Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 23/07/2018

N. 08318/2018 REG.PROV.COLL.

N. 09226/2012 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 9226 del 2012, proposto da
Hassan Rassel, rappresentato e difeso dall'avvocato Claudia Fappani, con domicilio eletto presso la Segreteria TAR Lazio in Roma, via Flaminia, 189;

contro

Ministero dell'Interno, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, con domicilio eletto ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

previa sospensione dell’efficacia

del decreto del Ministero dell’Interno, emesso il 12 luglio 2012 e notificato il 24 agosto 2012, di rigetto dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana, ex art. 9 comma 1 lett. f), l. n. 91/92.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 maggio 2018 la dott.ssa Francesca Romano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. Con il presente ricorso il sig. Rassel Hassan ha impugnato il provvedimento con cui il Ministero dell’Interno ha respinto la sua istanza di concessione della cittadinanza italiana, sulla base della esigua conoscenza della lingua italiana e dello scarso inserimento nella comunità nazionale.

Avverso tale provvedimento è stata proposta la generica censura della violazione di legge sostanziale, eccesso di potere per erronea interpretazione della legge e per manifesta irragionevolezza.

2. Si è costituito il Ministero dell’Interno resistendo al ricorso.

3. Con ordinanza n. 4383 del 5 dicembre 2012 è stata respinta l’istanza cautelare, per l’insussistenza di profili di danno grave ed irreparabile.

4. All’udienza pubblica dell’8 maggio 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

5. Il ricorso è infondato.

6. Con il diniego impugnato, il Ministero ha richiamato il rapporto della Questura di Bergamo, nel quale sono stati evidenziati la difficoltà di espressione in italiano e lo scarso inserimento nella comunità, negando la cittadinanza sulla base della imprescindibilità, al fine della concessione della stessa, delle competenze linguistico-culturali e dell’inserimento sociale.

Ai sensi dell’articolo 9 comma 1 lettera f) della legge n. 91 del 1992, la cittadinanza italiana “può” essere concessa allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica. Secondo l’interpretazione giurisprudenziale, tale discrezionalità si esplica in un potere valutativo attribuito all’Amministrazione riguardo all’avvenuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale sotto molteplici profili. In particolare, la discrezionalità si traduce in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta (Cons. St., sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; n. 52 del 10 gennaio 2011; Tar Lazio, sez. II quater, n. 3547 del 18 aprile 2012). L’interesse pubblico sotteso al provvedimento di concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante (Tar Lazio, sez. II quater, 4 giugno 2013, n. 5565).

Tale valutazione discrezionale può essere sindacata in questa sede nei ristretti ambiti del controllo estrinseco e formale; il sindacato del giudice non può dunque spingersi al di là della verifica della ricorrenza di un sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell'esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole (Cons. St., sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Tar Lazio, II quater, n. 5665 del 19 giugno 2012).

Nel caso di specie, si deve considerare che la scarsa conoscenza della lingua italiana, orale e scritta, costituisce, all’evidenza, un elemento determinante nella valutazione della non ancora sufficiente integrazione dello straniero nel tessuto sociale e nella comunità nazionale (Tar Lazio, II quater, n. 8693 del 2013).

Non appare, quindi, irragionevole la valutazione operata dall’Amministrazione circa la non completa integrazione nella collettività nazionale in relazione alla non piena conoscenza della lingua, presupposto fondamentale della integrazione.

7. In conclusione, il ricorso deve essere respinto perché infondato nel merito.

8. In relazione alla particolarità della questione, sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Germana Panzironi, Presidente

Alessandro Tomassetti, Consigliere

Francesca Romano, Primo Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Francesca RomanoGermana Panzironi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO