Icona FacebookIcona TwitterIcona MailIcona Stampa

freccia rossa

In Gazzetta ufficiale il decreto legislativo attuativo della c.d. riforma Madia in tema di riordino delle Camere di commercio, non coinvolto dalla sentenza n. 251 del 2016 della Consulta.

In Gazzetta ufficiale il decreto legislativo attuativo della c.d. riforma Madia in tema di riordino delle Camere di commercio, non coinvolto dalla sentenza n. 251 del 2016 della Consulta  

D.lgs. 25 novembre 2016, n. 219 - Attuazione della delega di cui all'articolo 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124, per il riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura

(in G.U. Serie Generale n.57 del 25 novembre 2016; in vigore dal 10 dicembre 2016)

    

 

1. Premessa.

 

Contestualmente alla pubblicazione della nota sentenza n. 251 del 2016 – recante la declaratoria di incostituzionalità delle norme della legge delega n. 124 del 2015, c.d. riforma Madia, nella parte in cui hanno previsto il mero parere della Conferenza Stato Regioni in luogo dell’intesa - è stato pubblicato il d.lgs. 25 novembre 2016, n. 219, attuativo della stessa riforma nella parte concernente (art. 10) il riordino delle camere di commercio. 

Sul testo, è stato acquisito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Commissione speciale istituita per l’esame dei decreti attuativi, nell'Adunanza del 14 settembre 2016, pubblicato il successivo 20 ottobre 2016, n. 2155

I principali criteri riguardano: l'obbligo di accorpamento delle camere di commercio al fine di ridurre il numero delle camere stesse ad un massimo di 60; la delimitazione delle competenze camerali evitando duplicazioni e sovrapposizioni con competenze di altri enti; la riduzione delle unioni regionali; la previsione di una gratuità delle cariche degli organi diversi dai revisori contabili delle camere di commercio, delle unioni regionali e delle aziende speciali.   

 

 

2. In dettaglio, il testo si compone di sei articoli.

 

In termini di funzioni, vengono confermate una serie di compiti tradizionali delle camere di commercio, fra cui in specie: la tenuta del registro delle imprese e del cosiddetto fascicolo di impresa; la regolazione e tutela del mercato con particolare riguardo alla trasparenza; il sostegno alle imprese per favorirne la competitività. 

Fra le nuove funzioni si segnalano le seguenti: l'orientamento al lavoro e l'inserimento occupazionale dei giovani (cosiddetta alternanza scuola-lavoro); l'individuazione, a determinate condizioni, delle camere di commercio come punto di raccordo tra il mondo delle imprese e quello della pubblica amministrazione; la valorizzazione del patrimonio culturale e la promozione del turismo; il supporto alle PMI per i mercati esteri con l'esclusione però delle attività promozionali direttamente svolte all'estero; il convenzionamento con enti pubblici e privati in diversi ambiti, fra cui la digitalizzazione delle imprese, la qualificazione aziendale e dei prodotti (certificazione, tracciabilità, valorizzazione delle produzioni), nonché la mediazione e l'arbitrato, quali forme di giustizia alternativa di risoluzione delle controversie.

  

 

3. Le modifiche conseguenti al parere del Consiglio di Stato.

 

Le osservazioni del Consiglio di Stato contenevano una serie di rilievi di drafting che sono stati recepiti nel testo.

Sono state poi formulate una serie di osservazioni critiche, in parte accolte nel testo finale. Fra queste si segnalano:

 

a)  l’esenzione da ogni tipo di imposta indiretta o tassa, ad eccezione per l'imposta sul valore aggiunto, degli atti di trasferimento gratuito di carattere patrimoniale. Rientrano all'interno di tale categoria anche gli atti di cessione e conferimento di immobili e partecipazioni che siano legati alle procedure di accorpamento delle Camere di commercio o alla modifica delle circoscrizioni territoriali;

 

b) per quanto attiene le società, viene richiamato in forma espressa il decreto legislativo in materia di società a partecipazione pubblica che nel frattempo è entrato in vigore (pur se la norma di delega è stata oggetto di declaratoria di incostituzionalità con la più volte menzionata sentenza n. 251);

 

c)  viene precisato che l'approvazione della partecipazione di una camera di commercio a una o più società spetta al Ministro dello sviluppo economico e non, come precedentemente indicato in forma generica, al Ministero; analogamente viene prevista in capo al Ministro l'approvazione della costituzione di un'azienda speciale camerale;

 

d)  in materia tariffaria si è previsto che le entrate affluiscano ad una apposita contabilità separata istituita presso le Camere di commercio che applicano tali tariffe;

 

e)  per quanto riguarda l’aggiornamento degli importi dei diritti di segreteria e delle tariffe, tale potestà viene posta in capo al Ministro dello sviluppo economico e non, come originariamente previsto, in capo al Ministero;

 

f)   in merito ai cosiddetti indicatori di efficienza e di equilibrio economico è stato sostituito il riferimento agli indicatori con quello di criteri di efficienza ed economicità che dovranno essere verificati nell'ambito del controllo affidato al Ministero dello sviluppo economico. A tale proposito è utile ricordare che tali criteri assumono particolare importanza visto che dagli stessi dipende, stando a quanto previsto nello schema di decreto, la possibilità di istituire una camera di commercio nonché la possibilità di mantenere una Camera di Commercio nelle province montane e nei territori montani delle regioni insulari privi di adeguate infrastrutture e collegamenti pubblici stradali e ferroviari;

 

g)  viene, infine, precisato che le disposizioni relative ai consigli delle Camere di commercio (art. 10, comma 1, l. n. 580 del 1993) trovano applicazione per le nuove camere di commercio, istituite a seguito di accorpamento, a decorrere dal primo rinnovo dei consigli successivo alla loro costituzione.