Giustizia Amministrativa

N. 01350/2011 REG.RIC.

N. 00727/2013REG.PROV.COLL.

N. 01350/2011 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1350 del 2011, proposto da:
Azienda Agricola San Benedetto Societa' Semplice di Peruzzi Luca Entico e Marco, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Fabio Finetti e Patrizia Del Bene, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Rosalba Grasso in Roma, viale Mazzini, 113;

contro

Regione Toscana, in persona del Presidente pro-tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Silvia Fantappiè, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Giovanni Pasquale Mosca in Roma, corso d'Italia, 102; Amministrazione Provinciale di Siena, in persona del Presidente pro-tempore;

nei confronti di

Società Agricola Salcheto Srl, in persona del legale rappresentante pro-tempore;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. TOSCANA - FIRENZE: SEZIONE II n. 02357/2010, resa tra le parti, concernente finanziamento piano sviluppo rurale


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Regione Toscana;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 30 novembre 2012 il Cons. Paola Alba Aurora Puliatti e uditi per le parti gli avvocati D'Agostino su delega di Del Bene e Mosca su delega di Fantappiè;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

La Regione Toscana ha emanato numerosi bandi relativi al piano di sviluppo rurale 2000-2006, ai sensi del Regolamento 1257/1999/CE.

La ricorrente presentava domanda di finanziamento, archiviata per mancanza di fondi.

Tuttavia, con delibera 421/2005 la Giunta regionale decideva di attivare un insieme di progetti di riserva, da ammettere a finanziamento con riserva, a condizione di ulteriori effettive disponibilità di risorse (che avrebbero potuto essere assegnate all’Italia a seguito di ripartizione di quelle non utilizzate da altri Stati membri dell’Unione).

La Provincia di Siena comunicava, pertanto, alla Società ricorrente, con nota del 28.2.2006, la possibilità di verificare quali imprese agricole titolari di domande già presentate entro la fine di settembre, ma non finanziate, fossero disponibili a realizzare gli investimenti programmati in domanda, entro il 30.4.2006, invitandola a darne comunicazione all’Ufficio.

In data 2.3.2006, la ricorrente inviava comunicazione circa la propria disponibilità ad eseguire gli investimenti richiesti, pur consapevole che il contributo rimaneva subordinato all’effettiva attribuzione di ulteriori risorse da parte della Regione.

Il 19.5.2006, la ricorrente presentava domanda di accertamento finale e di collaudo.

L’Amministrazione, con nota del 12.6.2007, comunicava che, stante l’esaurimento dei fondi, non era stato possibile procedere all’accertamento finale dei lavori; a seguito dell’intervenuta approvazione degli elenchi definitivi con disposizione n. 728 del 6.6.2007, non era possibile ammettere a contributo la domanda presentata a causa della posizione in graduatoria della medesima.

A seguito di ulteriore sollecito, veniva altresì comunicato che per il nuovo periodo di programmazione 2007/2013 era necessario presentare una nuova domanda, ma con riferimento a spese ancora da sostenersi.

La società presentava, quindi, ricorso al TAR Toscana, che lo respingeva con la sentenza appellata.

Con l’appello in esame vengono riproposte le censure respinte in primo grado.

Resiste in giudizio la Regione Toscana.

All’udienza del 30 novembre 2012 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. L’appello è infondato.

2.Infondato è il primo motivo, con cui si lamenta la violazione dell’art. 2 della l. 241/1990, che stabilisce in via di principio la durata del procedimento amministrativo in trenta giorni.

Come osserva il TAR Toscana, la durata del procedimento non ha inciso sulla legittimità del provvedimento finale “in assenza di specifici termini perentori e considerata la complessità degli accertamenti ed il numero di domande presentate”.

In realtà, le varie tappe del procedimento danno contezza dell’assenza di ritardo: la società è stata interpellata con racc. del 28 febbraio 2006 al fine di esprimere la propria disponibilità a realizzare un progetto senza ammissione a finanziamento e con l’alea di un’eventuale disponibilità finanziaria successiva. Era evidente che la conclusione del procedimento era subordinata al reperimento di nuove disponibilità finanziarie (e ciò a seguito di nuove assegnazioni, ulteriori rispetto a quelle già assegnate all’Italia e distribuite dalla Regione alle singole province, ovvero a seguito di rinunce, economie e, comunque, nel rispetto della graduatoria).

La graduatoria è stata approvata con disposizione n. 728 del 6.6.2007 ed in data 12.6.2007, la Provincia di Siena comunicava all’appellante che, stante l’esaurimento dei fondi, non era stato possibile procedere all’accertamento finale dei lavori.

Quanto all’asserita tardività con cui l’Amministrazione ha esitato la successiva richiesta di “una pronuncia definitiva” e circa la possibilità di usufruire dei fondi per il periodo di programmazione successivo, avendo la Provincia comunicato l’archiviazione della domanda con la nota impugnata prot. n. 99854 del 13 maggio 2008, si osserva che pur non essendo particolarmente efficienti i tempi di risposta da parte dell’Amministrazione, tuttavia non sono apprezzabili le conseguenze negative riferite dalla Società, in quanto era già stato reso noto l’esito del procedimento e, comunque, la decisione di non partecipare al bando del nuovo programma di finanziamento è esclusivamente imputabile ad una scelta dell’impresa.

3. Il provvedimento è sufficientemente motivato, sia pure “per relationem” ad analogo caso, ed è possibile desumere chiaramente le ragioni sia di fatto che di diritto che hanno impedito l’accoglimento dell’istanza, ossia l’esaurimento delle risorse finanziarie per il periodo 2000-2006, con riferimento normativo al regolamento della Commissione europea n.1320 del 2006, il quale consente tra l’altro di ammettere a pagamento nel successivo periodo di programmazione solo impegni già assunti nel periodo precedente, ma non spese già sostenute dagli interessati senza la preventiva assegnazione di contributo (caso in cui ricade la fattispecie), per cui “per essere ammessi ai contributi sul PSR 2007/2013 è necessario presentare una nuova domanda, ma con riferimento a spese ancora da sostenersi”.

Pur nella sua sinteticità (e pur nell’erroneo riferimento del Regolamento n. 1320 all’anno 2005, anziché 2006) la motivazione del provvedimento ha consentito all’appellante di ricostruire l’iter logico-giuridico seguito dall’Amministrazione e di approntare adeguatamente le proprie difese.

4. Sulla violazione dell’art. 3, n.2 del regolamento CE 1320/2006, il quale dispone che “le spese relative ad impegni assunti ai fini della programmazione attuale, con pagamenti da effettuarsi dopo il 31 dicembre 2006, sono ammissibili al cofinanziamento del FEASR ai fini del nuovo periodo di programmazione (2007-2013)”, l’appellante lamenta che illegittimamente e per erronea interpretazione non siano stati impegnati i fondi del nuovo piano, nonostante le domande come quella della società appellante siano state ritenute ammissibili nel periodo precedente e nonostante la Regione avesse, con tre distinti provvedimenti, deliberato di consentire la realizzazione di progetti con il meccanismo degli elenchi aggiuntivi, previsto dalla DGR 452/03.

Ma nel caso di specie, non vi è mai stato un atto di assegnazione del contributo (tale intendendosi l’inserimento in un elenco di liquidazione), né sotto altra forma “l’assunzione di un impegno di spesa”, presupposto desumibile dal citato art. 3, n. 2 del Regolamento CE.

Nella specie, è intervenuto solo un atto di ammissione con riserva al contributo, poi di fatto non conclusosi con l’inserimento utile in graduatoria per l’esaurimento dei fondi, senza, pertanto, che si sia verificato in capo alla richiedente il sorgere di alcun diritto soggettivo ad ottenere il finanziamento.

5. L’appellante lamenta l’incongruenza rispetto all’interpretazione e applicazione del regolamento fatta propria da altre Regioni, nonché rispetto al Decreto del Ministro per l’Economia 9 novembre 2007, n. 25, che ha previsto un’anticipazione di cassa, a valere sul nuovo PSR, per i progetti del precedente PSR ammessi a beneficio e non finanziati; ed infine, rispetto alla prassi sempre adottata nel periodo di transizione tra un programma di finanziamento e quello successivo.

La sentenza appellata incorrerebbe in errore laddove riconosce l’ammissibilità del pagamento, nel nuovo periodo di programmazione, di impegni già assunti nel periodo precedente e ritiene di dover escludere quelli per spese già sostenute senza una preventiva assegnazione del contributo.

Il Collegio ritiene corretta l’interpretazione, seguita dal Primo Giudice, dell’art.3 del Reg. CE 1320/2006, il quale si riferisce “all’impegno di spesa”: il finanziamento de quo ha natura incentivante (a rendicontazione finale), essendo diretto a sostenere la realizzazione di programmi che l’operatore privato non avrebbe realizzato senza l’aiuto e non, invece, a compensare ex post spese che, comunque, sono state sostenute accettando il rischio della mancanza di finanziamento pubblico.

D’altra parte, non poteva l’intervento essere ammesso al finanziamento con i fondi previsti per la programmazione successiva (2007-2013), ipotizzandosi una sorta di “prelazione” sulle risorse del nuovo piano, che forma oggetto di un diverso e nuovo bando.

Le delibere di Giunta regionale n. 421 del 2005 (par. 15) e n. 1061 del 2005 (par. 9), invocate dalla ricorrente, che ammettono la possibilità di utilizzare i fondi della nuova programmazione per oneri assunti in precedenza dalle regioni, devono intendersi riferite solo a interventi che abbiano formato oggetto di un ‘impegno di spesa’. Anche la delibera della Giunta regionale n. 420 del 2006 consentiva il pagamento sui fondi 2007-2013 “compatibilmente con la normativa comunitaria di transizione”( ovvero, l’art. 3, punto 2 cit.), che prevede il finanziamento solo “delle spese relative ad impegni assunti”.

Per quanto concerne il decreto del Ministero dell’Economia che ha concesso l’anticipazione di cassa, sono condivisibili le considerazioni svolte dal TAR secondo cui il Ministero si è limitato a coprire il mancato finanziamento degli impegni aggiuntivi assunti dalle Regioni a carico del piano di sviluppo rurale 2000-2006, ma l’assegnazione risponde pur sempre ai canoni generali fissati nel Regolamento 1320/2006, “laddove prevedeva di ammettere a pagamento nel nuovo periodo di programmazione ‘impegni già assunti’ nel periodo precedente e non spese già sostenute senza una preventiva assegnazione di un contributo”.

Quanto alla denunciata disparità di trattamento e alla violazione della libertà di concorrenza, avendo altre Regioni adottato una differente disciplina ( ad es. Regione Liguria, Marche ed Umbria), va rilevato che non sussiste la denunciata violazione dei principi comunitari, per quanto dedotto e provato in giudizio. Anche le altre Regioni fanno riferimento per l’utilizzazione dei fondi del programma 2007/2013 a progetti avviati ma non ancora realizzati e ad impegni ‘assunti’ nella precedente programmazione, nell’accezione fatta propria dalla Regione Toscana.

6. Infine, non si riscontra alcuna violazione del legittimo affidamento delle imprese che come la ricorrente presentarono domanda di finanziamento non esitata per carenza di fondi; le imprese in questione, come la ricorrente, si dichiararono disposte a realizzare gli investimenti programmati, conformi alle misure del Piano di sviluppo rurale, anche senza alcuna certezza del finanziamento, essendo diretta la comunicazione della Provincia di Siena esclusivamente ad una ricognizione priva di impegno per la Regione, che intendeva solo “costituire un parco progetti di riserva” per l’ipotesi di ulteriori risorse assegnate all’Italia.

L’appellante era ben consapevole del rischio cui andava incontro nel realizzare il progetto, ovvero di non ricevere assegnazione di somme ove non fossero stati reperiti ulteriori fondi, ed è stata, in definitiva, una sua scelta quella di completare le opere, anziché far decadere la domanda.

8. In conclusione, l’appello va rigettato.

9. Le spese di giudizio possono compensarsi tra le parti, in considerazione delle questioni trattate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.


Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 novembre 2012 con l'intervento dei magistrati:

Gianpiero Paolo Cirillo, Presidente

Salvatore Cacace, Consigliere

Dante D'Alessio, Consigliere

Alessandro Palanza, Consigliere

Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 08/02/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)