Giustizia Amministrativa

N. 02996/2012 REG.RIC.

N. 02486/2013 REG.PROV.COLL.

N. 02996/2012 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2996 del 2012, proposto da:
ASSOCIAZIONE ZAMZAM ONLUS, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avv. Luca Bauccio, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Milano, Via Maffei n. 1;

contro

COMUNE DI SANT'ANGELO LODIGIANO, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Adriano Pilia, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Milano, Viale Bianca Maria n. 10;

per l'annullamento

dell'ordinanza n. 93/2012 del 26 settembre 2012 del Dirigente del Comune di Sant’Angelo Lodigiano, nonché di ogni altro atto della procedura, anche non noto, antecedente, conseguente e connesso;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Sant’Angelo Lodigiano;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 ottobre 2013 il dott. Stefano Celeste Cozzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. L’Associazione ZamZam Onlus, odierna ricorrente, è un’associazione avente la finalità di promuovere attività sociali e culturali nei confronti della comunità araba presente sul territorio del Comune di Sant’Angelo Lodigiano.

2. In data 1 giugno 2012, la stessa ha presentato al predetto Comune una comunicazione di inizio attività libera per la realizzazione di un intervento edilizio presso la sua sede. In particolare i lavori riguardavano: la di creazione di tramezzature interne; la sostituzione delle porte; l’imbiancatura delle pareti.

3. Con provvedimento del 26 settembre 2012, il Comune di Sant’Angelo Lodigiano ha ordinato la rimessione in pristino dei locali, sostenendo che tramite le suindicate lavorazioni la sede dell’Associazione sarebbe stata trasformata in luogo di culto, realizzandosi in tal modo un mutamento di destinazione d’uso dell’edificio in assenza del prescritto titolo edilizio.

4. Avverso tale provvedimento è diretto il ricorso in esame.

5. Si è costituito in giudizio, per resistere al gravame, il Comune di Sant’Angelo Lodigiano.

6. La Sezione, con ordinanza n. 31 dell’11 gennaio 2013, ha accolto l’istanza cautelare.

7. In prossimità dell’udienza di discussione del merito, le parti hanno depositato memorie insistendo nelle loro conclusioni.

8. Tenutasi la pubblica udienza in data 10 ottobre 2013, la causa è stata trattenuta in decisione.

9. Ritiene il Collegio che il ricorso sia fondato essendo meritevoli di accoglimento il secondo, il terzo ed il quarto motivo, aventi carattere assorbente, con i quali la ricorrente lamenta che: a) l’Amministrazione avrebbe condotto un’istruttoria non adeguata dando rilievo alle risultanze, peraltro tutt’altro che decisive, di un unico verbale di sopralluogo; b) non vi sarebbe corrispondenza fra la natura delle opere eseguite e la destinazione funzionale che, secondo il Comune, sarebbe stata impressa ai locali a seguito della realizzazione delle prime.

10. In proposito osserva quanto segue.

11. L’art. 3 bis della l.r. 11 marzo 2005 n. 12 stabilisce che “i mutamenti di destinazione d’uso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto e luoghi destinati a centri sociali, sono assoggettati a permesso di costruire”.

12. Questa Sezione ha chiarito che la ratio della norma è quella di garantire il controllo dei mutamenti di destinazione d’uso suscettibili, per l’afflusso di persone o di utenti, di creare centri di aggregazione (chiese, moschee, centri sociali, ecc.) aventi come destinazione principale o esclusiva l’esercizio del culto religioso o altre attività con riflessi di rilevante impatto urbanistico, che richiedono la verifica delle dotazioni di attrezzature pubbliche rapportate a dette destinazioni (cfr. TAR Lombardia Milano, sez. II, 25 ottobre 2010 n. 7050).

13. Essendo questa la sua ratio, affinché la disposizione possa dirsi effettivamente violata è necessario che sia adeguatamente dimostrato che l’edificio costituisca, in ragione delle funzioni che gli sono state impresse in assenza di titolo edilizio, un forte centro di aggregazione umana presso il quale si riunisce, a fini religiosi o sociali, un elevato numero di persone.

14. Non è invece sufficiente, come ha chiarito la succitata sentenza, l’occasionale riscontro della presenza di persone raccolte in preghiera, non potendosi qualificare, ai predetti fini, “luogo di culto” un centro culturale o altro luogo di riunione nel quale si svolgano, privatamente e saltuariamente, preghiere religiose; tanto più ove si consideri che - come questo Tribunale ha avuto modo di statuire in una fattispecie similare - non rileva, di norma, ai fini urbanistici l’uso di fatto dell’immobile in relazione alle molteplici attività umane che il titolare è libero di esplicare (cfr. TAR Milano, sez. II, 17 settembre 2009 n. 4665) .

15. Nel caso concreto l’accertamento della ritenuta modifica di destinazione d’uso si fonda sulle risultanze di un unico sopralluogo (effettuato in data 20 settembre 2012) nel corso del quale si è riscontrata: a) la presenza di scaffalature aperte utilizzate come deposito di scarpe; b) la presenza di tappeti; c) la presenza di due persone inginocchiate verso est.

16. Ritiene il Collegio che tali elementi siano insufficienti per suffragare la conclusione secondo la quale l’immobile di cui è causa sarebbe stato trasformato in luogo di culto: come si è visto affinché tale destinazione funzionale possa dirsi effettivamente impressa è necessario verificare che l’edificio costituisca un forte centro di aggregazione umana; e la presenza di due sole persone (seppur presumibilmente dedite alla preghiera) non dimostra di certo la sussistenza di questo requisito.

17. Né risulta decisivo a contrario il documento depositato dall’Amministrazione resistente a ridosso dell’udienza di discussione del merito, nel quale è riportato un elenco di luoghi (uno dei quali costituito dall’edificio oggetto del provvedimento impugnato) che vengono definiti dalla Questura di Lodi “luoghi di culto islamici”.

18. L’accertamento compiuto dalla Questura ha invero finalità del tutto diverse rispetto a quello che si compie a fini urbanistici: il primo è volto ad assicurare il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica che, in teoria, potrebbero essere minacciati anche da aggregazioni saltuarie e non particolarmente significative quanto a numero di persone (si noti che il documento in esame consiste in un ordine di servizio diretto a garantire controlli in occasione della celebrazione del “Ramadan”); il secondo è invece volto ad accertare che la destinazione funzionale impressa agli edifici non determini un impatto urbanistico incompatibile con la quantità di dotazioni di attrezzature pubbliche presenti sul territorio; accertamento, questo, che presuppone il riscontro di aggregazioni umane non saltuarie e significative sotto il profilo numerico.

19. Il Comune di Sant’Angelo Lodigiano non può pertanto abdicare alle proprie funzioni affidandosi agli accertamenti compiuti dall’autorità di pubblica sicurezza, ma deve effettuare autonomi riscontri che dimostrino la sussistenza dei requisiti sopra indicati.

20. Nelle memorie difensive l’Amministrazione deduce poi che, anche ammettendo che l’immobile oggetto del provvedimento impugnato sia effettivamente destinato a sede dell’associazione ricorrente, dovrebbe comunque rilevarsi la illiceità di tale destinazione, posto che nell’area in cui esso è collocato (Zona D2 del PRG) sono ammesse solo le seguenti destinazioni d’uso: industriale, artigianale, magazzini e depositi.

21. Questa argomentazione, svolta unicamente in sede difensiva, è, peraltro, del tutto in conferente, in quanto il provvedimento impugnato non affronta per nulla tale questione fondandosi, come detto, esclusivamente sulla ritenuta destinazione dell’edificio a funzioni di culto in assenza di apposito titolo edilizio.

22. Per queste ragioni i motivi in esame sono fondati e il ricorso deve essere accolto.

23. La particolarità della vicenda fattuale induce il Collegio a disporre la compensazione, fra le parti, delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate, fermo a carico della parte soccombente l’onere di rimborso del contributo unificato, ai sensi dell’art. 13, comma 6 bis, del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 10 ottobre 2013 con l'intervento dei magistrati:

Angelo De Zotti, Presidente

Stefano Celeste Cozzi, Primo Referendario, Estensore

Concetta Plantamura, Primo Referendario

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 08/11/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)