Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 18/06/2018

N. 06824/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02144/2013 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2144 del 2013, proposto da
Khalid Hatime, rappresentato e difeso dall'avvocato Claudia Fappani, domiciliato presso la Segreteria del TAR Lazio in Roma, via Flaminia, 189;

contro

Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

del provvedimento di rigetto dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 maggio 2018 la dott.ssa Francesca Petrucciani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe Khalid Hatime ha impugnato il provvedimento di rigetto dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell'art. 9 comma 1 lett. f) della legge n. 91/92, fondato sulla sussistenza di precedenti penali a suo carico e, segnatamente, di una sentenza di condanna del 1999 per rapina, lesioni e porto abusivo di armi.

A sostegno del ricorso sono state formulate le censure di violazione di eccesso di potere e difetto di motivazione.

Il ricorrente ha dedotto che in relazione alla condanna citata aveva ottenuto dapprima la sospensione condizionale della pena e poi l’indulto.

Si è costituito il Ministero dell’Interno resistendo al ricorso.

Alla pubblica udienza dell’8 maggio 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Il ricorso è infondato.

Alla stregua della giurisprudenza della Sezione, deve ritenersi:

- che l’amplissima discrezionalità dell’Amministrazione in questo procedimento si esplica in un potere valutativo che “si traduce in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta” (Cons. Stato, Sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Cons. Stato, Sez. VI, n. 52 del 10 gennaio 2011; Cons. Stato, Sez. VI, n. 282 del 26 gennaio 2010; Tar Lazio, Sez seconda - quater n. 3547 del 18 aprile 2012);

- che “l'interesse pubblico sotteso al provvedimento di concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone, infatti, che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante” (Tar Lazio, Sez seconda - quater n. 5565 del 4 giugno 2013);

- che “trattandosi di esercizio di potere discrezionale da parte dell’amministrazione, il sindacato sulla valutazione compiuta dall'Amministrazione, non può che essere di natura estrinseca e formale; non può spingersi, quindi, al di là della verifica della ricorrenza di un sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell'esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole” (Consiglio di Stato sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Tar Lazio seconda - quater n. 5665 del 19 giugno 2012).

Con riferimento al caso di specie, il Collegio ritiene che l’Amministrazione abbia valutato in maniera procedimentalmente corretta e non manifestamente illogica la situazione dell’istante, dando rilievo ai precedenti penali riportati, che denotano uno scarso e non irreprensibile inserimento nel contesto sociale, con conseguente infondatezza delle censure proposte.

Il ricorrente, infatti, come evidenziato dal Ministero dell’Interno, ha riportato una sentenza di condanna per rapina, lesioni e porto abusivo di armi.

Sotto tale profilo, dunque, alla luce dei principi sopra enunciati appare legittima la motivazione del provvedimento impugnato volta al rigetto della istanza avanzata dall’interessato.

Con riferimento, poi, alla concessione dell’indulto e alla conseguente estinzione della pena, deve osservarsi che l’Amministrazione procedente conserva integre le sue facoltà discrezionali di valutazione in ambito amministrativo, ai fini della concessione della cittadinanza, della condotta e dell’inserimento sociale dell’interessato, in quanto le valutazioni volte all'accertamento di una responsabilità penale si pongono su di un piano assolutamente differente ed autonomo rispetto alla valutazione del medesimo fatto ai fini dell'adozione di un provvedimento amministrativo, con la possibilità che le risultanze fattuali oggetto della vicenda penale possano valutarsi negativamente, sul piano amministrativo, anche a prescindere dagli esiti processuali (T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 2 febbraio 2015 n. 1833).

Il ricorso va conclusivamente respinto.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge;

condanna il ricorrente alla rifusione in favore dell’Amministrazione resistente delle spese di lite, che si liquidano in complessivi euro 1.000,00 oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Germana Panzironi, Presidente

Alessandro Tomassetti, Consigliere

Francesca Petrucciani, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Francesca PetruccianiGermana Panzironi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO