Giustizia Amministrativa

N. 11628/2013 REG.RIC.

N. 02407/2015 REG.PROV.COLL.

N. 11628/2013 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11628 del 2013, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Costanza Filippi, Domenicantonio Dibetta, Emiliano Gatto, Giuseppe Fischetti, Lorenzo Cascio, Claudio Schiavo, Maria Giuliana Del Piano, Alessandro Capparella, tutti rappresentati e difesi dagli avv. Michele Bonetti e Santi Delia, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Bonetti & Partners in Roma, Via San Tommaso D'Aquino, 47;

contro

Ministero dell’Università e Ricerca, in persona del Ministro p.t.; Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, in persona del Rettore p.t.; Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, in persona del Rettore p.t ; Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, in persona del Rettore p.t.; Università degli Studi di Messina, in persona del Rettore p.t; Università degli Studi “Federico II” di Napoli, in persona del Rettore p.t; Università degli Studi “Tor Vergata” di Roma, in persona del Rettore p.t, tutti rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui Uffici in Roma, Via dei Portoghesi, 12 domiciliano ex lege;
Cineca, non costituita in giudizio;

nei confronti di

Claudia Sinatra, Elisa Muratore, Marta Cavola, Angela Acquasanta, Mattia Busacca, Martina Bellan, non costituiti in giudizio;

per l'annullamento

con il ricorso principale

a) della graduatoria unica del concorso per l’ammissione ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria per l’a.a. 2013/2014 pubblicata sul sito www.accessoprogrammato.miur.it, nella quale i ricorrenti risultano collocati oltre l’ultimo posto utile e, quindi, non ammessi al corso e dei successivi scorrimenti nella parte in cui non ne considerano l’iscrizione;

a1) del D.R. di approvazione della graduatoria e delle prove di concorso della sede universitaria ove parte ricorrente ha svolto la prova di accesso, se esistente, ma non conosciuto;

a2) della nota M.I.U.R. 10 settembre 2013, prot. n. 18516 con la quale si è ordinato agli Atenei di elaborare le graduatorie senza tenere conto del c.d. “bonus maturità”;

a3) dei provvedimenti non conosciuti con i quali l’Ateneo ha recepito tale nota ministeriale;

a4) dei provvedimenti non conosciuti con i quali è stato adottato il provvedimenti di rettifica dell’art. 20 del D.L. n. 104/13 in G.U. 16 settembre 2013;

a5) del D.M. n. 449/13 e del bando di Ateneo nella parte in cui non riconoscono alcun punteggio di bonus nei confronti degli studenti in voti di diploma inferiori all’80 esimo percentile;

a6) ove a seguito dell’esito degli scorrimenti parte ricorrente ne abbia interesse, del bando di ammissione al predetto concorso, nella parte in cui, richiamandosi al D.M. 12 giugno 2013, n. 449 parimenti impugnato in parte qua, sancisce che, “in caso di parità di voti, prevale in ordine decrescente il punteggio ottenuto dal candidato nella soluzione, rispettivamente, dei quesiti relativi agli argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica (…). In caso di ulteriore parità, prevale la votazione dell'esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore”;

a7) dei provvedimenti ministeriali e d’Ateneo non conosciuti con i quali si è data esecuzione all’art. 20, commi 1 bis e seguenti nella parte in cui non tengono conto delle rinunce e degli scorrimenti in essere al fine della verifica dei candidati da ammettere in sovrannumero;

b1) dei verbali della Commissione del concorso dell’Ateneo ove parte ricorrente ha svolto la prova di ammissione e di quelli delle sottocommissioni d’aula, in particolare nella parte in cui viene dato atto che i commissari hanno ordinato che la prova venisse svolta con la carta d’identità dei partecipanti esposta sul banco nonché nella parte in cui si da atto che i Commissari hanno “verifica[to] la concordanza fra i dati contenuti nella scheda anagrafica e il documento di identità del candidato”;

b2) della documentazione di concorso distribuita ai candidati e predisposta dal CINECA nella parte in cui risulta impresso il codice segreto alfanumerico sotto il codice a barre tanto nella scheda anagrafica, quanto nel questionario personalizzato delle domande e nella scheda risposte nonostante le diverse raccomandazioni dell’Alto Commissario anticorruzione del 2007, dell’Adunanza Plenaria (20 novembre 2013, n. 26, 27 e 28), del Consiglio di Stato (da ultimo Sez. II, par. 14 ottobre 2013, n. 4233) e dei T.A.R. (da ultimo T.A.R. Molise, 4 giugno 2013, n. 396) nonché della nota M.I.U.R. 13 agosto 2013, prot. n. 17757 nella parte in cui ordina agli Atenei di far si che “il Responsabile d’aula invita i candidati a compilare prioritariamente la scheda anagrafica, a sottoscriverla e disporla accanto al documento di identità per verificare che non siano avvenuti scambi di plichi tra i candidati”;

c1) della prova di ammissione predisposta dalla Commissione all’uopo deputata dal Ministero e, in particolare, dei quesiti meglio specificati in atti e nelle perizie sempre in atti, solo nella parte in cui pregiudicano la collocazione di parte ricorrente e, in particolare dei quesiti nn. 1, 3, 8, 11, 16, 23, 26, 30, 34, 36, 43, 45, 49, 50, 51;

c2) dei verbali della predetta Commissione, nonchè degli atti, ancorché non conosciuti, con i quali la Commissione stessa ha individuato i sessanta quesiti, resi noti per la prima volta noti ai candidati in data 9 settembre 2013;

c3) del provvedimento non conosciuto con il quale si è attribuita una doppia risposta esatta alla domanda n. 45 ministeriale;

d1) del D.M. 23 luglio 2013 n. 652 rubricato “definizione dei posti disponibili per le immatricolazioni al corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia per l’a.a. 2013-2014”, con il quale è stato fissato, per lo stesso anno accademico, il numero dei posti disponibili a livello nazionale, ripartendolo fra le Università nella parte in cui limitano l’istruttoria e la capienza dei posti della resistente anche non ammettendo in sovrannumero parte ricorrente;

d2) del medesimo D.M. nella parte in cui limita il numero degli iscrivibili al primo anno a livello nazionale a soli 10.157 anziché a 11.923 come richiesto dal Ministero della Salute con le tabelle predisposte in data 24 aprile 2013 o nei dati superiori delle associazioni di categoria ancora non noti sebbene richiesti e nella parte in cui non tiene in nessuna considerazione i rilievi di cui alla segnalazione AGCM 21 aprile 2009 e del Consiglio di Stato (da ultimo Sez. VI, 3 settembre 2013, n. 4396) circa il fabbisogno comunitario di riferimento;

d3) della nota 24 aprile 2013 del Ministero della Salute sulla rilevazione del fabbisogno e della tabella allegata nella parte in cui non ampliano ulteriormente i posti disponibili, nonché del Resoconto lavori Gruppo tecnico, delle determinazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in sede di accordo Stato Regioni, dell'invito della Conferenza dei Presidi della Facoltà di Medicina e di tutte le determinazioni sull’istruttoria richieste e ancora non prodotte e di tutti gli atti richiesti ma non conosciuti, e anche nella parte in cui limitano l'incremento ai posti ivi indicati;

d4) dei verbali del tavolo tecnico dell’8 aprile 2013, con il quale, è stata accolta la proposta del M.I.U.R. di non concedere successivi ampliamenti del contingente rispetto a quanto già deliberato;

d5) del D.M. 23 luglio 2013 n. 652 nella parte in cui, nonostante venga confessato che “il fabbisogno professionale di cui al predetto Accordo, risulta superiore all'offerta formativa deliberata dagli Atenei” si omette di invitare gli Atenei a rivedere la propria offerta formativa in conformità alle indicazioni della Corte di Giustizia Europea (C.G.E., Sez. Grande, 13 aprile 2010, C 73/08, Nicolas Bressol e altri contro Gouvernement de la Communauté française, punti 68-71);

d6) delle deliberazioni del Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia degli Atenei resistenti e dei successivi provvedimenti degli organi accademici di governo di stima del contingente, con la quale veniva indicato un numero di posti inferiori rispetto alle effettive potenzialità anche nella parte in cui non tengono in considerazione il numero dei posti resi comunque liberi e, difatti, resi disponibili a mezzo trasferimenti;

e1) del D.M. 9 luglio 2013, n. 602 (“definizione dei posti disponibili per le immatricolazioni al corso di laurea magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria per l’a.a. 2013-2014”) e dei bandi stessi, anche ove interpretati nel senso di non consentire la ridistribuzione ai cittadini comunitari dei posti (asseritamente) riservati ai cittadini extracomunitari non residenti in Italia, nell’ipotesi in cui tali posti non siano stati assegnati, in tutto o in parte, ai soggetti interessati;

e2) del provvedimento con il quale, ai sensi dell’art. 46 D.P.R. n. 394/99 – “gli Atenei, sulla base di criteri predeterminati e in applicazione della regolamentazione sugli accessi all’istruzione universitaria” – è stato deciso quanti posti riservare al contingente degli studenti extracomunitari;

f) di tutti gli atti pregressi e successivi anche non conosciuti e in ogni caso del diniego tacito all’ammissione;

e per l’accertamento

del diritto di parte ricorrente di essere ammessa al Corso di laurea in questione e di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi a causa del diniego all’iscrizione opposta

e per la condanna in forma specifica ex art. 30, comma 2, c.p.a.

delle Amministrazioni intimate all’adozione del relativo provvedimento di ammissione al corso di laurea per cui è causa nonché, ove occorra e, comunque, in via subordinata, al pagamento delle relative somme, con interessi e rivalutazione, come per legge;

e con i motivi aggiunti proposti in data 27 gennaio 2014 da:

COSTANZA FILIPPI, DOMENICANTONIO DIBETTA, GIUSEPPE FISCHETTI, CLAUDIO SCHIAVO:

a) del D.M. n. 449/13 e del bando di Ateneo nella parte in cui non riconoscono alcun punteggio di bonus nei confronti degli studenti in voti di diploma inferiori all’80 esimo percentile;

b) della graduatoria bonus del 18 dicembre 2013 nella quale i ricorrenti risultano collocati nell’ultimo posto utile;

c) del D.M 29 novembre 2013, n.986 nella parte in cui esclude l’ammissione in sovrannumero di coloro che avrebbero ottenuto l’ammissione ove si fosse proceduto alla celebrazione del concorso con l’attribuzione del bonus, tenendo altresì conto di rinunce e scorrimenti.

e con i motivi aggiunti proposti in data 27 gennaio 2014 da MARIA GIULIANA DEL PIANO, EMILIANO GATTO, CAPPARELLA ALESSANDRO per l’annullamento:

a) del D.M. n. 449/13, del D.M. 29 novembre 2013, n. 986 e del bando di Ateneo nella parte in cui non riconoscono alcun punteggio di bonus nei confronti degli studenti con voti di diploma inferiori all’80 esimo percentile e con laurea o dottorato di ricerca e comunque nella parte in cui non consentono l’accesso diretto a laureati come gli istanti;

b) della graduatoria bonus del 18 dicembre 2013 del concorso per l’ammissione ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria per l’a.a. 2013/2014 pubblicata sul sito www.accessoprogrammato.miur.it, nella quale i ricorrenti risultano collocati oltre l’ultimo posto utile;

c) del D.M. 29 novembre 2013, n. 986 nella parte in cui esclude l’ammissione in sovrannumero di coloro che avrebbero ottenuto l’ammissione ove si fosse provveduto alla celebrazione del concorso con l’attribuzione del bonus tenendo così conto, in fase di ammissione, delle rinunce e degli scorrimenti previsti dalla lex specialis di concorso;

per l’accertamento

del diritto di parte ricorrente di essere ammessa al Corso di laurea in questione e di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi a causa del diniego all’iscrizione opposta

per la condanna in forma specifica ex art. 30, comma 2, c.p.a.

delle Amministrazioni intimate all’adozione del relativo provvedimento di ammissione al corso di laurea per cui è causa nonché, ove occorra e, comunque, in via subordinata, al pagamento delle relative somme, con interessi e rivalutazione, come per legge.

e con i motivi aggiunti proposti in data 6 novembre 2014 da GIULIANA DEL PIANO per l’annullamento:

a) del Provvedimento dell’Università degli Studi di Catanzaro prot. n. 8452 datato 8 agosto 2014 col quale veniva disposta l’esclusione della ricorrente dal CdL in Medicina e Chirurgia dell’Ateneo calabrese;

b) del Decreto Rettorale n. 732/2014 dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro;

c) di tutti gli atti presupposti, connessi e consequenziali comunque lesivi degli interessi di parte ricorrente;


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero Università e Ricerca, dell’Universita' degli Studi di Roma “La Sapienza”, dell’ Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, dell’Università degli Studi di Messina, dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, dell’Università degli Studi “Tor Vergata” di Roma;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2015 la dott.ssa Ines Simona Immacolata Pisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con il ricorso in epigrafe i Sig.ri Costanza Filippi, Domenicantonio Dibetta, Emiliano Gatto, Giuseppe Fischetti, Lorenzo Cascio, Claudio Schiavo, Maria Giuliana Del Piano, Alessandro Capparella hanno impugnato, deducendone l’illegittimità sotto vari profili, la graduatoria emanata all’esito delle prove di ammissione ai corsi programmati di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria per l’a.a. 2013/2014, svolte in data 9 settembre 2013, innanzitutto lamentando l’iniquità del riconoscimento del c.d. “bonus maturità”, introdotto dall’ art. 4 del D. Lgs. 14 gennaio 2008, n. 21 ed attuato dall’art.10, comma 3, del D.M. 24 aprile 2013, poi “ritirato” e sostituito dal D.M. 12 giugno 2013, n. 449, con cui veniva ridefinito il meccanismo di attribuzione del bonus in questione, in virtù del quale, al fine di valorizzare la qualità dei risultati scolastici nell’accesso ai corsi di laurea universitari di cui all'articolo 1 della legge 2 agosto 1999, n. 264, ad ogni candidato in grado di vantare dei risultati scolastici degni di nota, veniva assegnato un bonus, sino ad un massimo di 10 punti, che si andava a sommare al risultato del test espresso in novantesimi.

Ed invero, quei candidati che, come i ricorrenti, non si trovavano nelle condizioni tali da poter acquisire il bonus, potevano ambire al superamento del test, stante i punteggi ottenuti in simulazione e le statistiche sugli ammessi degli anni passati, solo sostenendo una prova perfetta. Tuttavia, proprio mentre gli studenti si stanno cimentando con la prova di ammissione, il Consiglio dei Ministri decideva dapprima per l’abrogazione del richiamato art. 4 e del relativo “bonus” (notizia che giungeva a prova ultimata); quindi, in virtù del comma 5 bis dell’art. 20 del D.L. n. 104/13, il bonus veniva reintrodotto, e calcolato sulla base dei criteri di cui al D.M. n. 449/13.

I ricorrenti, pertanto, hanno impugnato anche tale D.M., nella parte in cui ha omesso di attribuire dei “punti bonus” a candidati, come nel caso di specie, in possesso di un voto di diploma comunque superiore agli 80 punti, ma inferiore all’80 percentile di riferimento: in particolare, ai sensi dell’articolo 10, comma 3, di tale decreto, un massimo di 90 punti veniva assegnato per la valutazione dei test e un massimo di 10 punti per la valutazione del percorso scolastico. I suddetti 10 punti erano, tuttavia, attribuiti esclusivamente ai candidati che avrebbero ottenuto un voto di maturità almeno pari a 80/100, rapportato alla distribuzione in percentili dei voti ottenuti dagli studenti che hanno conseguito la maturità nella stessa scuola nell'anno scolastico 2011/2012.

Conseguentemente, hanno dedotto un primo profilo di censura chiedendo, in via principale, l’ammissione in sovrannumero alla partecipazione ai corsi di laurea in oggetto, in ragione dell’illegittima mancata attribuzione del bonus per quei candidati che fossero comunque in possesso di un voto di diploma comunque superiore a 80 punti.

Con ulteriori 6 profili di censura i ricorrenti hanno altresì dedotto l’illegittima abrogazione del bonus e l’illegittimo disposto del comma 1 bis del D.L. n. 104/2013, nella parte in cui non comprende tra i soggetti destinatari della norma anche coloro i quali avrebbero ottenuto l’ammissione a seguito delle rinunce e degli scorrimenti della graduatoria virtuale.

Con i motivi nn. 8, 9 e 10 hanno contestato il numero dei posti banditi.

Con i motivi nn.11-12 hanno contestato le domande somministrate, rilevando che il test effettuato, pieno di errori ed imperfezioni, sarebbe inidoneo a saggiare e valutare i più idonei e meritevoli.

Con il motivo 13, limitatamente al ricorrente Cascio, si è contestata la mancata valutazione positiva della domanda n. 45.

Con il motivo n. 14 si è censurato l’intero test somministrato, sulla base della considerazioni della Prof.ssa Monica Barni, in relazione all’inidoneità dello stesso di essere un valido mezzo di selezione.

Con il motivo n. 15 e parte ricorrente ha censurato la violazione del principio di segretezza della prova e della lex specialis di concorso, violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 7 del d.p.r. 3 maggio 1957 n.686 e dell'articolo 14 del d.P.R. 9 maggio 1994 n. 487 - violazione e/o falsa applicazione del decreto del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca del 12 giugno 2013 e dell'allegato 1 al decreto; violazione degli articoli 3, 4, 34 e 97 della Costituzione - violazione della regola dell'anonimato nei pubblici concorsi e dei principi di trasparenza e par condicio dei concorrenti - eccesso di potere per difetto dei presupposti, arbitrarietà, irrazionalità, travisamento e sviamento dalla causa tipica chiedendo, in via principale, l’ammissione con riserva e in sovrannumero dei ricorrenti (in virtù dell’annullamento del solo diniego di ammissione e/o al risarcimento del danno in forma specifica) e, solo in via ulteriormente subordinata, l’annullamento dell’intero concorso, in considerazione delle modalità con le quali MIUR e l’Ateneo hanno ritenuto di condurre la prova, in violazione dei principi di segretezza e tutela dell’anonimato.

Infine, i ricorrenti hanno dedotto, sotto vari profili, l’incostituzionalità delle norme di riferimento ove interpretate nel senso di non consentire ai ricorrenti l’ammissione ai corsi di studio di cui trattasi.

Parte ricorrente ha pertanto concluso per l’accoglimento del ricorso.

Con ordinanza collegiale n.320/2014 del 10/01/14 il Collegio ha disposto l’integrazione del contraddittorio per pubblici proclami.

Con motivi aggiunti proposti in data 27/01/2014 i ricorrenti Costanza Filippi, Domenicantonio Dibetta, Giuseppe Fischetti e Claudio Schiavo hanno impugnato la graduatoria “bonus” del 18 dicembre 2013, evidenziando lo specifico interesse a formulare le medesime censure proposte con il ricorso introduttivo (motivi da II a IV) riguardanti l’illegittima abrogazione del bonus e l’illegittima previsione del comma 1 bis del D.L.104/13 nella parte in cui non comprende tra i destinatari della norma anche coloro i quali avrebbero ottenuto l’ammissione a seguito di rinunce e scorrimenti della graduatoria virtuale.

Con motivi aggiunti proposti nella medesima data, i ricorrenti Maria Giuliana Del Piano, Emiliano Gatto, Capparella Alessandro – rispettivamente laureati in Biotecnologie, Infermieristica e Ostetricia (Emiliano Gatto); Scienze Biologiche (Del Piano); Igiene Dentale (Capparella)- hanno altresì impugnato i medesimi atti evidenziando, con specifico riferimento a tali ricorrenti, lo specifico profilo della violazione e/o erronea applicazione della l.264/99 e dell’art. 1 septies del d.l. 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27 nonché del d.m. 27 luglio 2000. eccesso di potere per illogicità. iniquità. difetto di presupposti legali. violazione dei criteri di efficacia. eccesso di potere. contraddittorietà tra più atti. ingiustizia manifesta. disparità di trattamento. travisamento ed erronea valutazione dei fatti. contraddittorietà dell’azione amministrativa e manifesta irragionevolezza ed illogicità dell’azione amministrativa. difetto di motivazione del bando impugnato sulla questione.

Ed invero l'Università, subordinando per tutti l'immatricolazione al corso di studi al superamento della prova di ammissione prevista dalla L. n. 264/99 ha posto in essere, in maniera del tutto arbitraria, un’interpretazione analogica di tale legge allo scopo di colmare una presunta lacuna normativa, imponendo l’espletamento del Test preliminare anche nei confronti di candidati, come i ricorrenti, già in possesso di una laurea o di più titoli.

L’amministrazione si è costituita per avversare il ricorso.

Con ordinanza cautelare n.1539/2014 del 04/04/14 – non impugnata, nella parte in cui non ritiene sussistente il fumus della censura relativa all’anonimato- il Collegio, rilevato che i difensori di Maria Giuliana Del Piano, Alessandro Capparella e Emiliano Gatto, tutti concorrenti in possesso di diploma di laurea, hanno fatto rinuncia espressa resa a verbale dell’impugnativa limitatamente alle censure relative alle questioni della necessità di sottoporre a test i concorrenti laureati e del c.d. “bonus” e ritenuto che “non appaiono fondati il comune motivo di censura concernente la violazione dell’anonimato (cfr. C.d.S., Sez. VI, ord. 26 marzo 2014, n. 1268) e, con riguardo ai ricorrenti non laureati, per come già ritenuto da questa Sezione, il motivo d’impugnativa relativo al sistema del c.d. percentile” ma che tuttavia “ad un primo sommario esame, che sussiste il fumus boni iuris con riguardo alle censure relative alla mancata attribuzione del punteggio corrispondente alla corretta risposta al quesito n. 45 del test e la non consentita ammissione in sovrannumero a seguito di rinunce e scorrimenti” ha accolto la domanda cautelare limitatamente ai profili esaminati, disponendo l’ ammissione con riserva dei ricorrenti alla immatricolazione in sovrannumero al corso di laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e protesi dentaria e presso le Università indicate in ricorso qualora il punteggio determinato corrispondente alla corretta risposta al quesito n. 45 del test consenta loro di superare l’ultimo classificato nell’Università prescelta in prima o nelle altre opzioni ( e successivamente, con ordinanza cautelare 2532/2014 del 05/06/14 anche Cascio Lorenzo è stato ammesso alla immatricolazione in sovrannumero al corso di laurea in Medicina e chirurgia dell’Università degli Studi di Messina, qualora il punteggio determinato dall’attribuzione del bonus maturità gli consenta di superare l’ultimo classificato nell’Università predetta).

In ragione della richiamata ordinanza cautelare n.1539/2014 del 04/04/14, anche la sig.ra Del Piano, in data 14 aprile 2014, presentava domanda di immatricolazione che, inizialmente, veniva accolta dall’Ateneo resistente. Successivamente, in data 21 maggio 2014 l’Università di Catanzaro comunicava con nota prot. n. 5254/14 l’avvio del “procedimento per la verifica dei requisiti richiesti” all’esito del quale, malgrado le osservazioni proposte dai difensori della ricorrente che invitavano l’Ateneo a soprassedere sulla revoca dell’immatricolazione fino alla decisione del ricorso nel merito, già fissato per la data del 15 gennaio 2015, l’Università emetteva il provvedimento prot. n. 8452, datato 8 agosto 2014, con il quale disponeva l’esclusione della sig.ra Del Piano Maria Giuliana dal Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia.

La sig.ra Giuliana del Piano ha pertanto proposto motivi aggiunti con cui, oltre ai provvedimenti già impugnati con il ricorso principale, ha altresì impugnato il predetto provvedimento dell’Università degli Studi di Catanzaro prot. n. 8452 datato 8 agosto 2014, riproponendo la censura relativa alla violazione dell’anonimato e chiedendo la sospensione cautelare del provvedimento di esclusione impugnato.

Nell’udienza pubblica del 15 gennaio 2015, vista la memoria prot.n.1869 del 12 gennaio 2015 con cui parte ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione nel merito per i soli ricorrenti Filippi, Dibetta e Caparella, che sono stati immatricolati ai corsi di cui trattasi, il ricorso e i motivi aggiunti sono stati trattenuti in decisione.


DIRITTO

In via preliminare, il ricorso va dichiarato improcedibile, come da espressa richiesta formulata dai difensori di parte ricorrente, per i ricorrenti Alessandro Caparella, Costanza Filippi e Domenicantonio Dibetta, avendo ottenuto l’ambita immatricolazione, a tutti gli effetti. Per medesimi motivi, vanno dichiarati improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse i motivi aggiunti proposti dai medesimi ricorrenti Costanza Filippi e Domenicantonio Dibetta.

Quanto ai ricorrenti Schiavo Claudio, Fischetti Giuseppe e Lorenzo Cascio ammessi con riserva ai alla frequenza de corso di laurea, il Collegio ritiene che tanto nel caso in cui siano stati ammessi con riserva quanto nel caso in cui siano risultati esclusi, per mancato raggiungimento del punteggio – come nel caso dei ricorrenti Giuliana del Piano ed Emiliano Gatto, il Collegio ritiene comunque sussistente l’interesse alla decisione nel merito, che nel primo caso coincide con l’interesse alla “stabilizzazione” della propria posizione e, nel secondo, al riconoscimento della fondatezza della pretesa ai fini risarcitori, anche sub specie del risarcimento in forma specifica.

Sotto tale profilo, il ricorso principale e i motivi aggiunti vanno, invece, accolti in considerazione della fondatezza della XV censura proposta con il ricorso introduttivo (e riproposta con i motivi aggiunti formulati dalla sola ricorrente Del Piano in data 6 novembre 2014) con cui è stata dedotta la violazione dei principi della segretezza delle prove e dell’anonimato dei candidati, con assorbimento delle ulteriori doglianze, secondo l’orientamento da ultimo recepito dalla giurisprudenza amministrativa, che ha ribaltato quello inizialmente condiviso dalla Sezione, di cui è espressione l’ordinanza cautelare n.1539/2014 del 04/04/14.

Sul punto, i ricorrenti hanno evidenziato che le concrete modalità di svolgimento delle prove preselettive in questione hanno rivelato una effettiva violazione di tali principi, innanzitutto nella parte in cui già nelle istruzioni diramate a tutti gli Atenei con la nota del 13 agosto 2013, prot. n. 17757, il MIUR ordinava agli stessi di invitare “i candidati a compilare prioritariamente la scheda anagrafica, a sottoscriverla, e a disporla accanto al documento di identità per verificare che non siano avvenuti scambi di plichi tra i candidati”.

In secondo luogo, in quanto ai candidati è stata consegnata una scheda risposte, unitamente ad una scheda anagrafica, tutte recanti il medesimo codice alfanumerico, già di per sé idoneo ad identificare i candidati tenuto conto, tra l’altro, del fatto che l’amministrazione durante l’intero svolgimento della prova ha preteso che il documento identificativo del candidato fosse tenuto sempre sul banco “ben in vista” e che, alla fine della prova, il ritiro delle buste e il loro posizionamento nei vari contenitori sono avvenuti seguendo rigorosamente l’ordine alfabetico dei singoli candidati, con conseguente possibilità di rintracciare con sicurezza la scatola in cui era stata collocata la prova consegnata da ciascun candidato.

Ed invero, nel caso specifico, il codice di identificazione (“codice a barre di identificazione univoca”, risulta impresso: a) sui moduli delle risposte; b) sull’elenco delle domande; c) sulla scheda anagrafica, in attuazione della stessa lex specialis (D.M. 12 giugno 2013 che, peraltro, espressamente prevede sotto altri profili il rigoroso rispetto del principio dell’anonimato (cfr. art. 9, punto p) del richiamato D.M.).

Orbene, tali modalità erano state già stigmatizzate da alcune decisioni del giudice di primo grado e di quello di appello, secondo cui secondo cui “la presenza di un codice a barre (con l’indicazione sottostante del numero di codice), riportato sia sulla scheda anagrafica di ciascun concorrente, sia sui modelli di questionario a ciascun concorrente consegnati, rende in astratto possibile l’identificabilità dell’autore della prova, anche dopo la conclusione della prova medesima, persino nel momento successivo delle operazioni di esame e valutazione dei questionari. Anche se l’attribuzione di punteggio alla prova è rigorosamente legata al numero di risposte esatte contenute nell’elaborato di ciascun candidato, l’anonimato dell’elaborato (cioè la non identificabilità dell’autore prima dell’attribuzione del punteggio) resta un valore tutelabile, soprattutto allo scopo di prevenire ed evitare eventuali manipolazioni dell’esito della prova. Tale valore è da ritenersi effettivamente tutelato dalle puntuali e minute prescrizioni contenute nelle vigenti disposizioni e norme di settore, che - quando sono integrate da disposizioni di auto-regolamento, come nel caso di specie - non consentono però, in via di principio, procedure tali da rendere possibile a un qualsivoglia addetto alla vigilanza o membro della commissione di seguire la traccia dell’elaborato, identificandone l’autore, come avviene quando la tracciabilità sia consentita dall’identificazione del candidato mediante i codici a barre e numerico, riportati sia sulla scheda recante i dati anagrafici del medesimo (esibita sul banco durante la prova, per consentire alla vigilanza il controllo costante dell’identità del candidato), sia sul modello di questionario consegnato a ciascun candidato. E’ appena il caso di aggiungere che la regola dell’anonimato dei concorrenti sia espressione di un più generale principio di garanzia dell’imparzialità amministrativa” (T.A.R. Molise, 4 giugno 2013, n. 396; C.G.A.R.S., 10 maggio 2013, n. 466; Consiglio di Stato, Sez. II, par. 14 ottobre 2013, n. 4233).

Successivamente, sono intervenute le pronunzie dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che ha definitivamente chiarito che “nelle prove scritte dei pubblici concorsi o delle pubbliche selezioni di stampo comparativo una violazione non irrilevante della regola dell’anonimato da parte della Commissione determina de iure la radicale invalidità della graduatoria finale, senza necessità di accertare in concreto l’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione” (20 novembre 2013, nn. 26, 27 e 28) e che “l’esigenza dell’anonimato si traduce infatti a livello normativo in regole che, per quanto ora rileva, tipizzano rigidamente il comportamento dell’Amministrazione imponendo (come fa ad es. il D.M. 10.6.2010 per la selezione in controversia) una serie minuziosa di cautele e accorgimenti prudenziali, inesplicabili se non sul presupposto dell’intento del Legislatore di qualificare la garanzia e l’effettività dell’anonimato quale elemento costitutivo dell’ interesse pubblico primario al cui perseguimento tali procedure selettive risultano finalizzate. Allorché l’Amministrazione si scosta in modo percepibile dall’osservanza di tali vincolanti regole comportamentali si determina quindi una illegittimità di per se rilevante e insanabile, venendo in rilievo una condotta già ex ante implicitamente considerata come offensiva in quanto appunto connotata dall’attitudine a porre in pericolo o anche soltanto minacciare il bene protetto dalle regole stesse” (20 novembre 2013, nn. 26, 27, 28).

La Sezione, pertanto, si è conformata ai principi di diritto ivi enunciati, recependoli dopo ampio approfondimento nel merito (T.A.R. Lazio, Sez. III, 24 giugno 2014, n. 6681; 18 luglio 2014, n. 7752) anche nelle successive pronunzie cautelari (ex multis T.A.R. Lazio, Sez. III, 18 luglio 2014, n. 3332).

Infine, più di recente, con la decisione n.15/2015 del 5.01.2015 il Consiglio di Stato, sez.VI, ha posto in evidenza che “nella delicata fase della correzione della prova da parte del consorzio Cineca, il codice apposto sulla scheda dei test, in quanto corrispondente a quello stampigliato sulla scheda anagrafica dei candidati, ben avrebbe potuto consentire l’associazione dell’elaborato al nominativo di ciascun candidato; il che è sufficiente a ritenere violato il principio di imparzialità e trasparenza nello svolgimento delle prove selettive ad evidenza pubblica, la cui osservanza va osservata in astratto, senza cioè prova concreta della sua violazione, come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di questo Consiglio di Stato ”.

In conclusione il ricorso, unitamente ai motivi aggiunti proposti dalla sola ricorrente Del Piano, deve essere accolto, con annullamento delle graduatorie impugnate limitatamente alla parte in cui esclude i ricorrenti o li ammette “con riserva”, con consequenziale accoglimento della domanda volta all’ ammissione dei ricorrenti, in soprannumero, ai corsi di laurea di cui trattasi senza pregiudizio dei candidati utilmente inseriti in graduatoria (cfr. T.A.R. Cagliari, n.230/2013; T.A.R Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1352 del 16 luglio 2012; Tar Campania, Napoli, sezione quarta n. 5051 del 28 ottobre 2011; T.A.R. Toscana, sez. I, n. 1105 del 27/6/2011; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, n. 457 del 28/2/2012; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 28 agosto 2008; T.A.R. Lombardia, Brescia, ordinanza cautelare n. 972 del 15 dicembre 2011).

Conseguentemente, va disposta l’immediata ammissione dei ricorrenti che ne risultino esclusi –tra cui la stessa Giuliana Del Piano- al primo anno del corso di laurea di cui trattasi che, per giurisprudenza consolidata, ben può qualificarsi come risarcimento in forma specifica previsto dall’art. 2058, comma 1, c.c., come richiamato dall’articolo 30, comma 2, c.p.a. mentre, al contrario, il Collegio ritiene che non sussistano i profili risarcitori per tutti i ricorrenti già ammessi alla frequenza dei suddetti corsi già in via cautelare o per effetto di ulteriori provvedimenti dell’amministrazione.

Le spese di lite del ricorso principale e dei motivi aggiunti possono essere integralmente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso principale e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, in parte li dichiara improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse e in parte li accoglie e, per l’effetto, annulla le graduatorie di ammissione al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2013/2014 nei limiti di cui in motivazione e condanna l’amministrazione a disporre l’immediata immatricolazione dei ricorrenti eventualmente esclusi, in soprannumero, ai fini della frequenza del 1° anno di corso, nella sede indicata dai predetti come prima scelta.

Compensa integralmente tra le parti le spese di lite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2015 con l'intervento dei magistrati:

Italo Riggio, Presidente

Pierina Biancofiore, Consigliere

Ines Simona Immacolata Pisano, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 10/02/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)