Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 03/04/2018

N. 02055/2018REG.PROV.COLL.

N. 07656/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7656 del 2017, proposto dai signori
Fortunata Aceto, Emanuela Albanese, Stefania Angelini, Francesco Anguria, Alessandra Barbuzza, Claudia Bernardini, Mariuccia Bonanni, Grazia Maria Cafari, Flavia Caon, Alessandra Castrogiovanni, Sandra Ceccarelli, Francesca Ceglia, Rosalba Cignitti, Maria Pia Coluzzi, Tiziana Comi, Roberta Conte, Adalgisa Cornacchia, Daniela Cortis, Anna Laura Cosentino, Veronica D'Angelo, Filomena D'Anto', Alessia De Angelis, Pia De Luca, Maria Antonietta De Vincenzi, Lucia Del Busso, Simona Di Carmine, Caterina Di Lisa, Laura Di Vico, Maria Grazia Dizione, Vita Errico, Rossella Forgione, Paola Franculli, Annarita Gioia, Patrizia Graziosi, Ilaria Iacoella, Antonia Lagana', Silvia Landi, Marinella Longetti, Silvia Mercuri, Anna Maria Meucci, Denise Piersanti, Patrizia Spagnoli e Filomena Terracciano, rappresentati e difesi dall'avvocato Giancarlo Caracuzzo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via di Villa Pepoli, n. 4;

contro

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e l’Ufficio Scolastico Regionale Lazio - Ufficio Scolastico Regione Lazio - Uff X Ambito Territoriale per la Provincia di Roma, in persona del rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

nei confronti

La signora Alessia De Angelis, non costituita in giudizio;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sez. III bis, n. 8982/2017, resa tra le parti.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio delle Amministrazioni appellate;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 1° marzo 2018 il Cons. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti l’avvocato Caracuzzo e l’avvocato dello Stato de Nuntis;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. È appellata la sentenza del T.A.R. Lazio, Roma, sez. III bis, n. 8982/2017, di reiezione del ricorso collettivo proposto – in riassunzione a seguito della sentenza del Tribunale di Roma, sez. Lavoro, n. 6214/16 – avverso il silenzio serbato dall’amministrazione sull’istanza volta “ad ottenere l'inserimento in GAE negato dal MIUR a seguito del mancato riconoscimento del diploma magistrale conseguito l’a.s. 2001/02 cosi come previsto dal D.M. 235/14 annullato, in parte dal Consiglio di Stato sentenza definitiva n. 01973/15.

2. Il T.A.R., sebbene abbia preliminarmente dato atto che il ricorso presentasse profili d’irricevibilità per mancata impugnazione degli atti lesivi nel termine di decadenza e d’inammissibilità per mancata impugnazione del d.m. 235/2014, ha respinto nel merito il gravame, richiamando l’orientamento giurisprudenziale del Tribunale.

3. Appellano la sentenza i ricorrenti. Resiste il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca.

4. Alla Camera di consiglio del 1° marzo 2018 la causa, su richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione.

5. A fondamento del motivo unico d’appello, gli appellanti, diplomati magistrali con titolo conseguito entro l'a.s. 2001-2002 – ritenuto dal Consiglio di Stato con la sentenza della VI Sezione n. 1973 del 16 aprile 2016 titolo abilitante – deducono che avrebbero titolo all’inserimento nella III fascia della graduatoria ad esaurimento o in una eventuale graduatoria aggiuntiva a quella di III fascia.

Essi danno atto di avere impugnato il D.M. n. 495 del 22 giugno 2016 (recante criteri per l’aggiornamento delle GAE del personale docente valevoli per il triennio 2014/2017 – operazioni di carattere annuale), nella parte in cui non ha previsto la possibilità di inserimento nella III fascia della graduatoria ad esaurimento.

6. L’appello è infondato.

6.1 Le questioni giuridiche dedotte in giudizio sono state definite dal Consiglio di Stato, con la sentenza dell’Adunanza plenaria n. 11 del 2017, che ha affermato principi – da intendere qui richiamati - in applicazione dei quali risulta infondata la pretesa degli appellanti.

6.2 In particolare, sotto il profilo processuale, l’Adunanza plenaria, in una fattispecie analoga a quella in esame, ha concluso per la tardività sia delle domande di inserimento – formulate in sede amministrativa - sia dei ricorsi, perché gli interessati avrebbero potuto percepire l’illegittimità del mancato inserimento ben prima del 2013.

Contrariamente a quanto dedotto dagli appellanti, la “conoscenza” non è sorta dal momento in cui la questione è giunta in sede giurisdizionale, ossia quando nel 2013/2014 è stata accertata l’illegittimità del mancato inserimento dei diplomati magistrali ante 2000/2001 (avvenuta in esito alla emissione del parere del Consiglio di Stato in occasione del ricorso straordinario che ha portato anche alla correzione in sede amministrativa della valutazione di questo diploma tramite l’emissione di apposito decreto del Ministero in materia di graduatorie di Istituto).

Pertanto, il primo atto lesivo non è affatto il decreto ministeriale n. 235 del 2014: per l’Adunanza Plenaria la piena conoscenza “per proporre impugnazione andrebbe, semmai, individuato (anche a voler prescindere dalla preclusione comunque derivante dalla mancata tempestiva presentazione della domanda di inserimento) nella pubblicazione del d.m. 16 marzo 2007, con il quale, in attuazione dell’art. 1, comma 605, l. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), veniva disposto aggiornamento delle graduatorie permanenti, che la stessa legge finanziaria per il 2007 aveva “chiuso” con il dichiarato fine di portarle ad esaurimento. poiché il d.m. 16 marzo 2007 è l’ultimo provvedimento di integrazione ed aggiornamento delle GAE prima che esse fossero definitivamente chiuse, per espressa disposizione di legge, a nuovi accessi”.

6.3 In aggiunta, sul piano sostanziale, con la stessa pronuncia si è negata la qualificazione del diploma magistrale come “titolo abilitante”, su cui si è basata la pretesa fatta valere in giudizio dagli appellanti.

7. Conclusivamente l’appello deve essere respinto.

8. La controvertibilità delle questioni dedotte in giudizio, risolta con la sentenza del Consiglio di Stato, Ad. plen. n. 11 del 2017, giustifica la compensazione delle spese di lite del secondo grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello n. 7656 del 1016, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese del secondo grado di giudizio compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 1° marzo 2018, con l'intervento dei magistrati:

Luigi Maruotti, Presidente

Francesco Mele, Consigliere

Oreste Mario Caputo, Consigliere, Estensore

Dario Simeoli, Consigliere

Francesco Gambato Spisani, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Oreste Mario CaputoLuigi Maruotti
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO