Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 02/05/2018

N. 01166/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02532/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2532 del 2016, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Marco Passoni, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, piazza Sant'Agostino 24;

contro

Ministero dell'Interno, in persona del Ministro legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, presso i cui uffici domicilia in Milano, via Freguglia, 1;

per l'annullamento

- del provvedimento della Questura di Milano, Ufficio Immigrazione, datato 28.07.2016, e notificato in pari data, avente ad oggetto l’irricevibilità dell'istanza di permesso di soggiorno spedita tramite kit postale in data 23/02/2016 (assicurata n. 061428723372) dal cittadino Diane Moussa, nato il 08/11/1997 in Senegal, irregolarmente presente sul territorio nazionale;

- di ogni altro atto connesso.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 marzo 2018 il dott. Fabrizio Fornataro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1) Con provvedimento datato 28.07.2016, la Questura di Milano dichiarava l’irricevibilità dell’istanza di permesso di soggiorno, spedita tramite kit postale in data 23/02/2016, da -OMISSIS- rilevando, testualmente, che lo straniero “nonostante sia stato affidato allo zio, nominato tutore dal Tribunale Ordinarlo di Monza in data 06.07.2015, presentava richiesta di rilascio di un permesso di soggiorno solo in data 23.02.2016, ovvero quando era ormai maggiorenne”

2) Con più censure, da trattare congiuntamente perché strettamente connesse sul piano logico e giuridico, il ricorrente lamenta la violazione delle garanzie partecipative, nonché l’insussistenza dei presupposti di adozione del provvedimento gravato.

Le censure sono fondate.

Invero:

- il provvedimento impugnato non è stato preceduto né dalla comunicazione di avvio del procedimento, né dalla comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, ma non indica le ragioni sottese a tale omissione, ragioni neppure ravvisabili in base agli istruttori, atteso che da questi ultimi non trapela alcuna urgenza di provvedere, tale da precludere le comunicazioni funzionali alla partecipazione procedimentale dell’interessato;

- del resto, la violazione non è meramente formale, in quanto il ricorrente in sede processuale ha dedotto elementi di fatto e argomenti giuridici che, se tempestivamente vagliati dall’amministrazione, avrebbero potuto condurre ad una diversa determinazione circa la sussistenza dei presupposti per il suo soggiorno in Italia;

- quanto all’insussistenza dei presupposti sottesi al provvedimento impugnato, va ribadito quanto già messo in luce dal Tribunale con l’ordinanza n. 397/2017, depositata in data 23 marzo 2017, che ha accolto la domanda cautelare presentata da -OMISSIS-;

- invero, ai sensi dell’art. 32 del d.lgs. n. 286/98, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro nell’ipotesi di minore sottoposto a tutela, non è necessario ottenere in via preventiva il permesso di soggiorno per minore età, ma è indispensabile solo il parere del Comitato per i minori stranieri, che costituisce requisito endoprocedimentale facente capo all'Amministrazione procedente e non anche requisito di formalità posto a carico dell'istante (cfr., fra le tante, T.A.R. Bologna, sez. I, 3 febbraio 2016, n. 147; T.A.R. Lazio, sez. II, 4 gennaio 2016, n. 26);

- nel caso di specie, pertanto, la circostanza che il ricorrente, pur sottoposto a tutela con provvedimento giurisdizionale durante la minore età, abbia chiesto il permesso di soggiorno solo da maggiorenne non integra, di per sé, né una ragione di irricevibilità dell’istanza stessa, né un motivo ostativo al suo accoglimento, contrariamente a quanto sostenuto nel provvedimento gravato;

- proprio in ragione di ciò, il Tribunale, con la citata ordinanza cautelare, aveva disposto il riesame della fattispecie da parte dell’amministrazione, ma dalla documentazione prodotta in giudizio non risulta che l’amministrazione vi abbia provveduto.

Tanto basta per ritenere fondate le censure proposte.

3) In definitiva, il ricorso è fondato e deve essere accolto.

La circostanza che il ricorrente sia stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato conduce alla compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato, indicato in epigrafe.

Compensa tra le parti le spese di lite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 7 marzo 2018 con l'intervento dei magistrati:

Angelo De Zotti, Presidente

Mauro Gatti, Consigliere

Fabrizio Fornataro, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Fabrizio FornataroAngelo De Zotti
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO



In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.