Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 16/05/2018

N. 05469/2018 REG.PROV.COLL.

N. 11839/2010 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11839 del 2010, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Fernanda Cherubini, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Luca Maori in Roma, via del Parlamento, 3;

contro

Ministero dell'Interno, U.T.G. - Prefettura di Perugia, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio eletto ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento,

previa sospensione dell’efficacia

del decreto del Ministro dell’Interno n. K.10/130850/R, del 30 luglio 2010, notificato il 30 settembre 2010, con cui è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana,

e, per quanto occorra, della nota ministeriale del 23 aprile 2010 con la quale veniva comunicato il preavviso di diniego.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno e dell’ U.T.G. - Prefettura di Perugia;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 febbraio 2018 la dott.ssa Francesca Romano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Con ricorso notificato il 29 novembre 2010 e depositato il 22 dicembre 2010, il sig. Hafed Hakim ha impugnato il provvedimento del Ministro dell’Interno del 30 luglio 2010, notificato il 30 settembre 2010, con il quale è stata respinta l'istanza di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lettera f), della L. 5 febbraio 1992, n. 51, essendo emersi, dall’attività informativa esperita, elementi attinenti alla sicurezza della Repubblica tali da non rendere opportuna la concessione della cittadinanza.

2. Il ricorso è affidati ai seguenti motivi di diritto:

I. Violazione dell’art. 8, comma 1, l. n. 91/1992, per carenza di motivazione;

II. Violazione dell’art. 8, comma 2, l. n. 91/1992, in quanto il decreto è stato emanato ben oltre il termine perentorio stabilito dalla norma;

III. Violazione dell’art. 3, l. n. 241/1990. Carenza assoluta di motivazione;

IV. Violazione dell’art. 10 bis, l. n. 241/90, per difetto di motivazione del decreto di diniego;

V. Eccesso di potere sotto il profilo del contrasto tra diverse parti del provvedimento e carenza di motivazione;

VI. Violazione dell’art. 6, l. n. 91/1992. Eccesso di potere sotto il profilo della carenza dei presupposti;

VII. Violazione dei principi di imparzialità e buon andamento della p.a. di cui all’art. 97 cost. Carenza di istruttoria sotto il profilo della violazione del principio di partecipazione al procedimento e del diritto all’informazione del destinatario.

3. Il Ministero dell’Interno si è costituito in giudizio resistendo al ricorso.

4. Alla camera di consiglio del 24 febbraio 2011 è stata respinta l’istanza cautelare proposta.

5. All’udienza pubblica del 27 febbraio 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

1. Il ricorso deve essere respinto in quanto infondato.

Il diniego impugnato, infatti, è fondato sulla circostanza secondo cui, dall’attività informativa esperita a carico dell’interessato, è emersa la contiguità del ricorrente a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza della Repubblica.

2. Alla stregua della giurisprudenza della Sezione, deve ritenersi che:

- l’amplissima discrezionalità dell’Amministrazione in questo procedimento si esplica in un potere valutativo che “si traduce in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta” (Cons. St., sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Cons. St., VI, 10 gennaio 2011, n. 52; Cons. St., VI, 26 gennaio 2010, n. 282; Tar Lazio, II quater, 18 aprile 2012, n. 3547);

- “l'interesse pubblico sotteso al provvedimento di concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone, infatti, che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante” (Tar Lazio, II quater, 4 giugno 2013, n. 5565);

- “trattandosi di esercizio di potere discrezionale da parte dell’amministrazione, il sindacato sulla valutazione compiuta dall'Amministrazione, non può che essere di natura estrinseca e formale; non può spingersi, quindi, al di là della verifica della ricorrenza di un sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell'esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole” (Cons. St., VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Tar Lazio, II quater, 19 giugno 2012, n. 5665).

3. Nel caso di specie la contiguità a movimenti che mettono in pericolo la sicurezza nazionale emersa dall’attività informativa esperita indica in primo luogo l’inaffidabilità dell’istante e, inoltre, integra autonomo motivo ostativo al rilascio della cittadinanza italiana, nessun rilievo potendo assumere, in contrario, l’assenza di procedimenti penali, in quanto la verifica dei motivi ostativi alla sicurezza della Repubblica non si riduce all’accertamento dei fatti penalmente rilevanti ma attiene alla prevenzione di eventuali rischi per la sicurezza pubblica.

La motivazione ancorata a tale presupposto risulta adeguata, stante il carattere secretato delle informazioni sottese all’adozione del provvedimento de quo.

Deve quindi ritenersi che l’Amministrazione abbia valutato in maniera procedimentalmente corretta e non manifestamente illogica la complessiva situazione dell’istante, evidenziando la contiguità del ricorrente a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza della Repubblica.

4. Correttamente, poi, il provvedimento è stato preceduto dal preavviso di diniego inviato al ricorrente in data 23 aprile 2010, e ha dato conto delle osservazioni dallo stesso svolte, ritenute non pertinenti alle motivazioni del diniego.

5. Infine, del tutto infondate sono le censure mosse per asserita violazione dell’art. 8, l. n. 91/1992, in quanto la norma richiamata attiene alla diversa fattispecie della concessione della cittadinanza italiana per matrimonio, nonché per violazione del termine per la conclusione del procedimento, di cui all’art. 3, d.p.r. n. 362/1994, che ad ogni modo non può inficiare la legittimità del provvedimento successivamente emesso.

6. In conclusione il ricorso deve essere respinto.

7. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente al pagamento, in favore delle resistenti amministrazioni in solido tra loro, delle spese di lite, che si liquidano in complessivi € 1.000,00 (euro mille/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Germana Panzironi, Presidente

Francesca Petrucciani, Consigliere

Francesca Romano, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Francesca RomanoGermana Panzironi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO



In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.