Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 05/06/2018

N. 03411/2018REG.PROV.COLL.

N. 05801/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5801 del 2017, proposto da:
Ibrahim Mikhael Gerges Gerges, rappresentato e difeso dall'avvocato Gennaro Romano, con domicilio eletto presso lo studio Ignazio Castellucci in Roma, via G. Ferrari n. 11;

contro

Ministero dell'Interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I TER n. 05806/2017, resa tra le parti, concernente il silenzio del Ministero dell'Interno sulla richiesta di cittadinanza n. K10/0394333 del 30.10.2013.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 12 aprile 2018 il Cons. Lydia Ada Orsola Spiezia e uditi per le parti gli avvocati Luigi Migliaccio su delega di Gennaro Romano e l'Avvocato dello Stato Wally Ferrante;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1.Con istanza presentata al Ministero dell’Interno in data 30 ottobre 2013 il cittadino egiziano meglio indicato in epigrafe, soggiornante legalmente in Italia dal 2002 e residente con la moglie ed i tre figli nel Comune di Comano Terme (TN), presentava al Commissariato del Governo per la Provincia di Trento richiesta di concessione della cittadinanza italiana ai sensi della legge n.91/1992, art.9, comma 1, lettera f.

Accertata la completezza della documentazione necessaria per l’istruttoria, il Commissariato del Governo per la Provincia di Trento con nota 14 novembre 2013 comunicava all’interessato l’avvio del procedimento, che, in conformità al DPR n.362/1994, art.3, si sarebbe dovuto concludere entro giorni 730 dalla data di presentazione della domanda, cioè, quindi, il 30 ottobre 2015.

1.1.Trascorso il suddetto periodo senza alcun riscontro da parte della Amministrazione e risultando dal sito internet del Ministero dell’Interno che la domanda era ancora in fase di valutazione, l’interessato tramite un legale di fiducia in data 24 giugno 2016 diffidava le competenti Autorità a concludere il procedimento.

1.2.Non pervenuta alcuna risposta, in data 30 ottobre 2016 l’interessato presentava ricorso al TAR Lazio avverso il silenzio tenuto dalla Amministrazione sulla citata domanda al fine di farne dichiarare la illegittimità e di far assegnare un termine per l’adozione del provvedimento, con vittoria delle spese di lite.

1.3. In seguito, dando atto che nelle more del giudizio il Ministero dell’Interno con decreto 15 novembre 2016 aveva concesso la cittadinanza italiana all’interessato, con memoria del 6 aprile 2017 il ricorrente rappresentava la intervenuta cessazione della materia del contendere e chiedeva la liquidazione a suo favore delle spese di lite, quantificate in euro 4.305,00 oltre gli oneri accessori, presentando una analitica nota spese.

1.4.Il TAR Lazio, decisa la causa alla camera di consiglio del 28 aprile 2017, con sentenza n.5806/2017, preso atto che il richiesto provvedimento era stato adottato, ha dichiarato il ricorso “improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse” e, quanto alle spese di litre, le ha compensate per la sussistenza di gravi ed eccezionali motivi, identificati nella grande mole di lavoro degli uffici competenti ad esaminare le istanza di concessione di cittadinanza italiana da parte di immigrati.

1.5.Tale sentenza è stata impugnata in parte qua con l’appello in epigrafe dal ricorrente vittorioso, che ne ha chiesto la riforma, limitatamente alla disposta compensazione delle spese del primo grado di giudizio, con la conseguente condanna del Ministero dell’Interno al pagamento delle spese del grado di appello.

In particolare l’appellante ha dedotto che, nel caso di specie, non sussisterebbero i presupposti previsti dall’art.92 cpc per la compensazione delle spese di lite, posto che, sotto il profilo sostanziale, il Ministero avrebbe fatto solo un generico riferimento alla grande mole di lavoro, che avrebbe impedito agli uffici competenti di adottare il provvedimento nel prescritto termine dei 730 giorni, mentre, sotto il profilo processuale, da un lato, il silenzio inadempimento doveva essere impugnato entro un anno dal suo perfezionamento e, dall’altro, non ricorrerebbe l’ipotesi né della novità della questione né della oscillazione della giurisprudenza sulla questione decisa.

Nell’imminenza della camera di consiglio del 12 aprile 2018 il difensore dell’appellante ha depositato la nota spese analitica, chiedendone la liquidazione per un totale di euro 4.585,00, oltre gli oneri accessori dovuti per legge, previo rimborso anche di euro 450,00 per il contributo unificato versato.

1.6. Si è costituito in giudizio il Ministero, chiedendo con atto di mera forma il rigetto dell’appello.

Alla camera di consiglio del 12 aprile 2018 la causa è passata in decisione, uditi i difensori presenti ed in particolare l’Avvocato dello Stato, che ha insistito nelle conclusioni di rigetto dell’appello, facendo presente che il ritardo nella conclusione del procedimento sarebbe riconducibile alla circostanza che i competenti uffici dovevano esaminare una grande quantità di istanze di concessione della cittadinanza italiana presentate da immigrati.

2. Premesso in fatto quanto sopra, in diritto il Collegio, preso atto che l’appello in epigrafe è limitato al capo della sentenza TAR che ha compensato le spese di lite, lo accoglie nei limiti di seguito indicati.

Innanzi tutto va precisato che, mentre il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, invece il ricorrente correttamente, ottenuto il decreto di cittadinanza nelle more del giudizio, aveva chiesto che fosse dichiarata la cessata materia del contendere, in quanto la pretesa in controversia aveva trovato completa soddisfazione

Quindi, fatta la delibazione virtuale nel merito della controversia innanzi al TAR, il Ministero dell’Interno risulta soccombente e, pertanto, le spese di lite devono essere poste a carico del Ministero medesimo in conformità alla regola della soccombenza.

2.1. Inoltre, ad avviso del Collegio, non sussistono i presupposti per disporre la compensazione tra le parti delle spese di primo grado neanche per i gravi motivi, di cui all’art 92 cpc, come invece dispone la sentenza appellata.

Infatti, in realtà, appare non provata, e comunque non determinate, la circostanza che l’Avvocatura dello Stato abbia riferito il ritardo nel provvedere ad un grande numero di istanze all’esame dei competenti uffici ministeriali per la concessione della cittadinanza italiana, presentate dagli immigrati.

Invero la circostanza del gran numero di pratiche da esaminare, invocata come giustificazione dal Ministero, risulta generica e non è corredata neanche da una indicazione di massima né del numero di istanze di concessione di cittadinanza, pervenute all’epoca in cui l’interessato ha presentato la sua domanda né dalla eventuale difficoltà incontrate nel chiudere questo specifico procedimento per gravose esigenze istruttorie.

2.2.Pertanto, in accoglimento parziale dell’appello in epigrafe, la statuizione della sentenza TAR Lazio, che compensa le spese di lite tra le parti, va riformata e, per l’effetto, a carico del Ministero dell’Interno soccombente vanno posti gli oneri di lite per il giudizio innanzi al TAR, i quali, comunque, sono liquidati dal Collegio in importo ridotto rispetto alla nota depositata, ma, comunque, con la puntuale applicazione dei parametri dei compensi per la professione forense, fissati dal D.M. Giustizia 10 marzo 2014, n.55.

2.3.Pertanto il Collegio, per il primo grado di giudizio, applicando il terzo scaglione di valore della tabella allegata al D.M. n.55/2014, ne riduce del 50% gli importi medi dei compensi ivi indicati e stabilisce di liquidare a favore del ricorrente il compenso complessivo di euro 1.450,00, (di cui euro 600,00 per la fase studio, euro 500,00 per la fase introduttiva ed euro 350,00 per la fase decisionale, nella quale, data la natura schematica della controversia, deve intendersi inglobata anche la fase della trattazione), oltre gli accessori dovuti per legge ed il rimborso del contributo unificato versato.

3.In conclusione, quindi, l’appello va accolto nei limiti sopraindicati e per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, gli oneri di lite del primo grado di giudizio, fatta una valutazione virtuale della soccombenza, vanno posti a carico del Ministero dell’Interno e sono liquidati a favore del ricorrente/attuale appellante nell’importo di euro 1.450,00, oltre gli accessori dovuti per legge ed il rimborso del contributo unificato versato.

3.1.Le spese di lite per l’appello seguono la soccombenza e, pertanto, vanno poste a carico del Ministero dell’Interno, ma ne va ridotto l’importo rispetto a quello calcolato dal difensore nella nota spese depositata.

Infatti il Collegio, tenendo conto della circostanza che il giudizio di secondo grado ha richiesto un limitato impegno professionale, ritiene sussistenti i presupposti per ridurre del 50% gli importi dei compensi medi, corrispondenti al terzo scaglione di valore della controversia, e, quindi, liquida gli oneri del grado di appello a favore dell’appellante nell’importo complessivo di euro 1.100,00, corrispondente alle sole fasi di studio e di introduzione del giudizio, idonee a ricomprendere tutte le altre per la semplicità della questione ed il limitato impegno professionale richiesto, oltre gli oneri accessori dovuti per legge ed il rimborso del contributo unificato versato.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) accoglie l’appello in epigrafe nei limiti di cui in motivazione e per l’effetto, in parziale riforma della sentenza impugnata, pone le spese di lite del primo grado di giudizio a carico del Ministero dell’Interno e le liquida a favore del ricorrente nell’importo di euro 1.450,00, oltre gli accessori dovuti per legge ed il rimborso del contributo unificato versato.

Pone le spese del grado di appello a carico del Ministero dell’Interno e le liquida a favore dell’appellante nell’importo di euro 1.100,00, oltre gli accessori dovuti per legge ed il rimborso del contributo unificato versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:

Marco Lipari, Presidente

Umberto Realfonzo, Consigliere

Lydia Ada Orsola Spiezia, Consigliere, Estensore

Stefania Santoleri, Consigliere

Giorgio Calderoni, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Lydia Ada Orsola SpieziaMarco Lipari
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO