Giustizia Amministrativa

N. 00917/2012 REG.RIC.

N. 00732/2013 REG.PROV.COLL.

N. 00917/2012 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

Lecce - Sezione Seconda

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 917 del 2012, proposto da:
Consiglio Carlo, in qualità di Presidente della LAC - Lega per l'Abolizione della Caccia e Coppola Valentina, in qualità di Presidente dell’associazione Earth, rappresentati e difesi dall'avv. Massimo Rizzato, con domicilio eletto presso l’avv. Giandomenico Daniele in Lecce, via M. Bernardini, 2;

contro

Comune di Massafra, n.c.;

per l'annullamento

dell'ordinanza sindacale n. 50 del 12 aprile 2012 emessa dal Sindaco del Comune di Massafra (TA), nella sola parte in cui vieta ai proprietari/conduttori di cani di poter accedere con i loro animali nelle aree verdi e giardini pubblici del territorio comunale urbano (doc.2).


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Vista l’ordinanza cautelare n. 436 del 12 luglio 2012;

Visto il decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato n. 62 del 31 luglio 2012;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 dicembre 2012 la dott.ssa Simona De Mattia e udito l'avv. G. Daniele, in sostituzione dell'avv. M. Rizzato, per i ricorrenti;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:


FATTO e DIRITTO

I. Le associazioni ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza del sindaco del Comune di Massafra indicata in epigrafe nella sola parte in cui vieta ai proprietari ed accompagnatori di cani l’accesso, con i propri animali, alle aree verdi ed ai giardini pubblici del territorio comunale, adottata al fine di evitare che le deiezioni canine imbrattassero le aree in questione.

Le ricorrenti, dopo aver premesso di essere legittimate ad agire in relazione agli obiettivi perseguiti dai rispettivi statuti, hanno lamentato l’illegittimità del provvedimento impugnato per carenza dei presupposti per l’adozione delle ordinanze contingibili ed urgenti, per violazione dell’art. 50, comma 5, del d.lgs. n. 267/2000, per violazione degli artt. 13 e 16 della Costituzione e per eccesso di potere per irragionevolezza.

Nessuno si è costituito per l’Amministrazione comunale intimata.

Alla pubblica udienza del 19 dicembre 2012 la causa, sulle conclusioni di parte ricorrente, è stata trattenuta per la decisione.

II. Il ricorso è fondato e va accolto.

a. In primo luogo, va affermata la legittimazione ad agire delle associazioni ricorrenti poiché, in relazione agli obiettivi perseguiti ed alle finalità dei rispettivi statuti, le stesse sono portatrici di un interesse concreto all’annullamento dell’atto impugnato, traendo da esso un’utilità diretta.

In particolare, la LAC è una onlus riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente in base a quanto dispone la legge n. 349/1986; trattasi di un’associazione di protezione ambientale che rientra nella categoria delle associazioni di cui all’art. 13 della legge appena citata, secondo cui “tali associazioni possono ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l'annullamento di atti illegittimi ai sensi dell'art. 18, comma 5, L. 349/1986”. A ciò aggiungasi che l’art. 2 dello statuto della LAC stabilisce che lo scopo dell’associazione è quello di “promuovere l'abolizione della caccia, la difesa della fauna, il riconoscimento dei diritti soggettivi di tutti gli animali” e che, a tal fine, l’associazione “attua o favorisce tutte le iniziative giuridiche, politiche, culturali...idonee”.

Non può dubitarsi, quindi, che la LAC sia legittimata e abbia interesse alla impugnazione del provvedimento in epigrafe, essendo la stessa titolare di un interesse specifico alla salvaguardia dei diritti degli animali ed alla integrità del patrimonio faunistico ed ambientale (sulla legittimazione a ricorrere della LAC vedi TAR Veneto, sez. III, 16 novembre 2010, n. 6045 e TAR Puglia -Bari, sez. II, sent. n. 432/2009).

Per ragioni analoghe a quelle sopra evidenziate, deve intendersi legittimata ad agire l’associazione Earth, la cui finalità è quella di “ tutelare con ogni mezzo legittimo, ivi compreso il ricorso allo strumento giudiziario, la salvaguardia del patrimonio faunistico e ambientale con particolare riguardo alla biodiversità” e tali finalità sono perseguite, tra l’altro, attraverso “la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, del patrimonio storico, artistico e naturale” e “la promozione del riconoscimento dei diritti soggettivi di tutti gli animali” (cfr. art. 2 dello Statuto).

b. Ciò premesso, nel merito si osserva che il provvedimento impugnato, nella parte in cui impone il divieto assoluto di introdurre cani ed altri animali, anche se custoditi, nelle aree verdi attrezzate e destinate a giardini pubblici o a giochi per bambini, è illegittimo per le ragioni già evidenziate in sede cautelare.

Ed invero, prescindendo da ogni valutazione in ordine alla sussistenza, nel caso in esame, dei presupposti per l’emanazione di un’ordinanza contingibile ed urgente ex art. 50, comma 5, TUEL (accertata situazione di emergenza sanitaria che impone l’urgente necessità di provvedere con immediatezza), l’atto adottato dal sindaco del Comune di Massafra, nella parte oggetto di gravame, risulta eccessivamente limitativo della libertà di circolazione delle persone ed è comunque posto in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, atteso che lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica può essere adeguatamente soddisfatto mediante l’imposizione, agli accompagnatori di cani, dell’obbligo di rimuovere le eventuali deiezioni con le palette predisposte all’uso e di riporle, opportunamente chiuse in appositi sacchetti, nei cestini portarifiuti, anche eventualmente organizzando adeguate forme di controllo a che tali comportamenti vengano effettivamente osservati.

Per tali motivi il ricorso va accolto e, conseguentemente, va annullata l’ordinanza impugnata nella sola parte in cui vieta ai proprietari ed accompagnatori di cani l’accesso, con i propri animali, alle aree verdi ed ai giardini pubblici del territorio comunale.

III. Le spese del giudizio vanno dichiarate irripetibili tenuto conto della peculiarità della questione trattata.

Ai sensi dell’art. 82 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, si liquida il compenso spettante al difensore delle associazioni ricorrenti ammesse al patrocinio a spese dello Stato, per la fase cautelare e di merito del presente giudizio, in complessivi € 1.400,00 (millequattrocento/00), oltre C.P.A. e I.V.A. come per legge, ordinandone il pagamento a carico dell’Erario.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla, in parte qua, il provvedimento impugnato.

Spese irripetibili.

Ai sensi dell’art. 82 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, liquida il compenso spettante al difensore delle ricorrenti per la fase cautelare e di merito del presente giudizio, in complessivi € 1.400,00 (millequattrocento/00), oltre C.P.A. e I.V.A. come per legge, ordinandone il pagamento a carico dell’Erario.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:

Luigi Costantini, Presidente

Enrico d'Arpe, Consigliere

Simona De Mattia, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 
 
 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 28/03/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)