettative dei soggetti coinvolti. Infine, secondo la sesta sezione, la procedura disegnata dalle norme censurate appare poi strutturata in modo non idoneo a garantire la selezione di soggetti adatti al ruolo da ricoprire, né sembra assicurare un’adeguata valutazione della professionalità del dirigente.

Da ultimo l’ordinanza solleva un ulteriore profilo in relazione al predetto comma 88, rispetto all’art. 6 paragrafo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, che prevede il diritto ad un equo processo, ed assume rango costituzionale nel nostro ordinamento ai sensi dell’art. 117 Cost. (a far data dalla storica Corte cost., 24 ottobre 2007, n. 348, in Foro it., 2008, I, 40, con nota di  ROMBOLI, TRAVI, CAPPUCCIO; Rivista italiana di diritto pubblico comunitario, 2008, 5, 1288 con nota di BONATTI; Corte europea diritti dell'uomo, sez. II, 24 giugno 2014, n. 48357, Azienda agricola Silverfunghi, che richiama il consolidato orientamento volto a riconoscere una violazione del diritto all'equo processo, sancito dall'art. 6, par. 1, CEDU, ogniqualvolta l'intervento legislativo s'inserisca in un procedimento giurisdizionale pendente senza essere sorretto da specifici ed impellenti motivi di interesse pubblico. In più pronunce la Corte ha riconosciuto come, benché non sia precluso al corpo legislativo di disciplinare, mediante nuove disposizioni retroattive, diritti derivanti da leggi in vigore, il principio dello stato di diritto e la nozione di equo processo sanciti dall'art. 6 CEDU precludano, salvo che per motivi imperativi di interesse pubblico (« imperieux motifs d'intérêt général »), l'ingerenza del potere legislativo nell'amministrazione della giustizia con il proposito di influenzare la definizione giudiziaria di una controversia  Come precisano ancora i giudici di Strasburgo, il rispetto per lo stato di diritto e la nozione di equo processo impongono che qualsiasi motivazione addotta per giustificare tali misure sia trattata con il massimo grado di circospezione possibile; in tal senso si veda, in particolare, Corte europea diritti dell’uomo, 31 maggio 2011, Maggio e altri c. Italia, § 45 secondo cui le considerazioni economiche sottese dall'intervento del legislatore, non possono, da sole, autorizzare il potere legislativo a sostituirsi al giudice nella definizione delle controversie).

Nel caso di specie la norma consente a coloro i quali abbiano in corso un contenzioso non ancora definito relativo ai concorsi 2004 e 2006 di partecipare per ciò solo alla procedura selettiva riservata in esame. In tal modo, attribuisce loro la possibilità di conseguire il bene della vita cui aspirano nel giudizio in corso con modalità più agevoli di quelle ordinarie e senza riguardo all’esito del giudizio stesso, interferendo così con l’esito relativo.

III.- Per completezza si segnala in dottrina, sul principio del pubblico concorso:

a)     D. BOLOGNINO, Il rapporto tra concorso pubblico e scorrimento delle graduatorie valide ed efficaci al tempo della c.d. “spending review”, in Foro amm. — Tar, 2013, 1, 147-156;

b)      A. CELOTTO, Chiasmi sul giudicato costituzionale (Osservazione a Corte cost., 23 aprile 2013, n. 73), in Giur. costit. 2013, 1101-1103;

c)     R. COCCIOLITO, Centralità del concorso pubblico nel “partenariato pubblico privato” e legislazione regionale, in Osservatorio costituzionale, 2013, 1;

d)    DE GOTZEN, Il principio del pubblico concorso ed eccezioni alla regola per motivi di pubblico interesse. Concorsi riservati e utilizzo dei graduatorie esistenti, in Le Regioni, 2013, 3, 642-647;

e)      B. DI GIACOMO RUSSO, L'accesso al pubblico impiego regionale, in , 2014, 1-2, 3-16;

f)      M. MEO, Il legislatore regionale stretto tra il principio del pubblico concorso e la competenza esclusiva dello stato in materia di “ordinamento civile (nota a Corte cost. n. 137 del 2013), in Osservatorio costituzionale, 2013, 1.

 

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No al risarcimento danni per la pallavolista che ha insultato un tecnico federale

(2017-06-26 17:25:00)
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Cons. St., sez. V, 22 giugno 2017, n. 3065

 

La Sezione ha accolto l’appello della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV), coadiuvata dal CONI, contro la sentenza del Tar Lazio n. 3055 del 2016 che, a sua volta, aveva accolto il ricorso di una pallavolista riguardante la sospensione da ogni attività per sei mesi, irrogata dagli organi di giustizia federale per avere nel 2013 aggredito verbalmente e pubblicamente il proprio tecnico federale e per aver twittato frasi offensive e ingiuriose  nei confronti del direttore tecnico delle squadre nazionali femminili.

Il Tar aveva dato ragione alla giocatrice perché gli organi della giustizia sportiva avevano violato in suo danno i principi processuali sull’ acquisizione e valutazione delle prove. La pallavolista aveva così ottenuto dal TAR Lazio, nel presupposto dell’illegittimità di quella sanzione, un risarcimento di € 208.000, per danni da “riduzione peggiorativa e risoluzione di precedenti contratti”, “da perdita di chance per interruzione di trattative per la stipulazione di futuri contratti di sponsorizzazione” e “da perdita di chance per mancata percezione di premi in tornei internazionali e da pregiudizio all'immagine.

Invece, per il Consiglio di Stato, il Tar non solo ha valutato male le prove, ma soprattutto ha concesso un risarcimento che non poteva essere riconosciuto. Infatti, considerato anche che non si trattava di un’atleta professionista, le ragioni di dignità della persona umana - per cui dagli albori lo sport è oggetto di interventi e di investimenti pubblici, riprese dallo Statuto del CONI - fanno esulare dall’ordinamento sportivo, e dal sistema di giustizia che lo riguarda, la tutela di interessi economici personali inerenti a contratti individuali con terzi, estranei a quell’ordinamento e all’attività sportiva, finalizzati a trarre un lucro personale dalla notorietà raggiunta grazie all’ordine sportivo.

 

 

Consiglio di Stato – Tar Lazio Roma. Chiusura degli Uffici per la festa del Santo Patrono.

(2017-06-26 14:38:00)
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Si comunica che in occasione della Festività del Santo Patrono il giorno 29 giugno 2017 gli Uffici saranno chiusi.

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Primo Piano
(2017-06-26 07:54:00)
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PROCESSO AMMINISTRATIVO TELEMATICO  
  

Il 1° gennaio 2017 e' partito il Processo Amministrativo Telematico (PAT).
Il PAT si applica ai ricorsi depositati, in primo o in secondo grado, dal 1° gennaio 2017.
Ai ricorsi depositati anteriormente a tale data, continuano ad applicarsi, fino all’esaurimento del grado di giudizio nel quale sono pendenti alla data stessa, le precedenti norme.

► Dal 26 febbraio disponibili nuovi moduli di deposito con le relative istruzioni. A partire dalla stessa data non sono più accettati depositi effettuati con moduli diversi.

► 30 marzo 2017 – Aggiornate e riordinate le FAQ.

► Giurisprudenza sul PAT. 

 


 

IL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI
d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50

 
     giurisprudenza, pareri del Consiglio di Stato, dottrina, linee guida ed altre determine Anac, decreti ministeriali
 

 

RIFORMA MADIA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

  

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Il Consiglio di Stato ha reso il parere in ordine alla competenza, a seguito del primo correttivo al Codice dei contratti pubblici, ad adottare gli atti di attuazione del sistema di qualificazione del contraente generale

(2017-06-23 11:59:00)
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Cons. St., Comm. spec., 21 giugno 2017, n. 1479

 

1.     Oggetto del parere 

Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha chiesto al Consiglio di Stato un parere in ordine alla portata degli artt. 197 e 199 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici).
Il quesito ha ad oggetto la competenza, a seguito del decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 (Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50), ad adottare gli atti di attuazione del sistema di qualificazione del contraente generale: in particolare, il dubbio è sorto in quanto dalla lettura del citato articolo 197 sembra che la competenza sia dell’ANAC mediante l’adozione di linee guida, mentre dalla lettura del citato articolo 199 sembra che la competenza sia del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti mediante l’adozione di un decreto.
Si è trattato, pertanto, di stabilire se sia estensibile anche al sistema di qualificazione del contraente generale l’art. 83, coma 3, del d.lgs. n. 50 del 2016, come modificato dal decreto correttivo, nella parte in cui, recependo i rilievi prospettati dal Consiglio di Stato, con il parere 1° aprile 2016, n. 855, prevede che il sistema generale di qualificazione degli operatori economici debba avvenire mediante decreto ministeriale in ragione della natura “intrinsecamente normativa” del suo contenuto.

2.     La risposta del Consiglio di Stato

Nel fornire la risposta al quesito nel parere è stata ricostruita la normativa che nel tempo si è succeduta in relazione al sistema di qualificazione degli operatori economici e del contraente generale.
Alla luce della ricostruzione effettuata la Commissione Speciale ha ritenuto che la volontà del legislatore sia stata quella di “estendere” anche al contraente generale la modifica che ha riguardato le disposizioni generali di qualificazione.
A tale conclusione, il Consiglio di Stato è pervenuto all’esito dell’analisi del dato letterale e della ragione sistematica dell’intervento correttivo.
Sul piano letterale, il legislatore ha modificato espressamente il regime transitorio di cui agli artt. 199 e 216, comma 27-bis, relativi al contraente generale, mediante un espresso richiamo al decreto di cui al secondo comma dell’art. 83. La mancata modifica anche dell’art. 197, per quanto si tratti della norma che pone la disciplina a regime, non può avere valenza determinante, proprio in ragione del fatto che la stessa non è stata oggetto di modifiche.
Sul piano della ragione sistematica, il legislatore del 2016 ha effettuato una chiara opzione a favore del sistema “unitario” che eviti differenziazioni di regime del sistema qualificazione dipendenti dalla presenza di un qualsiasi operatore economico ovvero di un contraente generale. In questo senso depone l’attribuzione alle SOA dei compiti di attestazione che nel precedente sistema erano affidati, per il solo contraente generale, ad un decreto ministeriale. Deve, pertanto, presumersi che il legislatore del 2017 abbia inteso continuare lungo questo percorso unitario, estendendo anche al contraente generale la modifica che ha riguardato la natura delle fonti di regolazione. Del resto, si sottolinea nel parere, è la valenza intrinsecamente normativa dell’atto che giustifica la sua veste regolamentare. Ed è indubbio che tale valenza l’atto l’abbia anche quando esso trovi applicazione nell’ambito della disciplina del contraente generale.

3.     Misure da adottare
In relazione al sistema di qualificazione nel parere sono stati segnalati alcuni errori materiali, conseguenza di un mancato coordinamento normativo che possono essere corretti con un avviso di rettifica.
In particolare, tale avviso dovrà  sostituire i riferimenti alle linee guida contenuti nell’art. 83, comma 2 e nell’art. 216 con il riferimento al “decreto di cui all’art. 83, comma 2”.
In relazione al sistema di qualificazione del contraente generale, che è l’oggetto specifico del parere, la Commissione speciale ha sottolineato come la misura più idonea per ridare coerenza al sistema sia rimessa al legislatore. In questo caso, infatti, la difficoltà del ricorso al mero avviso di rettifica deriva dal fatto che non è sufficiente una mera sostituzione delle espressioni “linee guida” con “decreto di cui al secondo comma dell’art. 83”. Ciò in quanto, il sistema di qualificazione rimane comunque affidato ad una pluralità di atti (linee guida e decreti regolamentari) che presentano un contenuto eterogeneo. E’ dunque necessaria una modifica sostanziale della norma.

 

 

 

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Convegno, Il nuovo codice dei contratti pubblici e le modifiche apportate dall’ultimo correttivo di aprile 2017, Palermo, 30 giugno 2017

(2017-06-23 11:56:00)
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Sottoscrizione del primo accordo di cooperazione giudiziaria tra il Presidente del Consiglio di Stato e il Presidente della Corte Suprema della Federazione Russa

(2017-06-23 11:52:00)
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Sottoscrizione del primo accordo di cooperazione giudiziaria tra il Presidente del Consiglio di Stato e il Presidente della Corte Suprema della Federazione Russa

Lunedì 19 giugno u.s., a Palazzo Spada, il Presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno e il Presidente della Corte Suprema della Federazione Russa Vyacheslav Mikhailovich Lebedev hanno sottoscritto il primo accordo di cooperazione giudiziaria tra le Corti dei due Paesi.

La sottoscrizione di tale Accordo, volto alla costante condivisione delle reciproche esperienze per il miglioramento del sistema giudiziario, al rafforzamento del ruolo e del prestigio del potere giudiziario, alla tutela dell’indipendenza delle Corti ed allo sviluppo della formazione giudiziaria, fa seguito all’incontro tra il Presidente Pajno e il Ministro della Giustizia della Federazione Russa, Aleksandr Konovalov, del febbraio 2016.

L’Accordo prevede anche lo scambio informativo e di pubblicazioni in merito ai principali atti legislativi relativi all’organizzazione ed al funzionamento del sistema giudiziario, oltreché a quelli relativi alla formazione della magistratura amministrativa.

 

Convegno, Il provvedimento amministrativo tra forma e sostanza, Roma, 4 luglio 2017

(2017-06-23 11:50:00)
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Locandina

Convegno, Legge, azione amministrativa, interesse pubblico, Bologna, 26 giugno 2017

(2017-06-23 11:47:00)
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