Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 24/01/2018

N. 00865/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00195/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 195 del 2017, proposto da:
Paul Bryan Lacuesta, rappresentato e difeso dall'avvocato Giuseppe Salacchi, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Santamaura n. 72;

contro

Ministero dell'Interno, Ufficio Territoriale del Governo Roma, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

previa sospensione dell’efficacia

del decreto del Prefetto di Roma emesso in data 20 agosto 2016 di rigetto del ricorso gerarchico presentato dal ricorrente avverso il decreto del Questore di Roma di rigetto dell’istanza per il rilascio del permesso di soggiorno.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno e dell’ Ufficio Territoriale del Governo Roma;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 dicembre 2017 la dott.ssa Francesca Romano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. L’odierno ricorrente, con ricorso notificato e depositato nei termini di legge, ha adito questo Tribunale al fine di ottenere l’annullamento del decreto del Prefetto di Roma emesso in data 29 agosto 2016, a lui notificato il 18 ottobre 2016, di rigetto del ricorso gerarchico avverso il provvedimento di diniego del rilascio del permesso di soggiorno del 3 marzo 2016.

2. Espone in fatto di aver presentato, in data 31 luglio 2015, istanza per il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, ma tale istanza veniva rigettata perché presentata oltre 7 anni dopo la scadenza del permesso per minore di età.

La Prefettura, con il gravato provvedimento, ha infatti dato atto che:

- il sig. Lacuesta, cittadino di nazionalità filippina, è entrato in territorio italiano nell’anno 2004 per ricongiungimento familiare con la madre, ed è stato così inserito nel di lei titolo di soggiorno;

- al compimento del quattordicesimo anno di età l’autorità amministrativa comunicava alla sig. ra Escarlos che il figlio avrebbe dovuto presentare istanza di rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari;

- il sig. Lacuesta, tuttavia, avanzava tale richiesta solo il 12 giugno 2012, decorsi quattro anni dall’intervenuta cancellazione dal permesso della madre, peraltro non ottemperando alla convocazione per gli adempimenti istruttori richiesti, cosicché veniva disposta l’archiviazione della domanda;

- decorsi, quindi, ulteriori tre anni, il sig. Lacuesta presentava istanza di rilascio di permesso di soggiorno per lavoro subordinato che la competente autorità respingeva perché presentata ben oltre il termine di sessanta giorni dalla scadenza del previo titolo di soggiorno.

3. Il ricorrente censura il decreto del Prefetto di Roma sulla base di un unico motivo di diritto con cui contesta la violazione di legge e l’eccesso di potere per mancanza dei presupposti, erronea rappresentazione della realtà per mancata corrispondenza tra le motivazioni di cui al decreto e le risultanze fattuali.

4. Si è costituita in giudizio la resistente amministrazione.

5. All’esito camera di consiglio del 7 marzo 2017, con ordinanza cautelare n. 1132/2017, il collegio ha accolto la domanda cautelare proposta ai fini del riesame.

6. L’amministrazione non ha adempiuto alla suddetta richiesta di riesame.

7. Con memoria del 26 ottobre 2017 la difesa erariale ha, quindi, rimarcato la legittimità delle motivazioni poste alla base del gravato provvedimento.

8. Alla pubblica udienza del 5 dicembre 2017 la causa è passata, infine, in decisione.

DIRITTO

1. Il ricorso è fondato.

Il sig. Lacuesta all’atto della presentazione dell’istanza di rilascio di permesso di soggiorno per lavoro subordinato, oggetto della presente controversia, ha prodotto la denuncia di rapporto di lavoro domestico presentata all’INPS dal proprio datore di lavoro in data 6 agosto 2015, dalla quale risulta la sua assunzione a tempo indeterminato a far data dal 10 agosto 2015.

Pur tuttavia, l’amministrazione, senza in alcun modo valutare tale elemento sopravvenuto ha decretato il rigetto dell’istanza per il solo fatto che la stessa risulta essere stata presentata decorsi sette anni dall’avvenuta scadenza del permesso di soggiorno per minore età.

Come esposto in fatto, il sig. Lacuesta è giunto in Italia nel 2004, quale figlio minore della sig. ra Escarlos Sheila, nel cui titolo di soggiorno veniva inserito dopo aver ottenuto il nulla osta per il ricongiungimento familiare.

In data 26 agosto 2008 la madre diveniva titolare di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, quando, contestualmente, il ricorrente veniva cancellato dal titolo per aver compiuto il quattordicesimo anno di età.

Giova al riguardo premettere, in via meramente incidentale, il quadro normativo di riferimento in materia di permessi di soggiorno per motivi familiari ai minori di età, dal quale emerge che:

- ai fini del ricongiungimento familiare, diritto garantito dalle norme del t.u. immigrazione, “Il figlio minore dello straniero con questi convivente e regolarmente soggiornante è iscritto nel permesso di soggiorno o nella carta di soggiorno di uno o di entrambi i genitori fino al compimento del quattordicesimo anno di età e segue la condizione giuridica del genitore con il quale convive, ovvero la più favorevole tra quelle dei genitori con cui convive. (…).

Al compimento del quattordicesimo anno di età al minore iscritto nel permesso di soggiorno o nella carta di soggiorno del genitore ovvero dello straniero affidatario è rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari valido fino al compimento della maggiore età, ovvero una carta di soggiorno.” (art. 31, co. 1 e 2, d. lgs. n. 286 cit., nella versione precedente le modifiche apportate dalla L. 7 luglio 2016, n. 122);

- la giurisprudenza ha costantemente affermato come da tali disposizioni possa desumersi che il rilascio del permesso di soggiorno al minorenne sia un atto dovuto (in tal senso, Cons. St. Sez. III, 19 maggio 2016, n. 2096);

- la circolare 28 marzo 2008, n. 17272/7, del Ministero dell’Interno ha ancor meglio precisato che “il permesso di soggiorno di cui al citato comma 2 costituisce, pertanto, una mera novazione ope legis del precedente titolo giuridico che ha come unico presupposto il compimento dei quattordici anni e che attesta il diritto del minore a soggiornare nel territorio dello Stato.

In tal senso depone anche il preminente interesse del minore a non essere privato dei diritti conseguenti al rilascio del titolo di soggiorno, nonché la sua non espellibilità, come stabilito dall’art. 19 del comma 2 del testo unico.”;

- la medesima circolare ha, inoltre, chiarito che nel caso in cui, al compimento della maggiore età, il giovane straniero non abbia i requisiti per ottenere un autonomo permesso di soggiorno, dovrà ottenere il rinnovo del permesso per motivi familiari, per la stessa durata di quello del genitore e purché quest’ultimo soddisfi le condizioni di reddito e di alloggio richieste per il ricongiungimento familiare dal comma 3 dell’art. 29 del predetto testo unico.

Dalle norme citate, come interpretate dalla giurisprudenza e dalla prassi, si evince, dunque, che l’odierno ricorrente avrebbe avuto diritto al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari anche dopo il compimento della maggiore età, in mancanza dei requisiti richiesti per altro tipo di permesso, ove ne avesse fatto richiesta.

Il gravato provvedimento si palesa, a giudizio di questo collegio, illegittimo per aver motivato il rigetto della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato unicamente sulla base del decorso del termine per chiedere il rinnovo del permesso di cui all’art. 5, comma 4, d. lgs. n. 286/1998, in quanto:

a) la giurisprudenza amministrativa ha costantemente affermato, con riguardo alla natura del termine fissato dall'art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 286/1998, che si tratta di un termine ordinatorio e sollecitatorio, quindi, non perentorio (ex plurimis, T.a.r. Piemonte, I, 3 ottobre 2017, n. 1076; Cons. St., sez. III, 26 maggio 2016, n. 2230);

b) ai sensi dell’art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286 del 1998 (T.U. immigrazione), nei confronti dello straniero che abbia esercitato il ricongiungimento familiare o sia familiare ricongiunto, l’eventuale diniego del permesso di soggiorno o del suo rinnovo, ad ogni modo, non discende automaticamente dalla presenza di una causa ostativa ma deve essere sempre preceduto da una valutazione discrezionale dell’Amministrazione che tenga conto dell’interesse dello straniero e della sua famiglia alla conservazione dell’unità familiare, dell’esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d’origine, nonché, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale (cfr., Cons. St., Sez. V, 7 luglio 2017, n. 3346);

c) la medesima norma di cui all’art. 5, comma 5, cit., esclude la possibilità di rifiutare il rinnovo del permesso di soggiorno allorquando siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e non si sia in presenza di irregolarità amministrative insanabili.

Ebbene, nel caso di specie, l’amministrazione lungi dal valutare, ai sensi della norma sopra richiamata, i sopraggiunti nuovi elementi rappresentati dall’avvenuta sottoscrizione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato nonché i legami familiari dell’istante, ha rigettato l’istanza di rinnovo meramente sulla base dell’avvenuto decorso del termine di cui all’art. 5, comma 4, cit., peraltro, non avente carattere perentorio.

2. Per tutto quanto sopra esposto il ricorso deve essere accolto e, conseguentemente, deve essere annullato il provvedimento emesso dal Prefetto di Roma in data 20 agosto 2016.

3. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il gravato provvedimento.

Condanna le resistenti amministrazioni, in solido tra loro e in persona dei legali rappresentanti p.t., al pagamento delle spese di lite che liquida nella somma complessiva di € 1.500 (euro millecinquecento/00), oltre oneri ed accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:

Germana Panzironi, Presidente

Rita Tricarico, Consigliere

Francesca Romano, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Francesca RomanoGermana Panzironi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO