Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 08/05/2018N. 15331/2016 REG.RIC.

N. 05110/2018 REG.PROV.COLL.

N. 15331/2016 REG.RIC.           

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REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 15331 del 2016, proposto da


Il Forum Ambientalista, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Claudio Tamburini, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Alessio Petretti in Roma, via degli Scipioni, 268/A;


contro

Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, presso cui domiciliano ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti

- Q.Thermo S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Giuseppe Caia, Alberto Bianchi e Andrea Fantappie', con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Marco Selvaggi in Roma, via Nomentana, 76;
- CIS S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Andrea Grazzini, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Marco Selvaggi in Roma, via Nomentana, 76;
- Regione Toscana, non costituita in giudizio;

per l'annullamento

del DPCM 10 agosto 2016 “Individuazione delle capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 ottobre 2016 n. 233.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nonché di Q.Thermo Srl e di CIS Srl, con la relativa documentazione;

Viste le memorie difensive;

Visto l'art. 79, co. 1, cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del 28 febbraio 2018 il dott. Ivo Correale e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Rilevato in fatto e considerato in diritto quanto segue;


Rilevato che, con ricorso a questo Tribunale, ritualmente notificato e depositato, l’associazione in epigrafe chiedeva l’annullamento del d.p.c.m. 10 agosto 2016, adottato in esecuzione di quanto indicato nell’art. 35, comma 1, d.l. n. 133/2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 164/2014, avente ad oggetto “Individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati”;

Rilevato che la ricorrente, in sintesi, con quattro motivi di ricorso, lamentava la violazione di varie norme nazionali e comunitarie da parte dell’art. 35 cit. e del correlato dpcm impugnato (artt. 5, 6, Allegato C della Convenzione di Stoccolma, artt. 2 e 32 Cost., Regolamento CE 850/2004, artt. 1 e 4 della Direttiva 2008/98/CE, Direttiva 1999/CE del 26.4.1999), in quanto non risultava un’azione costante per la diminuzione dell’emissione di sostanze inquinanti, già individuabile nel Regolamento n. 850/2004/CE, l’incenerimento era considerato quale esclusiva modalità di trattamento del rifiuto residuo pur essendo incompatibile con i principi generali di protezione dell’ambiente di cui alla Direttiva 2008/98/CE, non era stato considerato che la combustione è la modalità più pericolosa di trattamento dei rifiuti solidi urbani (anche) ai fini dell’avvio in discarica;

Rilevato che si costituivano in giudizio, con atto di mera forma, le Amministrazioni indicate in epigrafe;

Rilevato che si costituivano in giudizio anche le società Q.Thermo Srl e CIS Srl, evidenziando l’inammissibilità e l’infondatezza del ricorso;

Rilevato che le parti private, in prossimità della trattazione di merito, depositavano memorie a ulteriore illustrazione delle proprie tesi;

Rilevato che, alla pubblica udienza del 28 febbraio 2018, la causa era trattenuta in decisione;

Considerato che le doglianze della ricorrente si incentrano sul contenuto dell’impugnato dpcm, a sua volta attuativo dell’art. 35, comma 1, d.l. n. 133/14 cit.;

Considerato che con ordinanza 24.4.2018, n. 4574, pronunciata in diverso giudizio di contenuto analogo - in decisione alla medesima udienza pubblica - questa Sezione ha disposto la rimessione alla Corte di Giustizia UE di questione pregiudiziale, ai sensi dell’art. 267 TFUE, vertente proprio sulla compatibilità con la normativa dell’Unione e sull’interpretazione alla luce dei principi comunitari vigenti del su richiamato art. 35 e, quindi, dell’impugnato (anche in quella sede) dpcm, anche sotto il profilo del mancato rispetto dei principi di tutela ambientale, come lamentato in questa sede;

Considerato, a tale proposito, che la questione pregiudiziale richiamata è quindi rilevante ai fini del presente contenzioso per decidere sulle censure in esso prospettate;

Considerato che nel caso di specie il Collegio, come in altre occasioni, ritiene di potersi avvalere dell’istituto della sospensione c.d. “impropria” del processo, ai sensi dell’art. 79, comma 1, c.p.a. (TAR Lazio, Sez. I, ord. 3.2.16, n. 1512);

Considerato, infatti, che la giurisprudenza amministrativa ha chiarito che l'ampiezza del rinvio operato dall'art. 79, comma 1, c.p.a. alla sospensione del processo come disciplinata dal codice di procedura civile comporta l'applicabilità nel processo amministrativo dell'intera gamma delle disposizioni che governano la materia, dunque non solo dell'art. 295 c.p.c. (Cons. Stato, Sez. V, 16.2.15, n. 806; 8.8.13, n. 4169 e ord. 12.6.13, n. 3240);

Considerato che, ai fini della decisione dell’odierno giudizio, il Collegio ritiene che non si possa prescindere dalla preventiva risoluzione del dubbio di compatibilità comunitaria dell’art. 35 cit. sotto i diversi profili prospettati, come evidenziati nel caso analogo a quello in esame, nella ricordata specifica ordinanza n. 4574/2018 del 24.4.2018, alla cui motivazione si fa rinvio;

Considerato, quindi, che, anche per ragioni di economia processuale (in tal senso: Cons. Stato, Sez. V, ord. 3.8.15, n. 3836 e TAR Puglia, BA, Sez. I, 13.1.16, n. 14), il Collegio ritiene opportuno procedere alla sospensione del giudizio, in attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia sulla questione “de qua”, in considerazione del suo carattere pregiudiziale in questa sede, anziché investire nuovamente di identica questione la predetta Corte (sulla sospensione cd. “impropria”, cfr., “mutatis mutandis”, Cons. Stato, A.P. ord. 15 ottobre 2014, n. 28);

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), non definitivamente decidendo sul ricorso in epigrafe, sospende il giudizio, ai sensi dell’art. 79, comma 1, c.p.a., in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia sull’ordinanza di questa Sezione n. 4574/2018 del 24.4.2018.

Manda alla Segreteria per gli adempimenti e le comunicazioni di rito.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 28 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Carmine Volpe, Presidente

Ivo Correale, Consigliere, Estensore

Roberta Cicchese, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Ivo CorrealeCarmine Volpe
 
 
 

IL SEGRETARIO