Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 23/11/2018

N. 06782/2018 REG.PROV.COLL.

N. 04263/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 4263 del 2018, proposto da:
Immobile Giuseppe, rappresentato e difeso dall'avvocato Nicola Pignatiello, con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli alla Piazza Sannazaro n. 57 e domicilio digitale: nicola.pignatiello@pecavvocatinola.it;

contro

Comune di Somma Vesuviana, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

dell'ordinanza n. 111 del 30/8/2018 del Responsabile dei Servizi Tecnici ed Urbanistica (P.O. n° 3), con la quale è stata ingiunta la demolizione delle opere realizzate alla Via Caprabianca n. 31.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 novembre 2018 il dott. Giuseppe Esposito e udito per la parte il difensore come specificato nel verbale;

Sentita la stessa parte ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;


Considerato che, all’esito della camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare, il giudizio è suscettibile di immediata definizione nel merito con motivazione in forma semplificata, ai sensi degli artt. 60 e 74 del codice del processo amministrativo;

Premesso che:

- con il ricorso notificato a mezzo di Ufficiale Giudiziario in data 15/10/2018 al Comune presso la sua sede (depositato il 5/11/2018), è impugnata l’ordinanza con cui, ai sensi del richiamato art. 27 del D.P.R. n. 380 del 2001 e del successivo art. 31 (con previsione di acquisizione in caso di inottemperanza), è ingiunta l’eliminazione o rimozione delle opere abusive e il ripristino dello stato dei luoghi, relativamente alle indicate opere edili consistenti in:

<<1. realizzazione di una piscina a forma irregolare di circa 67 mq per una profondità di circa mt 1,50;

2. muro di recinzione in cemento armato ricoperto da pietre di forma irregolare avente le seguenti dimensioni: lato nord mt 20 x h 0,70; lato est mt 20 con altezza variabile di mt 0,70 - 3,00; lato sud mt 27,50 x h variabile di 3,00 - 2,50

3. realizzazione di una piccola piscina dal diametro di mt 3,80 per una profondità di mt 0,70 (mq 11,33)

4. tettoia in legno lamellare con copertura dello stesso materiale in aderenza alla parete est di un fabbricato esistente di mq 27,20 per un’altezza media di 2,80

5. piccolo locale adibito a servizio igienico realizzato con blocchi e esternamente intonacato di mq 11,78 per altezza 2,70

6. realizzazione sul profilo nord del fabbricato esistente di un gazebo in legno coperto da pannelli isotermici di mq 48,63 per altezza mt 3,20 con sottostante pavimentazione;

7. realizzazione di una tettoia in aderenza alla tettoia di cui al punto 6 di mq 21,84 senza copertura

8. realizzazione di pavimentazione realizzata con calcestruzzo e in fase di pavimentazione con pietre irregolari>>;

- con due motivi di ricorso è denunciata la violazione degli artt. 28 e 97 Cost. e delle richiamate norme della legge n. 241 del 1990, del D.P.R. n. 380 del 2001, del d.lgs. n. 42 del 2004 e del D.M. 26/10/1961, della L.R. n. 21 del 2003, dell’art. 107 del d.lgs. n. 267 del 2000, degli artt. 14 e 36 delle n.t.a. del Parco del Vesuvio, nonché l’eccesso di potere per carenza di motivazione;

Rilevato che, nelle censure articolate, si sostiene che:

1) occorreva la previa comunicazione di avvio del procedimento;

2) necessitava una qualificazione giuridica distinta delle opere, annoverabili tra gli interventi consentiti e assolventi a diverse esigenze (pertinenziali all’attività agrituristica, per la sicurezza delle persone, di arredo residenziale), che non possono essere demolite senza motivare sull’interesse pubblico e sul pregiudizio arrecato dall’ordine di demolizione, il quale è sproporzionato rispetto all’entità degli abusi ed era surrogabile con una sanzione pecuniaria;

Ritenuto che le censure riguardanti la connotazione delle opere sono infondate, in quanto:

a) come ripetutamente statuito da questa Sezione, non è predicabile una valutazione atomistica delle opere edilizie prive di titolo, qualora esse denotino (come nella specie) un intervento unitario e complessivamente valutabile, volto ad arrecare una rilevante compromissione dello stato dei luoghi (cfr., per tutte, la sentenza del 17/9/2018 n. 5510: ''E’ solo la valutazione unitaria che può chiarire il grado effettivo di trasformazione del territorio o comunque l’incremento del carico urbanistico ovvero se le opere hanno natura di pertinenza (T.A.R. Campania – Napoli, Sez. III, 31 gennaio 2017, n. 675). […] v. Cass. Pen., Sez. III, 16 marzo 2010, n. 20363, secondo cui “Non è possibile eludere il regime dei titoli edilizi suddividendo l’attività edificatoria finale nelle singole opere che concorrono a realizzarla, astrattamente suscettibili di modalità di controllo preventivo più limitate in relazione alla più lieve incisività delle stesse sull’assetto territoriale. L’intervento edilizio, infatti, deve essere considerato unitariamente nel suo complesso, non essendo consentito scinderlo nei suoi singoli componenti e considerare questi ultimi separatamente, e ciò ancor più nel caso di interventi su preesistente opera abusiva.”)''; conf., da ultimo, 15/11/2018 n. 6632);

b) nel caso in esame, l’ordine di demolizione concerne opere abusive che arrecano una rilevante trasformazione dello stato dei luoghi in zona agricola del P.R.G., rientrante nel perimetro del Parco nazionale del Vesuvio ed assoggettata al vincolo paesaggistico e al divieto di incremento dell’edilizia residenziale nel territorio a rischio vulcanico (L.R. n. 21 del 2003), necessitando quindi del permesso di costruire, oltre che degli assensi delle Autorità preposte alla tutela dei vincoli (cfr. 17/9/2018 n. 5510, cit.: ''Non v’è dubbio che il complesso dei manufatti realizzati sul fondo della ricorrente integri trasformazione edilizia ed urbanistica del suolo con conseguente necessità del permesso di costruire ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. n. 380 del 2001 costituendo le opere de quibus – nel loro complesso - interventi di nuova costruzione.)'';

c) in ogni caso, anche per i singoli interventi si palesa necessario il previo rilascio del permesso a costruire, bastando a tal proposito riportarsi alle recenti pronunce della Sezione (che hanno riproposto statuizioni già rese in precedenti decisioni), ritenendo che:

- ''la realizzazione di un muro di recinzione necessita del previo rilascio del permesso a costruire allorquando, avuto riguardo alla sua struttura e all'estensione dell'area relativa, sia tale da modificare l'assetto urbanistico del territorio, così rientrando nel novero degli "interventi di nuova costruzione" di cui all'art. 3, comma 1, lett. e) d.p.r. 380/2001 (cfr. Cassazione penale, sez. III, 6 ottobre 2016, n. 8693; Tar Venezia, sez. II, 21 giugno 2018, n. 663)'' (sentenza del 24/10/2018 n. 6183);

- la realizzazione di una piscina ''deve qualificarsi di nuova costruzione non suscettibile di accertamento postumo di compatibilità paesaggistica, ai sensi dell’art. 167 d. lgs. 42/2004, essendo in grado di modificare irreversibilmente lo stato dei luoghi con diversa destinazione ed uso del suolo, nulla rilevando che la stessa sia interrata, essendosi comunque effettuato uno scavo di portata invasiva del sito (T.A.R. Napoli, sez. VII, 16 marzo 2017, n. 1503; cfr. anche Cons. Stato, sez. VI, 12 gennaio 2011, n. 110)'' (sentenza citata, con cui è stata altresì esclusa la natura pertinenziale dell’intervento avuto riguardo alle dimensioni della struttura, che nel caso di specie si rivelano di non trascurabile entità, sia per la piscina maggiore di ben 67 mq. che per quella minore di 11,33, mq.);

- la pavimentazione dell’aria libera da edificazione (nel caso in esame, con calcestruzzo e apposizione di pietre irregolari) determina ''un consumo di suolo e, dunque, una trasformazione tendenzialmente irreversibile di quest'ultimo, che richiede il permesso di costruire” (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 7 novembre 2016, n. 5116)'' (ivi, con riferimento alla realizzazione di piazzale in cemento, sostanzialmente assimilabile);

- la posa in opera di una tettoia abbisogna a sua volta di permesso di costruire, poiché ''l’opera realizzata costituisce un nuovo manufatto arrecante una trasformazione del territorio e, in quanto tale, necessitante del permesso di costruire, come statuito in giurisprudenza (cfr., per tutte, la sentenza della Sezione del 17/9/2018 n. 5510 (…). Invero, il concetto di “nuova costruzione”, di cui all’art. 3, co. 1, lett. e) del D.P.R. n. 380 del 2001 è comprensivo di qualunque manufatto autonomo ovvero modificativo di altro preesistente, che sia stabilmente infisso al suolo o ai muri di un edificio preesistente.)'': sentenza della Sezione dell’8/11/2018 n. 6493);

- lo stesso è a dirsi per il gazebo occupante nella specie la considerevole superficie di mq. 48,63 con un’altezza di mt. 3,20 e sottostante pavimentazione, del quale va pacificamente esclusa la natura pertinenziale e che va ricondotto piuttosto alla categoria di opere stabilmente infisse al suolo e destinate alla fruizione dei risiedenti (cfr. la sentenza della Sezione del 13/11/2018 n. 6577);

- costituisce un nuovo volume il locale adibito a servizio igienico (dalla superficie di mq. 11,78 ed altezza di mt. 2,70), posto che l’art. 3, primo comma, del D.P.R. n. 380 del 2001 annovera espressamente tra gli "interventi di nuova costruzione", alla lettera e.1), "la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati", assoggettati a permesso di costruire in base al successivo art. 10;

Ritenuto che vanno disattese le restanti censure, poiché:

- l’ordine di demolizione non è subordinato, come vorrebbe il ricorrente, a “un doveroso accertamento tecnico dell’ufficio sulla fattibilità dell’intervento di ripristino”, né avrebbe dovuto essere applicata la sanzione pecuniaria (pag. 9 del ricorso), avendo la Sezione anche su questi aspetti ribadito di recente che la sanzione pecuniaria ''può essere irrogata in sostituzione di quella demolitoria solo in caso di assoluta impossibilità tecnica di quest'ultima'' (qualora di ciò sia data indiscutibile dimostrazione) e che, soprattutto, le disposizioni ad essa relativa ''non assumono rilievo nella fattispecie in esame per la quale trovano applicazione gli articoli 27 e 31 del decreto medesimo, in virtù della presenza del vincolo paesaggistico ambientale di cui all’art. 42/2004 e della realizzazione di aumenti di superficie, non assistiti da alcun titolo''(sentenza citata del 24/10/2018 n. 6183; cfr., altresì, tra le altre la sentenza della Sezione del 29/5/2018 n. 3544: ''alcun rilievo assume l’addotto (ed indimostrato) pregiudizio che si assume arrecato alla restante parte dell’immobile, che non incide sulla legittimità dell’ordine di demolizione e può rilevare, semmai, solo nella fase successiva e su impulso della parte, essendo comunque da escludere l’applicazione di una mera sanzione pecuniaria quando la demolizione è ingiunta, come nella specie, in base all’art. 31 suindicato (difatti, la sanzione pecuniaria sostitutiva è espressamente prevista nei soli casi di cui agli artt. 33 e 34 del D.P.R. n. 380 del 2001)'');

- la demolizione di opere prive di titolo costituisce esercizio di un potere rigidamente vincolato, il quale non necessita della previa comunicazione di avvio del procedimento e non abbisogna di specifica motivazione rispetto alla mera constatazione dell’abusività dell’intervento edilizio (cfr. per tutte, tra le molteplici pronunce dello stesso tenore, su entrambi gli aspetti considerati la sentenza della Sezione del 14/11/2018 n. 6610);

- infine, per mera esigenza di completezza va aggiunto che il ricorrente si limita a far cenno alla presentazione dell’istanza di accertamento di conformità prot. n. 12631 dell’8/6/2018 (pag. 3 del ricorso), la quale risulta denegata alla data di adozione del provvedimento, per essersi sulla stessa formato il silenzio rifiuto, ex art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, che non risulta impugnato;

Ritenuto pertanto che il ricorso è infondato e va conseguentemente respinto e che non v’è luogo a provvedere sulle spese processuali, non essendosi il Comune costituito in giudizio;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Nulla per gli onorari e le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 20 novembre 2018 con l'intervento dei magistrati:

Fabio Donadono, Presidente

Vincenzo Cernese, Consigliere

Giuseppe Esposito, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Giuseppe EspositoFabio Donadono
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO