Giustizia Amministrativa

N. 08712/2012 REG.RIC.

N. 03155/2013REG.PROV.COLL.

N. 08712/2012 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso in appello n. 8712 del 2012, proposto da
Regione autonoma della Sardegna, in persona del presidente legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Tiziana Ledda, ed elettivamente domiciliata, unitamente al difensore, presso l’ufficio di rappresentanza della Regione stessa in Roma, via Lucullo n. 24, come da mandato a margine del ricorso introduttivo;

contro

Comune di Olbia, in persona del sindaco legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio;
Consorzio industriale provinciale nord est Sardegna Gallura, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Benedetto Ballero, ed elettivamente domiciliato, unitamente al difensore, presso Antonia De Angelisi in Roma, via Portuense n. 104, come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta;

nei confronti di

Polo Holding s.p.a., Geovillage s.p.a., Maori Future Concept s.r.l., Bettina s.r.l., Logistica Nieddu s.r.l., in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, non costituite in giudizio;
Compagnia portuale Filippo Corridoni s.c.r.l., Fratelli Pinna s.n.c., in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, non costituiti in giudizio;

per la riforma

della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna, sezione seconda, n. 766 del giorno 1 agosto 2012, redatta in forma semplificata.;


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Consorzio industriale provinciale nord est Sardegna Gallura;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 maggio 2013 il Cons. Diego Sabatino e uditi per le parti gli avvocati Tiziana Ledda e Benedetto Ballero;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso iscritto al n. 8712 del 2012, la Regione autonoma della Sardegna propone appello avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna, sezione seconda, n. 766 del giorno 1 agosto 2012 con la quale è stato deciso il ricorso proposto da Polo Holding s.p.a., Geovillage s.p.a., Maori Future Concept s.r.l., Bettina s.r.l. e Logistica Nieddu s.r.l. per l'annullamento della determinazione n. 1878 del 7.5.2012 del Direttore Generale dell'Assessorato Enti Locali, Finanze e Urbanistica della Regione Sardegna con la quale è stata dichiarata "non approvabile" la variante normativa-territoriale, adeguamento infrastrutturale e riordinoa tavole planimetriche, zonizzazioni Piano Regolatore Territoriale Area Industriale di Olbia del CIPNES, di cui alla deliberazione assembleare n. 21/2010 del 22.11.2010; della nota prot. n. 31776 del 30.5.2012 (per quanto possa eventualmente occorrere) del Direttore Generale dell'Assessorato Enti Locali, Finanze e Urbanistica della Regione Sardegna, con la quale si dichiara di confermare la determinazione n. 1878 del 7.5.2012 e la sua motivazione.

Il giudice di prime cure aveva così riassunto i fatti di causa:

“Con delibera dell’Assemblea Generale n. 21 del 22 novembre 2010 il CIPNES approvava la variante al piano regolatore industriale consortile.

Tale delibera veniva inviata il successivo 29 novembre 2010 al Direttore Generale dell'Assessorato Enti Locali, Finanze e Urbanistica della Regione Sardegna per la definitiva approvazione.

Con nota del 17 gennaio 2011, tuttavia, quest’ultimo rigettava tale richiesta perché, ai sensi dell’art. 3, comma 5, della legge regionale n. 10/2008, l’attività di programmazione urbanistica sarebbe stata ormai non più in capo al Consorzio ma a ciascun comune,.

Avverso tale determinazione il CIPNES ha proposto ricorso a questo TAR iscritto al n. 253/2011 del registro di segreteria.

Nelle more di quel giudizio è intervenuto l’art. 22 della legge regionale 21 novembre 2011 n. 21 che, con una norma di interpretazione autentica, ha precisato che “Il comma 5 dell'articolo 3 della legge regionale 25 luglio 2008, n. 10 (Riordino delle funzioni in materia di aree industriali), è da intendersi nel senso che per l'approvazione delle varianti ai piani regolatori delle aree e dei nuclei di industrializzazione che non comportino modifiche territoriali si applicano le disposizioni vigenti prima dell'entrata in vigore della legge regionale n. 10 del 2008 sino all'approvazione di una organica regolamentazione legislativa regionale che disciplini tutti gli aspetti della pianificazione urbanistica industriale”.

A seguito di tale disposizione l’impugnativa di cui al ricorso n. 253/2011 si concludeva con la sentenza n. 423 del 3 maggio 2012, con la quale il TAR adito dichiarava la cessazione della materia del contendere.

Veniva quindi riattivato il procedimento volto all’approvazione della variante deliberata dal CIPNES, che, tuttavia, si concludeva con l’adozione dell’impugnato provvedimento n. 1878 del 7 maggio 2012 che la dichiarava “non approvabile”.

Con il ricorso in esame le imprese ricorrenti, tutte proprietarie di terreni e titolari di iniziative industriali insistenti nell’area di pertinenza del CIPNES, considerati gli investimenti compiuti in vista dell’approvazione della variante adottata con delibera assembleare n. 21/2010 dal Consorzio, hanno impugnato l’anzidetto provvedimento per i motivi illustrati nell’atto introduttivo del giudizio, lamentando, in particolare, la violazione dell’art. 2 del D.L. 149/1993, commi 11, 11 bis e 11 ter, attesa, a loro avviso, l’intervenuta approvazione per silenzio-assenso della delibera in questione.

Per resistere al ricorso si è costituita l’amministrazione regionale che, con memoria depositata il 20 luglio 2012, ne ha chiesto il rigetto, vinte le spese.

In data 20 luglio 2012 hanno spiegato intervento ad adiuvandum la Compagnia Portuale Filippo Corridoni soc. coop. A r.l. e la Fratelli Pinna snc.”.

Alla camera di consiglio del 25 luglio 2012, il ricorso veniva deciso con la sentenza appellata, redatta in forma semplificata. In essa, il T.A.R. riteneva fondate le censure proposte, con riguardo al primo motivo d’impugnazione, ritenendosi già concluso per silentium il procedimento di approvazione.

Contestando le statuizioni del primo giudice, la Regione appellante evidenzia l’errata ricostruzione in fatto ed in diritto operata dal giudice di prime cure, riproponendo le proprie doglianze.

Nel giudizio di appello, si costituiva l’appellato Consorzio industriale provinciale nord est Sardegna Gallura, chiedendo di dichiarare inammissibile o, in via gradata, rigettare il ricorso.

All’udienza del 15 gennaio 2013, l’istanza cautelare veniva accolta con ordinanza n. 117/2013.

Alla pubblica udienza del 15 maggio 2013, il ricorso è stato discusso e assunto in decisione.

DIRITTO

1. - L’appello è fondato e merita accoglimento entro i termini di seguito precisati.

2. - Rileva la Sezione come la pronuncia del primo giudice debba essere corretta, come già evidenziato in sede cautelare, sia in relazione alla supposta applicabilità della sopravvenuta legge regionale Sardegna n. 21 del 21 novembre 2011 “Modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 4 del 2009, alla legge regionale n. 19 del 2011, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge regionale n. 22 del 1984, ed altre norme di carattere urbanistico”, sia in relazione all’interpretazione della scansione procedimentale verificatasi.

3. - Dal primo punto di vista, oggetto del primo motivo di censura in appello, osserva la Sezione come la legge regionale evocata, all’art. 22, recante “Interpretazione autentica”, espressamente preveda:

“Il comma 5 dell'articolo 3 della legge regionale 25 luglio 2008, n. 10 (Riordino delle funzioni in materia di aree industriali), è da intendersi nel senso che per l'approvazione delle varianti ai piani regolatori delle aree e dei nuclei di industrializzazione che non comportino modifiche territoriali si applicano le disposizioni vigenti prima dell'entrata in vigore della legge regionale n. 10 del 2008 sino all'approvazione di una organica regolamentazione legislativa regionale che disciplini tutti gli aspetti della pianificazione urbanistica industriale”.

Nel caso in specie, la variante in esame ha stralciato dalla pianificazione una zona, ritenendola d’interesse comunale e così modificando il perimetro dell’area produttiva e riducendo l’area oggetto di pianificazione. È ben vero che tale operazione, riducendo l’ambito territoriale del Consorzio, ha portato un ampliamento delle generali attribuzioni dei comuni interessati, ma è altrettanto vero che il legislatore regionale non ha posto differenze tra modifiche in senso ampliativo o riduttivo, riconducendo tutte allo stesso canone disciplinare.

Introdurre differenziazioni di specie in relazione al tipo di modifica adottata significa dunque sovrapporre una considerazione degli interessi in gioco che il soggetto deputato a tale ponderazione, ossia appunto il legislatore regionale, ha quanto meno ritenuto non meritevole di favorevole apprezzamento.

Va quindi affermato che, nel caso in specie, la variante adottata, comportando una modificazione territoriale, non rientrava tra le fattispecie ricadenti nell’ambito di residua applicazione “le disposizioni vigenti prima dell'entrata in vigore della legge regionale n. 10 del 2008”, comportanti appunto la procedura di approvazione per silenzio assenso, ma in quelle disciplinate dalla successiva legge regionale Sardegna n. 10 del 25 luglio 2008 “Riordino delle funzioni in materia di aree industriali”, che prevede, all’art. 3 comma 5:

“Nelle aree gestite dai consorzi i singoli comuni che fanno parte del consorzio ai sensi del comma 1 e quelli eventualmente ammessi ai sensi dell'articolo 2, commi 4 e 5, continuano ad esercitare le funzioni di pianificazione urbanistica ciascuno per il proprio territorio. Gli statuti disciplinano le modalità con cui il consorzio propone ai singoli comuni adeguamenti degli strumenti urbanistici al fine di coordinarli e renderli coerenti con le finalità del consorzio”.

4. - Dal secondo punto di vista, oggetto di doglianza con il secondo motivo di diritto, appare perplessa la lettura della scansione procedimentale data dal primo giudice.

Va rammentato che, dopo l’invio alla Regione del primo progetto, in data 29 novembre 2010, è stato emesso un provvedimento di rigetto, in data 17 gennaio 2011, poi concretamente impugnato. Dopo la promulgazione della legge regionale di interpretazione autentica, del 21 novembre 2011, il Consorzio ha proposto una domanda di riattivazione, in data 2 dicembre 2011, evento questo da cui il primo giudice ha fatto decorrere i termini per l’applicazione della disciplina del silenzio assenso.

Osserva la Sezione che, in disparte le trancianti osservazioni del punto che precede a proposito dell’inapplicabilità dell’istituto dell’assenso per silentium, in questo caso è la disciplina generale del procedimento a essere stata interpretata in maniera non condivisibile.

Infatti, l’atto di riattivazione del procedimento del 21 novembre 2011 non poteva essere sicuramente considerato un nuovo procedimento, visto che si giovava della fase istruttoria conclusa e anche dei contenuti decisionalie assunti, per cui, andando a incidere su una situazione già consolidata dal provvedimento di rigetto (con atto peraltro oggetto di autonoma impugnativa), doveva essere necessariamente considerato atto di innesco di un procedimento di secondo grado, mirante al riesame della precedente determinazione. Si tratta quindi di una fattispecie, che non avrebbe mai potuto comunque dar vita ad un obbligo stringente non solo di provvedere, stante la natura ampiamente discrezionale dei procedimenti di autotutela (ex multis, Consiglio di Stato, sez. VI, 20 gennaio 2009 n. 257 che sottolinea come l'esercizio della potestà di autotutela è rimessa alla più ampia valutazione discrezionale dell'Amministrazione, che non rende obbligatoria né coercibile l'attivazione del procedimento di riesame), ma addirittura di provvedere in modo conforme.

È quindi del tutto erronea, anche dal punto di vista procedimentale, la conclusione cui è giunto il primo giudice, che va conseguentemente annullata.

5. - L’appello va quindi accolto. Tutti gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso. Sussistono peraltro motivi per compensare integralmente tra le parti le spese processuali, determinati dalla parziale novità della questione decisa.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunziando in merito al ricorso in epigrafe, così provvede:

1. Accoglie l’appello n. 8712 del 2012 e, per l’effetto, in riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna, sezione seconda, n. 766 del giorno 1 agosto 2012, respinge il ricorso di primo grado;

2. Compensa integralmente tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 14 maggio 2013, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione Quarta - con la partecipazione dei signori:

Paolo Numerico, Presidente

Diego Sabatino, Consigliere, Estensore

Raffaele Potenza, Consigliere

Francesca Quadri, Consigliere

Andrea Migliozzi, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10/06/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)