Giustizia Amministrativa

Pubblicato il 28/12/2018

N. 01218/2018 REG.PROV.COLL.

N. 01771/2013 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1771 del 2013, proposto dal
I° -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giorgio Carta, Giovanni Carta, Giuseppe Piscitelli e Giampaolo Bevilacqua e con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, in Venezia, Santa Croce, n. 444

contro

Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro tempore, ex lege rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia e domiciliato presso gli Uffici di quest’ultima, in Venezia, San Marco, n. 63

per l’annullamento,

previa sospensione dell’esecuzione,

- del decreto a firma del vice direttore generale della Direzione Generale per il Personale Militare del Ministero della Difesa prot. n. 425/I-3/2013 del 16 agosto 2013, notificato il 30 agosto 2013, con il quale è stata inflitto al I° -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- la sanzione disciplinare di stato della perdita del grado per rimozione;

- di tutti gli atti comunque presupposti, connessi e/o conseguenti.


Visti il ricorso ed i relativi allegati;

Vista la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;

Visti il controricorso e la documentazione del Ministero della Difesa;

Vista l’ordinanza n. 73/14 del 17 gennaio 2014, con cui è stata respinta l’istanza cautelare;

Vista la memoria finale della difesa erariale;

Visti tutti gli atti della causa;

Nominato relatore nell’udienza pubblica del 19 dicembre 2018 il dott. Pietro De Berardinis;

Uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;

Visto l’art. 74 del d.lgs. n. 104/2010 (c.p.a.)


Considerato che con il ricorso indicato in epigrafe il I° -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- ha impugnato il decreto del vice direttore generale della Direzione Generale per il Personale Militare del Ministero della Difesa prot. n. 425/I-3/2013 del 16 agosto 2013, a mezzo del quale gli è stata inflitta la sanzione disciplina della perdita del grado per rimozione, con cessazione dal servizio permanente, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione;

Osservato che il ricorrente riferisce, in fatto, che il procedimento disciplinare ha avuto origine dal suo rifiuto (perché non credente) di obbedire all’ordine di presenziare, con gli altri militari del suo reparto, ad una cerimonia religiosa organizzata durante l’orario di servizio in occasione delle festività pasquali e per commemorare un militare deceduto. Per detto episodio, è stato instaurato nei suoi confronti un procedimento penale, conclusosi con la condanna (passata in giudicato) per il reato di disobbedienza pluriaggravata, emessa dal Tribunale Militare di -OMISSIS- con sentenza n. 66/2012 del 12 luglio 2012, cui ha fatto seguito la sanzione disciplinare impugnata;

Considerato che a supporto del gravame il ricorrente, senza articolare formalmente motivi, ha in ogni caso dedotto le seguenti censure:

1) incompetenza, perché la sanzione disciplinare gli è stata inflitta con provvedimento emanato dal vice direttore generale della D.G. per il Personale Militare, anziché dal Ministro della Difesa, a cui competerebbe l’adozione della ridetta sanzione, ai sensi degli artt. 1388 e 1389 del d.lgs. n. 66/2010 (Codice dell’ordinamento militare);

2) violazione dei principi di proporzionalità e di gradualità dell’azione amministrativa, atteso che il deducente sarebbe stato rimosso dal grado per essersi limitato ad esercitare il suo diritto di obiezione di coscienza. Egli non si sarebbe rifiutato di obbedire ad un ordine attinente alle finalità istituzionali dell’Esercito, visto che tra queste ultime non rientra quella di partecipare a funzioni religiose o di culto, ed anzi il suo dissenso sarebbe legittimo, perché espressione di una libertà costituzionalmente tutelata;

Considerato che si è costituito in giudizio il Ministero della Difesa, versando in atti – fuori termine rispetto alla Camera di consiglio fissata per la discussione dell’istanza cautelare – documentazione sui fatti di causa e resistendo alle domande attoree;

Considerato che l’istanza cautelare è stata respinta con ordinanza n. 73/14 del 17 gennaio 2014, attesa la carenza, ad una prima sommaria delibazione, del prescritto fumus boni juris;

Considerato che in vista dell’udienza pubblica il Ministero della Difesa ha nuovamente depositato, in allegato ad una memoria finale, la documentazione già versata in atti;

Considerato che all’udienza pubblica del 19 dicembre 2018 la causa è stata trattenuta in decisione;

Ritenuta la sussistenza degli estremi per pronunciare sentenza cd. semplificata ex art. 74 del d.lgs. n. 104/2010 (c.p.a.), attesa l’infondatezza del ricorso;

Ritenuto, in via preliminare, di dover disattendere l’eccezione di tardività del ricorso prospettata nella relazione sui fatti di causa del Ministero della Difesa, in quanto non formalizzata in apposito scritto difensivo dalla difesa erariale e, quindi, del tutto irrituale;

Considerato che, nondimeno, il ricorso è infondato nel merito, per le seguenti ragioni:

- relativamente alla prima censura, si osserva che il provvedimento impugnato richiama sia il decreto ministeriale del 27 -OMISSIS-o 2013 (con cui il Ministro della Difesa ha delegato il direttore generale per il Personale Militare ad adottare i provvedimenti e atti in materia disciplinare di stato per il personale militare fino al grado di -OMISSIS- e gradi corrispondenti), sia l’art. 20, comma 3, del decreto ministeriale del 16 gennaio 2013 (registrato alla Corte dei conti il 1° marzo 2013), che ha previsto le modalità di sostituzione nell’ipotesi, tra le altre, della temporanea assenza del direttore generale del Personale Militare: non sussiste, perciò, il dedotto vizio di incompetenza;

- in merito, invece, alla seconda censura, si osserva che la difesa erariale ha allegato e documentato: a) che il militare era già stato sospeso in data 13 luglio 2011 per sei mesi a seguito di una precedente condanna penale per “insubordinazione con minaccia e ingiuria aggravata in continuazione”; b) che si tratta di soggetto che ha riportato nel corso della sua pur non lunghissima carriera nell’Esercito un rilevante numero di sanzioni disciplinari, talune delle quali di significativa entità e/o con recidiva (v., per l’elenco, doc. 9 della difesa erariale), e ripetute valutazioni negative da parte dei superiori almeno nella parte iniziale della carriera (v. ancora doc. 9 della difesa erariale);

- appare, perciò, senz’altro immune da mende il giudizio della P.A., che il ricorrente sia soggetto che ha denotato uno scarso senso della disciplina e del dovere istituzionale e in questo senso depone anche la lettura delle (pur sintetiche) motivazioni delle molteplici sanzioni disciplinari irrogategli (v. doc. 9 della difesa erariale);

- l’ora riferito scarso senso della disciplina e del dovere istituzionale è emerso in relazione, altresì, all’episodio da cui ha avuto origine la sanzione della rimozione, poiché non risulta che il militare si sia preoccupato di esporre per tempo ai superiori la propria condizione di non credente e che, per tal ragione, non avrebbe potuto presenziare alla cerimonia religiosa: ove l’avesse fatto – e che egli abbia avuto la possibilità di dare un tempestivo avviso delle sue intenzioni, si ricava dalla sentenza penale di condanna pronunciata a suo carico per la stessa vicenda (v. all. 2 al ricorso, pag. 5) – avrebbe messo i superiori in condizione di valutare se esentarlo dall’ordine;

- la riferita ricostruzione della vicenda – in specie il fatto che non risulti alcuna prova che il militare avesse avvisato per tempo i superiori, pur potendolo fare – induce, quindi, a dubitare che nell’episodio sanzionato l’interessato abbia realmente inteso tutelare i propri diritti costituzionalmente garantiti alla libertà di pensiero e religiosa (incluso il diritto all’obiezione di coscienza);

- quanto, infine, alla lamentata estraneità dell’ordine alle finalità istituzionali dell’Esercito Italiano, a confutazione della censura si richiama ancora una volta la sentenza penale di condanna emessa nei confronti del -OMISSIS- -OMISSIS- Silvestri dal Tribunale Militare di -OMISSIS-, dove viene sottolineato come la partecipazione alla cerimonia religiosa, da tenersi nel duomo di -OMISSIS- (-OMISSIS-), fosse stata “prevista dal comando come attività di servizio da svolgersi in divisa e in rappresentanza dell’ente alla presenza di autorità civili e militari”: il che ben si spiega con il fatto che la cerimonia era stata organizzata “soprattutto al fine di commemorare un militare deceduto che aveva prestato servizio a -OMISSIS-” (v. pagg. 3 e 5 della sentenza, all. 1 al ricorso);

- in proposito mette conto aggiungere che sono del tutto inconferenti ed irrilevanti le argomentazioni addotte nel ricorso (pagg. 11 e ss.) in ordine alla pretesa erroneità della sentenza penale di condanna, passata in giudicato – si dice – per mera ingenuità dell’interessato, non essendo ovviamente questa la sede per sindacare la sentenza in questione;

- in ultima analisi, quindi, il provvedimento impugnato – la cui motivazione richiama la gravità del comportamento del militare, i suoi numerosi precedenti e l’incompatibilità della condotta dallo stesso serbata con il grado rivestito e con lo status di militare in servizio permanente, costituendo essa una violazione dei principi di gerarchia che improntano l’ordinamento militare, tale da minare il rapporto di fiducia su cui si fonda il rapporto di impiego dei militari – appare esente da censure e, per le ragioni suesposte, non contrasta con i principi di proporzionalità e gradualità;

Ritenuto, per tutto quanto si è detto, che il ricorso sia infondato e da respingere;

Ritenuto, da ultimo, di dover liquidare le spese sulla base del criterio della soccombenza, nella misura ridotta di cui al dispositivo, tenuto conto del non elevato grado di complessità della causa

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto – Sezione Prima (I^), così definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente al pagamento in favore del Ministero resistente delle spese e degli onorari di causa, che liquida in via forfettaria in € 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52 del d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, nel testo modificato dal d.lgs. n. 101/2018, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata, dà mandato alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità, nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente e le sue idee in tema di religione.

Così deciso in Venezia, nella Camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2018, con l’intervento dei magistrati:

Maurizio Nicolosi, Presidente

Pietro De Berardinis, Consigliere, Estensore

Giovanni Giuseppe Antonio Dato, Referendario

 
 
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Pietro De BerardinisMaurizio Nicolosi
 
 
 
 
 

IL SEGRETARIO



In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.