Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 12/06/2017

N. 02803/2017REG.PROV.COLL.

N. 04148/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4148 del 2016, proposto dalla GST Italia S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Aristide Police e Philip Laroma Jezzi, con domicilio eletto presso lo studio Studio Legale Studio Clifford Chance in Roma, via di Villa Sacchetti, 11

contro

Regione Toscana, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Lucia Bora e Nicola Gentini, con domicilio eletto presso lo studio Marcello Cecchetti in Roma, piazza Barberini, 12

nei confronti di

Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Ministero dello Sviluppo Economico, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12
Sviluppo Toscana S.p.a., Erredue S.p.a. non costituiti in giudizio

per la riforma della sentenza del T.A.R. della Toscana, Sezione II, n. 298/2016


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Regione Toscana, del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e del Ministero dello Sviluppo Economico;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 aprile 2017 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti l’avvocato Franceschetti per delega dell’avvocato Laroma Jezzi, l’avvocato Cecchetti per delega dell’avvocato Bora e l’avvocato dello Stato Marchini;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue


FATTO

Con l’impugnata sentenza n. 298/2016 il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana ha rigettato il ricorso promosso dalla società G.S.T. Italia S.p.a. (d’ora innanzi, anche solo “GST”) avverso gli atti con cui è stata disposta l’esclusione della stessa dall’assegnazione di fondi pubblici stanziati per i programmi di finanziamento e sostegno della ricerca industriale promossi dalla Regione Toscana.

Al fine della migliore comprensione delle ragioni dedotte nell’atto di appello e negli scritti difensivi, appare necessaria una breve, seppur compiuta, ricostruzione in fatto della vicenda in esame.

Nel contesto del Programma Attuativo Regionale del Fondo Aree Sottoutilizzate 2007/2013 (“PAR FAS 2007/2013”), la Regione Toscana - Direzione Generale Competitività del Sistema Regionale e Sviluppo delle Competenze, con decreto dirigenziale 2 ottobre 2014, n. 4421, ha pubblicato il “Bando per il finanziamento di progetti di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati congiuntamente da imprese e organismi di ricerca in materia di nuove tecnologie del settore energetico, fotonica, ICT, robotica e altre tecnologie abilitanti connesse”.

A tale scopo, in attuazione della DGR 14 luglio 2014, n. 587, veniva prevista la concessione di agevolazioni sotto forma di contributi in conto capitale e credito agevolato per una dotazione complessiva di euro 51.140.000,00.

In particolare, per ciò che qui interessa, la società GST (in costituenda Associazione Temporanea di Scopo (ATS) con l’Università degli Studi di Firenze ed Enegan S.p.a.) in data 22 gennaio 2015 presentava apposita domanda di ammissione al suddetto Bando al fine di ottenere la concessione di un contributo economico pari ad euro 943.113,56 per la realizzazione di un progetto di ricerca relativo ai settori di proprio interesse.

Una volta ricevute le domande di partecipazione dei concorrenti ed espletata la fase istruttoria, la Regione Toscana, con decreto dirigenziale 5 giugno 2015, n. 2508, approvava l’elenco dei progetti ammessi, di quelli ammessi con riserva ed infine dei non ammessi alla valutazione della Commissione Tecnica di Valutazione per la loro approvazione. Tra i non ammessi compariva quello presentato dalla società GST.

L’inammissibilità della proposta progettuale de qua era sorretta, ad avviso della Regione Toscana, dalla violazione delle prescrizioni contenute nel Bando e, più precisamente, dell’art 7.1, nella parte in cui, nello stabilire i requisiti di ammissibilità, disponeva che l’impresa partecipante, alla data di presentazione della domanda, dovesse essere in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori (DURC) o essere in possesso della certificazione attestante la sussistenza e l’importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti della Regione Toscana di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte del medesimo soggetto.

Difatti, con riferimento alla domanda di ammissione di GST, veniva riscontrato a carico della società un debito contributivo pari a euro 30.000,00, non ritenendo altresì ammissibili ai suddetti fini i crediti allegati dalla stessa GST per importi superiori, poiché vantati nei confronti di Amministrazioni diverse dalla Regione Toscana, così come invece era stabilito dal Bando.

Lamentando l’illegittimità della propria esclusione, con ricorso notificato in data 10 luglio 2015, la società GST adiva il T.A.R. della Toscana chiedendo l’annullamento in parte qua del decreto n. 2508/2015, nonché, come atto presupposto, del Bando nella parte in cui, all’art. 7, tra i requisiti di ammissibilità limitava la validità delle certificazioni circa la sussistenza di crediti certi, liquidi ed esigibili a quelli vantati nei confronti della sola Regione Toscana.

All’esito del giudizio, il giudice di prime cure, con l’epigrafata sentenza 23 febbraio 2016, n. 298, ha rigettato il ricorso e ha condannato la ricorrente alla rifusione delle spese processuali.

Avverso la suddetta statuizione reiettiva, ha proposto appello la GST, chiedendone la riforma e, conseguentemente, l’annullamento dei provvedimenti impugnati con il ricorso introduttivo.

Il gravame è affidato a quattro motivi di censura:

a) Con il primo motivo di appello si sostiene l’erroneità della sentenza del T.A.R. nella parte in cui si è accolta l’interpretazione fornita dall’Amministrazione resistente circa la portata applicativa dell’art. 7.1.1. del Bando. La contestazione trae fondamento da una diversa interpretazione fornita dalla GST e tendente ad equiparare ai crediti certificati nei confronti della Regione Toscana tutti i crediti certificati nei confronti di altre pubbliche Amministrazioni. Diversamente opinando, ad avviso della società appellante, si violerebbero, tra gli altri, i principi di libera concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione, sfavorendo indebitamente chi dispone di crediti certificati vantati nei confronti di Enti pubblici diversi dalla Regione Toscana;

b) Con il secondo motivo si lamenta un error in iudicando da parte del Giudice di prime cure per aver questi ritenuto che non spettasse alla Regione Toscana, a fronte di un DURC negativo, procedere alla verifica dell’esistenza di eventuali crediti da utilizzare “in compensazione” del debito contributivo. Il TAR, viceversa, disattendendo le argomentazioni proposte da parte ricorrente, ha affermato che era onere dell’impresa attivarsi presso l’INAIL e l’INPS per ottenere il rilascio di un DURC che attestasse la regolarità contributiva, e cioè il possesso del requisito richiesto, alla data di presentazione della domanda. Il motivo di appello, infine, critica la sentenza gravata per non aver riconosciuto la sostanziale equivalenza, ai fini della regolarità contributiva, tra il soggetto in possesso del DURC e il soggetto in possesso di una certificazione attestante una o più posizioni creditorie nei confronti di una qualsiasi pubblica Amministrazione;

c) Con il terzo motivo, ciò premesso, l’odierna appellante lamenta che il T.A.R. Toscana non abbia tenuto in debito conto la circostanza che GST, in data 23 marzo 2015, avesse ottenuto il rilascio di un DURC positivo attestante l’avvenuta regolarizzazione del debito che le era stato contestato dalla Regione e in forza del quale era stata esclusa dalla procedura. In particolare, il giudice di prime cure avrebbe errato nel non riconoscere che il DURC prodotto dalla società appellante fosse idoneo a sanare l’irregolarità contributiva precedentemente rilevata dalla Regione;

d) Con il quarto ed ultimo motivo di appello si asserisce l’omesso esame da parte del giudice di primo grado delle censure mosse con il secondo motivo del ricorso originario avente ad oggetto il denunciato vizio di eccesso di potere e violazione di legge per mancata motivazione del provvedimento di esclusione impugnato.

Si è ritualmente costituita in giudizio la Regione Toscana con apposita memoria chiedendo la reiezione dell’appello e la conseguente conferma della sentenza impugnata.

La causa, sentiti i difensori delle parti, è stata trattenuta in decisione nell’udienza pubblica del 13 aprile 2017.

DIRITTO

1. Giunge alla decisione del Collegio il ricorso in appello proposto da una società attiva nel settore dei sistemi per la gestione, la protezione e la difesa del territorio (la quale aveva partecipato alla procedura indetta dalla Regione Toscana per l’erogazione di benefici a fondo perduto in ambito PAR-FAS) avverso la sentenza del T.A.R. della Toscana con cui è stato respinto il ricorso avverso il provvedimento con cui la Regione l’ha esclusa dalla procedura per un debito contributivo (non adeguatamente compensato con crediti nei confronti della Regione).

2. Il primo e il secondo motivo di appello sono infondati.

Con il primo motivo (più analiticamente descritto in narrativa) l’appellante lamenta che erroneamente gli Uffici regionali (e in seguito il T.A.R.) avrebbero fornito un’interpretazione del tutto illegittima delle pertinenti disposizioni della lex specialis di gara, in tal modo pervenendo a una conseguenza (quella dell’esclusione dalla procedura) contrastante con generali principi di matrice eurounitaria e nazionale.

Con il secondo motivo l’appellante lamenta che i primi Giudici abbiano erroneamente riconosciuto rilievo dirimente ai fini del decidere all’esistenza di un DURC negativo alla data ultima per la presentazione della domanda di partecipazione alla procedura e non abbiano invece valorizzato gli elementi che consentivano di dedurre aliunde la regolarità contributiva (la quale emergeva, in particolare, dai crediti vantati nei confronti di Enti diversi dalla Regione Toscana – e non indicati in sede di domanda -).

2.1. Si osserva al riguardo che le disposizioni del Bando inditivo della procedura risultavano inequivoche nel sancire l’esclusione degli operatori che versassero nella medesima situazione dell’odierna appellante la quale, pertanto, avrebbe avuto l’onere di procedere all’immediata impugnativa di tali clausole (dalla portata inevitabilmente escludente), la cui lesività era immediatamente percepibile sin dalla pubblicazione del bando.

2.2. Non può del resto trovare accoglimento la tesi dell’appellante secondo cui le richiamate disposizioni della lex specialis si sarebbero prestate a differenti interpretazioni per ciò che riguarda la situazione dell’operatore che vantasse crediti certificati nei confronti di amministrazioni pubbliche diverse dalla Regione Toscana.

Al contrario, la portata inequivoca delle richiamate prescrizioni conduceva a risultati ermeneutici del tutto univoci, sì da precludere – alla luce di generali princìpi – il ricorso a criteri interpretativi diversi da quello letterale (così come il criterio sistematico o quello dell’interpretazione conforme, nella presente sede invocati dall’appellante).

In particolare, l’articolo 7.1, punto 1 del Bando inditivo della procedura stabiliva che alla data di presentazione della domanda l’operatore “[dovesse essere] in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori (DURC) o [sia] in possesso della certificazione che attesti la sussistenza e l’importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti della Regione Toscana di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte del medesimo soggetto”.

Ora, è pacifico in atti che l’appellante non fosse in possesso di alcuno dei (due) necessari requisiti di ammissione prescritti in via alternativa dalla lex specialis della procedura, in quanto: i) alla data della presentazione della domanda (di un giorno anteriore al termine ultimo a tal fine previsto) era gravata da insoluti contributivi per complessivi 30mila euro; ii) alla medesima data non era in possesso di una certificazione che attestasse la sussistenza e l’importo “di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti della Regione Toscana di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati” (mentre vantava ulteriori e diversi crediti nei confronti di amministrazioni pubbliche diverse dalla Regione).

Al riguardo ci si limita ad osservare che nessuna delle possibili opzioni interpretative connesse alla disposizione appena richiamata consentiva di ammettere alla procedura l’operatore che vantasse crediti certificati nei confronti di amministrazioni diverse dalla regione Toscana.

Ne consegue che, in disparte i profili di (possibile) fondatezza dell’impugnativa, l’appellante ha tardivamente agito per lamentare l’illegittimità di una clausola la cui valenza escludente e la cui lesività le erano immediatamente chiare e percepibili sin dal momento della pubblicazione del bando.

2.3. Non possono quindi trovare ingresso nel presente giudizio (in quanto tardivamente proposti) i motivi fondati sulle violazioni che la lex specialis avrebbe prodotto in relazione ai principi generali principi di matrice eurounitaria e nazionale in tema di partecipazione alle procedure comparative finalizzate all’attribuzione di benefìci economici.

3. Si osserva sotto altro profilo che non può essere condivisa la tesi dell’appellante la quale invoca nella presente sede l’irrilevanza del mancato possesso della regolarità contributiva alla data del 23 gennaio 2015, nonché una sorta di equiparazione ex officio dei crediti vantati nei confronti di enti diversi dalla Regione Toscana a quelli vantati nei confronti di tale Regione (gli unici ammessi dalla lex specialis della procedura).

Il motivo non può trovare accoglimento, dovendo nel caso in esame trovare applicazione i principi enunciati dalla giurisprudenza di questo Consiglio in ordine alla questione della mancata allegazione, nelle gare di appalto, di elementi volti a dimostrare l’esistenza di crediti certificati nei confronti di amministrazioni pubbliche ai sensi e per gli effetti dell’articolo 9, comma 3-bis del decreto-legge n. 185 del 2008, nonché ai sensi dell’articolo 13-bis, comma 5 del decreto-legge n. 52 del 2012.

Va premesso al riguardo che i principi giurisprudenziali enunciati in tema di pubbliche gare possono trovare applicazione anche nel caso che qui ricorre, stante l’identità di ratio che caratterizza i due ambiti in esame.

In particolare, i richiamati principi risultano rilevanti in relazione al caso (che qui ricorre) di una procedura comparativa finalizzata all’attribuzione di provvidenze economiche, nell’ambito della quale le risorse disponibili ed impegnabili erano destinate ad essere attribuite ai beneficiari nei limiti delle assegnazioni di ciascuna delle due graduatorie previste dalla legge di gara.

Al riguardo la giurisprudenza di questo Consiglio (Sez. V, sent. 23 novembre 2016, n. 4906) ha chiarito:

- che il comma 5 dell’articolo 13-bis del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52 ammette che il DURC sia rilasciato anche in presenza di una certificazione, rilasciata ai sensi dell'articolo 9, comma 3-bis del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 il quale attesti la sussistenza e l'importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto;

- che il richiamato articolo 13-bis demanda a un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, la disciplina delle relative modalità di attuazione;

- che le disposizioni attuative sono state adottate con il decreto ministeriale 13 marzo 2013 il cui articolo 2 stabilisce che “gli enti tenuti al rilascio del DURC, su richiesta del soggetto titolare dei crediti certificati di cui al comma 1 dell'art. 1 che non abbia provveduto al versamento dei contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi nei termini previsti, emettono il predetto documento con l'indicazione che il rilascio è avvenuto ai sensi del comma 5 dell'art. 13-bis del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 2012, n. 94, precisando l'importo del relativo debito contributivo e gli estremi della certificazione esibita per il rilascio del DURC medesimo”;

- che, pertanto, il rilascio del DURC in presenza di crediti certificati richiede pur sempre la tempestiva attivazione da parte dell’operatore interessato. Il che risulta comprensibile se solo si consideri che la conoscenza in ordine alla sussistenza di crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche rientra in primis nella disponibilità del creditore;

- che se (per un verso) è vero che nel caso di procedure ad evidenza pubblica ricade sulla stazione appaltante l’onere di richiedere il DURC relativo ai concorrenti; per altro verso nella peculiare ipotesi – che qui rileva - di rilascio del DURC a fronte di crediti da compensare nei confronti di amministrazioni pubbliche, è onere della parte interessata quello: i) di allegare la sussistenza del credito (se del caso, suffragandola attraverso la produzione della certificazione ex lege); ii) di richiedere agli enti competenti di rilasciare il DURC “in compensazione” ai sensi dell’articolo 13-bis del decreto-legge n. 52 del 2012.

Si tratta di oneri di allegazione che, in ogni caso l’appellante non ha tempestivamente soddisfatto, risolvendosi solo tardivamente ad invocare la sostanziale equiparazione (non richiesta in sede di domanda di partecipazione) fra i crediti vantati nei confronti della Regione Toscana (nel caso di specie, insussistenti) e quelli vantati nei confronti di altri enti pubblici (solo tardivamente invocati).

3.1. Anche per tale ragione il ricorso in appello non può trovare accoglimento.

4. Per motivi del tutto analoghi a quelli sin qui rappresentati, neppure può essere condiviso l’argomento (articolato con il secondo motivo di appello) secondo cui l’amministrazione regionale (e poi il T.A.R.) non avrebbe potuto limitarsi al dato dell’irregolarità del DURC della GST alla data di presentazione della domanda, dovendo piuttosto esaminare le certificazioni dei crediti nei confronti di altre amministrazioni prodotte ex post.

Al riguardo si osserva:

- che anche in questo caso osta all’accoglimento della tesi dell’appellante il disposto inequivoco dell’art. 7.1.1 del Bando di gara (non tempestivamente impugnato) il quale, semplicemente, non consentiva di valorizzare ai fini partecipativi crediti nei confronti di enti diversi dalla Regione Toscana;

- che, pertanto, ciò che rilevava ai fini della gara era l’esistenza di un DURC irregolare alla data ultima di presentazione delle domande, nonché l’insussistenza di crediti nei confronti della Regione Toscana che potessero essere vantati a sostanziale compensazione del pacifico insoluto contributivo esistente a carico dell’appellante;

- che non può giungersi a conclusioni diverse da quelle sin qui tracciate in relazione al fatto che la procedura per cui è causa non fosse un appalto pubblico;

- che, allo stesso modo, non può giungersi a conclusioni diverse in relazione all’invocato principio della ‘equivalenza sostanziale’, ai fini della regolarità contributiva, fra l’effettivo versamento dei contributi e l’allegazione di crediti certificati nei confronti di qualunque amministrazione pubblica. L’argomento in questione avrebbe infatti dovuto essere invocato – se del caso – quale possibile motivo di illegittimità delle disposizioni della lex specialis di gara che tale principio evidentemente non riconoscevano (e avrebbe quindi dovuto essere tempestivamente sottoposto al vaglio in sede giudiziaria);

- che, in definitiva, numerosi fra gli argomenti profusi dall’appellante si traducono nel tentativo di veicolare attraverso un’interpretazione additiva e – per così dire – ‘ortopedizzante’ (i.e.: attraverso una sostanziale riscrittura delle regole di gara) quelli che erano, a ben vedere, motivi di divergenza dal paradigma normativo che avrebbero dovuto essere tempestivamente dedotti in giudizio;

- che, per ragioni del tutto analoghe, non può essere condiviso l’argomento fondato sull’obbligo per la Regione Toscana di procedere, in modo autonomo e per via telematica, alla verifica dei crediti vantati dall’appellante.

5. Con il terzo motivo l’appellante GST lamenta che la Regione Toscana (e poi il TAR) abbiano omesso di apprezzare la circostanza per cui, qualche tempo dopo la scadenza della domanda di partecipazione (i.e.: in data 23 marzo 2015) la stessa avesse comunque ottenuto il rilascio di un DURC favorevole attestante l’avvenuta regolarizzazione del debito (di circa 30mila euro) sussistente alla data ultima per la presentazione della domanda.

5.1. Il motivo non può trovare accoglimento alla luce del consolidato orientamento secondo cui, in caso di procedure lato sensu comparative (al cui novero è da ascrivere anche la procedura per cui è causa) il requisito della regolarità contributiva deve necessariamente sussistere alla data ultima per la presentazione della domanda di partecipazione, non essendo ammesse forme di regolarizzazione postuma (in tal senso: Ad Plen. 29 febbraio 2016, n. 5).

L’orientamento in parola (formatosi invero in tema di partecipazione alle gare di appalto) può e deve trovare applicazione – per sostanziale identità di ratio - a fronte di qualunque procedura lato sensu selettiva finalizzata al riconoscimento di benefìci di fonte pubblica.

5.2. Né può giungersi a conclusioni diverse da quelle appena indicate alla luce della previsione di cui all’articolo 57 della ‘Direttiva appalti’, n. 2014/24/UE.

Vero è, infatti, che tale disposizione non ammette l’esclusione dalla procedura “quando l’operatore economico ha ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe”.

D’altra parte la medesima disposizione eurounitaria deve essere letta nel senso di ammettere alle procedure selettive i soli soggetti che abbiano sanato il precedente stato di inottemperanza agli obblighi contributivi prima dello scadere del termine per la presentazione delle domande, escludendo invece tale ammissione nelle ipotesi in cui – come nel caso in esame – l’operatore abbia provveduto solo tardivamente a regolarizzare la propria posizione.

L’approccio appena delineato risulta quello maggiormente idoneo a coniugare in modo adeguato il principio del favor participationis (posto a tutela della partecipazione da parte dell’operatore inadempiente) con quello della par condicio (posto a tutela degli altri operatori partecipanti alla medesima procedura, evidentemente interessati a un’applicazione paritaria ed equanime delle regole di gara, anche se finalizzate alla possibile esclusione).

L’approccio in parola è stato da ultimo confermato dalla Corte di giustizia dell’UE (sent. 10 novembre 2016 in causa C-199/15, Ciclat) la quale ha chiarito che l’articolo 45 della direttiva 2004/18/CE (in seguito: art. 57 della Direttiva 2014/24/UE) non osta ad una normativa nazionale, quale quella vigente in Italia, che obbliga l’amministrazione aggiudicatrice ad escludere dall’appalto l’impresa a causa di una violazione in materia di versamento di contributi previdenziali ed assistenziali risultante da un certificato richiesto d’ufficio dall’amministrazione aggiudicatrice e rilasciato dagli istituti previdenziali, qualora tale violazione sussista alla data di scadenza del termine di partecipazione ad una gara d’appalto, anche se successivamente venuta meno alla data dell’aggiudicazione o della verifica d’ufficio da parte dell’amministrazione aggiudicatrice e nonostante l’ente previdenziale, rilevato il mancato versamento, abbia omesso di invitare l’impresa alla regolarizzazione.

Si osserva inoltre che l’appellante non ha allegato in atti alcun elemento atto a ritenere di non essere al corrente del (rilevante) insoluto contributivo, essendosi basata la difesa articolata in giudizio sulla pretesa a vedersi riconoscere la compensazione fra i debito contributivo e i crediti vantati nei confronti di diverse PP.AA.

6. Con il quarto motivo l’appellante GST lamenta che il T.A.R. abbia omesso di apprezzare i profili di carenza di motivazione e la violazione del principio di proporzionalità che viziava il provvedimento di esclusione impugnato in primo grado.

6.1. Il motivo non può trovare accoglimento in quanto – come condivisibilmente rilevato dai primi Giudici – il provvedimento di esclusione indicava in modo sintetico ma esaustivo (attraverso il richiamo alle pertinenti disposizioni normative) le ragioni dell’esclusione, comprendendo di ripercorrere l’iter motivazionale seguito dall’amministrazione.

Non a caso, quando l’appellante ha impugnato dinanzi al T.A.R. il disposto provvedimento di esclusione ha puntualmente ed esattamente individuato la ragione della disposta esclusione, articolando contro di essa motivi di ricorso del tutto pertinenti (pur se infondati).

Non può inoltre trovare accoglimento il motivo basato sulla lamentata violazione del principio di proporzionalità, atteso che la sussistenza di rilevanti insoluti contributivi alla data ultima per la presentazione della domanda di partecipazione doveva necessariamente condurre all’esclusione dalla procedura, non essendo consentito all’amministrazione modulare in alcun modo la reazione al rilevato inadempimento.

7. Per le ragioni dinanzi esposte l’appello in epigrafe deve essere respinto.

Il Collegio ritiene che sussistano giusti ed eccezionali motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 aprile 2017 con l'intervento dei magistrati:

Francesco Caringella, Presidente

Roberto Giovagnoli, Consigliere

Claudio Contessa, Consigliere, Estensore

Alessandro Maggio, Consigliere

Stefano Fantini, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Claudio ContessaFrancesco Caringella
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO