Giustizia Amministrativa

N. 01575/2012 REG.RIC.

N. 01574/2013 REG.PROV.COLL.

N. 01575/2012 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

Lecce - Sezione Terza

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1575 del 2012, proposto da:
Associazione Nuova Lara, rappresentata e difesa dall'avv. Pierpaolo Pezzuto, con domicilio eletto presso il suo studio in Lecce, via G. D'Annunzio, 73;

contro

Comune di Carovigno, rappresentato e difeso dall'avv. Antonia Gentile, con domicilio eletto presso la Segreteria Tar in Lecce, via F. Rubichi 23;

nei confronti di

Ditta i Giardini di Pluto di Isabella Rainoldi, rappresentata e difesa dall'avv. Carlo Panzuti, con domicilio eletto presso l’avv. Antonio P. Nichil in Lecce, viale Leopardi, 151;

per l'annullamento

della nota emanata in data 10.1.2012 dal Comune di Carovigno, nella persona del Responsabile del Servizio del Territorio - Ufficio Ambiente, conosciuta dalla ricorrente in data 23.6.2012;

nonché di ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o connesso;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Carovigno e della Ditta I Giardini di Pluto;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 aprile 2013 il dott. Luca De Gennaro e uditi per le parti gli avv. Pezzuto, Panzuti, e D'Agnano, quest'ultimo in sostituzione dell’avv. Gentile;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

La ditta “Giardini di Pluto” gestisce un canile nell’agro di Carovigno presso il quale il Comune di Carovigno, insieme ad altri comuni della zona, ricovera i cani randagi rinvenuti e accalappiati sul territorio.

L’associazione Nuova Lara, riscontrando una condizione di sovraffollamento nel citato canile, con nota di diffida del 6.12.2011 ha chiesto al Comune, nell’ambito dei suoi poteri di controllo e vigilanza in materia, di inibire l’ingresso di ulteriori animali nella struttura in maniera da far rispettare il limite massimo di duecento animali disposto dalla LR Puglia 26/2006.

Con nota del 10.1.2012 il responsabile comunale del Servizio sviluppo del territorio non ha ritenuto che il superamento della capienza massima fissata ex lege comportasse la necessità di un intervento amministrativo e di conseguenza ha declinato l’esercizio del potere in questione.

Avverso tale determinazione l’associazione Nuova Lara articola le seguenti ragioni di doglianza:

- violazione della LR 26/2006, violazione dei principi di imparzialità e buon andamento, disparità di trattamento, errata applicazione L. 281/1990, LR 12/1995, LR 26/2006, difetto di motivazione, illogicità e irrazionalità.

Si è costituita la controinteressata impresa Giardini di Pluto, nella persona della titolare Isabella Rainoldi, deducendo l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso.

Si è costituito il Comune intimato che con comparsa puramente formale ha richiesto la reiezione del ricorso.

Con ordinanza cautelare 671/2012, confermata in appello, questo Tribunale ha provvisoriamente inibito l’ingresso di nuovi cani nella struttura.

All’udienza dell’11 aprile 2013 il ricorso è stato trattenuto per la decisione.

Il ricorso deve essere accolto.

Deve preliminarmente essere disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione processuale e di interesse in capo all’associazione ricorrente.

L’associazione Nuova Lara (“Lega Animali Randagi Abbandonati”) è iscritta nell’albo regionale previsto dalla LR Puglia 12/1995 per le associazioni per la protezione degli animali operanti nella Regione Puglia.

Si tratta dunque di una associazione la cui finalità espressamente riconosciuta è rappresentata dalla tutela degli animali d’affezione; nello stesso senso depone lo statuto della ricorrente (art. 4) che individua la finalità associativa nella promozione della cinofilia e nella salvaguardia della specie canina sotto disparati profili.

Nessun dubbio dunque può sussistere riguardo al fatto che l’associazione deducente sia portatrice di un interesse qualificato e differenziato, esteso almeno a tutta la Regione Puglia nel cui albo citato è iscritta, alla tutela dei cani in genere e, nella specie, al rispetto della normativa igienica, sanitaria e veterinaria che riguardi gli animali sottoposti a custodia in canili.

Di conseguenza la stessa ricorrente risulta, in quanto iscritta all’albo regionale delle associazioni di protezione animale, legittimata a dolersi dell’inerzia delle amministrazioni locali in ordine all’adozione di provvedimenti che ricadono direttamente sul benessere animale e sulle condizioni di custodia nei canili.

Né il diritto di azione della ricorrente può ritenersi compresso o ridotto in base alla considerazione, dedotta dalla controinteressata, che l’accoglimento del gravame avvantaggerebbe un’impresa concorrente, con la quale l’associazione ricorrente ha assunto posizioni giudiziarie comuni, trattandosi di eventualità che non può impedire alla Nuova Lara la realizzazione delle proprie finalità statutarie e che non fa venir meno comunque la legittimazione a far valere l’interesse di cui è per statuto portatrice.

Nel merito il ricorso è fondato.

Con la nota impugnata del 10.1.2012 il Comune di Carovigno nega la necessità di provvedere in merito al sovraffollamento presso il canile della ditta Giardini di Pluto, sovraffollamento denunciato con la diffida della Nuova Lara del 23.12.2011.

Con il ricorso in epigrafe l’associazione Nuova Lara impugna il suddetto diniego del Comune ritenendolo in contrasto con la vigente normativa statale e regionale.

Occorre precisare, a fronte di specifica eccezione della controinteressata, che l’atto possiede natura provvedimentale (come già statuito in relazione alla medesima vicenda con sentenza 1879/2012 di questo Tribunale); con la nota in esame l’Amministrazione adotta una posizione negativa in relazione a poteri amministrativi che sono chiaramente attribuiti al Comune e assume quindi un provvedimento di rigetto rispetto all’istanza volta a sollecitare specifici poteri repressivi; i poteri, relativi alla vigilanza sul trattamento degli animali e alla tutela igienico-sanitaria degli stessi, ai sensi dell'art. 5 della LR 13/1989 e dell’art. 2 LR 12/1995 spettano infatti all’ente comunale.

Nell’ambito delle predette funzioni il Comune è dunque tenuto ad emanare le determinazioni necessarie a inibire situazioni di illegittimo concentramento di animali, imponendo l’adeguamento dei canili posti nel suo territorio agli standard legali previsti in ambito regionale.

Inconferente è dunque la considerazione compiuta dal Comune che il mancato rispetto dei limiti numerici di cui al citato art. 2 LR /2006 non incide sul contratto di appalto, stipulato tra Comune e ditta controinteressata e riguardante il servizio di custodia di 180 cani randagi.

Oggetto del presente giudizio non è infatti l’appalto aggiudicato alla ditta della sig.ra Rainoldi ma la necessità che i poteri di vigilanza spettanti al Comuni in materia igienico-veterinaria siano esercitati correttamente e tempestivamente quando se ne verifichino i presupposti e a prescindere dagli impegni contrattuali assunti dal Comune.

Al riguardo si osserva che pacificamente la quantità di animali presenti nel canile della controinteressata eccede di larga misura il numero di duecento animali (dall’elenco depositato in data 28.11.2012 risultano circa 900 animali).

Nessun dubbio può poi sussistere sul fatto che sia stato fissato per legge un limite imperativo, salvo specifiche e circostanziate deroghe, al numero di cani ospitati e ricevibili presso ciascun canile.

L’art. 2 LR 26/2006 ai fini della tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo prevede testualmente che “i canili, le pensioni e gli allevamenti per cani devono rispettare gli stessi criteri tecnici previsti per la costruzione e il risanamento dei rifugi” e che ”il limite massimo di capienza dei rifugi e delle strutture a questi assimilate non può comunque superare le duecento unità di animali con esclusione di moduli contigui fatte salve le strutture a oggi autorizzate che opereranno a esaurimento”.

Il tenore della norma richiamata induce ad escludere che il limite di duecento cani per struttura sia indicativo o programmatico; tale limite è indicato chiaramente come “massimo” e “non può comunque” essere superato.

L’unica deroga prevista dalla norma è per le strutture già autorizzate “che opereranno ad esaurimento”.

La possibilità di operare ad esaurimento non può significare come preteso dalla controinteressata che le strutture già funzionanti siano svincolate dal suddetto limite, beneficiando così di un trattamento differenziato sostanzialmente sine die; il chiaro dettato letterale deve essere piuttosto inteso nel senso che le strutture che all’entrata in vigore della LR 26/2006 detenevano più di duecento cani, possono mantenerli fino a che per cause naturali o umane il numero non raggiunga il numero massimo di duecento.

Tale deroga comunque esclude che in strutture che superano già il limite massimo possano affluire, come nel caso di specie, ulteriori cani; una diversa interpretazione svuoterebbe infatti di significato la prescrizione, consentendone l’elusione per un tempo indefinito.

L’ulteriore deroga al suddetto limite numerico, introdotta dalla LR 40/2007, è limitata all’ipotesi in cui i comuni singoli o associati realizzino “rifugi con capienza superiore alle duecento unità, previo parere favorevole del Dipartimento di prevenzione della ASL territorialmente competente e a condizione che posseggano o realizzino un canile sanitario anche consortile e che la gestione di tali strutture sia conforme a quanto previsto dagli articoli 8 e 9 della Legge regionale 3 aprile 1995, n. 12”.

E’ dunque palesemente contrastante con il dettato legislativo la giustificazione comunale, contenuta nella nota impugnata e volta ad estendere al canile “Giardini di Pluto” la suddetta esenzione.

Sia al riguardo sufficiente osservare che si tratta di deroga riservata expressis verbis ai canili comunali e legata a ulteriori condizioni (parere ASL, possesso canile sanitario, conformità alla LR 12/1995) della cui sussistenza non è vi alcuna verifica o riscontro da parte dell’Amministrazione.

Non hanno poi pregio le considerazioni compiute dal Comune nella nota impugnata relativamente al benessere degli animali nell’attuale rifugio: difatti il legislatore pugliese ha voluto, sulla base di una valutazione tecnica compiuta a priori e legata a condizioni standard igienico-veterinarie di vivibilità, fissare un tetto massimo vincolante di duecento animali per struttura; tale giudizio è insindacabile da parte dell’Amministrazione, in quanto il rispetto del tetto massimo già predeterminato ex lege non può essere subordinato ad un giudizio contingente dell’ente vigilante sulle condizioni del rifugio; la sua osservanza deve essere comunque garantita in quanto strettamente legata alla tutela dell’interesse pubblico in campo veterinario e sanitario, interesse che è pregiudicato dal sovraffollamento delle strutture ricettive e dalle sue possibili conseguenze negative (rischio epidemico, problemi gestionali o minacce al benessere dell’animale stesso).

In conclusione il ricorso viene accolto e per l’effetto la nota impugnata viene annullata. Con l’obbligo dell’Amministrazione di provvedere nuovamente conformandosi ai criteri esposti in motivazione.

Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Terza definitivamente pronunciando accoglie il ricorso, come in epigrafe proposto.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 11 aprile 2013 con l'intervento dei magistrati:

Luigi Costantini, Presidente

Enrico d'Arpe, Consigliere

Luca De Gennaro, Primo Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 09/07/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)