Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 19/10/2017

N. 10523/2017 REG.PROV.COLL.

N. 01913/2009 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1913 del 2009, proposto da:
Soc. il Comparone Srl, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Claudio Coppacchioli, Michele Damiani, Antonella Fellini, con domicilio eletto presso lo studio Michele Damiani in Roma, via Mordini, 14;

contro

Comune di Roma, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Angelo Delfini, Rosalda Rocchi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Rosalda Rocchi in Roma, Avvocatura Comune di Roma;

per l'annullamento

del provvedimento recante ordine di rimozione occupazione abusiva di suolo pubblico in via Piscinula, 42 e ripristino dello stato dei luoghi.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Roma Capitale;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 ottobre 2017 il cons. Giuseppe Rotondo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in esame, la società “Il Comparone” a r.l. impugna la D.D. n. 2567 del 14/10/2008 con la quale il Direttore del Municipio Roma Centro Storico, a seguito dell’accertamento eseguito dalla Polizia Municipale con rapporto amministrativo prot. 18480 del 28/1/2008, in cui si rilevava l’occupazione del suolo pubblico in Piazza in Piscinula n. 42 “per una superficie di mq 55,20 con tavoli, sedie e pannellature con fioriere, senza essere in possesso di concessione comunale”, ha ordinato alla società istante il ripristino dei luoghi mediante rimozione del materiale non autorizzato.

Nel gravarsi avverso la suddetta determinazione, parte ricorrente deduce eccesso di potere, carenza di motivazione, contraddittorietà, errore sui presupposti di fatto e di diritto, violazione di legge e incompetenza.

Il provvedimento impugnato è ritenuto illegittimo in quanto la motivazione risulterebbe generica, carente e contraddittoria laddove non tiene in nessun conto la domanda di integrazione della concessione o.s.p. avanzata dalla ricorrente in data 3 agosto 2006, prot. CA/63992, sulla quale l’amministrazione avrebbe espresso parere favorevole.

L’istante sarebbe rimasta in attesa del rilascio del relativo titolo, che l’amministrazione era tenuta ad emanare nel termine di trenta giorni ai sensi dell’art. 4 della deliberazione di C.,C. n. 119 del 2005 (Regolamento Cosap).

Decorso tale termine, essa ha proceduto alla occupazione del suolo pubblico per fronteggiare gli oneri di esercizio.

Alla data di proposizione dell’odierno ricorso, conclude la ricorrente, il Municipio non ha perfezionato il procedimento, né col rilascio del titolo né con un formale atto di diniego e, anziché provvedere al rilascio de titolo, ha proceduto alla notifica dell’impugnato provvedimento.

Si è costituita Roma Capitale, che ha depositato documenti e memoria difensiva con la quale, dopo avere ricostruito la vicenda in punto di fatto, chiede il rigetto del gravame.

Con ordinanza n. 1378/2009 è stata respinta l’istanza cautelare di sospensione del provvedimento impugnato.

In prossimità dell’udienza di merito, le parti hanno depositato memorie difensive, conclusiva e di replica.

All’udienza del 3 ottobre 2017, al causa è stata trattenuta per la decisione.

L’occupazione di che trattasi riguarda Piazza in Piscinula n. 42 ed è per oggetto diversa dalla medesima occupazione di suolo pubblico che la ricorrente ha contestato separatamente, in un ricorso connesso, R.G. n. 2816/2007, relativo alla occupazione dinanzi ai civici 45-46-47, pur afferendo complessivamente alla medesima attività commerciale.

Nella vicenda de qua la Polizia Municipale, con rapporto amministrativo del 28/1/2008, a seguito di accertamento eseguito il 13/12/2007, aveva rilevato l’occupazione di suolo pubblico da parte della ricorrente per mq 55,20 in assenza della prescritta concessione. Nel rapporto, la polizia specificava che con riguardo al civico 42 sussisteva una concessione di o.s.p. rilasciata il 5/7/1993 intestata a Graziosi Fabio per attività di somministrazione trasferita in via della Pelliccia 12: trasferimento che l’amministrazione riferisce esserle stato comunicato il 21/11/2007.

Dalla documentazione versata in atti e dalle allegazioni di parti, è stato possibile ricostruire i seguenti fatti:

-per Piazza in Piscinula n. 42, era stata rilasciata nell’anno 1993 a Graziosi Fabio una concessione o.s.p. per mq 55,50;

-detta concessione costituiva pertinenza dell’esercizio di somministrazione alimenti e bevande assentito con autorizzazione amministrativa volturata, con la D.D. n. 241 del 9/2/2006, a nome della società “Il Comparone” (titolare, Graziano Severino);

-in data 8/11/2007, Graziosi Fabio comunicava all’amministrazione la reintestazione dell’autorizzazione per disdetta del contratto d’affitto d’azienda e la sospensione dell’attività per un anno;

-in data 20/11/2007, il sig. Zhu Shenghua, legale rappresentante della società MiYabi 2 srl, comunicava il subingresso nell’autorizzazione per cessione d’azienda rilasciata a Graziosi Fabio, e la sospensione dell’attività;

-il sig. Zhu, in data 21/11/2007, presentava domanda di trasferimento dell’esercizio commerciale da Piazza in Piscinula n. 42 a via della Pelliccia n. 12;

-l’amministrazione concedeva il nulla osta al trasferimento in data 14/1/2008;

-in Piazza in Piscinula nn. 43-45-46-47 svolgeva attività di somministrazione la signora Perilli Francesca;

-in data 22/2/2007, Graziosi Fabio comunicava al Comune, per conto della società “Il Comparone”, di essere subentrato per atto di successione nell’attività di somministrazione condotta dalla signora Perilli Francesca;

-in data 8/11/2007, i sigg. Graziosi Angelo, Ferdinando e Fabio, quali eredi di Perilli Francesca, comunicavano l’ampliamento dell’esercizio di somministrazione già esistente ai civici 43-45-46-47 “per annessione al civico n. 42”;

-in data 30/11/2007, la Polizia Municipale accertava l’esercizio abusivo di attività di somministrazione nel locale di Piazza in Piscinula n. 42, siccome “non comunicante con il ristorante e accessibile al pubblico … non utilizzabile dagli avventori”;

-l’interessata si impegnava a rimuovere il bancone gelateria che ostruiva il passaggio interno tra i locali;

-in data 3 /8/2006, la società ricorrente presentava per il locale di Piazza in Piscinula n. 42 una richiesta di spostamento di osp con modifica parziale degli arredi;

-l’amministrazione riscontrava l’istanza in data 4/4/2007 invitando la ricorrente ad escludere dal progetto la “tenda autoportante” ed a rimuovere la “tenda a rullo”;

in data 14/12/2007, la Polizia Municipale rilevava che la licenza d somministrazione relativa al civico 42 era stata oggetto di cessione d’azienda e contestuale trasferimento di sede in via della Pelliccia n. 12, e accertava l’occupazione abusiva di suolo pubblico;

-in data 274/2008, l’amministrazione invitava la ricorrente a presentare nuovi progetti con lumi conformi a quelli di cui al regolamento Cosap;

-la ricorrente presentava gli elaborati in data 5/8/2008;

-in data 16/9/2008, l’amministrazione comunicava alla ricorrente l’archiviazione della domanda di concessione del 3/8/2006;

-il successivo 14/10/2008, il Municipio ordinava la riduzione in pristino (oggetto di gravame).

La prima considerazione che il Collegio trae dalla ricostruzione dei fatti, è che parte ricorrente non si è onerata di impugnare, né a suo tempo né ora, l’atto di diniego di concessione o.s.p. recato dalla comunicazione di archiviazione della domanda di concessione 3/8/2006.

E’ evidente che tale omissione (recte, acquiescenza) dovrebbe privare di concreto interesse ad agire il gravame oggi proposto avverso l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi, trattandosi di atto meramente conseguenziale a quello presupposto, col quale l’amministrazione aveva definitivamente regolato, a quella data, i rapporti inter partes.

Il ricorso, invero, palesa profili anche di improcedibilità.

Ed invero, l’intimata Amministrazione, come da essa dichiarato nella memoria difensiva, ha poi rilasciato la concessione richiesta il 3/8/2006, con D.D. n. 1499 del 19/8/2009 per l’occupazione di suolo pubblico dinanzi ai civici n. 42 e 43 per una superficie di mq 58,50.

Tuttavia, parte ricorrente nelle memorie conclusive ha insistito per l’annullamento degli atti per cui il Collegio, pur ravvisando un motivo sia di inammissibilità sia di improcedibilità, reputa comunque utile pronunciarsi nel merito.

Il ricorso è infondato.

La società ricorrente censura l’impugnato provvedimento muovendo dal presupposto che l’occupazione di suolo pubblico da essa posta in essere sia stata autorizzata ai precedenti titolari dell’azienda (poi trasferitale) e che l’occupazione posta in essere, in conformità alla istanza del 2006, deve ritenersi legittimata per effetto dell’inerzia serbata dall’amministrazione oltre il termine di scadenza previsto per la conclusione del procedimento concessorio.

I rilievi non sono persuasivi.

La questione controversa si incentra sull’accertamento circa l’esistenza o meno di un valido ed efficace titolo in capo alla ricorrente che la legittimi, alla data di adozione dell’impugnato provvedimento, all’occupazione del suolo pubblico nella misura, entità e consistenza contestatale dall’intimata Amministrazione.

Ebbene, questo titolo manca del tutto.

L’unico provvedimento autorizzativo rivenuto in atti risale al 9/7/1993, con il quale il comune di Roma rilasciò al sig. Graziosi Fabio l’assenso ad occupare il suolo pubblico in Piazza in Piscinula n. 42-43 per mq 58,50.

In tale documento si attesta che la “concessione è valida fino al 31/12/1993”.

Si tratta, dunque, di una concessione temporanea, non soggetta a rinnovo automatico, per la quale ad ogni modo parte ricorrente neppure ha comprovato di avere effettuato i relativi pagamenti, alla scadenza di efficacia del titolo, quale condicio iuris per ottenerne il rinnovo.

Come si evince per tabulas dal contenuto dei richiamato provvedimento, l’occupazione di suolo pubblico dinanzi all’esercizio di somministrazione della sig. Perilli, avuto riguardo al civico 42, ha perso dunque di validità e di efficacia a far data dal 31/12/1993.

Parte ricorrente, dunque, non può ritenersi legittimata alla occupazione de qua per effetto del mero subingresso nell’attività di somministrazione.

Il titolo di concessione o.s.p. era, infatti, già giunto a scadenza di validità ed efficacia allorquando, nel 2006, sono state poste in essere le operazioni voltura e cessione d’azienda; ragion per cui, essa sarebbe potuta subentrare in un rapporto ormai estinto, né la dante causa avrebbe potuto trasferirle un “diritto” ormai fuoriuscito dalla propria disponibilità giuridica (nemo plus iuris ad alium transferre potest quam ipse habet).

La ricorrente riferisce di essersi comunque attivata per conseguire una nuova concessione di suolo pubblico nel 2006.

La circostanza risulta in atti (v. documenti allegati alla produzione di controparte).

Sennonché, dalla versata documentazione si evince che tale richiesta è stata presentata allorquando era ormai in vigore l’art. 7 del Regolamento Cosap, approvato con deliberazione di C.C. n. 119 del 2005, e soprattutto l’art. 3 in forza del quale per ottenere la concessione di suolo pubblico occorreva seguire un preciso iter amministrativo, mediante previa acquisizione di determinati pareri e rilascio di apposito provvedimento di assenso, senza il quale l’occupazione sarebbe stata illecita ed illegittima.

Ad ogni modo, va osservato che neppure detta istanza aveva sortito esito positivo alla data di adozione del provvedimento di ripristino.

Ed invero: la ricorrente presentò la domanda nel mese di agosto del 2006; la Conferenza di servizi, tenutasi in data 20/3/2007, espresse “parere favorevole a condizione che vengano presentati nuovi progetti con esclusione della tenda autoportante …”; la società venne invitata a “provvedere alla integrazione dell’istanza entro il termine di trenta giorni …”; l’invito le fu reiterato con nota n. 80846 del 5/11/2007; la ricorrente, senza attendere l’esito procedimentale, occupò (rectius, continuò ad occupare) il suolo pubblico.

La D.D. n. 2567 del 14/10/2008 si regge, dunque, su congruenti presupposti di fatto: la carenza obiettiva di titolo legittimante l’occupazione di suolo pubblico alla data della divisata diffida.

Infondata s’appalesa anche la tesi del silenzio assenso.

La Sezione, con consolidato indirizzo interpretativo, confermato anche dal giudice d’appello, ha costantemente affermato che la concessione di suolo pubblico all’interno del centro storico, ove sono coinvolti interessi culturali-monumentali-archeologici ed in cui è maggiormente avvertita la necessità di salvaguardare l’ambiente inteso in senso lato ed il suo contesto storico ed urbano, non è suscettibile, ai sensi degli artt. 16, 17 e 20 della legge n. 241 del 1990, di essere assunta per silenzio-assenso.

Per quanto sin qui argomentato, il ricorso in esame è infondato e va, pertanto, respinto.

Le spese processuali, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la società ricorrente al pagamento delle spese processuali che si liquidano in euro 1.500,00 oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 3 ottobre 2017 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Rotondo, Presidente FF, Estensore

Mariangela Caminiti, Consigliere

Salvatore Gatto Costantino, Consigliere

 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Giuseppe Rotondo
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO