Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 06/02/2017

N. 00290/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00032/2013 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 32 del 2013, proposto da:
CENTRO CULTURALE PACE ONLUS, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Luigi Sangiorgio, con domicilio ex lege presso la Segreteria di questo T.A.R.;

contro

COMUNE DI MACHERIO, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Marco Locati, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Milano, Via dei Pellegrini, n. 24;
PREFETTO DI MILANO, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

dell’ordinanza n. 56 registro ordinanze emessa dal Sindaco del Comune di Macherio in data 10 ottobre 2012 e notificata il 13 ottobre 2012 a mani del sig. Antonio Gallo nella sua qualità di Presidente del Centro Culturale Pace Onlus.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Macherio;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 30 novembre 2016 il consigliere Stefano Celeste Cozzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. Con il ricorso in esame, l’associazione Centro Culturale Pace Onlus impugna l’ordinanza n. 56 del 10 ottobre 2012, con cui il Sindaco del Comune di Macherio ha ingiunto, nei confronti della stessa, il divieto di utilizzare l’immobile sito in Macherio, Via Toti n. 10, <<…per usi anche culturali e assistenziali comunque costituenti espressione di una professione religiosa>>.

2. Si è costituito in giudizio, per resistere al ricorso, il Comune di Macherio.

3. La Sezione, con ordinanza n. 432 del 21 marzo 2014, ha respinto l’istanza cautelare.

4. Tenutasi la pubblica udienza in data 30 novembre 2016, la causa è stata trattenuta in decisione.

5. Il Comune resistente eccepisce l’inammissibilità del ricorso in quanto, a suo avviso, anche in caso di annullamento dell’atto impugnato, rimarrebbe comunque in vigore il divieto disposto dalla precedente ordinanza n. 23 del 23 settembre 2007 avente contenuto analogo a quella oggetto del presente giudizio.

6. L’eccezione è infondata in quanto con l’ordinanza n. 23 del 23 settembre 2007 non si disponeva il divieto di uso per finalità culturali ed assistenziali (connessi ad una professione religiosa) dell’immobile di cui è causa, limitandosi la stessa ad impedirne l’utilizzo ad un numero eccessivo di persone. E’ pertanto evidente come, l’ordinanza più recente. - che non fa alcun riferimento al numero degli utilizzatori e vieta specificamente l’utilizzo del bene per finalità assistenziali e culturali - non possa considerarsi riproduttiva della prima, con conseguente permanenza dell’interesse ad ottenerne l’annullamento.

7. Con altra eccezione, l’Amministrazione resistente rileva che, siccome la ricorrente dichiara di non aver alcuna intenzione di imprimere all’immobile oggetto di causa la destinazione di luogo di culto, non vi sarebbe alcun interesse da parte della stessa ad ottenere l’annullamento dell’atto impugnato, la cui finalità sarebbe proprio quella di impedire che il bene venga adibito a luogo di culto.

8. Anche questa eccezione non può essere condivisa per le ragioni che seguono.

9. L’ordinanza impugnata non parla affatto di luogo di culto. L’atto vieta, invero, lo svolgimento di attività culturali ed assistenziali, attività che, anche se costituenti espressione di una professione religiosa, sono comunque ben diverse dall’esercizio del culto.

10. L’ordinanza ha dunque un contenuto molto più restrittivo di quello che l’Amministrazione, nei propri scritti difensivi, riferisce avere; ed ha comunque ad oggetto attività, diverse dall’esercizio del culto, per le quali la ricorrente non nega il suo attuale interesse allo svolgimento.

11. E’ dunque evidente anche la sussistenza dell’interesse ad ottenere l’annullamento dell’atto impugnato.

12. Va di conseguenza ribadita l’infondatezza dell’eccezione.

13. Si può ora passare all’esame del merito.

14. Ritiene il Collegio che il ricorso sia fondato, essendo meritevole di accoglimento il primo motivo con il quale viene dedotta la contraddittorietà ed il difetto motivazionale del provvedimento impugnato.

15. Come anticipato, con l’ordinanza oggetto del presente giudizio, il Comune di Macherio ha vietato alla ricorrente di svolgere, all’interno dell’immobile di cui è causa, attività culturali ed assistenziali connesse alla professione religiosa.

16. Ciò premesso deve innanzitutto rilevarsi che non è pertinente il richiamo all’art. 72 della legge regionale n. 12 del 2005, contenuto nel provvedimento, posto che l’atto impugnato non è stato adottato nell’esercizio dei poteri volti alla repressione degli abusi edilizi; e ciò è tanto vero in quanto nella parte dispositiva dello stesso si afferma esplicitamente che tali poteri rimangono riservati al Responsabile del servizio. Non si può pertanto ritenere che il divieto disposto con l’atto impugnato si fondi sul contrasto fra le attività ivi indicate e le norme di carattere urbanistico ed edilizio che disciplinano il bene in cui esse vengono svolte e l’area su cui esso insiste.

17. L’atto impugnato fa poi riferimento alla mancanza del certificato di prevenzione incendi e alla possibilità che possano insorgere in luogo contrasti fra persone di diversa fede religiosa.

18. Tali argomentazioni tuttavia non sembrano da sole idonee a supportare il contenuto dispositivo dell’atto il quale, lo si ripete, non ha per oggetto il divieto di svolgimento dell’esercizio di attività di culto, ma il divieto di svolgimento di attività culturali ed assistenziali che, se svolta in forma privata, non si vede come possano impattare sulle esigenze di sicurezza ivi palesate. Non si vede infatti in che modo (e comunque non viene spiegato dall’Amministrazione nella parte motivazionale del provvedimento) la prestazione di attività culturali ed assistenziali possa incidere sul pericolo del verificarsi di incendi ovvero fomentare contrasti fra i residenti.

19. In proposito, va peraltro osservato che, come ha correttamente rilevato l’Amministrazione resistente, continua a permanere il divieto, sancito dall’ordinanza n. 23 del 23 settembre 2007, di utilizzo dell’immobile per un numero indiscriminato di persone; e che comunque l’accertato utilizzo dello stesso quale luogo di culto, in difformità dalla destinazione impressagli dai titoli che ne hanno assentito la realizzazione e la trasformazione, può essere sanzionato con l’esercizio dei poteri volti alla repressione degli abusi edilizi.

20. Si deve pertanto ribadire la fondatezza del motivo.

21. Il conclusione, per tutte le ragioni illustrate, il ricorso deve essere accolto.

22. La particolarità della situazione di fatto induce il Collegio a disporre la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 30 novembre 2016 con l'intervento dei magistrati:

Mario Mosconi, Presidente

Stefano Celeste Cozzi, Consigliere, Estensore

Floriana Venera Di Mauro, Referendario

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Stefano Celeste CozziMario Mosconi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO