Giustizia Amministrativa

N. 00370/2010 REG.RIC.

N. 00324/2015 REG.PROV.COLL.

N. 00370/2010 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 370 del 2010, proposto da:
Marisa Bettas Arson, rappresentata e difesa dagli avv. Serena Terzuolo, Lucia Demo, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Serena Terzuolo in Torino, Via Susa, 11;

contro

Comune di Rocca Canavese, rappresentato e difeso dall'avv. Adelaide Piterà, presso il cui studio elegge domicilio, in Torino, piazza Statuto, 9;
Comune di Ciriè, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

- dell'ordinanza del Responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Rocca Canavese prot. n. 3479 del 30.12.2009, notificata il 4.1.2010, con cui veniva negato il permesso di costruire richiesto dalla ricorrente;

- di ogni atto presupposto, connesso e consequenziale;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Rocca Canavese;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 gennaio 2015 la dott.ssa Silvana Bini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

I) La ricorrente ha chiesto in data 15.2.2008 al Comune di Rocca Canavese il permesso di costruire avente ad oggetto la “ristrutturazione fabbricato uso civile abitazione con modesto ampliamento, recupero volume esistente e realizzazione porticati. Ristrutturazione e ampliamento basso fabbricato uso autorimessa”, per un immobile di sua proprietà nel predetto comune.

La commissione edilizia fin dal 21.3.2008 ha chiesto l’integrazione della documentazione, ritenendo che l’intervento non potesse qualificarsi come semplice ristrutturazione, ma “sostituzione”.

Un’ulteriore integrazione veniva richiesta in data 11.12.2008, poiché, secondo l’Amministrazione Comunale, l’intervento non era di semplice ristrutturazione, ma di demolizione dell’esistente e di ricostruzione con incremento di volume del fabbricato residenziale, quindi di sostituzione edilizia.

Poiché secondo le norme vigenti, per la sostituzione edilizia era previsto il limite di volumetria esistente, l’Amministrazione ha chiesto di provare la proprietà di un fabbricato limitrofo, di cui veniva utilizzata la volumetria.

In assenza di prova, l’Amministrazione ha respinto la domanda, per una pluralità di motivi:

- la mancata dimostrazione della proprietà dell’area limitrofa, di cui si utilizza la capacità edificatoria;

- l’assenza della relazione geologica;

- l’assenza dell’atto di impegno unilaterale di cessione dell’area da destinarsi a parcheggio pubblico e a strada, nonché l’assenza della domanda di monetizzazione;

- il mancato rispetto delle distanze per l’accesso carraio;

- la mancata previsione dei requisiti passivi degli edifici di cui al DPCM 5.12.1997 e del clima acustico.

Avverso il diniego parte ricorrente ha articolato i seguenti motivi:

1) violazione di legge in riferimento all’art 10 bis L. 241/90; art 20 e segg. DPR 380/2001; eccesso di potere per violazione del giusto procedimento: il diniego è stata emanato oltre il termine di cui all’art 20 DPR 380/2001 e quindi sono stati violati i termini tassativi previsti per la conclusione del procedimento; non è mai stato inviato il preavviso di diniego ex art 10 bis L. 241/90;

2) eccesso di potere per travisamento dei fatti, irragionevolezza, mancanza di vaglio critico, insufficienza di motivazione, contraddittorietà tra gli atti amministrativi, eccesso di potere per insufficiente valutazione del dato reale: il diniego si fonda sull’errato presupposto che il progetto comporti una sostituzione dell’edificio. Al contrario il progetto prevede la ricostruzione del fabbricato sulle particelle 249 e 358 di proprietà della ricorrente e non su un’area attigua. Anche gli ulteriori motivi di diniego sono frutto di travisamento dei fatti, poiché, una volta accertato che si tratta di una ristrutturazione, la documentazione integrativa richiesta non era necessaria.

Parte ricorrente chiede il risarcimento dei danni derivanti dall’illegittimo diniego e dal comportamento dell’amministrazione.

Si è costituito in giudizio il Comune intimato, chiedendo il rigetto del ricorso.

Con ordinanza n.1068 del 9 ottobre 2013, è stata disposta una verificazione, chiedendo al verificatore (indicato nel Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Cirié) di precisare la natura delle opere che la ricorrente intendeva realizzare in base al progetto presentato in Comune, “ed in particolare: a) se esse richiedano la preventiva demolizione, in tutto o in parte, del fabbricato preesistente; b) se l’edificio risultante dall’intervento edilizio avrebbe, o meno, una sagoma ed una volumetria identica a quella dell’edificio preesistente, indicando le eventuali differenze o scostamenti; c) se la volumetria del lotto, sul quale insiste l’edificio oggetto dell’intervento edilizio, sia stata o meno utilizzata per intero per effetto di precedenti interventi edilizi; d) se l’intervento comporti l’utilizzazione di volumetrie e/o superficie afferente a lotti differenti; e) se la ricorrente abbia dimostrato la titolarità dei terreni interessati dall’intervento edilizio”.

Nell’ordinanza si precisava che il verificatore desse avviso alle parti dell’inizio delle operazioni di verifica, a mezzo di raccomandata a/r, almeno dieci giorni prima della data fissata a tale scopo.

Il verificatore ha depositato in data 5 maggio 2014 la relazione.

Con memoria depositata il 12 maggio 2014, parte ricorrente ha contestato la verificazione, in quanto non è stata data preventiva comunicazione alle parti.

All’udienza del 22 maggio il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Con ordinanza n.1212 del 11 luglio 2014, preso atto che il verificatore non aveva dato la preventiva comunicazione alle parti dell’inizio delle operazioni, come prescritto nell’ordinanza sopra indicata, il Collegio ha disposto che la verificazione fosse ripetuta, previa comunicazione alle parti dell’inizio delle operazioni di verifica, a mezzo di raccomandata a/r, almeno dieci giorni prima della data fissata a tale scopo.

I quesiti posti al verificatore rimanevano i medesimi.

Con nota del 30 settembre 2014 il verificatore ha comunicato di aver inviato le raccomandate per notiziare della nuova data in cui si sarebbe svolta la verificazione. Prima delle operazioni di verificazione, il legale della ricorrente ha eccepito una possibile causa di conflitto di interesse, poiché il verificatore, dipendente del Comune di Ciriè, è collega del geom. Luisa Caravino, anch’essa dipendente del Comune di Ciriè, nonché consigliere comunale del Comune di Rocca con delega all’Urbanistica dal 17.6.2009 al 25.5.2014 e assessore all’Urbanistica dal 26.5.2014.

Lo stesso verificatore dal 15.7.2014 è membro della Commissione ediliza del Comune di Rocca dal 15.7.2014.

Il verificatore ha poi confermato il contenuto della verificazione già depositata.

All’udienza del 22 gennaio 2015 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

1) Oggetto del presente ricorso è il diniego di un permesso di costruire relativo ad un intervento su un immobile esistente.

Come emerge dalla ricostruzione in fatto, il cuore della questione attiene alla differente qualificazione giuridica dell’intervento: secondo parte ricorrente si tratta di un intervento di sola ristrutturazione, in quanto non verrebbe costruita alcuna nuova opera.

Il Comune ha invece qualificato l’intervento come intervento di sostituzione, in quanto è prevista una demolizione e ricostruzione, con traslazione del nuovo fabbricato rispetto al precedente; questo comporta un incremento di cubatura, in una zona qualificata come “RE” con capacità insediativa esaurita, per cui era necessario utilizzare una capacità edificatoria di un immobile attiguo, di cui il richiedente avesse la disponibilità.

Stante la necessità di accertare, in base alla documentazione prodotta, quale tipo di intervento la ricorrente intendeva realizzare, il Collegio ha disposto una verificazione, incaricando il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Cirié, il quale ha delegato la funzione al responsabile del settore edilizia.

La verificazione è stata ripetuta, poiché il verificatore aveva omesso di convocare le parti, come prescritto nell’ordinanza n.1068 del 9 ottobre 2013.

Il verificatore, nella relazione depositata, ha fatto presente che il legale di parte ricorrente ha sollevato un profilo di possibile conflitto di interessi, per le ragioni sopra riportate (il verificatore è collega del geom. Luisa Caravino, anch’essa dipendente del Comune di Ciriè, nonché consigliere comunale del Comune di Rocca con delega all’Urbanistica dal 17.6.2009 al 25.5.2014 e assessore all’Urbanistica dal 26.5.2014. Lo stesso verificatore dal 15.7.2014 è membro della Commissione edilizia del Comune di Rocca dal 15.7.2014).

L'istanza di ricusazione del verificatore (che può essere proposta ai sensi dell'art. 20 c.p.a. per i motivi indicati nell'art. 51 c.p.c.), deve ritenersi sottoposta a precisi limiti temporali (idonei anche a scongiurare espedienti dilatori che mal si conciliano con le esigenze di addivenire ad una definizione del giudizio in tempi ragionevoli), da individuare, in ragione della "eadem ratio", in mancanza di una previsione espressa, in quelli indicati dall'art. 67 c.p.a. per le analoghe istanze relative al consulente tecnico d'ufficio, con la specificazione che il termine ultimo entro il quale l'istanza di ricusazione deve essere presentata è da individuare, non essendo previsto il giuramento, entro e non oltre il primo atto del verificatore (comunque prima dell'inizio delle operazioni di verificazione, secondo un criterio desumibile anche dalla previsione di cui all'art. 52 comma 2 c.p.c.). Poiché nessuna istanza di ricusazione è stata presentata da parte ricorrente, né durante la prima verificazione (momento in cui già si poteva ravvisare la sussistenza di una causa di conflitto di interesse), né prima della seconda verificazione, la contestazione non ha alcun rilievo e la verificazione viene acquisita agli atti.

2) Nel merito il ricorso non è fondato.

Il primo motivo attiene alla violazione dei termini di conclusione del procedimento, che ha avuto una durata di quasi due anni, prima dell’adozione dell’atto di rigetto, tra l’altro non preceduto dalla comunicazione ex art 10 bis L. 241/90.

Il motivo non è fondato.

Nel procedimento di rilascio del titolo edilizio il termine di cui all’art 20 DPR 380/2001 presuppone la completezza documentale: solo una domanda corredata dalla prescritta documentazione consente all'Amministrazione di determinarsi con cognizione di causa.

E’ innegabile che il procedimento si sia concluso solo a seguito della notifica di una diffida, ma è altrettanto indubbio che la ricorrente non ha mai depositato la documentazione che l’Amministrazione riteneva necessaria per assentire l’intervento, qualificato come sostituzione edilizia e non solo ristrutturazione.

Quanto alla violazione dell’art 10 bis L. 241/90, si deve osservare che nel procedimento in esame si sono venute a fronteggiare due diverse qualificazione dell’intervento, per cui l'Amministrazione, sebbene non abbia inviato un atto con la precisa indicazione di comunicazione ex art. 10-bis l. 7 agosto 1990 n. 241, ha più volte portato a conoscenza le ragioni della propria posizione, permettendo all’interessata la piena partecipazione al procedimento e dunque offrendo la possibilità di un suo apporto collaborativo, idoneo a determinare una diversa conclusione della vicenda.

Opera in ogni caso l’art 21 octies comma 2, che impone al giudice di valutare il contenuto sostanziale del provvedimento e di non annullare l'atto nel caso in cui le violazioni formali non abbiano inciso sulla legittimità sostanziale del medesimo. Nel caso di specie il contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato, poiché la domanda presentata alla ricorrente non poteva che essere respinta, stante la natura dell’intervento.

3) Il secondo motivo attiene proprio al cuore del problema: la qualificazione dell’intervento.

Sul punto il verificatore ha chiarito che il nuovo fabbricato è previsto in posizione traslata rispetto all’esistente e poiché la sua superficie lorda in ampliamento è in quantità nettamente superiore a quella regolamentare, l’istante doveva dimostrare di avere a disposizione volumetria del lotto limitrofo.

Nella verificazione si dichiara infatti che dopo l’esame del progetto presentato e sulla base dei calcoli plano volumetrici e il computo metrico estimativo, “emerge in modo netto che la categoria di intervento che ricomprende l’intervento in progetto non è la ristrutturazione con ampliamento igienico funzionale, poiché il nuovo fabbricato è previsto in posizione traslata rispetto all’esistente e poiché la superficie utile lorda in ampliamento è nettamente superiore a quella regolamentare”.

deduce che vi è demolizione e ricostruzione dell’immobile”.

Quanto all’utilizzo della volumetria viene confermato l’utilizzo di una volumetria superiore all’esistente: ciò implica che essendo in un lotto saturo, (a capacità insediativa esaurita definita tale dal PRG, non per effetto della saturazione di un indice o per effetto di precedenti interventi , come ritenuto nell’ordinanza), il Comune ha correttamente suggerito di utilizzare parte della cubatura derivante dallo sfruttamento dell’indice di un terreno confinante.

Il verificatore dà una qualificazione giuridica differente dell’intervento anche rispetto a quella dell’Amministrazione: precisa che l’esatta qualifica dell’intervento non è tanto quella della sostituzione edilizia (che presuppone in quella zona il rispetto della volumetria e del rapporto di copertura esistenti), ma la sostituzione con traslazione di volumetria dal lotto limitrofo, dimostrando la disponibilità, prova che non è mai stata data.

Così qualificato l’intervento, risulta corretto non solo l’atto finale di rigetto della domanda, ma anche il comportamento dell’Amministrazione che ha indicato una possibile soluzione tecnica per la realizzazione dell’intervento, senza tuttavia che l’interessata seguisse la strada indicata.

Da ciò consegue anche la legittimità delle ulteriori ragioni del diniego, non essendo l’intervento qualificabile come semplice ristrutturazione.

4) Il rigetto dei motivi di ricorso comporta l’infondatezza della domanda risarcitoria.

Il ricorso va quindi respinto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate nel dispositivo.

Con separato provvedimento verrà liquidato il compenso al verificatore, previa presentazione della nota spese.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna parte ricorrente a liquidare a favore del Comune di Rocca Canavese la somma di € 2.000,00 (duemila) oltre oneri di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 22 gennaio 2015 con l'intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Silvana Bini, Consigliere, Estensore

Giovanni Pescatore, Referendario

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 18/02/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)