Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 07/11/2017

N. 11077/2017 REG.PROV.COLL.

N. 05770/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5770 del 2017, proposto da:
Agata Taffara, rappresentata e difesa dall'avvocato Alberto Cagliostro, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, largo Montedinove, 5;

contro

Comune di Castelnuovo di Porto, in persona del sindaco p.t., non costituito in giudizio;

per l'accertamento

del mancato riscontro, da intendersi quale silenzio – rifiuto, rispetto alla istanza del 14 marzo 2017, ricevuta in data 24 marzo 2017, avente ad oggetto la richiesta di informazioni circa l'autorizzazione allo scarico di acque reflue relative all'immobile di proprietà della ricorrente;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2017 il dott. Antonio Andolfi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Premesso che, con diffida del 14-24 marzo 2017, l’attuale ricorrente ha chiesto al Comune chiarimenti sulle ragioni per cui la palazzina cui appartiene l’appartamento acquistato dall’interessata non è regolarmente autorizzata allo scarico in pubblica fognatura, come da richiesta numero di protocollo 1890 del 9 febbraio 2011;

Che la ricorrente, con ricorso notificato e depositato il 20 giugno 2017, non essendo pervenuta alcuna risposta, chiede la declaratoria dell’obbligo di provvedere a carico dell’amministrazione resistente, con contestuale nomina di un commissario ad acta che si attivi ove l’inadempimento dovesse persistere rispetto al termine fissato;

Chiede inoltre, ai sensi dell’articolo 31, comma 3 del codice processuale, che il collegio si pronunci sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio, riservandosi ogni azione di ristoro del danno ingiusto subito;

Ritenuto che il termine di conclusione del procedimento di autorizzazione allo scarico, avviato con istanza di parte del 9 febbraio 2011, sia scaduto da un tempo imprecisato, certamente superiore ad un anno, non essendo ammessi nel nostro ordinamento termini per la conclusione di procedimenti amministrativi superiori a 5 anni;

Ritenuto che, ai sensi dell'art. 31, c. 2, D. Lgs. n. 104/2010 (C.P.A.) è inammissibile il ricorso contro l'inerzia di una P.A. che sia stato proposto oltre il termine decadenziale di un anno dalla scadenza del termine per provvedere, atteso che l'azione avverso il silenzio è proponibile finché perdura l'inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento; ne consegue che la relativa tutela giurisdizionale (azione d'adempimento) è circoscritta in un ben definito lasso di tempo e, quindi, decorso tal termine non è più coercibile in via giudiziale l'obbligo della P.A. di concludere il procedimento stesso in modo espresso e motivato (cfr. Cons. di Stato, Sez. IV, 21-04-2017, n. 1868; cfr. anche Cons. Stato, n. 1867/2017);

Ritenuto che, seppure la disciplina normativa che fissa il termine annuale per l'introduzione del giudizio avverso il silenzio ha fatto salva la riproposizione dell'istanza di avvio del procedimento, ma solo "ove ne ricorrano i presupposti", tale inciso vale a chiarire che la possibilità di far decorrere nuovamente il termine per agire avverso il silenzio è strettamente correlata all'ipotesi in cui l'inerzia dell'Amministrazione si manifesti nuovamente e autonomamente sul piano sostanziale, a fronte di una nuova istanza, ossia in presenza di un nuovo e diverso obbligo di provvedere che sia rimasto disatteso; deve, invece, ritenersi che le richieste meramente sollecitatorie, come quella proposta nel caso controverso, non determinando l'insorgere di un nuovo e autonomo obbligo di provvedere in capo all'Amministrazione, non comportino neppure la possibilità di attivare autonomamente il rimedio avverso il silenzio; in tali casi, infatti, l'azione avverso il silenzio, anche quando appare formalmente indirizzata contro l'inerzia dell'Amministrazione avverso la richiesta di conclusione del procedimento, trova la propria “causa petendi” nell'interesse legittimo alla conclusione del procedimento attivato con l'originaria istanza; d'altra parte, ove dovesse ritenersi che qualunque richiesta sollecitatoria o manifestazione d'interesse alla conclusione del procedimento possa comportare una sostanziale "rimessione in termini" per la proposizione dell'azione avverso il silenzio, ne risulterebbe sostanzialmente vanificata la portata delle disposizioni richiamate, le quali hanno invece chiaramente inteso stabilire un preciso termine - peraltro non breve - entro il quale circoscrivere la possibilità di conseguire la condanna dell'Amministrazione a provvedere (T.A.R. Milano, sez. II, 15 ottobre 2015 n. 2186);

Ritenuto, pertanto, inammissibile il ricorso, in quanto presentato oltre la scadenza del termine annuale di decadenza dall’azione avverso il silenzio inadempimento;

Ritenuto di non dover provvedere sulle spese processuali, in difetto di costituzione della controparte;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Nulla per le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2017 con l'intervento dei magistrati:

Elena Stanizzi, Presidente

Antonella Mangia, Consigliere

Antonio Andolfi, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Antonio AndolfiElena Stanizzi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO