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Proroga di convezione urbanistica e legittimazione ad agire

 

Tar Molise 30 novembre 2017, n. 481

 

Processo amministrativo – Legittimazione attiva - Firmataria di una convenzione urbanistica – Proroga chiesta da altro comproprietario – Impugnazione – E’ legittimata.

Edilizia – Convenzione urbanistica – Proroga – Ambito di estensione
 

        La firmataria di una convenzione urbanistica del 2004 - di cui, nel 2017, si è disposta la proroga su proposta di altro proprietario dei beni oggetto della convenzione stessa - ha una posizione qualificata e differenziata che la legittima ad ogni iniziativa giudiziaria, a tutela del suo interesse a evitare che la contestata proroga della convenzione, nel modo in cui è stata realizzata, produca effetti indesiderati, determinando peraltro conseguenze irreversibili e pregiudizievoli sul preteso diritto di proprietà e sulla reintegra della sua situazione di possesso (1).

    La proroga delle convenzioni urbanistiche disposta ex lege (d.l. 21 giugno 2013, n. 69, convertito nella l.  9 agosto 2013, n. 98) riguarda anche i termini previsti all’interno dalla stessa convenzione urbanistica (2).  

(1) Ha chiarito il Tar che la circostanza che le iniziative giudiziarie della ricorrente possano ipoteticamente o concretamente produrre una perdita economica o un mancato lucro alla stessa ricorrente non è affatto sufficiente a privare la medesima dell’interesse ad agire. Infatti, l'interesse ad agire, quale previsto dall'art. 100 c.p.c., da sempre considerato applicabile al processo amministrativo, ora anche in virtù del rinvio esterno operato dall'art. 39, comma 1, c.p.a., è scolpito nella sua tradizionale definizione di "bisogno di tutela giurisdizionale", nel senso che il ricorso al giudice deve presentarsi come utile per porre rimedio a un diretto, concreto e attuale stato di fatto lesivo. L’interesse ad agire, previsto quale condizione dell’azione dall’art. 100 c.p.c., con disposizione che consente di distinguere fra le azioni di mera iattanza e quelle oggettivamente dirette a conseguire il bene della vita consistente nella rimozione dello stato di giuridica incertezza in ordine alla sussistenza di un determinato diritto o interesse, va identificato in una situazione di carattere oggettivo derivante da un fatto lesivo, in senso ampio, del diritto o dell’interesse legittimo, rilevabile nella circostanza che, in assenza del processo e dell’esercizio della giurisdizione, l’attore o il ricorrente soffrirebbe un danno. La lesione, nel caso di specie, è insita nel fatto che una proroga della convenzione urbanistica - che in origine vedeva quale parte privata, tra le altre, la ricorrente - sia avvenuta, pretermettendo del tutto l’informativa e il consenso della ricorrente stessa, come se la medesima non avesse titolo a interferire, né fosse parte nell’originaria stipula della convenzione.  

(2) Ha chiarito il Tar che l’ambito di definizione della proroga di una convenzione urbanistica è delimitato dall’operatività dell’istituto della decadenza. I vizi delle opere di urbanizzazione, l’inadempienza delle parti, la scadenza del termine di validità del piano attuativo e della convenzione urbanistica hanno tutti effetti decadenziali. La decadenza è una conseguenza sanzionatoria dell’inerzia o dell’inadempienza di una o più parti che hanno stipulato la convenzione. La proroga si riferisce all’inerzia, essendo un dispositivo che differisce la data della decadenza e rimette in termini le parti rimaste inerti, affinché diano esecuzione agli obblighi da esse assunti con la convenzione urbanistica. Ma deve trattarsi delle stesse parti che hanno stipulato la convenzione, nonché dello stesso oggetto e contenuto negoziale, perché se l’atto di proroga modifica il contenuto della convenzione (mediante novazione oggettiva) ovvero sostituisce le parti stipulanti (mediante novazione soggettiva), allora non si tratta più di una semplice proroga, bensì di una nuova convenzione urbanistica.