Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 23/01/2017

N. 01185/2017 REG.PROV.COLL.

N. 01308/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1308 del 2016, proposto da:
Gabriele De Paola, rappresentato e difeso dall'avvocato Renzo Filoia C.F. FLIRNZ73R31H501A, domiciliato ex art. 25 cpa presso la Segreteria Tar Lazio in Roma, via Flaminia, 189;

contro

Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero dell'Economia e delle Finanze Direzione dei Servizi del Tesoro non costituiti in giudizio;

per l'ottemperanza

al giudicato discendente dal decreto della Corte di Appello di Roma – Sezione Equa Riparazione - reso sul procedimento n. 52199/2006, depositato in data 30 luglio 2008;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visto l 'art. 114 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 dicembre 2016 la dott.ssa Elena Stanizzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1 - Con il ricorso in esame l’odierno ricorrente chiede l’esecuzione del giudicato discendente dal decreto della Corte d'Appello di Roma - Sezione Equa Riparazione, reso sul procedimento n. 52199/2006, depositato in data 30 luglio 2008, adottato in materia di equa riparazione ex lege n. 89 del 2001, limitatamente alla parte relativa alla condanna alle spese processuali distratte a favore del difensore antistatario, odierno ricorrente.

Nel lamentare parte ricorrente la mancata esecuzione delle statuizioni contenute nel citato decreto, chiede la condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze a dare ottemperanza alla predetta pronuncia, sollecitando a tal fine la nomina di un Commissario ad Acta che vi provveda in sua sostituzione.

L’intimata Amministrazione delle Finanze non si è costituita in giudizio.

Alla Camera di Consiglio del 14 dicembre 2016 la causa è stata chiamata e, sentiti i difensori presenti, trattenuta per la decisione, come da verbale.

2 - Come sopra dato atto dell’oggetto del presente giudizio, occorre preliminarmente procedere alla verifica della ammissibilità del ricorso in esame alla luce delle modifiche normative introdotte, in materia di pagamento di somme dovute a titolo di equa riparazione per irragionevole durata del processo, dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), con il comma 777, in vigore dall'1 gennaio 2016, che ha inserito l'art. 5-sexies (Modalità di pagamento) nella legge 24 marzo 2001, n. 89 "al fine di razionalizzare i costi conseguenti alla violazione del termine di ragionevole durata dei processi”.

Sono state, con tale novella normativa, introdotte specifiche e diverse modalità di pagamento delle somme dovute ai sensi della stessa legge Pinto, dettando disposizioni che incidono anche sulla proponibilità dei processi di esecuzione di tali pronunce, e, pertanto, anche dei giudizi di ottemperanza.

Viene, infatti, richiesto al creditore di rilasciare una dichiarazione di autocertificazione e sostitutiva di notorietà, attestante la non avvenuta riscossione di quanto dovuto e altri dati e documenti inerenti il pagamento, pena l'impossibilità di ottenere dalla p.a. debitrice il pagamento e di agire in via esecutiva.

Nello specifico, ai sensi del comma 1 dell'indicato art. 5-sexies, al fine di ricevere il pagamento delle somme liquidate, il creditore deve rilasciare "all'amministrazione debitrice una dichiarazione, ai sensi degli articoli 46 e 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante la mancata riscossione di somme per il medesimo titolo, l'esercizio di azioni giudiziarie per lo stesso credito, l'ammontare degli importi che l'amministrazione è ancora tenuta a corrispondere, la modalità di riscossione prescelta", e deve altresì trasmettere "la documentazione necessaria a norma dei decreti di cui al comma 3".

L'indicato comma 3, prevede che "con decreti del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero della giustizia, da emanare entro il 30 ottobre 2016, sono approvati i modelli di dichiarazione di cui al comma 1 ed è individuata la documentazione da trasmettere all'amministrazione debitrice... Le amministrazioni pubblicano nei propri siti istituzionali la modulistica di cui al periodo precedente".

La dichiarazione in questione ha validità semestrale e deve essere rinnovata a richiesta della pubblica amministrazione (comma 2).

Nel caso di mancata, incompleta o irregolare trasmissione della dichiarazione o della documentazione di cui ai commi precedenti, l'ordine di pagamento non può essere emesso (comma 4).

Viene, inoltre, previsto che l'amministrazione effettua il pagamento entro sei mesi dalla data in cui sono integralmente assolti gli obblighi previsti ai commi precedenti e che tale termine non inizia a decorrere in caso di mancata, incompleta o irregolare trasmissione della dichiarazione ovvero della documentazione indicata (comma 5).

La norma dispone, ancora, che prima del decorso di quest'ultimo termine, i creditori non possano procedere all'esecuzione forzata, alla notifica dell'atto di precetto, né proporre ricorso per l'ottemperanza del provvedimento (comma 7).

Tale disciplina, di carattere sostanziale, trova, all’evidenza, applicazione ai procedimenti – quale quello in esame - instaurati successivamente alla sua entrata in vigore, decorrente dall'1 gennaio 2016.

Né la cogenza delle indicate prescrizioni può essere condizionata dalla adozione dei decreti ministeriali di approvazione dei modelli di dichiarazione e rinviata a data successiva a tale adozione, dal momento che il comma 12 del medesimo art. 5-sexies, risolve la questione dell'immediata operatività degli obblighi di comunicazione anche in assenza dei decreti attuativi, prevedendo che "i creditori di provvedimenti notificati anteriormente all'emanazione dei decreti di cui al comma 3 (quelli del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero della giustizia che approveranno i modelli di dichiarazione) trasmettono la dichiarazione e la documentazione di cui ai commi precedenti avvalendosi della modulistica presente nei siti istituzionali delle amministrazioni. Le dichiarazioni complete e regolari, già trasmesse alla data di entrata in vigore del presente articolo, conservano validità anche in deroga al disposto dei commi 9 e 10".

La disposizione in questione dispone, quindi, l'immediata operatività degli obblighi di comunicazione e indica quali sono i modelli, presenti sui siti dei Ministeri, a cui fare temporaneo riferimento in attesa dei decreti ministeriali di approvazione dei decreti sulla modulistica finale (previsti entro il 30.10.2016), ammettendo la validità delle dichiarazioni trasmesse prima dell'entrata della legge in esame e conformi ai requisiti previsti.

Così illustrato il nuovo quadro normativo che disciplina il procedimento inerente il pagamento delle somme liquidate a titolo di equa riparazione per la violazione del termine ragionevole di durata del processo, occorre stabilirne l’incidenza con riferimento ai giudizi – quale quello in esame – notificati successivamente alla data di sua entrata in vigore.

Al riguardo, occorre rilevare che le nuove norme hanno introdotto specifici oneri procedimentali – ovvero la presentazione, da parte dell’interessato, di autocertificazione e lo spatium temporale di sei mesi da tale comunicazione per poter procedere al pagamento - condizionanti la stessa possibilità di conseguire il pagamento delle somme liquidate ai sensi della legge Pinto, per come espressamente previsto dal comma 7 dell’art. 5-sexies in esame.

La vigenza della nuova disciplina alla data di notifica del ricorso in esame – avvenuta in data 2 febbraio 2016 – e la piena operatività, a tale data, delle disposizioni ivi contenute, determina l’inammissibilità del ricorso stante la mancata dimostrazione, da parte ricorrente, dell’avvenuto adempimento degli oneri dichiarativi, da cui decorre il termine semestrale per il pagamento, costituenti condizioni normativamente previste per la stessa proponibilità del ricorso per ottemperanza.

Discende, dalle illustrate considerazioni, l’inammissibilità del ricorso, dovendo al riguardo ulteriormente precisarsi che il Collegio non ritiene di dover disporre d’ufficio la rimessione alla Corte Costituzionale di questioni di possibile illegittimità costituzionale delle disposizioni recate dalla novella legislativa, nè di disporre la sospensione impropria del giudizio (ai sensi della pronuncia dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 28 del 2014) in attesa della pronuncia della Corte sulla questione sollevata al TAR Liguria con ordinanza n. 1007 del 2016, con la quale è stata ritenuta rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5-sexies, commi 1, 4, 5, 7 e 11, della legge n. 89 del 2001, come modificata dalla legge n. 208 del 2015, per violazione degli artt. 3, 24, 1° e 2° comma, 113, 2° comma, 117, 1° comma, della Costituzione, nonché dell’art. 111, 1° e 2° comma, della Costituzione, con specifico riferimento alla previsione, ai fini del pagamento di somme ex lege Pinto, del termine dilatorio semestrale (decorrente dalla data in cui sono assolti gli obblighi comunicativi di cui al comma 1), entro il quale l’Amministrazione debitrice può effettuare il pagamento (comma 5) e prima del quale il creditore non può procedere all’esecuzione forzata, alla notifica dell’atto di precetto o alla proposizione di un ricorso per l’ottemperanza del provvedimento liquidatorio (comma 7), che va ad aggiungersi al termine di 120 giorni già previsto in via generale dall’art. 14 del decreto legge 669/1996, rimettendo alla Corte Costituzionale il relativo giudizio.

Per ragioni di economia processuale e di giustizia sostanziale volte alla tutela della stessa parte ricorrente, non si dispone, quindi, la sospensione del giudizio in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sulla sollevata questione di legittimità costituzionale, atteso che alla dichiarazione di inammissibilità non segue la decadenza dall’azione di ottemperanza, ma, documentato il rispetto del termine di cui all’art. 5 sexies, comma 7, citato, decorrente dall’assolvimento dei prescritti obblighi dichiarativi, senza che l’amministrazione debitrice abbia proceduto al pagamento, parte ricorrente ha facoltà di riproporre il giudizio per l’esecuzione del giudicato, laddove la eventuale sospensione del processo impedirebbe, nelle more e per tutto il tempo occorrente alla definizione della questione di illegittimità costituzionale, di ottenere l’esecuzione del giudicato.

In conclusione, il ricorso in esame – previo avviso dato alle parti ai sensi dell’art. 73, comma 3, c.p.a. - deve essere dichiarato inammissibile stante la mancata prova della trasmissione, all’Amministrazione debitrice, della dichiarazione e della documentazione di cui all’art. 5 sexies, ultimo comma, della legge n. 89 del 2001, e della successiva decorrenza del previsto termine semestrale, che costituiscono condizioni di ammissibilità del ricorso per ottemperanza.

Nulla si dispone in ordine alle spese processuali, in difetto di costituzione della controparte.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis)

Definitivamente pronunciando sul ricorso N. 1308/2016 R.G., così statuisce:

- lo dichiara inammissibile;

- nulla sulle spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 dicembre 2016 con l'intervento dei magistrati:

Elena Stanizzi, Presidente, Estensore

Antonella Mangia, Consigliere

Antonio Andolfi, Primo Referendario

 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Elena Stanizzi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO