Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 31/07/2017

N. 01981/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00246/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 246 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Tech Servizi S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avvocato Stefano Scimeca, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Alessandro Antoci in Catania, via Alberto Mario, 32/34;

contro

Comune di Giarre, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Alfredo Grasso e Gaetano Cavallaro, domiciliato ex art. 25 cpa presso la Segreteria del Tar Catania, via Milano 42a;

nei confronti di

I.G.M. Rifiuti Industriali S.r.l. e Senesi S.p.A., in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., rappresentate e difese dagli avvocati Diego Quercioli Dessena e Carmelo Barreca, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Carmelo Barreca in Catania, via V. Giuffrida, 37;
Clean Up Srl e Ciclat Trasporti Ambiente Società Cooperativa, non costituite in giudizio;
Dusty Srl, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Marianna Capizzi e Antonio Bivona, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Antonio Bivona in Catania, via Cilestri ,41;

per l'annullamento

-del verbale di gara n. 6 del 7-1-2016, riguardante la gara avente ad oggetto "Servizio di spazzamento, raccolta, trasporto allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani differenziati ed indifferenziati, compresi quelli assimilati ed altri servizi di igiene pubblica all'interno dell'ARO" del Comune di Giarre, di cui al bando di gara del 22-4-2015; e di altri atti (come indicato nel ricorso introduttivo e nei motivi aggiunti).


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Giarre, di I.G.M. Rifiuti Industriali S.r.l., di Senesi S.p.A. e di Dusty Srl;

Visto il ricorso incidentale proposto da I.G.M. Rifiuti Industriali e Senesi Spa;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli artt. 74 e 120, co. 10, cod. proc. amm.;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 maggio 2017 la dott.ssa Maria Stella Boscarino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con il ricorso introduttivo del presente giudizio la ricorrente espone che in data 23/04/2015 il Comune di Giarre, avvalendosi dell’UREGA, pubblicava avviso di gara per l’affidamento del servizio di spazzamento, raccolta, trasporto allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani differenziati e indifferenziati, compresi quelli assimilati ed altri servizi di igiene pubblica all’interno dell’ARO di Giarre, per la durata di sette anni e per l’importo a base d’asta soggetta a ribasso pari ad € 23.581.398,96 comprensivo di oneri di sicurezza pari ad € 555.514,61, non soggetti a ribasso.

In data 16.7.2015, innanzi all’UREGA di Catania, iniziavano le operazioni di selezione alle quali concorrevano cinque partecipanti, tra le altre Tech Servizi srl in costituenda ATI e la controinteressata.

L’offerta di Tech Servizi veniva ammessa in data 1/9/2015, ma nella seduta pubblica del 7/1/2016, nella quale venivano aperte le buste contenenti le offerte economiche, veniva esclusa per non aver “dichiarato gli oneri di sicurezza aziendali”.

Tech Servizi srl ha impugnato gli atti della gara indicata in epigrafe, nella parte in cui è stata esclusa e la gara è stata aggiudicata al costituendo raggruppamento tra I.G.M. Rifiuti Industriali S.r.l. e Senesi S.p.A.

Con il primo motivo di ricorso si lamenta l’illegittimità dell’esclusione perpetrata assumendosi che

gli oneri di sicurezza aziendali sarebbero stati indicati e determinati nell’offerta in misura eguale agli oneri di sicurezza da interferenza determinati dalla stazione appaltante nel bando di gara e non soggetti a ribasso.

Con il secondo motivo di ricorso, parte ricorrente afferma l’illegittimità dell’operato della Commissione di gara perché non sarebbe vietato di indicare gli oneri di sicurezza aziendali in misura uguale all’importo degli oneri di sicurezza da interferenza.

I.G.M. Rifiuti Industriali S.r.l. e Senesi S.p.A. si sono costituite in giudizio, sostenendo l’infondatezza del ricorso poiché la tesi della ricorrente (secondo cui la voce “oneri per la sicurezza: EU 555.514,61” inserita nell’offerta, rappresenterebbe gli oneri per la sicurezza

interni o aziendali, e sarebbe equivalente come importo agli “oneri di sicurezza non soggetti a ribasso pari ad EU 555.514,61” determinati dalla Stazione appaltante, quindi solo casualmente coincidente quanto all’indicazione dell’importo effettivo) rappresenterebbe solo un tentativo estremo di salvare un offerta palesemente inammissibile.

Osservano, le imprese controinteressate, che, se fosse corretta la tesi della ricorrente, nella composizione dell’offerta si dovrebbero rinvenire due distinte voci (di eguale importo) riferite, una agli oneri di sicurezza non soggetti a ribasso, e l’altra agli oneri di sicurezza aziendali (la cui somma dovrebbe quindi essere di oltre EU 1.100.000,00).

Le imprese I.G.M. Rifiuti Industriali S.r.l. e Senesi S.p.A. propongono altresì ricorso incidentale, adducendo che la ricorrente avrebbe dovuto essere esclusa a causa della carenza dei requisiti in capo all’impresa ausiliaria Aimeri Ambiente, a carico della quale contestano anche la presentazione di documentazione di gara contenente false dichiarazioni, con riferimento sia all’attestazione di regolarità contributiva (inficiata dalle risultanze del DURC ostativo in epoca immediatamente successiva alla presentazione della domanda di partecipazione), sia all’omissione di risoluzioni contrattuali operate da altre stazioni appaltanti in danno di Aimeri Ambiente.

Sotto un secondo profilo, si deduce l’invalidità del contratto di avvalimento tra la Clean Up e Zero Waste, in quanto generico.

Sotto un terzo profilo si contesta anche che la Clean Up avrebbe falsamente dichiarato “di avere realizzato complessivamente negli ultimi tre esercizi 2012-2014 un fatturato complessivo per servizi oggetto della gara non inferiore ad EU 1.180.000,00 al netto di IVA”.

Avverso il ricorso incidentale la Tech S., con memoria, controdeduce:

- quanto al requisito di regolarità contributiva, poiché alla data di emissione del DURC negativo sussistevano ingenti crediti della Società Aimeri Ambiente, ben superiori ai debiti contestati in sede di verifica, l’impresa avrebbe avuto titolo a “compensare” con i crediti in piattaforma verso le PA gli oneri contributivi non versati, rimanendo onere della stazione appaltante la richiesta del DURC ai sensi dell’art. 13 bis, comma 5, del decreto legge 7 maggio 2012, n. 52;

- quanto alla violazione dell’art. 38, comma 1, lett. f) del codice degli appalti

pubblici, nessun onere dichiarativo in forma espressa in relazione alle risoluzioni graverebbe sulle imprese in fase di partecipazione.

Anche il Comune di Giarre si è costituito in giudizio, sostenendo la legittimità dell’operato del seggio di gara.

Nella camera di consiglio del 24 febbraio 2016 la controinteressata ha eccepito la inammissibilità del ricorso, notificato a mezzo Pec; su richiesta della ricorrente, il Presidente del Collegio ha autorizzato la regolarizzazione della notifica, avvenuta il 24 marzo 2016.

Con ordinanza numero 301/2016 la domanda di sospensione è stata respinta.

In corso di giudizio, con le Determinazioni Dirigenziali III Area n. 192 del 10/5/2016

e successiva integrazione n. 194 del 12/5/2016 il Comune di Giarre ha aggiudicato definitivamente la gara all’ATI IGM /Senesi.

Con ricorso per motivi aggiunti (notificato il 21/22.6.2016 e depositato il 30.6.2016), Tech servizi impugna l’aggiudicazione definitiva, lamentando, con il primo motivo, l’incompetenza del consiglio comunale a deliberare sulla gara in questione e la mancata redazione del piano di intervento, materia rientrante anch’essa nella competenza deliberativa del consiglio comunale; pur ammettendo la conoscibilità di vizi già alla data dell’aggiudicazione provvisoria, la ricorrente sostiene che, essendo i vizi sanabili fino alla data dell’aggiudicazione definitiva, l’interesse sarebbe sorto solo successivamente.

I.G.M. Rifiuti Industriali S.r.l. e Senesi S.p.A. eccepiscono l’inammissibilità, sotto svariati profili, e comunque l’infondatezza del ricorso per motivi aggiunti.

Anche Dusty Srl si è costituita in giudizio; in punto di fatto precisa che, a seguito di ricorso dalla stessa presentato, con ordinanza cautelare n. 474/16 il C.G.A. Reg.ne Siciliana (riformando il provvedimento sfavorevole emesso in primo grado da questa Sezione) ha sospeso l’aggiudicazione definitiva in favore di IGM –Rifiuti Industriali srl in costituenda ATI. Pertanto, a seguito di riapertura della gara, in ottemperanza al giudicato cautelare, il Comune di Giarre, con Determina del Dirigente III° Area n. 334 del 18/8/2016 ha proceduto all’aggiudicazione alla ditta Dusty srl ed all’omologazione definitiva del verbale di riapertura gara.

In seguito a tali sviluppi, secondo Dusty il ricorso proposto da Tech sarebbe inammissibile e comunque infondato.

Con ordinanza numero 1049/2017 la Sezione ha sottoposto alle parti, ai sensi dell’articolo 73 comma 3 cpa, alcune questioni in ordine all’ammissibilità e ritualità dei ricorsi introduttivo ed incidentale, osservando che, quanto al ricorso introduttivo, la notifica, autorizzata nella camera di consiglio del 24 febbraio 2016 dal Presidente del Collegio, è intervenuta il 24 marzo 2016, quindi dopo il decorso del prescritto termine decadenziale, che la parte avrebbe potuto rispettare, avuto riguardo alla data della camera di consiglio nella quale, su propria richiesta, era stata autorizzata alla regolarizzazione/rinnovazione della notifica; quanto al ricorso incidentale, non risultano depositate le cartoline di ritorno attestanti il ricevimento delle notificazioni, avvenute a mezzo posta.

Entro i termini assegnati alle parti, sia la ricorrente che la controinteressata hanno presentato memorie sulle questioni sottoposte dalla Sezione.

Quindi il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

I. Preliminarmente deve rilevarsi che può procedersi alla definizione del ricorso in epigrafe, anche indipendentemente dagli altri ricorsi che vedono opporsi tra di loro le due controinteressate IGM e Dusty, in considerazione del fatto che il ricorso proposto da Tech è del tutto autonomo, poiché vede ricorrere l’impresa che avrebbe dovuto aggiudicarsi la gara in funzione del miglior ribasso proposto, sicché la stessa mantiene l’interesse alla decisione anche indipendentemente dal fatto che le successive operazioni di gara, svoltesi dopo la sua esclusione, abbiano originato un autonomo contenzioso fra le imprese rimaste in gara.

II. Il Collegio prende in esame il ricorso introduttivo del giudizio e, attesa l’infondatezza del gravame, ritiene di prescindere dalle varie questioni di rito, sollevate sia d’ufficio che dalle altre parti, ivi inclusa la questione di tardività, avuto riguardo alla circostanza che il ricorso introduttivo venne originariamente notificato a mezzo PEC in difetto di apposita autorizzazione presidenziale ex art. 52, comma 2, cod. proc. Amm.; sulla questione di ammissibilità di tale tipologia di notifica, nel sistema anteriore all’entrata in vigore dell’art. 14 del d.P.C.M. 16 febbraio 2016, n. 40, il Cons. Stato, sez. III, ha, con ordinanza 23 marzo 2017, n. 1322, disposto il deferimento all’Adunanza Plenaria.

La ricorrente ha chiesto l'annullamento della propria esclusione (e della conseguente aggiudicazione provvisoria alla controinteressata) per i motivi specificati nel ricorso principale, riconducibili, sinteticamente, ad un preteso errore della Commissione la quale avrebbe dovuto tener conto del fatto che la stima della componente del costo costituita dagli oneri di sicurezza indiretti era effettivamente contenuta nell’offerta presentata dal costituendo raggruppamento Tech/Clean Up, che, alla pag. 3, secondo rigo della dichiarazione, aveva dichiarato espressamente che “l’importo, al netto del ribasso offerto di cui sopra, è comprensivo degli oneri per la sicurezza indiretti (riferiti a spese per DPI, medico del lavoro, visite obbligatorie, etc.)”.

Secondo la ricorrente, l’importo dalla stessa indicato di € 555.514,61, sebbene coincidente con il costo per oneri di sicurezza per interferenza non soggetti a ribasso stabiliti dalla stazione appaltante, in realtà andava riferito ai costi per la sicurezza cd. aziendale.

Ma il Collegio ritiene tale censura infondata.

Risulta pacifico tra le parti che l’obbligatorietà dell’indicazione dei costi in questione era stata imposta a pag. 22 del disciplinare di gara (il quale aveva previsto che nella busta “C Offerta

economica” avrebbe dovuto essere contenuta, a pena di esclusione dalla gara , l’offerta economica, predisposta secondo l’indicazione di una serie di elementi, tra i quali: “…. la stima dei costi relativi alla sicurezza di cui all’art. 87 comma 4 del codice”.

Ora, come condivisibilmente osservato dalla controinteressata, nell’offerta della ricorrente,

dopo l’espressione “in merito al prezzo offerto specifichiamo la composizione dello stesso”, vi è una sola indicazione di oneri di sicurezza per l’importo di EU 555.514,61 , coincidente con gli oneri di sicurezza da interferenza già determinati dalla stazione appaltante, che sono quindi gli unici ad essere stati indicati nell’offerta della ricorrente, la quale, dunque, risulta priva di qualsiasi indicazione sull’ammontare degli oneri di sicurezza aziendali.

Al riguardo, non integra la prescrizione del bando la mera indicazione che “i sottoscritti dichiarano inoltre che l’importo, al netto del ribasso offerto di cui sopra, è comprensivo degli oneri per la sicurezza indiretti”, poiché è proprio a tale genericità che il bando ha inteso ovviare con la prescrizione di cui si è detto.

Ora, l’art. 87 comma 4 del Dlgs 163/06 prevede che vadano indicati nell’offerta economica i costi relativi alla sicurezza.

La stessa ricorrente non contesta che nell’ambito dell’offerta avrebbe dovuto essere contenuta l’apposita indicazione dei costi relativi alla sicurezza di cui all’articolo 87 comma 4.

Ciò perché, come detto, il bando di gara, sub IV 2.1, aveva fatto rinvio al disciplinare di gara; il quale, a sua volta, (pag. 22) ha previsto che la busta “C” – offerta economica” contenesse i seguenti elementi: il prezzo complessivo offerto per l’appalto, IVA ed oneri di sicurezza per rischi di natura interferenziale esclusi; il conseguente ribasso globale percentuale, da applicare all’importo

complessivo posto a base di gara, IVA ed oneri di sicurezza per rischi di natura interferenziale esclusi; la stima dei costi relativi alla sicurezza di cui all’art. 87, comma 4, del Codice.

La ricorrente in costituendo RTI con Clean Up s.r.l. ha offerto “un ribasso percentuale pari allo 4,2912% (quattro,duemilanovecentododicipercento) sull’importo posto a base d’asta pari ad euro 23.025,884,35 oltre IVA ed oltre oneri di sicurezza non soggetti a ribasso pari ad euro 555.514,61 oltre Iva, per un importo totale netto offerto pari ad euro 22.037.797,60 (ventiduemilionietrentasette-milasettecentonovantasette/sessanta) ed oltre oneri per la sicurezza”, specificandone come segue la composizione “Costo globale relativo al personale (n. 55 addetti): € 16.179.201,85 oltre IVA e comprensivi di spese generali e utili d’impresa. Costo globale macchinari, attrezzature e prodotti: € 5.858.595,75 oltre iva e comprensivi di spese generali ed utili d’impresa. Oneri per la sicurezza € 555.514,61 oltre IVA”.

Risulta pertanto corretto l’operato della Commissione di gara, che ha escluso la ditta per non avere la stessa indicato i costi relativi alla sicurezza di cui all’art. 87, comma 4, del Codice dei contratti pubblici (c.d. costi per la sicurezza aziendale), così come previsto dal punto relativo alla busta “C” “Offerta economica” di cui all’art. 11 (“Offerta economica”) del Disciplinare di gara, ma unicamente l’importo, previsto in bando dall’Amm.ne, relativo ai rischi di natura interferenziale.

Come chiarito dalla Giurisprudenza, “nelle gare pubbliche sono costi per la sicurezza:

1) i costi da interferenze, contemplati dagli art. 26, commi 3, 3 ter e 5, d.lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e 86 comma 3 ter, 87, comma 4, e 131, d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, che: a) servono a eliminare i rischi da interferenza, intesa come contatto rischioso tra il personale del committente e quello dell'appaltatore, oppure tra il personale di imprese diverse che operano nella stessa sede aziendale con contratti differenti; b) sono quantificati a monte dalla stazione appaltante, nel D.U.V.R.I (documento unico per la valutazione dei rischi da interferenze, art. 26, cit. d.lgs. n. 81 del 2008) e, per gli appalti di lavori, nel PSC (piano di sicurezza e coordinamento, art. 100, d.lgs. n. 81 del 2008); c) non sono soggetti a ribasso, perché ontologicamente diversi dalle prestazioni “stricto sensu” oggetto di affidamento;

2) i “costi interni o aziendali”, cui si riferiscono l'art. 26, comma 3, quinto periodo, d.lgs. n. 81 del 2008 e gli artt. 86, comma 3 bis, e 87, comma 4, secondo periodo, d.lgs. n. 163 del 2006, che sono: a) propri di ciascuna impresa connessi alla realizzazione dello specifico appalto, sostanzialmente contemplati dal documento di valutazione dei rischi; b) soggetti a un duplice obbligo in capo all'amministrazione e all'impresa concorrente (Cons. di St., Ad. plen., 20.03.2015, n. 3)”.

Nello specifico, l’impresa ha indicato i primi e non i secondi.

L’importo che la ricorrente ha indicato nell’offerta, sotto la voce “oneri per la sicurezza”, coincide con l’importo indicato nella base d’asta, a parte rispetto al prezzo dell’appalto, per oneri di sicurezza da rischi di natura interferenziale, che sono (come sopra specificato) una cosa ben diversa dai costi di sicurezza interni.

Dev’essere quindi confermato l’orientamento espresso dalla Sezione in sede cautelare, ove, con ordinanza numero 301 del 2016, il ricorso è stato ritenuto infondato “alla stregua dei numerosi precedenti giurisprudenziali (anche) di questo Tribunale in tema di obbligo di indicazione in sede di offerta dei costi per gli oneri di sicurezza aziendale”, precisando la diversità della fattispecie “da quella oggetto della rimessione (da parte del TAR Piemonte, Sez. II – ordinanza 16 dicembre 2015 n. 1745) alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea della questione pregiudiziale di compatibilità con i principi comunitari di tutela del legittimo affidamento e di certezza del diritto, unitamente ai principi di libera circolazione delle merci, di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi, di cui al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), della normativa nazionale derivante dal combinato disposto degli artt. 87, comma 4, e 86, comma 3-bis, del d.lgs. n. 163 del 2006, e dall’art. 26, comma 6, del d.lgs. n. 81 del 2008, così come interpretato dalle sentenze dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nn. 3 e 9 del 2015 (secondo la quale la mancata separata indicazione dei costi di sicurezza aziendale nelle offerte economiche determina in ogni caso l’esclusione della ditta offerente, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicazione separata non sia stato specificato né nella legge di gara né nell’allegato modello di compilazione per la presentazione delle offerte): infatti, nel caso in esame, il bando ha prescritto tale obbligo, che però la ricorrente non ha assolto”.

Ancora di recente la giurisprudenza conferma tale linea interpretativa: ad esempio, il T.A.R. Campania – Salerno, Sez. I, con la sentenza n. 34 del 5 gennaio 2017, ha affermato che <L’indicazione degli oneri per la sicurezza costituisce un elemento essenziale dell’offerta, ai sensi dell’art. 95, comma 10, d.l.vo n. 50 del 2016, secondo cui “nell’offerta economica l’operatore deve indicare i propri costi aziendali concernenti l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”. La mancata indicazione degli oneri di sicurezza aziendali costituisce, pertanto, causa di esclusione dalla gara, in quanto la loro specificazione costituisce un obbligo, la cui omissione non può essere sanata nemmeno con il ricorso al soccorso istruttorio.

Tale principio deve trovare applicazione anche agli appalti anteriori al DLvo 50, ove, come nel caso in esame, vi sia espressa previsione nel bando.>.

La specifica previsione del bando rende la situazione, in punto di fatto, diversa da quelle esaminate da questa stessa Sezione interna che hanno condotto alle decisioni numeri 3217 del 12/12/2016 e 3164 del 6/12/2016, accomunate dalla circostanza che si trattava di gare bandite anteriormente all'entrata in vigore del d.lg. 18 aprile 2016, n. 50 per le quali l'obbligo di indicazione separata dei costi di sicurezza aziendale non era stato specificato dalla legge di gara, elemento che ha condotto la Sezione a ritenere illegittima l'esclusione del concorrente in carenza di previo invito a regolarizzazione dell'offerta.

Conclusivamente, il ricorso introduttivo è infondato e dev’essere respinto; tanto esime dalla valutazione del ricorso incidentale, al cui esame la controinteressata non mantiene alcun interesse.

Vengono pertanto superate anche le questioni in rito prospettate, dovendosi solo, incidentalmente, affermare la inammissibilità dell’integrazione del deposito documentale mediante la produzione della ricevuta di ritorno della notifica mancante, eseguita nel termine concesso dal Collegio unicamente per la presentazione di memorie; d’altra parte l’avvenuta notifica a mezzo Pec colloca la ricorrente incidentale -sotto il profilo della regolarità della notificazione- nella medesima posizione processuale della ricorrente principale.

III. Il Collegio procede all’esame del ricorso per motivi aggiunti, con il quale si lamenta il vizio di incompetenza con riferimento ad atti presupposti rispetto il bando di gara (approvazione del piano di intervento ARO; delibera di indizione della gara).

Ebbene, come eccepito dal Comune e da IGM, il ricorso è inammissibile perché, come del resto ammette la stessa ricorrente, i vizi in questione erano già conoscibili al momento dell’esclusione della ricorrente, alla quale non giova sostenere che l’incompetenza lamentata avrebbe potuto essere sanata fino al momento dell’aggiudicazione definitiva mediante ratifica da parte del consiglio comunale: in primo luogo, la sanabilità postula, appunto, l’illegittimità dell’atto, immediatamente rilevabile e avverso la quale l’impresa avrebbe dovuto gravarsi tempestivamente, al momento dell’impugnazione della propria esclusione; in secondo luogo, poiché la ratifica è esercizio di potere discrezionale, il privato non può attendere lo spirare dei termini eventualmente concessi all’organo titolare del potere di ratifica per impugnare l’atto affetto da incompetenza, giacché ciò determinerebbe l'inammissibile elusione dei termini decadenziali per l'impugnazione degli atti amministrativi.

La Giurisprudenza ha in proposito affermato che, avendo la ratifica effetti retroattivi, l'intervenuta ratifica di un atto amministrativo viziato per incompetenza, proprio per il suo carattere retroattivo, non riapre i termini per l'impugnazione dell'atto convalidato (T.A.R. Lombardia, sez. IV Milano, 10/05/2013, n. 1217; T.A.R. Catania Sicilia sez. II, 03 agosto 2012, n. 1971).

IV. Viene in esame la domanda con la quale la ricorrente incidentale chiede l’esenzione dal pagamento del contributo unificato.

Il Collegio ritiene di non essere competente poiché la debenza del contributo inerisce ad un rapporto di diritto tributario, su cui insiste l'esclusiva giurisdizione del Giudice Tributario ai sensi dell'articolo 2 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.

Tutt’al più, alla luce delle statuizioni contenute nella sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana 31 gennaio 2017, n. 27, secondo cui spetterebbe alla giurisdizione amministrativa accertare se il ricorso introduttivo e per motivi aggiunti presentino identità di oggetto o comunque, se il secondo ampli in modo considerevole l'oggetto della controversia, è possibile unicamente una pronuncia di tipo incidentale.

Ad avviso del Collegio, con il ricorso incidentale il thema decidendum (che non può essere identificato semplicemente nella richiesta di procedere ad annullare l’esclusione della ricorrente) è stato considerevolmente ampliato; infatti, rispetto al ricorso principale, con il quale viene censurata la legittimità di un tipo di esclusione, comminata per una precisa e circoscritta ragione inerente l’offerta, con il ricorso incidentale vengono sviluppate una serie di altre questioni di illegittimità dell’ammissione di Tech per complesse ragioni, diverse in fatto ed in diritto ed inerenti le altre imprese di cui al costituendo raggruppamento.

Addirittura, con il ricorso per motivi aggiunti vengono investiti altri provvedimenti, diversi da quelli gravati con il ricorso introduttivo.

V. Conclusivamente, il ricorso introduttivo deve essere respinto, con l’assorbimento delle questioni prospettate con il ricorso incidentale.

I motivi aggiunti vengono dichiarati inammissibili.

Le spese di giudizio del Comune di Giarre e del raggruppamento IGM/Senesi (ad eccezione dei contributi unificati, che si ritiene debbano rimanere definitivamente a carico di ciascuna parte tenuta al versamento) seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

Quanto alle spese di giudizio della Dusty, si ritiene di disporne l’integrale compensazione, avuto riguardo alla volontarietà dell’intervento di detta impresa, parte non necessaria nel giudizio in questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge;

dichiara inammissibile il ricorso per motivi aggiunti.

Condanna la ricorrente a rifondere al Comune di Giarre ed al raggruppamento I.G.M. Rifiuti Industriali S.r.l. e Senesi S.p.A. spese ed onorari di giudizio (ad eccezione del contributo unificato), liquidate nella misura di euro 2000,00 (duemila/00) per ciascuna parte.

Compensa integralmente le spese di giudizio tra Dusty s.r.l. e le altre parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Catania nelle camere di consiglio dei giorni 10 maggio 2017, 5 luglio 2017, con l'intervento dei magistrati:

Pancrazio Maria Savasta, Presidente

Maria Stella Boscarino, Consigliere, Estensore

Giuseppa Leggio, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Maria Stella BoscarinoPancrazio Maria Savasta
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO