Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 26/06/2017

N. 00619/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00168/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 168 del 2017, proposto dalla società cooperativa Pacesalus s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Giuseppe D'Ottavio, Raffaele D'Ottavio, Gabriele D'Ottavio, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, in Reggio Calabria, via Zecca, 7;

contro

il Ministero dell'Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Reggio Calabria, domiciliata in Reggio Calabria, via del Plebiscito, 15;

nei confronti di

la Cooperativa Barano, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;

per l'annullamento

del provvedimento prot. n° 1707/Spaccio Bar/110.49 del 27 febbraio 2017, con cui la Polizia di Stato, XII Reparto Mobile Reggio Calabria, ha comunicato la esclusione della Cooperativa ricorrente dalla procedura di gara indetta in data 16 novembre 2016 per l’affidamento dei Servizi Spaccio/bar e distribuzione automatica di alimenti e bevande all’interno del XII Reparto Mobile della Polizia di Stato.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 maggio 2017 il referendario Angela Fontana e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. Nel presente giudizio è controversa la legittimità del provvedimento con il quale è stata disposta l’esclusione della società ricorrente dalla procedura di affidamento del servizio di spaccio bar e distribuzione automatica di alimenti e bevande all’interno del XII Reparto Mobile della Polizia di Stato, indetta in data 16 novembre 2016.

2. La società ricorrente rappresenta di avere presentato tempestivamente la propria offerta, di aver superato la fase della verifica della documentazione prodotta e, tuttavia, di essere stata esclusa dalla gara nel corso della riunione della commissione del 9 febbraio 2017.

In particolare, la Commissione Giudicatrice poneva a fondamento del provvedimento di esclusione impugnato le risultanze di una informativa cd “atipica” emessa dalla locale Questura, nonché la circostanza che nei confronti della medesima concorrente si era proceduto a revocare precedenti aggiudicazioni per mancanza dei requisiti morali.

La amministrazione si determinava, pertanto, nel senso di non consentire alla società ricorrente la prosecuzione della gara.

3. Avverso il provvedimento di esclusione insorge la società cooperativa Pacesalus con un unico motivo di ricorso nel quale deduce per più versi la violazione dell’art. 3 della L. 241 del 1990 e dell’art. 80 del D. Lgs 50/2016.

In particolare, secondo la prospettiva della ricorrente, il generico richiamo nell’atto impugnato alla responsabilità professionale quale fatto causativo di un precedente recesso non può essere posto a fondamento dell’ulteriore revoca contrattuale per le seguenti ragioni:

- in primo luogo, il recesso dal precedente contratto era avvenuto non per gravi inadempienze dell’appaltatore ma solo a seguito di una manifestazione di volontà della amministrazione che si era riservata la facoltà di recedere dal contratto ad nutum (come specificato dall’art. 28, comma 2, della Convenzione stipulata tra le parti);

- in secondo luogo, non poteva dirsi integrato, nel caso di specie, il presupposto del “grave inadempimento” da parte dell’appaltatore in ragione del fatto che il provvedimento impugnato non conteneva l’enunciazione di fatti e circostanze oggetto di una ponderata valutazione da parte dell’amministrazione ma solo un richiamo per relationem ai presupposti di una precedente revoca;

- in terzo luogo, l’art. 80, comma 5, lettera c) del D.Lgs n°50/2016, richiede, da parte della Stazione appaltante la dimostrazione “….con mezzi adeguati che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità..” e specifica quali fatti debbano considerarsi gravi illeciti indicando, in particolare, “ le significative carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o concessione che ne hanno causato la risoluzione 5 anticipata, non contestata in giudizio, ovvero confermata all’esito di un giudizio, ovvero hanno dato luogo ad una condanna al risarcimento del danno o ad altre sanzioni ; il tentativo di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate ai fini di proprio vantaggio; il fornire, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione ovvero l’omettere le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione….”.

4. Così sintetizzate le censure proposte, ritiene il Collegio che esse non possano essere accolte.

4.1 Il provvedimento impugnato, infatti, si fonda anzitutto sulla circostanza che nei confronti della società Pacesalus è stata emessa una informativa antimafia “atipica” acquisita dalla stazione appaltante in data 7 febbraio 2017 a seguito di richiesta dalla stessa inoltrata alla Divisione Anticrimine della Polizia di Stato in data 21 dicembre 2016.

Nel corso della seduta di gara del 9 febbraio 2017, la commissione, preso atto della esistenza nei confronti della concorrente di un provvedimento interdittivo, ha ritenuto insussistenti i requisiti soggettivi richiesti dall’art. 80 del d.lgs. 50/2016.

La norma evocata prevede, infatti, al comma 2, la esclusione dalle procedure di gara “ la sussistenza, con riferimento ai soggetti indicati al comma 3, di cause di decadenza, di sospensione o di divieto previste dall'articolo 67 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 o di un tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84, comma 4, del medesimo decreto…”.

Nel caso di specie, la circostanza che nei confronti della concorrente fosse stato emesso un provvedimento interdittivo - sia pure nella forma cosiddetta “atipica”- ha legittimato la amministrazione a ritenere che in capo alla impresa non sussistessero i requisiti morali che devono ricorrere per gli operatori economici che intendano in qualsiasi modo conseguire vantaggi dalla pubblica amministrazione.

4.2 Diversamente da quanto ritenuto da parte della ricorrente, il provvedimento di esclusione non si fonda sulla incapacità professionale della concorrente che sarebbe stata stigmatizzata dalla revoca da parte della amministrazione di un precedente contratto, rappresentando tale circostanza l’ulteriore e secondaria motivazione dell’unico provvedimento di esclusione.

La ricorrente ha proposto l’unico motivo di ricorso articolando censure unicamente avverso tale profilo motivazionale.

Nel caso in esame, il provvedimento impugnato è sorretto da una duplice motivazione: quella relativa alla insussistenza dei requisiti morali (rispetto alla quale la ricorrente non ha proposto argomenti di censura) e quella relativa alla esistenza di una precedente revoca contrattuale (rispetto alla quale la ricorrente ha articolato l’unico motivo di ricorso).

4.3 La autonoma portata motivazionale del provvedimento impugnato, nella parte in cui esso fa riferimento alla esistenza nei confronti della concorrente di una interdittiva antimafia quale indice di mancanza dei requisiti morali e, dunque, quale causa di esclusione dalla gara secondo il disposto dell’art. 80, comma 2, del d. Lgs 50/2016, determina la infondatezza del ricorso che, pertanto, va respinto.

5. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione Staccata di Reggio Calabria definitivamente pronunciando sul ricorso n. 168 del 2017, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la ricorrente al pagamento nei confronti della amministrazione statale costituita delle spese del presente giudizio che liquida in euro 1.500,00 (millecinquecento), oltre accessori di legge.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte ricorrente, nonché degli altri soggetti nominativamente individuati nella presente pronunzia, manda alla Segreteria di procedere all'annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini ivi indicati.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 24 maggio 2017 con l'intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente

Filippo Maria Tropiano, Referendario

Angela Fontana, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Angela FontanaRoberto Politi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO