Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 04/07/2018

N. 04448/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02367/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 2367 del 2017, proposto da
Rinascita di Conte Antonio & C. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, sig. Antonio Conte, rappresentata e difesa dagli avv.ti Vittorio Ambrosino e Vincenzo Grimaldi, con domicilio eletto in Napoli, via Bracco n. 15/a;

contro

Comune di Orta di Atella, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Bettj Mainolfi, con cui elettivamente domicilia presso l’avv. Antonio Alfiero in Napoli, via Toledo n. 205;

per l'annullamento

previa sospensione

a) dell’ordinanza n. 6743 del 21 aprile 2017, successivamente comunicata, con la quale il Dirigente del Settore Attività Produttive del Comune di Orta di Atella ha ordinato alla ricorrente l’immediata “chiusura dell’attività in Orta di Atella alla Via Clanio 45”; b) di ogni altro atto preordinato, connesso, consequenziale, comunque lesivo del diritto della ricorrente, ivi inclusa, per quanto occorrer possa, la nota del Servizio Attività Produttive prot. 7131 del 27 aprile 2017.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Orta di Atella;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 3 luglio 2018 il dott. Francesco Guarracino e uditi per le parti i difensori presenti come specificato nel verbale di udienza;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

La ricorrente impugna l’ordinanza del 21 aprile 2017, n. 6743, con cui il Comune di Orta di Atella, facendo richiamo a quanto già contestatole con l’atto di diffida alla prosecuzione dell’attività del 18 dicembre 2014, prot. 15335, le ha ingiunto l’immediata chiusura dell’esercizio commerciale esercitato in via Clanio n. 45 in relazione alla mancanza del certificato di agibilità dei locali presso i quali l’attività è svolta, da ultimo acclarata con verbale di accertamento del Comando di Polizia Municipale n. 121/17, prot. 852/P.M. del 14 aprile 2017.

Con un primo motivo di doglianza sostiene l’insufficienza a reggere il provvedimento del solo motivo formale della mancanza del certificato di agibilità, in mancanza di ragioni sostanziali di insalubrità, antigienicità o non agibilità dei locali, deducendo in tal senso l’illegittimità del diniego di autorizzazione commerciale motivato esclusivamente da ragioni urbanistico - edilizie, per le quali, nel caso di specie, sarebbe comunque in corso un procedimento di sanatoria. Con un secondo motivo di censura lamenta, altresì, la mancata comunicazione di avvio del procedimento.

Il Comune di Orta di Atella ha resistito in giudizio con memoria difensiva, obiettando che il titolo abilitativo all’esercizio di un’attività commerciale presuppone la regolarità urbanistico-edilizia dei locali interessati e che peraltro, avendo la ricorrente stipulato un atto notarile di cessione di azienda con la società M.R. Group in data 22 giugno 2017 e presentato al Comune una SCIA per la cessazione dell’attività commerciale per cui è causa in data 27 giugno 2017, ciò determinerebbe la cessata materia del contendere tra le parti.

All’esito della discussione svoltasi nella camera di consiglio del 3 luglio 2017, fissata per l’esame della domanda cautelare proposta col ricorso, la causa è stata trattenuta in decisione dando avviso ai difensori della possibilità di definirla immediatamente con sentenza in forma semplificata, sussistendone le condizioni.

Preliminarmente va escluso che le vicende rappresentate dal Comune, che non facendo venir meno l’oggetto del giudizio con piena soddisfazione dell’interesse leso non hanno neppure determinato la cessazione della materia del contendere, abbiano, comunque, prodotto l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza d’interesse alla decisione, che permane attuale proprio in relazione alla conservazione dei valori aziendali oggetto del trasferimento oltre che in una possibile proiezione risarcitoria, tanto che nell’udienza camerale la ricorrente ha espressamente insistito per l’accoglimento delle domande proposte.

Nel merito, il ricorso è infondato.

In via generale, deve osservarsi che, come recentemente ribadito dal giudice di appello in altra controversia concernente il Comune di Orta di Atella, «secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale nel rilascio dell’autorizzazione commerciale occorre tenere presente i presupposti aspetti di conformità urbanistico-edilizia dei locali in cui l’attività commerciale si va a svolgere, con l’ovvia conseguenza che il diniego di esercizio di attività di commercio deve ritenersi senz’altro legittimo ove fondato […] su rappresentate e accertate ragioni di abusività dei locali nei quali l’attività commerciale viene svolta (cfr., tra le altre, Cons. Stato, IV, 14 ottobre 2011 n. 5537 e id., V, 8 maggio 2012, n. 5590). Il legittimo esercizio dell’attività commerciale è pertanto ancorato, non solo in sede di rilascio dei titoli abilitativi, ma anche per la intera sua durata di svolgimento, alla iniziale e perdurante regolarità sotto il profilo urbanistico-edilizio dei locali in cui essa viene posta in essere, con conseguente potere-dovere dell’autorità amministrativa di inibire l'attività commerciale esercitata in locali rispetto ai quali siano stati adottati provvedimenti repressivi che accertano l’abusività delle opere realizzate ed applicano sanzioni che precludono in modo assoluto la prosecuzione di un’attività commerciale (cfr. Cons. Stato, VI, 23 ottobre 2015, n. 4880) [….] Tale conclusione trova del resto riscontro nel d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio) e succ. mod., il cui art. 7, relativo agli esercizi di vicinato, nella parte rimasta in vigore dopo le modifiche e le abrogazioni apportate con il d.lgs. n. 59 del 26 marzo 2010, impone al soggetto interessato il rispetto dei regolamenti edilizi e delle norme urbanistiche, oltre che di quelle relative alle destinazioni d’uso. In ambito regionale, poi, va tenuto presente l’art. 15 della legge della Regione Campania n. 1 del 9 gennaio 2014 e succ. mod. (Nuova disciplina in materia di distribuzione commerciale), che contiene una previsione analoga in riferimento, tra l’altro, all’apertura degli esercizi di vicinato, soggetti alla SCIA» (cfr. C.d.S., sez. V, 29 maggio 2018, n. 3212).

Ancora sul piano generale, va ricordato che al presupposto del rispetto delle norme edilizie ed urbanistiche (oggetto della specifica funzione del titolo edilizio) si aggiunge quello del rispetto delle norme tecniche vigenti in materia di sicurezza, salubrità, igiene, risparmio energetico degli edifici e degli impianti che il certificato di agibilità aveva la funzione di attestare (art. 24 s. d.lgs. 380/01); ed al riguardo la giurisprudenza testé citata (C.d.S., sez. V, n. 3212/18) ha ribadito come «i diversi piani possano convivere sia nella forma fisiologica della conformità dell’edificio ad entrambe le tipologie normative sia in quella patologica di una loro divergenza” (così Cons. Stato, IV, 13 marzo 2014, n. 1220)».

Nel caso in esame, la mancanza del certificato di agibilità dei locali di svolgimento dell’attività risulta già alla base dell’atto di diffida del 18 dicembre 2014, prot. 15335, con il quale l’Ente territoriale ha contestato alla ricorrente il comportamento inerte dalla stessa tenuto ben oltre i termini concessi ai proprietari, a far data dall’approvazione del Piano urbanistico comunale, per regolarizzare la propria posizione amministrativa ed eliminare i vizi ostativi per il proseguimento delle loro attività.

Non consta che, nonostante ciò, da allora la ricorrente abbia provveduto a tanto, dotandosi del certificato di agibilità o di titolo equipollente. Si aggiunga che la stessa non ha fornito alcun inizio di prova di aver in corso altro procedimento finalizzato a regolarizzare l’aspetto in questione, concentrandosi piuttosto sulla tesi, che si è dimostrata infondata, della sostanziale irrilevanza della semplice mancanza del certificato di agibilità.

Constatata la carenza del presupposto, il Comune non avrebbe potuto fare altro che impedire lo svolgimento dell’attività commerciale mediante l’adozione di un provvedimento di natura doverosa e vincolata (cfr., ancora, C.d.S., sez. V, n. 3212/18 cit.), che, perciò, resiste anche alla censura di omessa comunicazione di avvio del procedimento.

Per queste ragioni, in conclusione, il ricorso dev’essere respinto.

La peculiarità della vicenda sostanziale ed i mutamenti d’indirizzo giurisprudenziale puntualmente registrati nei precedenti sopra citati giustificano l’integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe (n. 2367/17), lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 3 luglio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Fabio Donadono, Presidente

Francesco Guarracino, Consigliere, Estensore

Giuseppe Esposito, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Francesco GuarracinoFabio Donadono
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO