Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 12/04/2018

N. 04002/2018 REG.PROV.COLL.

N. 07009/2014 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7009 del 2014, proposto da:
Saadia Rhattas, rappresentato e difeso dall'avvocato Mirko Billone, domiciliato ex art. 25 c.p.a. presso la Segreteria del TAR Lazio in Roma, via Flaminia, 189;

contro

Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

della nota del Ministero dell'Interno del 22 gennaio 2014, notificato in data 26-03-2014 con il quale si decreta il rigetto dell'istanza della ricorrente tesa al rilascio della cittadinanza italiana;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 marzo 2018 il dott. Alessandro Tomassetti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del Ministro dell’Interno n. k10/259334/R notificato in data 26 marzo 2014, recante il diniego della concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lettera f), della L. 5 febbraio 1992, n. 51, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 9 L. n. 91/1992.

Il Ministero dell’Interno si è costituito in giudizio.

L’impugnato diniego si fonda sui seguenti rilievi (in sintesi):

a) dall’attività informativa esperita a carico dell’interessato è emersa la contiguità del ricorrente a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza della Repubblica;

b) l’Amministrazione esercita in questa materia una discrezionalità che comporta la valutazione dell’opportunità della concessione della cittadinanza in relazione alla sussistenza della coincidenza tra l’interesse pubblico e quello vantato dal ricorrente;

c) che l’esigenza della salvaguardia della sicurezza nazionale è preminente rispetto all’interesse del richiedente all’acquisto della cittadinanza.

Alla udienza del 27 marzo 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione dal Collegio.

Il ricorso è infondato.

Alla stregua della giurisprudenza della Sezione, infatti, deve ritenersi:

- che l’amplissima discrezionalità dell’Amministrazione in questo procedimento si esplica in un potere valutativo che “si traduce in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta” (Cons. Stato, Sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Cons. Stato, Sez. VI, n. 52 del 10 gennaio 2011; Cons. Stato, Sez. VI, n. 282 del 26 gennaio 2010; Tar Lazio, Sez seconda - quater n. 3547 del 18 aprile 2012);

- che “l'interesse pubblico sotteso al provvedimento di concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone, infatti, che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante” (Tar Lazio, Sez seconda - quater n. 5565 del 4 giugno 2013);

- che “trattandosi di esercizio di potere discrezionale da parte dell’amministrazione, il sindacato sulla valutazione compiuta dall'Amministrazione, non può che essere di natura estrinseca e formale; non può spingersi, quindi, al di là della verifica della ricorrenza di un sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell'esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole” (Consiglio di Stato sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Tar Lazio seconda - quater n. 5665 del 19 giugno 2012).

Con riferimento al caso di specie, il Collegio ritiene che l’Amministrazione abbia valutato - così come evidenziato anche dalle note riservate depositate a seguito della effettuata istruttoria - in maniera procedimentalmente corretta e non manifestamente illogica la complessiva situazione dell’istante, evidenziando la contiguità del ricorrente a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza della Repubblica.

Il ricorso va conclusivamente respinto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la parte ricorrente al pagamento, nei confronti della Amministrazione resistente, delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:

Germana Panzironi, Presidente

Alessandro Tomassetti, Consigliere, Estensore

Rita Tricarico, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Alessandro TomassettiGermana Panzironi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO