Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 24/05/2018

N. 05775/2018 REG.PROV.COLL.

N. 06706/2013 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6706 del 2013, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Marco Grispo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Otranto, 12;

contro

Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

del provvedimento di rigetto dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana ex art. 9 co. 1 lett. f) l. n. 91/92 (k10/0272234).


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 aprile 2018 la dott.ssa Francesca Petrucciani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe -OMISSIS- ha impugnato il provvedimento del Ministro dell’Interno del 17.1.2013, notificato il 26.4.2013, con il quale è stata respinta l'istanza di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lettera f), della L. 5 febbraio 1992, n. 51, a causa della contiguità del ricorrente a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza della Repubblica.

A sostegno del ricorso sono state formulate le censure di violazione di legge per difetto di istruttoria e di motivazione.

Il Ministero dell’Interno si è costituito in giudizio resistendo al ricorso.

Alla camera di consiglio del 28.8.2013 è stata respinta l’istanza cautelare, difettando il requisito della gravità ed irreparabilità del pregiudizio.

All’udienza pubblica del 10 aprile 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Il ricorso deve essere respinto in quanto infondato.

Il diniego impugnato, infatti, è fondato sulla circostanza secondo cui, dall’attività informativa esperita a carico dell’interessato, è emersa la contiguità del ricorrente a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza della Repubblica.

Alla stregua della giurisprudenza della Sezione, deve ritenersi che l’amplissima discrezionalità dell’Amministrazione in questo procedimento si esplica in un potere valutativo che “si traduce in un apprezzamento di opportunità circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, sulla base di un complesso di circostanze, atte a dimostrare l'integrazione del soggetto interessato nel tessuto sociale, sotto il profilo delle condizioni lavorative, economiche, familiari e di irreprensibilità della condotta” (TAR Lazio, Sezione I ter, sentenze nn. 158/2017, 1784/2016; Consiglio di Stato, sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; n. 52 del 10 gennaio 2011; n. 282 del 26 gennaio 2010; Tar Lazio, sez. II quater, n. 3547 del 18 aprile 2012).

L'interesse pubblico sotteso al provvedimento di concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone, infatti, che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante (Tar Lazio, Sez. II quater, n. 5565 del 4 giugno 2013).

Trattandosi di esercizio di potere discrezionale da parte dell’amministrazione, il sindacato sulla valutazione compiuta dall'Amministrazione, non può che essere di natura estrinseca e formale; non può spingersi, quindi, al di là della verifica della ricorrenza di un sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell'esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole (Cons. Stato, Sez. VI, 9 novembre 2011, n. 5913; Tar Lazio, Sez. II quater, n. 5665 del 19 giugno 2012).

Nel caso di specie la contiguità a movimenti che mettono in pericolo la sicurezza nazionale emersa dall’attività informativa esperita indica in primo luogo l’inaffidabilità dell’istante e, inoltre, integra autonomo motivo ostativo al rilascio della cittadinanza italiana, nessun rilievo potendo assumere, in contrario, l’assenza di procedimenti penali, in quanto la verifica dei motivi ostativi alla sicurezza della Repubblica non si riduce all’accertamento dei fatti penalmente rilevanti ma attiene alla prevenzione di eventuali rischi per la sicurezza pubblica.

La motivazione ancorata a tale presupposto risulta adeguata, stante il carattere secretato delle informazioni sottese all’adozione del provvedimento de quo.

Deve quindi ritenersi che l’Amministrazione abbia valutato in maniera procedimentalmente corretta e non manifestamente illogica la complessiva situazione dell’istante, evidenziando la contiguità del ricorrente a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza della Repubblica.

In conclusione il ricorso deve essere respinto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge;

condanna il ricorrente alla rifusione in favore dell’Amministrazione resistente delle spese di lite, che si liquidano in complessivi euro 1.000,00 oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:

Germana Panzironi, Presidente

Rita Tricarico, Consigliere

Francesca Petrucciani, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Francesca PetruccianiGermana Panzironi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO



In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.