Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 12/03/2018

N. 01555/2018REG.PROV.COLL.

N. 07455/2017 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7455 del 2017, proposto da:
Compunet Print S.r.l. in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Giuseppe Spadaro, domiciliato ex art. 25 c.p.a. presso la Segreteria della V Sezione del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro 13;

contro

Comune di Pozzuoli, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Alfonso Cecere, con domicilio eletto presso l’avvocato Michele Alliegro in Roma, via Ovidio n. 32;

nei confronti di

Megasp S.r.l., Open Software S.r.l. non costituite in giudizio;

per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VI n. 4384/2017, resa tra le parti, concernente procedura negoziata per l’affidamento del servizio in outsourcing di gestione delle operazioni materiali afferenti i procedimenti delle sanzioni amministrative del codice della strada compresa la fornitura del software di gestione;


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Pozzuoli;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 1 marzo 2018 il Cons. Raffaele Prosperi e uditi per le parti gli avvocati Spadaro e Cecere;


Vista la determinazione dirigenziale n. 1221 del 15 giugno 2017 con la quale il Comune di Pozzuoli aveva avviato una procedura negoziata senza bando ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettera b) del d. lgs. n. 50/2016 per l’affidamento del “servizio, in outsourcing, di gestione delle operazioni materiali afferenti i procedimenti delle sanzioni amministrative del Codice della strada e leggi complementari compresa la fornitura del software di gestione” avvalendosi dello strumento di negoziazione MePA – Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione mediante richiesta di offerta;

Visto il ricorso proposto dinanzi al Tribunale amministrativo della Campania dalla Compunet Print S.r.l. avverso la propria esclusione dalla procedura disposta dalla stazione appaltante per omessa indicazione dei costi della manodopera nell’offerta economica presentata;

Vista la costituzione in giudizio per resistere del Comune di Pozzuoli, mentre non si sono costituite le controinteressate;

Vista la sentenza n. 4384 del 14 settembre 2017 con la quale il Tribunale amministrativo respingeva il ricorso, ritenuto l’obbligo stabilito con tutta evidenza nella lettera d’invito di indicare separatamente a pena di esclusione, nell’offerta economica, i propri costi della manodopera, coerentemente con l’art.95, comma 10 del d.lgs. n. 50 del 2016 sull’indicazione separata dei costi di manodopera e che detto obbligo non potesse essere integrato ex post attraverso il soccorso istruttorio pena l’alterazione della par condicio tra i partecipanti, trattandosi di elemento sostanziale dell’offerta economica, peraltro in ogni caso in assenza di indicazione anche in questa sede;

Visto l’appello in Consiglio di Stato proposto dalla Compunet Print il 14 ottobre 2017 con il quale si sostiene in primo luogo che la palese divergenza tra legge di gara e modulistica ufficiale sul punto controverso non poteva andare a danno del legittimo affidamento del concorrente, in secondo luogo che la scomposizione del prezzo complessivo offerto è solo un elemento accessorio e non integrabile, in terzo luogo che la sentenza di primo grado non poteva assumere che il prezzo offerto fosse incerto, poiché esso era stato chiaramente specificato e l’eventuale congruità delle sue componenti poteva emergere dal procedimento di verifica dell’anomalia e quindi reiterava i motivi sollevati in primo grado, ivi compresa la domanda di rinvio alla Corte di Giustizia UE, ove si fosse addivenuti ad un’interpretazione di impossibilità formale di correggere la domanda;

Vista la costituzione in giudizio del Comune di Pozzuoli, il quale ha chiesto la conferma della sentenza impugnata e sostenuto l’inammissibilità della riproposizione dei motivi di primo grado;

Ritenuto che la lettera di invito stabiliva che l’offerta economica avrebbe dovuto contemplare a pena di esclusione l’indicazione esplicita in valore numerico dei propri costi di manodopera e degli oneri aziendali di sicurezza a norma dell’art. 95 comma 10 d. lgs. n. 50 del 2016, così come modificato dal d. lgs. n. 57 del 2017 e che tale clausola, ripetitiva della norma di legge, era specificata in carattere grassetto al fine del tutto evidente di richiamare l’attenzione dei concorrenti alla sua applicazione di cui non si può escludere la cogenza;

Considerato quindi che la clausola, esecutiva di una norma di legge anche nelle sue conseguenze espulsive, costituiva un elemento essenziale e non ambiguo dell’offerta economica non rimediabile per il suo carattere con il soccorso istruttorio, andando altrimenti ad incidere sulla par condicio tra i concorrenti e che non poteva sopperire all’omissione l’imperfezione del modulo informatico per l’offerta medesima in quanto carente dell’apposito spazio, anche perché ciò poteva essere oggetto di interlocuzione del singolo concorrente con la stazione appaltante in un momento anteriore alla presentazione delle offerte ed anche perché non è stata dimostrata l’impossibilità di inserire comunque l’indicazione richiesta all’interno di altri spazi, ad esempio proprio quello adibito a contenere l’offerta economica;

Ritenuto che tali considerazioni rendono manifestamente infondata la questione sollevata di contrasto con la normativa UE, trattandosi di adempimento che non pone ostacoli alla concorrenza, tanto che esso non è stato causa di altre esclusioni;

Rilevato dunque che le conclusioni del primo giudice vanno confermate con l’assorbimento di ogni ulteriore motivo o eccezione e che le spese di giudizio possono essere compensate per il presente grado, vista la richiamata discrasia tra contenuto dell’offerta e modulo apposito;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e per l’effetto conferma la sentenza di primo grado.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 1 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:

Francesco Caringella, Presidente

Fabio Franconiero, Consigliere

Raffaele Prosperi, Consigliere, Estensore

Alessandro Maggio, Consigliere

Angela Rotondano, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Raffaele ProsperiFrancesco Caringella
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO