Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 05/11/2018

N. 02480/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00142/2015 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 142 del 2015, proposto da
- Unione delle Comunità Islamiche Varesine, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Luca Bauccio ed elettivamente domiciliata presso lo studio dello stesso in Milano, Via Maffei n. 1;

contro

- il Comune di Varese, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Giuseppe Franco Ferrari ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello stesso in Milano, Via Larga n. 23;

per l’annullamento

- del Piano di Governo del Territorio del Comune di Varese, approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 27 del 12 giugno 2014 e pubblicato sul B.U.R.L. Serie Avvisi e Concorsi n. 45 del 5 novembre 2014;

- del rigetto delle osservazioni presentate dalla ricorrente, respinte con la citata delibera consiliare del 12 giugno 2014;

- della delibera del Consiglio comunale n. 67 del 21 dicembre 2013 di adozione del P.G.T. del Comune di Varese;

- nonché di ogni altro atto della procedura, antecedente, conseguente o connesso.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Varese;

Visti tutti gli atti della causa;

Designato relatore il consigliere Antonio De Vita;

Uditi, all’udienza pubblica del 9 ottobre 2018, i difensori delle parti, come specificato nel verbale;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso notificato in data 30 dicembre 2014 e depositato il 21 gennaio successivo, l’Unione delle Comunità Islamiche Varesine ha impugnato il Piano di Governo del Territorio del Comune di Varese, approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 27 del 12 giugno 2014.

L’Unione ricorrente, quale Associazione religiosa islamica attiva nel Comune di Varese, dove assume di avere una stabile e diffusa presenza, in seguito all’adozione del P.G.T., avvenuta con la deliberazione consiliare n. 67 del 21 dicembre 2013, ha presentato una osservazione con cui ha evidenziato l’assoluta carenza di previsioni relativamente ad aree o attrezzature di interesse religioso da destinarsi ai culti acattolici, e in particolare al culto islamico, avuto riguardo alla diffusa presenza sul territorio di fedeli osservanti la predetta fede religiosa. Siffatta osservazione è stata respinta dal Comune sul presupposto che “il piano non distingue le aree e gli edifici religiosi in relazione a specifiche confessioni religiose, ma si limita ad individuare aree ed edifici idonei ad ospitare luoghi di culto; le zone individuate a funzioni religiose sono oltre 70”; quindi, è stato approvato in via definitiva il P.G.T.

Assumendo l’illegittimità, in parte qua, del predetto Piano, l’Unione ricorrente lo ha impugnato, eccependo, in primo luogo, la violazione e falsa applicazione degli artt. 9, comma 2, 70, 71 e 72 della legge regionale n. 12 del 2005, il difetto assoluto di istruttoria e di apprezzamento circa l’esistenza di realtà sociali espressione di religioni diverse dalla cattolica, in particolare della religione islamica e delle rispettive esigenze in termini di libertà religiosa, e il falso presupposto di fatto.

Inoltre, sono stati eccepiti la violazione degli artt. 8 e 19 della Costituzione, anche in relazione all’art. 9 C.E.D.U, nonché degli artt. 70, 71 e 72 della legge regionale n. 12 del 2005, l’eccesso di potere sotto il profilo della insufficienza e della manifesta irragionevolezza della motivazione dell’impugnata delibera nella parte in cui ha rigettato l’osservazione presentata dalla ricorrente e lo sviamento.

Si è costituito in giudizio il Comune di Varese, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

In prossimità dell’udienza di trattazione del merito della controversia, la difesa del Comune di Varese ha depositato memorie e documentazione a sostegno della propria posizione; in particolare, dopo aver evidenziato che il Comune di Varese all’inizio dell’anno 2018 ha avviato il procedimento per la redazione del Piano delle attrezzature religiose – cui ha preso parte anche l’Unione ricorrente, attraverso la presentazione di proposte, ancora al vaglio dell’Amministrazione procedente – ha altresì eccepito, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso per difetto di legittimazione della ricorrente, trattandosi di associazione aconfessionale e non religiosa, il cui numero di affiliati non risulterebbe affatto noto.

Alla pubblica udienza del 9 ottobre 2018 – dopo che il Collegio ha eccepito l’improcedibilità del ricorso sia in ragione dell’entrata in vigore della legge regionale n. 2 del 2015, la quale ha imposto la previa approvazione di un Piano delle attrezzature religiose al fine di poter installare nuovi edifici di culto, sia in relazione all’avvio del procedimento di approvazione del suddetto Piano da parte del Comune, cui la ricorrente ha preso parte – su conforme richiesta dei difensori delle parti, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Il ricorso è improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

2. Con il ricorso oggetto del presente giudizio l’Associazione ricorrente ha chiesto l’annullamento del P.G.T. di Varese nella parte in cui ha omesso di individuare un’area da destinare alla realizzazione di attrezzature religiose in relazione al culto islamico, nonostante ciò fosse stato espressamente richiesto in sede di partecipazione al procedimento di redazione del Piano.

Successivamente alla proposizione del ricorso, ossia il 6 febbraio 2015, è entrata in vigore la legge regionale n. 2 del 3 febbraio 2015 (sottoposta anche al vaglio di legittimità costituzionale con la sentenza della Corte costituzionale n. 63 del 2016), che ha subordinato l’installazione di nuove infrastrutture religiose alla previa approvazione del Piano delle attrezzature religiose: difatti, l’art. 72, comma 2, della legge regionale n. 12 del 2005, come modificato dalla legge regionale n. 2 del 2015, dispone che “l’installazione di nuove attrezzature religiose presuppone il piano [delle attrezzature religiose]; senza il suddetto piano non può essere installata nessuna nuova attrezzatura religiosa da confessioni di cui all’articolo 70”. Pertanto, in mancanza di un tale Piano, alcuna nuova attrezzatura religiosa può essere autorizzata e installata (sulla necessità di una previa adozione del Piano delle attrezzature religiose per poter installare un nuovo edificio di culto, oggetto di ulteriori giudizi di costituzionalità, cfr. T.A.R. Lombardia, Milano, II, 3 agosto 2018, n. 1939, e 8 ottobre 2018, n. 2227).

In relazione al disposto della novella recata dalla legge regionale n. 2 del 2015, il Comune di Varese, nel mese di gennaio 2018, ha avviato il procedimento per la redazione del Piano delle attrezzature religiose (all. 13-14 del Comune), cui anche l’Associazione ricorrente ha preso parte attiva, formulando le proprie proposte (all. 15 del Comune); il predetto procedimento allo stato non risulta ancora concluso.

Quanto evidenziato in precedenza determina una carenza di interesse alla decisione del merito del ricorso proposto nella presente sede, atteso che la sua eventuale fondatezza non arrecherebbe alcun vantaggio alla ricorrente, considerata la necessità, allo stato, della previa adozione del Piano delle attrezzature religiose per poter installare un nuovo edificio di culto, scaturente dalla legge regionale n. 2 del 2015, e dalla circostanza che il procedimento di formazione del predetto Piano delle attrezzature religiose è stato avviato dal Comune; ne consegue che l’interesse della ricorrente – che ha preso parte al ridetto procedimento – si appunterà necessariamente sull’atto conclusivo della procedura di pianificazione, che potrebbe anche risultare pienamente satisfattivo delle pretese già azionate nel presente giudizio e, laddove non lo fosse, comunque richiederebbe l’impugnazione dello stesso in sede giurisdizionale.

3. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

4. Le spese di giudizio, in relazione al complessivo andamento della controversia, possono essere compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, dichiara improcedibile il ricorso indicato in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del 9 ottobre 2018 con l’intervento dei magistrati:

Italo Caso, Presidente

Alberto Di Mario, Consigliere

Antonio De Vita, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Antonio De VitaItalo Caso
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO