Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 12/06/2018

N. 06568/2018 REG.PROV.COLL.

N. 12323/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 12323 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da
Vodafone Italia s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Nicola Lais, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via C. Monteverdi,20;

contro

Comune di Santa Marinella, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Roberto Maria Izzo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Monte Santo, 68;

per l'annullamento

- del provvedimento di diniego del Comune di Santa Marinella del 18 agosto 2016, con il quale è stata rigettata l'istanza ex art. 87 e ss. del d.lgs. n. 259/03 per l'installazione della SRB denominata ISORADIO, del regolamento approvato con la delibera di C.C. n. 51 del 10 luglio 2002 nonché del piano di localizzazione allegato al regolamento e di ogni altro atto o provvedimento presupposto o consequenziale, se lesivo;

- del provvedimento del 28 giugno 2017 adottato a seguito del riesame ordinato con ordinanza n. 780 del 2017 impugnato con i motivi aggiunti.


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Santa Marinella;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 maggio 2018 la dott.ssa Cecilia Altavista e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

La società ricorrente il 28 luglio 2016 ha presentato al Comune di Santa Marinella domanda, ai sensi dell’art. 87 del d.lgs. n. 259 del 2003, di autorizzazione per l’attivazione ed esercizio di una stazione radio base in Strada Poggio Bellavista (su terreno identificato al catasto al foglio 10 particella n. 254).

La domanda è stata respinta con provvedimento del 18 agosto 2018, sulla base della localizzazione dell’intervento esterna alla perimetrazione determinata con il Regolamento per il controllo delle installazioni, delle modifiche, del risanamento e delle localizzazioni di impianti radioelettrici, approvato con la delibera del Consiglio comunale n. 51 del 2002.

Avverso il provvedimento di diniego e avverso il Regolamento presupposto è stato proposto il presente ricorso per i seguenti motivi: violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 10 bis della legge n. 241 del 1990; dell’art. 3 del regolamento antenne; della legge n. 36 del 2001.

Si è costituito il Comune di Santa Marinella, contestando la fondatezza del ricorso.


A seguito della camera di consiglio del 14 febbraio 2017, con ordinanza n. 780 del 2017, è stata accolta la domanda cautelare di sospensione del provvedimento impugnato ai fini del riesame.

Con provvedimento del 28 giugno 2017 è stato confermato il diniego sulla base della estraneità del sito indicato alla perimetrazione prevista del Regolamento comunale.

Avverso tale provvedimento, con atto notificato il 4 settembre 2017, sono stati proposti motivi aggiunti riproponendo le medesime censure del ricorso introduttivo e formulando una ulteriore censura relativa alla formazione del silenzio assenso alla data del 18 maggio 2017.

A seguito della camera di consiglio del 10 ottobre 2017, con ordinanza n. 5261 del 2017, è stata fissata l’udienza pubblica del 22 maggio 2018, in cui il giudizio è stato trattenuto in decisione.

In via preliminare deve essere dichiarata la improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso introduttivo.

Infatti, a seguito del provvedimento del 28 giugno 2017, adottato dal Comune a seguito del riesame disposto dal Tribunale, l’interesse ad impugnare della società ricorrente si è trasferito su tale provvedimento di diniego, che ha rivalutato integralmente la questione, confermando la posizione negativa del Comune.

Venendo all’esame dei motivi aggiunti, nell’ordine logico delle questioni, ritiene il Collegio di dovere esaminare per prima la censura formulata nei motivi aggiunti con riferimento all’avvenuta formazione del silenzio assenso.

Sostiene la difesa ricorrente che la sospensione cautelare del provvedimento di diniego avrebbe comportato la riapertura del procedimento ai sensi dell’art. 87 del d.lgs. n. 259 del 2003, con l’applicazione, altresì, del termine di novanta giorni decorrenti dalla data di pubblicazione dell’ordinanza cautelare.

E’ evidente l’infondatezza della censura, in quanto l’obbligo del riesame per l’Amministrazione discende direttamente dal giudicato cautelare secondo le modalità indicate dalla ordinanza e, quindi, con un provvedimento espresso da parte dell’Amministrazione.

L’avvenuto riesame comporta anche il venire meno dell’interesse a proporre la censura relativa alla violazione dell’art. 10 bis in quanto il riesame è avvenuto nel corso del presente giudizio, in cui la parte ricorrente aveva dedotto tutte le proprie argomentazioni in fatto e diritto.

Sono invece fondate la censure relative al difetto di motivazione con riferimento alla violazione dell’art. 3 del Regolamento comunale.

Il provvedimento impugnato è basato esclusivamente sulla localizzazione dell’impianto, secondo il Comune, incompatibile con il “Regolamento comunale per il controllo delle installazioni, delle modifiche, del risanamento e delle localizzazioni di impianti radioelettrici, approvato con la delibera del Consiglio comunale n. 51 del 2002”.

Secondo quanto affermato dal Comune, in base all’art. 3 del Regolamento, sarebbero consentiti gli impianti radioelettrici solo nelle aree specificamente individuate dal Comune; si tratta, in particolare, di otto aree indicate negli allegati al Regolamento, tra le quali non figura quella per cui è stata presentata la richiesta da parte della società ricorrente.

Tale ricostruzione non può essere condivisa.

Come già affermato dalla Sezione con riferimento al medesimo Regolamento del Comune di Santa Marinella, le disposizioni del Regolamento non impediscono in maniera assoluta la collocazione dell’impianto al di fuori delle otto aree indicate (Tar Lazio II quater n. n. 12067 e n. 12068 del 2 dicembre 2016).

L’art. 3, che prescrive la localizzazione degli impianti solo nelle aree indicate, prevede, infatti, anche la possibilità di deroghe che possono essere “motivate caso per caso” per esigenze tecniche o per servizi di interesse sociale.

La possibilità di deroga prevista per il singolo impianto deve essere interpretata come un onere di valutazione a carico del Comune nel caso di presentazione di istanza per un impianto al di fuori dei siti indicati dal Regolamento.

Non può, infatti, essere condivisa la posizione espressa dal Comune nel provvedimento impugnato con i motivi aggiunti, per cui non è stata avanzata alcuna richiesta di deroga, dovendo ritenersi implicita tale richiesta nella domanda relativa ad una autorizzazione per la installazione in un sito ulteriore rispetto agli otto indicati nel Regolamento.

Ne deriva che non può essere ritenuta sufficiente una motivazione di diniego che faccia riferimento alla sola collocazione dell’impianto al di fuori delle aree espressamente indicate.

Il Comune avrebbe, quindi, dovuto valutare specificamente la possibilità di applicare l’art. 3 del Regolamento nella parte in cui prevede le deroghe alle otto localizzazioni indicate.

Il provvedimento impugnato motivato solo sulla localizzazione dell’intervento “esterna alla perimetrazione determinata con la delibera del Consiglio comunale” è dunque viziato da un evidente difetto di motivazione e di istruttoria in relazione al mancato esame della possibilità prevista dall’art. 3 del regolamento di consentire deroghe alle localizzazioni, considerato anche che l’area indicata non risulta abitata e che la società ricorrente deduce di sostituire altro impianto posto in una area indicata nel Regolamento (circostanza non contestata dalla difesa comunale).

Una differente interpretazione, inoltre, comportando l’esclusività dei soli otto siti indicati dal Comune, condurrebbe ad un giudizio di illegittimità del regolamento, in relazione alla costante giurisprudenza anche della sezione, per cui il potere che l’art. 8, comma 6, della legge n. 36 del 2001 attribuisce ai Comuni “per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici” - espressione dell'autonoma e fondamentale competenza che i Comuni hanno nella disciplina dell'uso del territorio - non può trasformarsi in limitazioni di carattere generalizzato alla localizzazione degli impianti di telefonia mobile per intere ed estese porzioni del territorio comunale in assenza di una plausibile ragione giustificativa, ma può esplicarsi nella individuazione di alcune aree in cui limitare la installazione degli impianti a tutela di valori particolarmente rilevanti. In particolare, tale potere può tradursi nell'introduzione sia di regole poste a tutela di zone e beni di particolare pregio paesaggistico, o ambientale, o storico artistico, sia nell'individuazione di siti che, per destinazione d'uso e qualità degli utenti, possano essere considerati "sensibili" alle immissioni radioelettriche, e quindi inidonei alle installazioni degli impianti per la minimizzazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici (Consiglio di Stato, Sez. III, 19 marzo 2014, n. 1361; 14 febbraio 2014, n. 723). Il regolamento comunale previsto dall'art. 8, comma 6, della L. n. 36 del 2001, nel disciplinare il corretto insediamento nel territorio degli impianti, può contenere regole per la protezione dall'esposizione ai campi elettromagnetici di zone sensibili ponendo anche divieti generalizzati alla localizzazione degli impianti nelle adiacenze di siti sensibili come scuole ed ospedali o parchi e aree per il gioco e per lo sport, purchè non impediscano la copertura di rete del territorio nazionale (Consiglio di Stato, n. 3085 del 18 giugno 2015; n. 4188 dell’8 settembre 2015, cfr., altresì, n. 2073 del 5 maggio 2017, per cui la pianificazione comunale di settore può interdire agli impianti anche ampie aree, purché ciò sia riconducibile ad uno degli interessi previsti dalla norma, e purché ciò, non determini difficoltà di funzionamento al servizio – circostanze che devono essere verificate in concreto attraverso il confronto con gli operatori).

Sulla base di tali principi, anche la sezione ha ritenuto legittimi i regolamenti comunali che individuano aree interdette alla installazione degli impianti con riferimento alla distanza da siti sensibili (Tar Lazio II quater 10354 del 16 ottobre 2017; n. 11473 del 20 novembre 2017), mentre ha censurato le previsioni regolamentari che individuano specificamente solo le aree in cui è ammessa installazione (Tar Lazio II quater n. 1768 del 30 gennaio 2015).

I motivi aggiunti sono quindi fondati e devono essere accolti con annullamento del provvedimento del 28 giugno 2017, impugnato, salva la ulteriore attività amministrativa.

L’accoglimento per tale motivo di ricorso comporta l’assorbimento della censura proposta avvero il Regolamento approvato con la delibera del Consiglio comunale n. 51 del 2002.

Le spese seguono la soccombenza e devono essere liquidate nella somma complessiva di euro 1.500,00 (millecinquecento/00) oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,e sui relativi motivi aggiunti:

1) dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse il ricorso introduttivo;

2) accoglie i motivi aggiunti nei limiti di cui in motivazione e per l’effetto annulla il provvedimento con questi impugnato.

Condanna il Comune di Santa Marinella al pagamento, in favore della società ricorrente, delle spese processuali pari a euro 1.500,00 (millecinquecento/00) oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Leonardo Pasanisi, Presidente

Floriana Rizzetto, Consigliere

Cecilia Altavista, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Cecilia AltavistaLeonardo Pasanisi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO