Giustizia Amministrativa

N. 02081/2015 REG.RIC.

N. 02228/2015 REG.PROV.CAU.

N. 02081/2015 REG.RIC.           

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REPUBBLICA ITALIANA

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 2081 del 2015, proposto da:


IGLESIA DE DIOS MINISTERIAL DE JESUCRISTO INTERNACIONAL, rappresentata e difesa dagli avv. Mariapia Cimini, Silvia Filippi e Paolo Lorenzo Gamba, con domicilio presso la segreteria del TAR in Brescia, via Zima 3;


contro

COMUNE DI BERGAMO, rappresentato e difeso dagli avv. Vito Gritti e Silvia Mangili, con domicilio eletto presso la segreteria del TAR in Brescia, via Zima 3;

nei confronti di

IMMOBILIARE SAN LEONARDO SPA, non costituitasi in giudizio;

per l'annullamento

previa sospensione dell'efficacia

- del provvedimento del responsabile della Direzione Edilizia Privata del 24 febbraio 2015, con il quale è stato ingiunto il ripristino della destinazione d’uso precedente (negozio) nei locali di via Tremana, trasformati in luogo di culto;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Bergamo;

Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l'art. 55 cpa;

Visti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 dicembre 2015 il dott. Mauro Pedron;

Uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Considerato a un sommario esame:

1. Il Comune di Bergamo, con provvedimento del responsabile della Direzione Edilizia Privata del 24 febbraio 2015, ha ingiunto alla ricorrente associazione Iglesia de Dios Ministerial de Jesucristo Internacional il ripristino della destinazione d’uso precedente (negozio) nei locali di via Tremana, che erano stati abusivamente trasformati in luogo di culto.

2. L’ordine di ripristino è stato adottato per due ragioni: (i) la trasformazione non è stata autorizzata mediante permesso di costruire, in violazione dell’art. 52 comma 3-bis della LR 11 marzo 2005 n. 12; (ii) manca inoltre una specifica previsione nel piano delle attrezzature religiose di cui all’art. 72 della LR 12/2005, in quanto tale capitolo del piano dei servizi non è ancora stato elaborato dal Comune.

3. Nel ricorso si sottolinea che la trasformazione in luogo di culto è finalizzata allo svolgimento di pratiche religiose circoscritte e inidonee a provocare un accesso continuo e rilevante di pubblico.

4. Il Comune, a sua volta, replica richiamando l’ordinanza del Consiglio di Stato Sez. VI 25 novembre 2015 n. 5254, la quale ha annullato l’ordinanza del TAR Brescia n. 1506/2015, affermando che l’installazione di attrezzature religiose presuppone comunque il permesso di costruire e la modifica del piano dei servizi.

5. Sulla vicenda così sintetizzata si possono svolgere le seguenti osservazioni:

(a) la nuova disciplina regionale sui luoghi di culto prevede un doppio controllo pubblico, in primo luogo nella pianificazione generale e poi attraverso i permessi di costruire;

(b) in particolare, il piano delle attrezzature religiose analizza la necessità e la sostenibilità dei luoghi di culto a livello comunale e sovracomunale, e coordina le modalità di utilizzo degli stessi con le infrastrutture presenti nel contesto urbano;

(c) l’obbligo di chiedere il permesso di costruire è invece innovativo nel senso che sottrae le modifiche minori (e specificamente i cambi di destinazione d’uso) al regime ordinario della liberalizzazione, e assicura che in ogni caso l’attivazione di un luogo di culto sia sottoposta a un preventivo controllo edilizio da parte dell’amministrazione;

(d) in questo quadro, è evidente che non possono essere equiparati tra loro gli interventi di infrastrutturazione del territorio (dove è previsto l’insediamento di grandi luoghi di culto) e gli interventi minori, attraverso i quali vengono realizzati luoghi di culto con accesso limitato (o limitabile);

(e) il piano delle attrezzature religiose può certamente disciplinare tutti questi interventi, ma in base ai principi della materia la pianificazione è necessaria solo per la localizzazione dei grandi luoghi di culto, mentre per quelli minori, che sostituiscono strutture già predisposte ad accogliere il pubblico (ad esempio, gli esercizi commerciali), l’obbligo di attendere una specifica previsione nello strumento urbanistico generale avrebbe sostanzialmente l’unico effetto di rallentarne o differirne la realizzazione. Tale conseguenza appare sproporzionata, almeno quando si possa stabilire (per le dimensioni dell’associazione religiosa, o in base agli accordi presi dalla stessa con l’amministrazione) che l’accesso del pubblico non sarà superiore a quello della destinazione d’uso precedente;

(f) la diversità delle situazioni sottostanti ha riflessi anche sulla legittimità della tempistica di approvazione del piano delle attrezzature religiose. Per i grandi luoghi di culto, con massimo impatto sul contesto urbano, è giustificabile un (relativamente) lungo processo di elaborazione, ma per le strutture minori il medesimo rinvio non appare tollerabile, in quanto si tratta di situazioni che normalmente possono essere gestite all’interno del reticolo di disposizioni urbanistiche, edilizie e ambientali già presenti nel PGT;

(g) l’applicazione di tali disposizioni ha la sua sede naturale nella procedura di rilascio del permesso di costruire, e nella convenzione urbanistica associata al suddetto titolo edilizio (v. art. 70 comma 2-ter della LR 12/2005);

(h) occorre sottolineare, infine, che il permesso di costruire per i luoghi di culto minori può essere anche temporaneo e provvisorio, in attesa dell’approvazione del piano delle attrezzature religiose. In questo modo è possibile contemperare il diritto all’esercizio del culto con l’esigenza di non pregiudicare la futura pianificazione.

6. Nello specifico, essendo mancata la richiesta di un permesso di costruire (preventivo o in sanatoria) e non essendo stata sottoscritta una convenzione urbanistica sull’utilizzazione dei locali a fini religiosi, non sussistono le condizioni per concedere una misura cautelare sospensiva.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

(a) respinge la domanda cautelare;

(b) compensa le spese della fase cautelare.

La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 9 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Giorgio Calderoni, Presidente

Mauro Pedron, Consigliere, Estensore

Mara Bertagnolli, Consigliere

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
 
 
 


DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 16/12/2015

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)