Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 01/09/2017

N. 01076/2017 REG.PROV.COLL.

N. 01309/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1309 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Lorenzo Barucchelli, Davide Bosio, Giuseppe Bosio, Luigi Bosio, Gianfranco Ferrari, Evaristo Inverardi, Emilio Marini, Giuseppe Marini, Giovanni Martinelli, Cesare Barbieri, rappresentati e difesi dall'avvocato Lorenzo Bertacchi, domiciliato ex art. 25 cpa presso la Segreteria del TAR di Brescia, via Carlo Zima, 3;

contro

Ente per la gestione della Riserva Naturale "Torbiere del Sebino", in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Claudio Linzola, domiciliato ex art. 25 cpa presso la Segreteria del TAR di Brescia, via Carlo Zima, 3;
Regione Lombardia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avvocato Alessandro Gianelli, con domicilio eletto presso lo studio Silvio Paroli in Brescia, via Ferramola, 1;

nei confronti di

Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi di Iseo, Endine e Moro non costituito in giudizio;

per l'annullamento

del provvedimento della Riserva Naturale "Torbiere del Sebino” prot. n. 1136/2016 recante “espressione di valutazione di incidenza ambientale relativamente ad appostamenti fissi di caccia siti in prossimità della Riserva naturale e SIC/ZPS denominata “Torbiere del Sebino” IT2070020. Numeri appostamenti: 18300, 22970, 21717, 19611, 19606 (Capanni a lago) e 3845, 3846, 5546, 9543 e 9652 (Capanni a terra)”;

del successivo provvedimento prot. 1299/2016 recante espressione di valutazione di incidenza ambientale relativamente ad appostamenti fissi di caccia siti in prossimità della Riserva naturale e SIC/ZPS denominata “Torbiere del Sebino” IT2070020. Integrazione alla valutazione di incidenza” del 25.9.2016;

di ogni altro atto presupposto, conseguente e derivato, ivi compresi la comunicazione di avvio del procedimento prot. 437/2016 e di provvedimento dell’UTR di Brescia recanti la sospensione della autorizzazioni degli appostamenti a lago e l’avvio del procedimento di revoca delle stesse (atti prot. AE03.2016.0016260 del 28.10.2016 – Bosio Davide, prot. AE03.2016.0015752 del 21.10.2016 – Bosio Giuseppe, prot. AE03.2016.0016263 del 28.10.2016 – Marini Giuseppe);

a seguito di motivi aggiunti,

dei provvedimenti della Regione Lombardia- UTR di Brescia:

-comunicazione avvio procedimento di revoca appostamento n. 19611 - Marini Emilio, del 28.10.2016;

-comunicazione avvio procedimento di revoca appostamento n. 19612 - Marini Emilio, del 28.10.2016;

-comunicazione avvio procedimento di revoca appostamento n. 18300 - Barbieri Cesare, del 28.10.2016;

-comunicazione avvio procedimento di revoca appostamento n. 19611 - Marini Emilio, del 28.10.2016;

-decreto n. 13058 di revoca appostamento n. 19606 – Marini Giuseppe, del 7.12.2016;

-decreto n. 13451 di revoca appostamento n. 19611 – Marini Emilio, del 16.12.2016;

-decreto n. 13453 di revoca appostamento n. 19612 – Marini Emilio, del 19.12.2016;

-decreto n. 12862 di revoca appostamento n. 21717 – Bosio Giuseppe, del 2.12.2016;

-decreto n. 13047 di revoca appostamento n. 22970 – Bosio Davide, del 7.12.2016;

-decreto n. 13283 di revoca appostamento n. 18300 – Barbieri Cesare, del 15.12.2016;


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Riserva Naturale "Torbiere del Sebino" e di Regione Lombardia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 31 maggio 2017 il dott. Alessio Falferi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

I ricorrenti, premesso di essere intestatari di undici appostamenti fissi di caccia (sei a terra e cinque a lago) posti al di fuori dei confini della riserva naturale denominata “Torbiere del Sebino”, esponevano quanto segue:

-la Riserva Naturale “Torbiere del Sebino” è Ente gestore della ZSC (Zona di Conservazione Speciale) “Torbiere d’Iseo”, già precedentemente composta dagli omonimi SIC (Sito di Interesse Comunitario) e ZPS (Zona di Protezione Speciale), parzialmente coincidenti con l’estensione della riserva medesima;

-i capanni di caccia, impiantati tra il 1978 e il 1982, esistono sin da prima dell’istituzione della Riserva e dei SIC e ZPS (ora ZSC) e si trovano a meno di 400 m. dai confini della riserva medesima, in forza della deroga consentita dalla legge 157/92 e dalla legge 26/93, in quanto preesistenti;

-con DGR 3578/2012 era approvato il Piano di gestione SIC/ZPS delle Torbiere d’Iseo che prevede che l’esercizio dell’attività venatoria nella Riserva sia vietato e dispone che gli “interventi” che possano avere ricadute sul sito debbano essere sottoposti a Valutazione di Incidenza (Vinca) da parte dell’Ente gestore;

-considerato che la Riserva riteneva che gli appostamenti fissi di caccia autorizzati dalla Provincia, per quanto preesistenti, avrebbero dovuto essere autorizzati solo in virtù di valutazione di incidenza, le dette autorizzazioni provinciali erano nominativamente revocate (in realtà sospese) nel 2014, in attesa di espressione di Vinca;

-gli interessati, dunque, giusta il d.P.R. 357/97 e la DGR 1416/2003, presentavano studio di incidenza complessivo sugli effetti dei capanni di lago e di terra e la procedura si concludeva con l’espressione da parte della Riserva di Valutazione di incidenza positiva;

-con provvedimento 5442 di data 11.9.2014, la Provincia di Brescia provvedeva, pertanto, alla riattivazione delle autorizzazioni di caccia per i capanni a lago fino alla scadenza (stagione venatoria 2022/2023); con provvedimento n. 6895 del 9.11.2014, erano riattivate le autorizzazioni per i capanni a terra, limitando la durata sino al termine della stagione 2016/2017;

-sennonché, con nota del 2.4.2016, l’Ente Riserva Naturale comunicava avvio del procedimento per espressione di Vinca relativamente agli appostamenti fissi di caccia (capanni a lago) in prossimità della riserva naturale denominata “Torbiere del Sebino”;

-Nonostante le osservazioni dei ricorrenti (ad eccezione di Cesare Barbieri) che denunciavano la illegittimità della procedura visto che le autorizzazioni riattivate erano già corredate da Vinca (del 2014), in data 10.9.2016 la Riserva emanava propria Valutazione di incidenza prot. 1136/2016, positiva ma con prescrizioni, chiedendo alla Regione Lombardia di provvedere all’annullamento dell’autorizzazione per il capanno 20717 e all’allontanamento dei restanti capanni a lago dai confini della riserva, prescrivendo, altresì, che per tutti i capanni a terra (eccettuato il 9652) e a lago si sarebbe dovuto provvedere ad una nuova valutazione di incidenza al momento dei rispettivi rinnovi;

-in data 25.10.2016, la Riserva emanava una integrazione alla valutazione di incidenza con la quale richiedeva alla Regione Lombardia di revocare le autorizzazioni in essere per tutti i capanni a lago posti nell’area individuata dal Gruppo Ricerche Avifauna;

-l’UTR di Brescia provvedeva a comunicare provvedimenti di sospensione di autorizzazione e avviso avvio procedimenti di revoca della stessa (provvedimento del 21.10.2016, relativo al capanno 21717, trasmesso a Bosio Giuseppe; provvedimento del 28.10.2016, relativo al capanno 22970, trasmesso a Bosio Davide; provvedimento del 28.10.2016, relativo al capanno 19606, trasmesso a Marini Giuseppe).

Tanto premesso in punto di fatto e richiamata la normativa di settore, i ricorrenti formulavano, in sintesi, le seguenti censure: 1. la procedura conclusa con la Valutazione di incidenza impugnata non è stata attivata su richiesta di alcun interessato ma su invito della Regione e per interventi già autorizzati in base a Vinca del 2014 e con autorizzazioni ancora in corso, in violazione del d.P.R. 357/97 e della DGR Lombardia VII/14106 del 2003; 2. le postazioni di caccia erano preesistenti alla istituzione del SIC/ZPS, quindi non vi è alcuna modificazione della situazione, atteso che i SIC/ZPS sono stati istituiti anche considerando la presenza degli appostamenti; 3. Illegittimità della motivazione, sotto duplice profilo, atteso che la Regione Lombardia avrebbe chiesto una valutazione di incidenza generale di tutta l’attività venatoria da appostamento fisso; in ogni caso, se la Vinca del 2014 era incompleta, non sarebbe possibile integrarla con il provvedimento impugnato; 4. i due studi presentati nel 2014 erano comunque completi; i capanni a lago e quelli a terra sono molto diversi, non raffrontabili e non trattabili complessivamente come “intervento”; 5. la nuova Vinca sarebbe stata attivata non per autorizzare un nuovo intervento, ma per revocarne uno già esistente ed autorizzato; 6. la procedura posta in essere sarebbe priva di fondamento normativo, atteso che la Vinca si deve fondare su uno studio dell’interessato (non presentato nel caso in esame), non esistendo un potere sostituivo per procedere a detto studio; in ogni caso, si sarebbero dovute effettuare tutte le indagini previste per lo studio di incidenza; 8. (rectius 7) la Vinca sarebbe comunque illogica e non motivata e inficiata da difetto istruttorio, in quanto mancante di nuovi dati che avrebbero permesso una nuova Valutazione di incidenza; in ogni caso, sarebbero altre (rispetto all’attività venatoria) le fonti di disturbo; 9. (rectius 8) l’integrazione Vinca che ha previsto la revoca di tutte autorizzazioni al lago (la prima valutazione aveva prescritto la revoca del solo appostamento n. 21717) e di non autorizzare appostamenti a meno di 1000 m., sarebbe una prescrizione pianificatoria, un atto di indirizzo politico e di programmazione e non potrebbe essere attuato con Valutazione di incidenza su un intervento, ma tramite un piano sottoposto a Vinca dalla Regione nella procedura di VAS; la prescrizione della fascia di rispetto dei 1000 m. sarebbe immotivata e comunque impossibile da realizzare perché l’autorità di bacino non concederebbe le autorizzazioni interferendo lo spostamento su rotte di navigazione; 10. (rectius 9) dalla illegittimità della procedura di Vinca deriverebbe l’illegittimità delle sospensioni/revoche delle concessioni/autorizzazioni degli appostamenti.

Resisteva in giudizio l’Ente per la Gestione della Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, il quale, previa contestazione delle censure, chiedeva il rigetto del ricorso per infondatezza.

Anche la Regione Lombardia si costituiva in giudizio, confutando le censure avversarie e concludendo per il rigetto del ricorso in quanto infondato.

Con atto per motivi aggiunti depositato il 9.2.2017, i ricorrenti impugnavano i provvedimenti di comunicazione di avvio procedimento di revoca e le revoche degli appostamenti meglio indicate in epigrafe, quali atti conseguenti al provvedimento della Riserva Naturale “Torbiere del Sebino”, impugnato con il ricorso introduttivo, denunciando il vizio di illegittimità derivata.

In vista dell’udienza di discussione, le parti depositavano memorie difensive e di replica con cui precisavano ulteriormente le rispettive posizioni.

Alla Pubblica Udienza del 31 maggio 2017, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Il ricorso non può trovare accoglimento.

I ricorrenti contestano sostanzialmente il provvedimento prot. 1136/2016 del 10.9.2016 con il quale l’Ente Gestore della Riserva Naturale “Torbiere del Sebino” ha espresso, in relazione agli appostamenti fissi di caccia in prossimità della Riserva naturale e SIC/ZPS denominata “Torbiere del Sebino”, Valutazione di incidenza ambientale positiva con prescrizioni, nonché la sua integrazione assunta con provvedimento del 25.10.2016.

Le dette prescrizioni consistono essenzialmente nella richiesta di annullamento dell’autorizzazione per il capanno 21717 (in quanto posto lungo un corridoio di transito dell’avifauna) e nell’allontanamento dei restanti capanni a lago dai confini della Riserva, prescrivendo, in particolare, un’area di rispetto di 1000 m. dal confine a lago della Riserva.

Dati per assodati gli elementi di fatto che caratterizzano la controversia in esame –su cui le parti sostanzialmente concordano-, si osserva che, come emerge fin dalla comunicazione di avvio del procedimento del 2.4.2016 (oltre che, ovviamente, dallo stesso provvedimento finale), il procedimento di Valutazione di incidenza (e la sua successiva integrazione) è stato avviato in seguito alla nota della Regione Lombardia dell’1.3.2016, nella quale è richiesto all’Ente Gestore della riserva di “redigere un documento di approfondimento sulle attività poste in essere in autotutela a seguito dei rilievi mossi in occasione dell’EU Pilot 15 CHAP (2013) 00058 e di sottoporre a Valutazione di Incidenza complessiva l’attività venatoria da appostamento fisso, potenzialmente incidente sulle specie avifaunistiche che fanno capo al Sito Natura 2000”.

Dunque, sia la nota regionale che il provvedimento di Vinca impugnato trovano la propria ragione di fondo - e il punto riveste carattere dirimente per la vicenda in esame - nella procedura EU Pilot 6730/14/ENVI – CHAP (2013) 00058-SIC/ZPS IT2070020 “Torbiere d’Iseo”, concernente la verifica in ordine all’attuazione in Italia della Direttiva 92/43/CEE (c.d. direttiva Habitat) relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, proprio con riferimento alla compatibilità degli appostamenti fissi di caccia, siti in prossimità della Riserva, con le disposizioni –in particolare art. 6(3) - della direttiva medesima.

Pertanto, la procedura di Vinca è stata avviata non a seguito di proposta di nuovo “intervento”, con conseguente necessità di applicare la disciplina prevista per tale ipotesi, ma, ben diversamente, per verificare, in relazione a interventi già esistenti, il rispetto, quanto al posizionamento dei capanni di caccia, delle disposizioni della direttiva “Habitat”, su precisa sollecitazione della Commissione Europea.

L’Ente Gestore della Riserva ha, quindi, dato corso al procedimento per analizzare, ai sensi della normativa europea (e non solo alla luce della legge regionale n. 26/93), l’incidenza complessiva dell’attività venatoria da appostamenti fissi in prossimità del confine della riserva sulle specie avifanustiche, al fine di non pregiudicare gli obiettivi di conservazione del sito Natura 2000. Tali aspetti, come riconosciuto dall’Ente Gestore, non erano stati adeguatamente considerati in occasione della Valutazione di incidenza effettuata nel 2014, che risultava incompleta e carente.

I suddetti aspetti di incidenza sono stati, invece, messi in evidenza, tra l’altro, nella relazione del GRA - Gruppo Ricerche Avifanuna – membro esperto dell’avifauna nell’ambito del Comitato tecnico scientifico della Riserva (sub doc. 16 Regione Lombardia), denominata “Analisi del disturbo antropico nelle Torbiere del Sebino durante il periodo autunnale ed inverale”, dalla quale è risultato che “la biocenosi della Riserva presenta un evidente stato di sofferenza, dovuto a molteplici cause, tutt’ora oggetto di analisi”, tra cui anche il disturbo antropico dovuto alla caccia; sotto tale specifico profilo è stato precisato che “2-le zone ove sono ubicati gli appostamenti a lago rappresenta la via più diretta per gli uccelli acquatici per spostarsi dal lago alla Riserva, permettendone il pendolarismo trofico; 3-il disturbo arrecato dagli spari provenienti dai capanni a lago e a terra, anche se attuato in direzione opposta ai confini della Riserva, causa continui cambiamenti nei normali percorsi di spostamento, non solo nella direzione lago – lamette – lame, ma anche all’interno delle lame stesse, per l’azione degli spari provenienti da terra, provocando dannosi dispendi energetici; 4-il disturbo causato dalla vicinanza dei capanni può provocare una sottoutilizzazione degli habitat della Riserva, esercitando una pressione anche sulle specie acquatiche gregarie non cacciabili”; alla luce di quanto sopra, il GRA conclude precisando che “qualsiasi ulteriore disturbo, in questa fase così delicata, andando a sommarsi a quelli preesistenti, sia da ritenersi dannoso. Per tale motivo, si ritiene necessario adottare tutte le possibili cautele per evitare azioni sfavorevoli alle potenzialità dell’area protetta”; le proposte di immediate soluzioni indicate consistono in: “1-allontanare i capanni dai confini della Riserva; 2-nello spazio tra lamette e lago sia presente un corridoio senza capanni per permettere lo spostamento in sicurezza degli uccelli acquatici; 3-sia necessario rivalutare l’incidenza di tutti i capanni nel loro complesso per valutare l’effetto cumulativo sulle specie ornitiche, anche alla luce delle indagini che stiamo tutt’ora svolgendo su di esse”.

Sulla base di tali valutazioni ed in coerenza con esse –che non appaiono inficiate da difetto istruttorio o da profili di irragionevolezza o illogicità – l’Ente Gestore della Riserva ha adottato la nuova Valutazione di incidenza, con le prescrizioni sopra ricordate.

Peraltro –per quanto tale elemento non sia rilevante ai fini della legittimità degli atti impugnati - la relazione Ornitologica 2016 della Riserva del Sebino (sub doc. 17 Regione Lombardia), premessa l’assenza dell’attività venatoria presso gli appostamenti fissi di caccia, evidenzia un maggior numero di specie svernanti rispetto alla stagione precedente (2015/2016), confermando così gli aspetti di incidenza già evidenziati nella relazione sopra ricordata e posta a base del provvedimento censurato.

Ebbene, nella esposta prospettiva e in considerazione di tutto quanto sopra precisato, le censure articolate in ricorso non sono fondate.

I primi due motivi di ricorso non possono trovare accoglimento, in quanto la nuova Valutazione di incidenza trova la propria ragione di fondo nella procedura EU Pilot 6730/14/ENVI – CHAP (2013) 00058-SIC/ZPS IT2070020 “Torbiere d’Iseo” e nella necessità di valutare la compatibilità degli appostamenti fissi di caccia prossimi al confine della Riserva con le disposizioni della direttiva Habitat.

Parimenti infondati sono il terzo ed il quarto motivo, atteso che, da un lato, il provvedimento impugnato risulta adeguatamente motivato, anche in relazione alle carenze presenti nella Vinca del 2014 e, dall’altro, è stata evidenziata proprio l’insufficienza degli studi di incidenza presentati nel 2014.

Quanto al quinto motivo –che sostanzialmente ribadisce le censure formulate nei primi due –non può che richiamarsi quanto già esposto in precedenza in relazione alla ragione posta a fondamento dell’avvio del nuovo procedimento di Valutazione di incidenza.

Anche il sesto motivo non può essere condiviso: gli interessati, pur debitamente invitati, hanno ritenuto di non presentare alcuno studio di incidenza, per cui l’Ente Gestore della Riserva –su richiesta dell’Amministrazione Regionale in ragione delle sollecitazioni della Commissione Europea – ha avviato il procedimento teso a verificare il rispetto della direttiva Habitat, nei termini sopra esposti. Quanto alla attività istruttoria ed alle indagini, che secondo parte ricorrente sarebbero mancate, è sufficiente richiamare quanto evidenziato dal Gruppo di Ricerca Avifauna.

Per le medesime ragioni appena esposte, è infondato anche il settimo motivo di ricorso con cui si denuncia l’illogicità della motivazione e il difetto istruttorio.

Infondato, infine, è l’ottavo motivo, atteso che la Valutazione di incidenza e la successiva integrazione effettuate dall’Ente Gestore della Riserva esprimono l’assenza di una possibile e significativa incidenza negativa sull’integrità del Sito Natura 2000, a condizione che siano rispettate le prescrizioni ivi indicate -e in precedenza già evidenziate -, per cui tali atti non costituiscono affatto una prescrizione pianificatoria tipica di un atto di indirizzo politico e di programmazione.

Per le ragioni sopra esposte, infondate sono le illegittimità derivate, denunciate con il nono motivo di cui al ricorso introduttivo e con l’atto per motivi aggiunti, in relazione alle note di avvio del procedimento di revoca ed ai provvedimenti di revoca.

In conclusione, per tutte le ragioni esposte, il ricorso, come integrato dai motivi aggiunti, è infondato e va respinto.

In considerazione della complessità e della evidente peculiarità della vicenda, sussistono giustificate ragioni per compensare tra tutte le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 31 maggio 2017 con l'intervento dei magistrati:

Alessandra Farina, Presidente

Mara Bertagnolli, Consigliere

Alessio Falferi, Consigliere, Estensore

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Alessio FalferiAlessandra Farina
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO