Giustizia Amministrativa

N. 01500/2015 REG.RIC.

N. 00303/2016 REG.PROV.COLL.

N. 01500/2015 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1500 del 2015, proposto da:
Cooperativa Sociale Comunità del Sorriso S.r.l., rappresentata e difesa dagli avv. Paolo Re e Alice Pisapia, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Milano, via Gaetano Donizetti, 47;

contro

Fondazione Irccs Cà Granda - Ospedale Maggiore Policlinico, rappresentata e difesa dall'avv. Stefano Cassamagnaghi, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, via Vittor Pisani, 20; Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento, Regione Lombardia;

nei confronti di

Cooperativa Ambra S.c.p.a., rappresentata e difesa dagli avv. Giovanni Monti, Ermes Coffrini e Marcello Coffrini, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Milano, Galleria S. Babila 4/A;

per l'annullamento

della determinazione prot. n. 1101 del 21.05.2015, con la quale la Fondazione Cà Granda ha disposto l'affidamento del servizio di riabilitazione psichiatrica per il periodo 1.06.2015 - 15.05.2019 alla Cooperativa Ambra S.c.p.a.;- di ogni altro atto e provvedimento presupposto, consequenziale e/o altrimenti connesso anche allo stato non conosciuto, con riserva di proporre motivi aggiunti, e segnatamente:

del provvedimento, non noto, assunto dalla Fondazione Cà Granda per l'adesione postuma alla procedura di gara indetta dall'Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento per l'affidamento dei servizi infermieristici, riabilitativi-educativi, di assistenza tutelare e di assistenza psicologica e sociale nell'ambito di unità di offerta o attività del dipartimento di salute mentale e dei dipartimenti medico e della riabilitazione dell’ A.O. istituti clinici di perfezionamento- periodo 48 mesi " (GIC 55590766A2) ";

del Capitolato Speciale d'appalto pubblicato dall'Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento, nella parte in cui, all'art. 28 (rubricato "clausola di adesione"), riconosce alle Aziende Ospedaliere aderenti, coerentemente con le direttive regionali, all'Accordo lnteraziendale di Milano e Provincia di richiedere alle Imprese aggiudicatarie di garantire la fornitura, alle medesime condizioni contrattuali previste nel presente capitolato speciale, anche a favore delle Aziende che hanno aderito all'Accordo, che ne facciano espressa richiesta entro 18 mesi dalla data di decorrenza del contratto e fino ad un massimo del 100% dell'importo di aggiudicazione complessivo riferito alla totalità dei servizi di che trattasi. L'adesione successiva da parte di altre Aziende comporterà per le parti contraenti gli stessi obblighi contrattuali previsti nel presente capitolato speciale;

-per quanto occorrer possa, della D.G.R 6.12.2011 n°. IX/2633 recante "Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l'esercizio 2012 e di quelle assunte per gli esercizi successivi (D.G.R. 20.12.2013 n°. X/1185; D.G.R 23.12.2014 n°. X/2989) nella parte in cui prevedono e promuovono forme aggregate di acquisizioni di beni e servizi, ove interpretate nel senso che le inerenti linee di indirizzo per l'acquisto di beni e servizi consentano l'adesione postuma di enti ospedalieri a procedure indette ed espletate da altre aziende sanitarie;

per la declaratoria di inefficacia del contratto eventualmente stipulato medio tempore tra la Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore e la Cooperativa Ambra S.c.p.a.;

per la condanna della Stazione Appaltante al risarcimento del danno in forma specifica, mediante l'espletamento di procedura di gara;

in subordine, al risarcimento per equivalente dei danni subiti e subendi dalla ricorrente per effetto degli atti e dei provvedimenti impugnati.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Fondazione Irccs Cà Granda - Ospedale Maggiore Policlinico e della Cooperativa Ambra S.c.p.a.;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli artt. 74 e 120, co. 10, cod. proc. amm.;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 gennaio 2016 la dott.ssa Elena Quadri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con il presente ricorso la cooperativa istante, precedente gestore del servizio, ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe, con il quale la Fondazione Cà Granda ha disposto l'affidamento diretto del servizio di riabilitazione psichiatrica per il periodo 1.6.2015 - 15.5.2019 alla Cooperativa Ambra S.c.p.a. sulla base di una clausola di adesione contenuta nel bando di una precedente procedura concorsuale indetta nel 2014 dall’Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento per l’affidamento dei servizi infermieristici, riabilitativi ed educativi per il periodo 1.6.2015 – 15.5.2019 aggiudicata ad Ambra medesima.

A sostegno del proprio gravame, la ricorrente ha dedotto, essenzialmente, la violazione degli artt. 2, 54-57 del d.lgs. n. 163/2006, 2, 3, 28, 30 e 31 della direttiva 2004/18/CE, 97 Cost. e dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento, trasparenza delle procedure di gara e buona amministrazione, nonché l’eccesso di potere per sviamento e travisamento.

L’istante ha richiesto, altresì, la declaratoria di inefficacia del contratto eventualmente stipulato medio tempore tra la Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore e la Cooperativa Ambra S.c.p.a., nonché la condanna della stazione appaltante al risarcimento del danno in forma specifica, mediante l'espletamento di procedura di gara, o, in subordine, per equivalente.

Si sono costituite in giudizio la Fondazione Irccs Cà Granda - Ospedale Maggiore Policlinico e la Cooperativa Ambra S.c.p.a., che hanno eccepito in via preliminare l’inammissibilità e l’irricevibilità del ricorso, chiedendone, comunque, la reiezione per infondatezza nel merito.

Con ordinanza n. 1013/2015 del 28 luglio 2015 la sezione, in considerazione della complessità delle questioni trattate, ha rinviato al merito la trattazione della causa ai sensi dell’art. 55, comma 10, del d.lgs. n. 104/2010.

Successivamente le parti hanno presentato memorie a sostegno delle rispettive conclusioni.

All’udienza pubblica del 14 gennaio 2016 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il collegio ritiene, in via preliminare, che siano da disattendere le eccezioni di inammissibilità per carenza di interesse e di irricevibilità per tardività del ricorso sollevate dalle parti avverse.

Ed invero, non avendo partecipato alla procedura concorsuale indetta dall’Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento nel 2014, la cooperativa ricorrente si è avveduta delle conseguenze della clausola di adesione di cui all’art. 28 contenuta nel capitolato speciale di appalto solo a seguito dell’emanazione da parte della Fondazione Cà Granda dell’atto del 21 maggio 2015 di affidamento del servizio oggetto della presente controversia. Tale clausola ha, dunque, espressamente e tempestivamente impugnato con il presente ricorso quale atto presupposto.

Deve, inoltre, precisarsi che il non aver partecipato alla precedente procedura concorsuale non ha reso il presente ricorso inammissibile per carenza si interesse, atteso che rientra nelle libere determinazioni di ogni operatore la decisione in merito alla partecipazione o meno alle svariate procedure ad evidenza pubblica senza che ciò possa determinare alcuna preclusione nell’impugnazione di successivi atti di affidamento operati da altre amministrazioni pubbliche. Nella fattispecie in questione, peraltro, l’affidamento che costituisce l’oggetto principale della controversia concerne proprio un servizio che la cooperativa istante ha gestito fino al 31 maggio 2015, sussistendo, dunque, di certo l’interesse all’annullamento di tale affidamento.

Parte ricorrente si duole, invero, dell'affidamento diretto del servizio alla controinteressata senza il previo esperimento di una procedura selettiva da parte della Fondazione Cà Granda, evento non preventivabile con certezza al termine della gara espletata dagli Istituti Clinici di Perfezionamento, ove le adesioni erano qualificate come eventuali e facoltative.

Nel merito, la questione all’esame del collegio, senza dubbio di notevole interesse, novità ed attualità, concerne in primo luogo la possibilità in astratto per le stazioni appaltanti del comparto sanitario di affidare in via diretta la gestione dei servizi pubblici sulla base di clausole di adesione contenute nella lex specialis di precedenti procedure ad evidenza pubblica indette da altre amministrazioni dello stesso comparto situate nella stessa area territoriale e, dunque, all’aggiudicatario di tale precedente gara, senza che ciò si ponga in contrasto con la normativa europea ed interna in tema di libera concorrenza.

Risolta, eventualmente, in senso positivo la questione, sussiste, inoltre, l’esigenza di verificare se sussistano tutti gli stringenti presupposti affinchè tale affidamento diretto possa ritenersi effettivamente legittimo.

Per la cooperativa ricorrente, la successiva adesione di altri soggetti pubblici sulla presupposta clausola di adesione ma ad aggiudicazione ormai intervenuta, determinando un’estensione soggettiva del servizio appaltato presso altra amministrazione estranea all’affidamento originario, comporterebbe un ampliamento dell’ambito oggettivo del contratto e, per l’effetto, determinerebbe prestazioni ulteriori rispetto a quelle affidate, sostanziandosi, pertanto, in un affidamento diretto con effetti elusivi delle regole concorrenziali.

Ed invero, in forza di tale disposizione, il contratto, a seguito delle successive adesioni di altre Aziende Ospedaliere, sarebbe suscettibile di lievitare fino al 100% rispetto all’importo di aggiudicazione originario e di estendere l’espletamento dei servizi appaltati in ulteriori e diverse strutture ospedaliere, determinando come effetto finale l’affidamento di un nuovo servizio, distinto da quello posto a base di gara, in evidente violazione delle regole generali dell’evidenza pubblica disciplinate dal Codice dei Contratti Pubblici e dalla direttiva 2004/18/CE, che sono dirette sia all’individuazione del miglior offerente per l’amministrazione che alla tutela della massima partecipazione degli operatori economici alle pubbliche gare in regime di libera concorrenza.

Nella fattispecie all’esame non ricorrerebbero, invero, i presupposti di cui all’art. 57 del d.lgs. n. 163/2006 per ricorrere all’affidamento diretto del servizio.

Inoltre, secondo l’assunto dell’istante, non sarebbe ammissibile estendere gli effetti di una procedura concorsuale aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e perciò sulla base di elementi di valutazione tecnico-economici volti a soddisfare le esigenze proprie ed esclusive della sola stazione appaltante, atteso che i quantitativi e gli importi posti a base di gara e, specularmente, i contenuti delle offerte dei concorrenti, non sarebbero stati commisurati per soddisfare Aziende Ospedaliere diverse.

Non sussisterebbero neppure i motivi imperativi di interesse pubblico che soli potrebbero giustificare, per le espresse statuizioni della Corte di Giustizia UE, una deroga alla disciplina sulla libera concorrenza.

Per la tesi delle parti avverse, al contrario, non sussisterebbe alcuna limitazione del confronto concorrenziale, essendo stato garantito a monte attraverso l’espletamento della gara principale.

Il collegio ritiene di aderire a tale secondo orientamento.

Ed invero, in adempimento alle costanti determinazioni della regione Lombardia (cfr. DCR n. 462 del 13 marzo 2002 e, da ultimo, DGR 23 dicembre 2014, n. X/2989), fra le Aziende Ospedaliere e Sanitarie regionali sono state istituite unioni di acquisto a livello provinciale e/o di “macro aree” per consentire, attraverso acquisti in forma aggregata, di ottimizzare la spesa per beni e servizi.

Dette unioni di acquisto consentono alle singole aziende aderenti, da un lato, di bandire e gestire procedure di gara per il fabbisogno collettivo di più aziende e, dall’altro, di aderire agli affidamenti disposti dalle altre aziende appartenenti all’unione (cfr., in particolare, la DGR n. VIII/3776 del 13 dicembre 2006). Negli accordi istitutivi di tali unioni d’acquisto è, infatti, previsto che nella documentazione delle singole gare bandite dalle aziende sia inserita una specifica clausola (c.d. “clausola di estensione” o “clausola di adesione”) volta a far sì che l’affidamento disposto in favore di un’azienda dell’unione possa essere esteso anche a favore delle altre.

Nella fattispecie all’esame, l’unione d’acquisto comprende le aziende ospedaliere operanti nell’area della provincia di Milano e trova origine nell’Accordo Interaziendale tra le Aziende Ospedaliere di Milano e Provincia al quale hanno aderito sia gli Istituti Clinici di Perfezionamento che la Fondazione IRCCS Cà Granda, che contempla all’art. 5 la clausola di estensione.

Il bando di gara, il disciplinare e specificamente l’art. 28 del Capitolato Speciale d'appalto pubblicati dall'Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento nel 2014 hanno, poi, riconosciuto alle Aziende Ospedaliere aderenti, coerentemente con le direttive regionali, all'Accordo Interaziendale di Milano e Provincia, di richiedere all’aggiudicataria di garantire la fornitura, alle medesime condizioni contrattuali previste nel medesimo capitolato speciale e nel corso del periodo di vigenza contrattuale, anche a favore delle Aziende che hanno aderito all'Accordo che ne facciano espressa richiesta entro 18 mesi dalla data di decorrenza del contratto e fino ad un massimo del 100% dell'importo di aggiudicazione complessivo riferito alla totalità dei servizi di che trattasi. L'adesione successiva da parte di altre Aziende, secondo l’espresso disposto letterale della clausola, inoltre, comporta per le parti contraenti gli stessi obblighi contrattuali previsti nel medesimo capitolato speciale.

La domanda di partecipazione alla gara prevedeva, poi, che il concorrente avrebbe dovuto dichiarare o meno la propria disponibilità a garantire eventuali ulteriori forniture nel rispetto delle previsioni di cui all’art. 28 del CSA, disponibilità che la Cooperativa Ambra ha dichiarato, il che attesta, altresì, l’avvenuta calibrazione dell’offerta anche in funzione della possibile estensione dell’affidamento.

Il collegio osserva in linea generale che, nonostante apparentemente si registrino opinioni contrastanti in giurisprudenza, in realtà la veduta di opinioni sul tema è uniforme.

Non si dubita, infatti, della legittimità in astratto del meccanismo di affidamento dei servizi pubblici in forma aggregata, essendo ormai tale modalità di affidamento prevista a livello normativo sia di diritto interno che europeo, bensì si discute delle limitazioni in concreto che la clausola di adesione deve contenere affinchè risulti assicurata la corretta delimitazione oggettiva e soggettiva del contratto e, dunque, sia rispettata la normativa a tutela della libera concorrenza.

Come affermato, invero, in una recentissima pronuncia della sezione staccata di Brescia di questo Tribunale (cfr. TAR Lombardia, Brescia, sez. I, 12 gennaio 2016, n. 34), “(a) la gara con clausola di adesione è una forma di contrattazione ad aggregazione successiva, che presenta elementi di similitudine con la centrale di committenza (v. art. 3 comma 34 del Dlgs. 12 aprile 2006 n. 163). In particolare, attraverso la clausola di adesione viene realizzato un accordo quadro tra più soggetti (azienda capofila, altre aziende ospedaliere o sanitarie interessate, aggiudicatario), avente ad oggetto un’opzione di incremento delle prestazioni in un determinato intervallo temporale, a prezzi unitari invariati;

(b) la mancanza di una precisa codificazione non impedisce di elaborare liberamente uno schema negoziale con queste caratteristiche, quando sia dimostrabile un collegamento con l’interesse pubblico. Le Regioni possono quindi indirizzare le strutture sanitarie verso lo svolgimento di gare aziendali aperte ad adesioni successive, perseguendo la finalità di contenere e rendere omogenei sul territorio i costi delle forniture e dei servizi (nello specifico, v. DGR 13 dicembre 2006 n. 8/3776 - allegato 3, parte II; DGR 28 luglio 2011 n. 9/2057 - punto 29)”.

Anche la sezione prima di questo Tribunale, sin dal 2011, si era pronunciata in questo senso, ritenendo che sotto il profilo della compatibilità con i principi di trasparenza, concorrenza e par condicio, la clausola di adesione fosse legittima e conforme all’ordinamento (TAR Lombardia, sez. I, 6 luglio 2011, n. 1819).

Tale orientamento risulta suggellato dalla concorde opinione del Supremo Consesso Amministrativo, che, in una pronuncia della sezione terza dello scorso 4 febbraio (n. 445) ha definitivamente statuito la legittimità della clausola di estensione, in particolar modo nel comparto sanitario.

Secondo la decisione del giudice di appello, invero, che il collegio condivide integralmente: “L’estensione del contratto aggiudicato all’esito di regolare gara pubblica è un fenomeno che non contraddice, in sé e automaticamente, le regole della concorrenza, che anzi evidentemente presuppone, ma costituisce, semmai, una deroga al principio di perfetta corrispondenza tra singola stazione appaltante e singola gara bandita”, aggiungendo che: “La concentrazione delle gare non è, tuttavia, un fenomeno estraneo né eccentrico rispetto all’ordinamento interno, come a quello europeo, poiché entrambi conoscono ipotesi di concentrazione o unificazione delle gare sia sul piano soggettivo, ad esempio, perché bandire da una centrale di committenza, figura in generale prevista dall’art. 33 del d. lgs. 163/2006, alla quale le singole stazioni appaltanti fanno capo e riferimento per l’approvvigionamento di beni, lavori o servizi, sia sul piano oggettivo, con la stipula di contratti per adesione, accordi-quadro o, appunto, clausole di estensione di contratti, stipulati da soggetti aggregatori”.

La concentrazione delle gare mira, dunque, a perseguire obiettivi di contenimento della spesa pubblica e di incremento dell’efficienza e, dunque, di buon andamento dell’Amministrazione nella gestione degli appalti pubblici, con conseguente beneficio complessivo per tutti gli operatori economici interessati. Ciò risulta confermato dal favor del legislatore verso forme di acquisto centralizzato sia sul piano soggettivo che oggettivo (cfr., da ultimo, l’art. 1, commi 495-498 e 504, della legge di stabilità 28 dicembre 2015, n. 208, nonché l’art. 1, comma 1, lett. cc), della legge delega per la riforma degli appalti pubblici 28 gennaio 2016, n. 11, che in attuazione delle recenti direttive nn. 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE prevede la «revisione ed efficientamento delle procedure di appalto, degli accordi quadro, delle convenzioni e in genere delle procedure utilizzabili dalla società CONSIP Spa, dai soggetti aggregatori e dalle centrali di committenza, finalizzati a migliorare la qualità degli approvvigionamenti e a ridurre i costi e i tempi di espletamento delle gare».

In relazione, in particolare, al fondamento normativo della clausola di estensione per le Amministrazioni del comparto sanitario: “essa certamente risponde ed è conforme, con conseguente sua piena legittimità, a quanto previsto dall’art. 1, comma 449, della l. 296/2006, a mente del quale «gli enti del servizio sanitario nazionale sono in ogni caso tenuti ad approvvigionarsi di beni e servizi utilizzando le convenzioni stipulate dalle centrali regionali di acquisto di riferimento, e, qualora non siano operative convenzioni regionali, le convenzioni-quadro stipulate da Consip s.p.a. » o all’art. 17, relativo alla razionalizzazione della spesa sanitaria, del d.l. 98/2011, convertito in l. 111/2011, che consente alle aziende sanitarie di «stipulare nuovi contratti accedendo a convenzioni-quadro, anche di altre regioni, o tramite affidamento diretto a condizioni più convenienti in ampliamento di contratto stipulato da altre aziende sanitarie mediante gare di appalto o forniture».

È evidente che, almeno per quanto concerne le amministrazioni sanitarie, la tendenza del legislatore sia ancora più marcata ed orientata nel senso di privilegiare e, anzi, di imporre l’approvvigionamento di beni e servizi, anche per preminenti e, addirittura, cogenti esigenze di razionalizzazione della spesa sanitaria e di maggior efficienza del sistema, mediante la centralizzazione dell’acquisto o l’estensione dei contratti già stipulati da centrali di acquisto” (Cons. Stato, sez. III, 4 febbraio 2016, n. 445).

E la ratio degli affidamenti delle Amministrazioni sanitarie tramite centrale di committenza, consistente nel contenimento e nella razionalizzazione della spesa per i servizi sanitari, è la stessa che si rinviene nella successiva adesione di altre Amministrazioni sanitarie all’affidamento effettuato dall’Amministrazione aggregatrice che ha indetto la gara richiamando nella lex specialis la clausola di adesione e menzionando espressamente i soggetti che avrebbero potuto avvalersene.

Anche la Direttiva n. 2014/24/UE, ai considerando nn. 59 e 60, evidenzia che «nei mercati degli appalti pubblici dell’Unione si registra una forte tendenza all’aggregazione della domanda da parte dei committenti pubblici, al fine di ottenere economie di scala, ad esempio prezzi e costi delle transazioni più bassi nonché un miglioramento e una maggior professionalità nella gestione degli appalti» e che l’individuazione della committenza pubblica può avvenire, ad esempio, con «un riferimento a una determinata categoria di amministrazioni aggiudicatrici nell’ambito di un’area geografica chiaramente delimitata, in modo che le amministrazioni aggiudicatrici possano essere facilmente e chiaramente individuate».

Nella fattispecie all’esame del collegio la clausola di estensione individua, in modo sufficientemente chiaro, determinato ed omogeneo, anche in riferimento all’ambito territoriale, quali siano le Amministrazioni aggiudicatrici che potranno aderire ed entro quali limiti, senza modifica di patti, condizioni e prezzi stabiliti dagli atti di gara, l’aggiudicataria potrebbe essere chiamata ad estendere le proprie prestazioni, consentendo alle imprese interessate di conoscere soggetti e oggetti del contratto o, quanto meno, di poter determinare a priori, secondo criterî non arbitrari né irragionevoli ma chiari e sufficientemente circoscritti, in favore di quali ulteriori soggetti ed entro quali ulteriori limiti l’aggiudicatario potrebbe essere chiamato, ex contractu, ad estendere l’ambito delle proprie prestazioni contrattuali.

Ne risulta la piena legittimità della clausola, essendo ben individuate e individuabili a priori le amministrazioni sanitarie regionali eventualmente aggiudicatrici all’esito dell’adesione, peraltro entro un limite massimo di prestazioni economicamente fissato e senza modifica di patti, condizioni e prezzi previsti dagli atti di gara.

Sussistono, in particolare, tutte le limitazioni che sono state individuate dalla giurisprudenza per garantire negli affidamenti per adesione la tutela dei principi generali del diritto comunitario (trasparenza, non discriminazione, proporzionalità) e quelli del diritto interno (prestazioni definite o definibili, termine finale dell’opzione):

1) l’indicazione della clausola di adesione a monte, negli atti di gara, in modo che tutti gli operatori economici dispongano delle medesime informazioni in tempo utile per la partecipazione; (2) le amministrazioni che hanno la possibilità di aderire sono state espressamente individuate; (3) è stato stabilito un tetto ragionevole al valore complessivo delle prestazioni; (4) è stato definito l’intervallo temporale entro cui l’adesione può essere esercitata; (5) è stato previsto il termine finale dei contratti in adesione; (6) è stata riconosciuta all’aggiudicatario la facoltà di non accettare le istanze di adesione per non disincentivare la partecipazione alla gara degli operatori economici meno organizzati.

Risultano, dunque, del tutto condivisibili le conclusioni del giudice di appello, per il quale: “L’appalto oggetto di estensione, in questa prospettiva, non viene sottratto al confronto concorrenziale, a valle, ma costituisce l’oggetto, a monte, del confronto tra le imprese partecipanti alla gara, poiché queste nel prendere parte ad una gara, che preveda la c.d. clausola di estensione, sanno ed accettano che potrebbe essere loro richiesto di approntare beni, servizi o lavori ulteriori, rispetto a quelli espressamente richiesti dalla lex specialis, purché determinati o determinabili a priori, al momento dell’offerta, secondo requisiti né irragionevoli né arbitrari, tanto sul piano soggettivo – per caratteristiche e numero delle Amministrazioni eventualmente richiedenti – che su quello oggettivo – per natura, tipologia e quantità dei beni o delle prestazioni aggiuntive eventualmente richieste entro un limite massimo.

Il timore che, attraverso il meccanismo dell’estensione, venga aggirato il confronto concorrenziale e, più in generale, il principio della concorrenza, architrave dell’intera disciplina dei contratti pubblici, è del tutto infondato, poiché le imprese concorrono ad aggiudicarsi un appalto avente un oggetto (eventualmente) multiplo, senza la necessità di dover concorrere ogni volta, e per servizi sostanzialmente identici o analoghi, a tante gare quante sono le Amministrazioni richiedenti” (Cons. Stato, sez. III, 4 febbraio 2016, n. 445).

Alla luce delle suesposte considerazioni, il ricorso va respinto.

Sussistono, tuttavia, giusti motivi, in considerazione della novità e della peculiarità delle questioni trattate, per disporre l’integrale compensazione fra le parti della spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio dei giorni 14 e 28 gennaio 2016 con l'intervento dei magistrati:

Elena Quadri, Presidente FF, Estensore

Mauro Gatti, Consigliere

Fabrizio Fornataro, Consigliere

 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 12/02/2016

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)